affollati 1
Anni affollati di idiomi, di idioti
di guerrieri e di pazzi, anni di esercizi.
Anni affollati di arroganza e di stucchevole bontà
di tentativi disperati
anni affollati di qualsiasi forma di incapacità.
Anni affollati, per fortuna siete già passati.
Così iniziava Giorgio Gaber quando nel 1981 cantava “Anni affollati” rivolgendosi ai dieci anni precedenti. E terminava con quel rincuorante “per fortuna siete già passati”.
A volte mi chiedo come Gaber chiamerebbe questi anni?
Anni affollati? Forse solo nel senso del numero di alunni nelle classi.
Anni pieni? Forse solo nel senso delle volgarità, delle brutture, alle bugie, delle ignoranze, delle speculazioni.
Anni sicuri? Forse solo nel senso dei tagli al personale della scuola, dello scaricamento dei precari, della cassa integrazione, dei licenziamenti.
Anni velati? Forse solo nel senso dei veli da stenderci sopra per via delle veline.
Anni speciali? Forse solo nel senso delle classi per cui si spenderebbero volentieri quattrini per accumularci gli alunni con disabilità.
Anni acrobatici? Forse solo nel senso della “discriminazione transitoria positiva” a favore dei minori stranieri nelle classi ponte.
Anni di lodi? Forse solo nel senso del lodo Schifano e poi Alfano e poi Ghedini.
Anni di fratellanza? Forse solo nel senso del Grande Fratello.
Anni giusti? Forse solo nel senso di quella giustizia che per qualcuno ha per motto: la legge è uguale per tutti (gli altri).
Anni popolari? Forse solo nel senso del popolo, ma quello proprio sovrano che elegge, che proclama, che beatifica, che (come recitava Ascanio Celestini) fra Barabba e Gesù ha scelto Barabba.
Qualche volta immagino come i libri (e i pier-sussidiari) del futuro racconteranno di questi anni. Dopo un po’’ mi fermo per il terrore che le mie allucinazioni si possano davvero avverare. Fortunatamente accompagno il pessimismo della ragione con un inguaribile ottimismo della volontà (grazie Gramsci) il quale mi fa immaginare che gli storici del futuro sapranno vedere i fatti oltre le parole, sapranno interpretare il senso delle parole con coerenza e magari sapranno anche giocarci. Ecco allora che anagrammando il nome Berlusconi otterrebbero BRUSCOLINE, la sintesi perfetta per significare questi anni di piccole cose insignificanti e fastidiose ma anche anni di zucche svuotate per offrire qualcosa di abbrustolito ottenendo il massimo del profitto personale dagli scarti. Ecco, adesso so come chiamarli… anni di bucce secche e salate!
Mi è venuta una gran sete!
Comunque vi dissetiate, buona lettura dei tre testi che incollo sotto e che, per motivi diversi, trovo straordinariamente espliciti.
Il primo testo è un discorso sulla democrazia che Pericle fece agli ateniesi circa 2.500 anni fa. Il testo è conosciuto ai più grazie all’’interpretazione in teatro di Paolo Rossi, un comico.
Il secondo testo è una barzelletta su Marx che è stata raccontata spesso ultimamente. Il testo è conosciuto ai più grazie all’’interpretazione agli ultimi vertici F.A.O. del nostro Presidente del Consiglio, un politico.
Il terzo testo è una lettera sul No Berlusconi Day che Paolo Flores d’Arcais ha scritto ad alcuni giornali l’’altro ieri. Il testo è conosciuto ai più grazie alla diffusione su Internet, una rete.
Salute e saluti, Mauro


(Pericle, 461 a.c.)

Qui ad Atene noi facciamo così.
Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.
Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.
Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.
La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo. Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.
Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private.
Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.
E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.
Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benché in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla. Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore. Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versatilità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.
Qui ad Atene noi facciamo così.


(Berlusconi, 2009)
«Una volta Marx ritorna sulla Terra e chiede al Soviet di parlare per un mese. Il soviet si rifiuta e allora lui chiede di parlare per una settimana, poi un giorno, poi un’ora. Alla fine si accordano per tre minuti. Allora Marx andò in televisione e disse: Lavoratori di tutto il mondo, scusatemi».


(Paolo Flores d’Arcais, 16 novembre 2009)
A Ferruccio De Bortoli, direttore di “Il Corriere della sera”, Ezio Mauro, direttore di “La Repubblica”, Mario Calabresi, direttore di “La Stampa”, Gianni Riotta, direttore di “Il sole 24 ore”, Concita De Gregorio, direttore di “l’Unità”, Marco Tarquinio, direttore (ad interim) di “L’Avvenire”, Antonio Polito, direttore di “Il riformista”, Valentino Parlato e Norma Rangeri, direzione e comitato di gestione di “Il manifesto”, Dino Greco, direttore di “Liberazione”, don Antonio Sciortino, direttore di “Famiglia Cristiana”, Daniela Hamaui, direttore di “L’Espresso”, Piero Ignazi, direttore di “Il Mulino”, Pierluigi Sullo, direttore di “Carta”, Giovanni De Mauro, direttore di “Internazionale”, Massimo Bordin, direttore di “Radio Radicale”, Danilo De Biasio, direttore di “Radio Popolare”.
(questa lettera non è stata inviata a Antonio Padellaro, direttore di “Il Fatto Quotidiano” perchè il suo giornale ha anticipato tutti e da giorni sta già dando all’iniziativa “dal basso” tutta l’attenzione che merita)

Caro amico, caro collega, la proposta di legge sul “processo breve” segna un salto di qualità nei tentativi dell’attuale maggioranza parlamentare di ignorare o rovesciare il dettato costituzionale. Questa volta non viene neppure tentata alcuna forma di alibi o di mascheramento, viene sbandierata l’esigenza unica e dirimente di questa e delle infinite leggi che l’hanno preceduta: Berlusconi non deve essere processato. Punto e basta. E poiché insigni costituzionalisti hanno spiegato come questa proposta sia perfino più anticostituzionale di altre già bocciate dalla Consulta, è evidente che l’imperativo dirimente (Berlusconi non deve essere processato) troverà l’altra strada, tante volte minacciate: cambiare la Costituzione.
Di fronte a un degrado talmente abissale della vita pubblica, è nata “dal basso”, cioè dal web, una iniziativa di cittadini per una manifestazione di protesta il 5 dicembre, che dica “ora basta!” alla deriva in corso. La testata che ho l’onore di dirigere, MicroMega, aderisce toto corde a questa manifestazione. Tuttavia non vi chiedo di aderire, questa sarà decisione che, come cittadini e come testate, potrà esserci oppure non. Vi chiedo invece di offrire uno spazio informativo a questi cittadini, perché la loro iniziativa non debba scontrarsi con il muro di gomma del silenzio dello strumento mediatico per eccellenza, la televisione, come invece già sta avvenendo. Le iniziative che vengono lanciate da gruppi di cittadini senza partito non sono, in una democrazia, meno importanti di quelle promosse da forze organizzate o presenti in parlamento. Nel momento in cui scrivo, quasi trecentomila cittadini hanno firmato l’appello per questa manifestazione.
Credo che dare agli organizzatori, da qui al 5 dicembre, uno spazio adeguato e fisso, con il quale possano comunicare agli italiani attraverso i nostri rispettivi siti internet, sarebbe un servizio reso alla democrazia tout court, capace oltretutto di ridurre al minimo ogni tentativo di strumentalizzazione di questa mobilitazione spontanea. Spero davvero che con le vostre le testate vogliate accogliere questa proposta di MicroMega, sul nostro sito da oggi operativa.
Aspettando con fiducia una vostra risposta, vi invio intanto i miei saluti più cari e sinceri.

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