Spero, promitto e iuro vogliono sempre l’infinito futuro... lo dice una regola che in latino, se non ricordo male, riguarda la perifrastica attiva.
Oggi mi è venuta in mente questa specie di filastrocca ripensando a chi nega la speranza di un futuro dignitoso agli studenti togliendo loro opportunità di istruzione; a chi fa promesse roboanti di investire sempre più soldi pubblici nelle scuole private; a chi scorda di aver compiuto, nelle mani del Presidente della Repubblica, un solenne giuramento previsto dall’art. 93 della nostra Costituzione che recita così: Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione.”
Mi ripetevo quella filastrocca ripensando anche al fatto che, nell’italiano di oggi, l’infinito futuro non ha una sua forma definita… e vorrei sottolineare questa preoccupante mancanza sia in senso grammaticale che soprattutto politico.
Chi spera, promette e giura non si preoccupa affatto dell’infinito futuro; piuttosto è interessato al tornaconto che potrà avere nell’ “imperfetto futuro”.
Il futuro vero non ha bisogno di speranze, promesse e giuramenti perché non è nei proclami che si crea il futuro ma nelle azioni di tutti i giorni, nella coerenza quotidiana di chi, rischiando, crea resistenza e produce cambiamento.
Il futuro non è di chi ha belle intenzioni ma di chi possiede rabbia, coraggio e sogni.
Mi piace quello che Sant’Agostino (spero di non sbagliarmi) ha scritto: “La speranza ha due figli: la rabbia ed il coraggio. La rabbia nel vedere come vanno le cose, il coraggio di vedere come potrebbero andare”.
Con molta umiltà però mi permetto di pensarla in maniera contraria e cioè credo che la Speranza possa essere generata soltanto dalla Rabbia della partecipazione e dal Coraggio dell’immaginazione uniti insieme e che a loro volta entrambi siano il frutto della Passione e dell’Impegno.
Inoltre la Speranza (femminile singolare) non essendo arrendevole, desidera aver successo invece che fallire (vedi Ernst Bloch) e allora ha bisogno di avere qualcuno vicino con cui costruire insieme un orizzonte nuovo: il Futuro (maschile singolare).
Soltanto insieme possono riuscire a delineare il Sogno (plurale) del cambiamento e camminare incontro all’INFINITO FUTURO.
Nel mio piccolissimo io…
Spero che Stefano Benni si indigni pubblicamente per il fatto che un suo testo (I quattro veli di Kulala dal libro “Il bar sotto il mare”) sia stato usato dall’Invalsi per la prova di italiano nelle classi quinte della scuola primaria.
Prometto che parteciperò all’incontro “La scuola che viviamo. La scuola che desideriamo” previsto per il 25 maggio, ore 21 al Centro Sociale di via Resistenza a Ferrara.
Giuro che in allegato vi troverete la lettera aperta: “Salviamo la scuola pubblica e il futuro”.
Comunque speriate, buona lettura infinita. Mauro

L’infinitoInfinito
Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
questa siepe, che da tanta parte
De l’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo  mirando, interminato
Spazio di là da quella,  sovrumani
Silenzi,  profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo, ove per poco
Il cor non si spaura.  Come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio questa voce
Vo comparando:  mi sovvien l’eterno,
le morte stagioni,  la presente
viva,  ‘l suon di lei. Così tra questa
Infinità s’annega il pensier mio:
‘l naufragar m’è dolce in questo mare.
(Giacomo Leopardi, trascrizione del secondo manoscritto autografo)

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