primo_giorno-1Abbiamo ascoltato gli studenti, le famiglie, i docenti” e “La scuola cresce” sono gli slogan che il ministro Letizia Brichetto-Moratti ha scelto per propagandare l’idea di scuola del governo Berlusconi.
Entrambe sono frasi con il naso lungo, sono espressioni bugiarde che confondono le idee, sono slogan falsi che insultano l’intelligenza delle persone che vogliono capire cosa sta succedendo alla scuola italiana.
È un dato di fatto che questo governo di destra non cerchi il confronto di idee, non abbia mai ascoltato nessuno tantomeno studenti, genitori e docenti, i quali continuano tramite le associazioni a segnalare i pericoli di questa riforma della scuola.
La scuola non sta crescendo ma sta rimpicciolendosi paurosamente non è la scuola delle 3 “I” (inglese, informatica, impresa) bensì quella delle 3 “T”: tagliare, togliere e truccare. “Tagliare” cattedre e posti di sostegno; “Togliere” risorse, tempo, progetti; “Truccare” un’idea di scuola che puzza di vecchio, di privilegi, di gerarchie.
Il governo Berlusconi vuole cambiare la scuola senza consultare nessuno, neanche il Parlamento; per questo, quella che viene definita “la legge di riforma della scuola” è, di nome e di fatto, una “legge delega al governo per la definizione delle norme generali sull’istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale“.
Così la ministra Letizia Brichetto-Moratti, in settembre, ha presentato uno schema di decreto legislativo riguardante la scuola dell’infanzia, elementare e secondaria di primo grado. Questo si caratterizza principalmente per:
– l’anticipo alla materna e alle elementari senza alcuna motivazione pedagogica;
– la riduzione del tempo scuola;
– l’eliminazione del modello di scuola a tempo pieno;
– la richiesta alle famiglie di pagare il tempo scuola e le materie mancanti;
– la reintroduzione del comportamento come elemento di valutazione ai fini dell’esito finale;
– la fine della corresponsabilità dei docenti tramite il ritorno al maestro “tuttologo” (cioè che deve fare, essere, conoscere “tutto”);
– la preoccupante e pericolosa idea di integrazione scolastica delle alunne e degli alunni disabili che è molto vicina all’esclusione;
– la forte diminuzione dei progetti che qualificano l’offerta formativa delle singole scuole.
Inoltre ciò che offende è la strategia di propaganda che il Ministero sta utilizzando per cercare
di arrivare alla gente: sono stati investiti svariati milioni di euro per una vera e propria campagna pubblicitaria come se la scuola italiana fosse un detersivo o un deodorante.
È davvero triste constatare che c’è bisogno di fare la propaganda ad una riforma della scuola che ancora non c’è, che il Parlamento non ha ancora discusso, né approvato. Eppure acquistando i giornali e le riviste ci troviamo in omaggio dizionari della riforma, inserti a fumetti in cui Qui, Quo, Qua (sì, proprio loro) frequentano la scuola della Letizia Brichetto-Moratti, opuscoli patinati in cui i bambini che vanno alla futura scuola vestono solo Coin e in cui la sottosegretaria Aprea si produce in divertenti funambolismi per farci capire cosa c’è di buono nella scuola-impresa berlusconiana. Anche gli insegnanti ricevono copie ben rilegate della legge delega e agende di “una scuola per crescere” in cui sono quasi di più le pagine di propaganda che quelle dei giorni dell’anno.
Ma la cosa singolare è che il governo Berlusconi ha speso soldi pubblici per pagare spazi pubblicitari a televisioni, giornali, grandi magazzini che sono, in gran parte, di proprietà del nostro Presidente del Consiglio dei Ministri.
C’è ancora qualcuno che ha il coraggio di chiamare “democratico” questo governo?
La scuola del ministro Letizia Brichetto-Moratti darà di più a chi ha già di più e darà di meno a chi ha già di meno; la scuola del governo Berlusconi è una scuola azienda e non una scuola comunità; è una scuola classista che intende fabbricare ruoli e non formare persone; è una scuola che separa e non unisce; è una scuola dell’emarginazione e non dell’integrazione.
Il 29 novembre ci sarà a Roma una grande manifestazione nazionale organizzata da CGIL-CISL-UIL a cui hanno aderito moltissime associazioni, partiti, comitati; per difendere la scuola pubblica, per dire no alla riforma Brichetto-Moratti, per il ritiro del decreto.
La scuola riguarda tutti: genitori, sindacati, associazioni, enti locali dovrebbero organizzare momenti di confronto, di informazione, di iniziativa a difesa di una scuola pubblica, democratica e a sostegno del tempo pieno.
C’è bisogno di continuare, con impegno, a progettare una scuola per tutti; progettare insieme alle persone che sono dentro e fuori dalla scuola; progettare per costruire e realizzare una società migliore.
Le idee, le proposte, l’impegno, la determinazione e la voglia di lottare non sono mai venute meno.
È faticoso difendere le conquiste che sembravano sicure ma, al tempo stesso, sentendoci insieme, si devono e si possono ritrovare i grandi ideali.
Non uno di meno” era uno dei concetti base di Don Milani, uno dei più importanti educatori moderni; “non uno di meno” è lo slogan ancora attuale da tradurre nella pratica per evitare una dispersione scolastica che, viste le premesse, rischia di divenire dilagante.

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