Dal sito Repubblica.it
Sicurezza degli edifici scolastici, spesi 12 milioni ma la mappa non c’è
di Salvo Intravaia, 23 marzo 2010

edilizia_scuola_nonsicureQuanto sono sicure le scuole italiane? Può ripetersi da qualche altra parte una tragedia come quella che un anno e mezzo fa colpì il liceo scientifico Darwin di Rivoli (To) e la famiglia di Vito Scafidi, l’alunno morto sotto le macerie del controsoffitto dell’aula? O quella che sette anni e mezzo fa spezzò la vita di 26 bambini e della loro insegnante, morti per il crollo della scuola a San Giuliano di Puglia a seguito del terremoto che colpì il paese? Purtroppo, nessuno è in grado di dirlo, ma secondo quanto emerge da alcuni studi parziali la situazione sarebbe tutt’altro che tranquilla.
L’inquietante conclusione arriva dopo l’ennesima anagrafe lanciata dal ministero dell’Istruzione un mese fa. Insomma: non sono bastati 14 anni di rilevazioni e 12 milioni di euro (pari, è bene ricordarlo, a quasi 24 miliardi delle vecchie lire) per avere una mappa decente del rischio “scolastico” che ogni giorno grava su un numero enorme di persone: 7 milioni e 800 mila alunni e un milione e 200 mila tra docenti, dirigenti scolastici e personale Ata (amministrativi, tecnici e ausiliari) impegnati all’interno degli oltre 42 mila edifici scolastici italiani.
Quella dell’anagrafe edilizia scolastica sembra una storia tipicamente nostrana. Fino al 1993, gli unici che censivano lo stato di salute degli edifici scolastici sono gli impiegati del ministero della Pubblica istruzione. Nel 1994, cioè quasi tre lustri fa, il deputato Nadia Masini presenta un disegno di legge sull’edilizia scolastica che viene approvato due anni dopo: nel 1996. “Il Ministero della pubblica istruzione – prevede la legge – realizza e cura l’aggiornamento (…), con la collaborazione degli enti locali interessati, di un’anagrafe nazionale dell’edilizia scolastica diretta ad accertare la consistenza, la situazione e la funzionalità del patrimonio edilizio scolastico”. Per realizzarla “è autorizzata la spesa di lire 20 miliardi per il 1995 e di lire 200 milioni annui a decorrere dal 1996”. Soldi che vengono spesi tutti.
Ma nel 2003 l’anagrafe viene affidata a una società privata che si aggiudica l’appalto per 750 mila euro. Ma dura poco: due anni dopo la gestione torna al ministero che per 250 mila euro affida la raccolta delle informazioni ad un’altra azienda. A conti fatti, l’intero censimento è costato oltre 12 milioni di euro. Ma con quali risultati? Pochi. Le banche dati oggi a disposizione del ministero sono addirittura tre. Quella gestita fino al 2004 dal ministero stesso, ormai data. Quella derivante dalla legge Masini, con un elevatissimo livello di dettaglio (dati relativi alla singola classe), ma a quanto pare non attendibile, e una terza anagrafe lanciata dal capo del dipartimento Programmazione, Giovanni Biondi, lo scorso 18 febbraio.
“I dati dell’anagrafe, presenti attualmente nel sistema informativo del ministero  –  scrive Biondi alle scuole  –  necessitano di un aggiornamento, tale da consentire una conoscenza più puntuale, almeno per quanto concerne gli aspetti di maggior rilievo. L’aggiornamento continuo dei dati permetterà di rappresentare con maggiore efficacia e puntualità i problemi segnalati alle autorità locali competenti e programmare gli interventi e investimenti necessari”.
Intanto, alla Camera i deputati del Pd Mariani, Ghizzoni, Braga e De Pasquale interrogano il ministro Gelmini sulla sicurezza degli edifici scolastici: “Il problema si pone drammaticamente all’attenzione dell’Italia da diversi anni ma non è chiaro se i numerosi interventi che si sono succeduti negli anni abbiano portato ad un effettivo miglioramento della sicurezza nelle scuole”. E in relazione ai diversi provvedimenti normativi messi in cantiere dal governo, quali sono gli “interventi urgenti ed indifferibili” posti in atto dallo stesso “per esprimere un deciso intento di accrescere le garanzie di sicurezza degli edifici scolastici”?
All’indomani della tragedia di Rivoli, la Gelmini annuncia l’immediata convocazione “dell’Osservatorio sull’edilizia scolastica”, un “censimento di tutti gli edifici scolastici” e cospicui finanziamenti per la messa in sicurezza delle scuole: 8 miliardi di risparmi provenienti dalla Finanziaria. Ma, secondo il Pd, il “governo ammette che non ci sono soldi”. Una circostanza avallata da una recente uscita dell’Anci (l’Associazione nazionale comuni italiani) che “ritiene indispensabile affrontare e concordare le politiche per l’edilizia scolastica in un apposito incontro di conferenza stato-città ed autonomie locali ferma restando l’urgenza di sbloccare ed assegnare  al più presto i fondi straordinari previsti dalla delibera Cipe del 6 marzo 2009”, scrivono il presidente Sergio Chiamparino e la responsabile Scuola e formazione, Daniela Ruffino, al ministro dell’Interno, Roberto Maroni e al ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini.
“Come è noto  –  proseguono i due  –  la condizione strutturale degli edifici scolastici, si presenta in maniera differenziata sul territorio nazionale e risulta quanto mai necessario procedere rapidamente all’assegnazione dei fondi Cipe, per consentire intanto a molti Comuni di effettuare gli interventi urgenti evidenziati dall’ultima rilevazione compiuta a seguito del drammatico episodio di Rivoli”. Ma le scuole fuorilegge sono ancora più di metà.

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