da Il Fatto del 28-02-2010 di Marina Boscaino
mariastella-gelmini-110924152324_mediumL’epocale riforma della scuola non è ancora in vigore: le procedure giuridiche in uno stato di diritto vanno rispettate. Mancano il parere della Corte dei Conti, la firma di Napolitano, la pubblicazione in Gazzetta. Ma tutti, in un blob di disinformazione e di arroganza, si comportano come se lo fosse. Le scuole superiori stanno orientando i ragazzi su piani di studio che ancora non sono legge. Una parte degli insegnanti – fatalista, disillusa, disinteressata – rinuncia a qualsiasi resistenza ideale contro un progetto che, impoverendo la scuola e la cultura, ricadrà sulle loro impreparate spalle. Gelmini, esecutrice di una prova di forza volta soltanto a soddisfare i diktat di Tremonti sui 10.000 posti di lavoro da tagliare il prossimo anno, è già pronta a nuove forme di intervento brutale, primo fra tutti il reclutamento dei docenti. Tutti i pareri sulle “nuove superiori” degli organismi di controllo e consultazione hanno sottolineato che il governo ha delegato a se stesso o al ministero in maniera eccessiva la regolamentazione di materie che avrebbero richiesto interventi legislativi o iter più complessi del semplice decreto amministrativo. “Si mantiene il carattere non normativo, a differenza di come aveva suggerito il Consiglio di Stato, su temi strategici quali i programmi di studio, la valutazione e l’autovalutazione del sistema scolastico, la organizzazione di tutte le cattedre a 18 ore, che significa annullare le supplenze. E si ribadisce la deroga al potere regolamentare che la legge aveva attribuito al Governo nel suo insieme e non al singolo ministro” così chiarisce l’avvocato Mauceri.
Oltre ai docenti che verranno falcidiati, pagheranno i ragazzi e le famiglie, disorientate dalla farragine delle notizie e dall’impreparazione delle scuole a dare senso al confuso contenitore approntato frettolosamente dal ministero per fare cassa. A meno di un mese dalla chiusura delle iscrizioni, le scuole non hanno ancora notizie precise sugli indirizzi di studio che verranno loro effettivamente attribuiti direttamente dal ministero, violando il DPR sull’autonomia. Ma non è questa la sola prevaricazione: una norma del ’99 assegna, infatti, ampia competenza alle Regioni sul piano dell’offerta territoriale; Regioni che avranno inoltre un peso strategico nella definizione degli esiti (qualifiche, diplomi) e delle interazioni (accordi con le agenzie formative) relative all’istruzione professionale. È critica l’assessore all’Istruzione del Piemonte Pentenero: “stiamo responsabilmente approntando quanto ci compete, ma con esplicita riserva, considerando la grave incertezza normativa generale. E questo solo per non colpire ulteriormente le famiglie”. L’auspicio è che arrivino analoghe prese di posizione da parte di altre Regioni. Non tace – per fortuna – la Cgil scuola, che mette in dubbio la legittimità dell’operazione. Inoltre, come spiega Silvia Ristori: “denunceremo la riduzione di orario inflitta alle classi seconde, terze e quarte di tecnici e professionali: è una totale violazione del patto formativo siglato con studenti e famiglie». E non tace nemmeno questa volta Per la scuola della Repubblica, che annuncia un convegno a Roma per il 20 marzo, insieme al Coordinamento delle Scuole Secondarie e al Coordinamento Insegnanti Precari. Controinformazione per sottolineare e rendere pubbliche queste italianissime anomalie.

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