Volantino CIP INVALSI 2011.docCari genitori della classe ,
scrivo queste righe perché ho saputo che diversi fra i nostri ragazzi proporranno, durante l’assemblea di classe prevista per lunedì 14 maggio prossimo, in accordo con i rappresentanti degli studenti nel Consiglio di Istituto,  di non andare a scuola mercoledì 16 maggio, giorno di somministrazione delle cosiddette prove Invalsi.
La loro proposta è quella di una NON COLLABORAZIONE COLLETTIVA al regolare svolgimento delle prove di cui sopra.
Come genitore, appoggio completamente questa iniziativa e sono disposto a giustificare l’assenza scrivendo nella motivazione: non collaborazione alle prove Invalsi.
Incollo più sotto una bella lettera agli studenti del prof- Francesco Mele ed una sintesi di un articolo che ho scritto un paio di anni fa, sperando possa essere utile. Vi ringrazio per l’attenzione.
Salute e saluti, Mauro Presini

La scuola primaria, la secondaria di primo e di secondo grado, oltre ad essere travolte dalla mancanza di risorse, condizionate dai tagli di organico, schiacciate in una quotidianità sempre più difficile da gestire, sono costrette ad effettuare le cosiddette prove INVALSI.
L’acronimo sta per Istituto Nazionale per la VALutazione del Sistema di Istruzione, un organismo deputato dal Ministero Istruzione Università e Ricerca ad effettuare prove per la valutazione degli apprendimenti in italiano e matematica degli studenti della seconda e quinta classe della scuola primaria, della prima e terza classe della scuola secondaria di primo grado e della seconda della scuola secondaria di secondo grado.
Tali prove nazionali, facoltative negli scorsi anni, ora riguardano tutti gli studenti delle predette classi.
Premettendo che una valutazione di sistema è opportuna ed aggiungendo che tale valutazione non può essere ridotta esclusivamente alla rilevazione degli apprendimenti, è però opportuno far sapere che la maggior parte della comunità pedagogica che si occupa di docimologia ha severamente criticato i materiali e le modalità di somministrazione proposti dall’INVALSI.
Le prove infatti risultano essere astruse, decontestualizzate, slegate dall’esperienza svolta in classe, apparentemente tarate su un alunno astratto quasi fosse da imbrogliare piuttosto che da valutare.
Inoltre viene richiesto che le modalità di somministrazione siano asettiche, fredde, distaccate, quasi dovessero essere proposte da un robot piuttosto che da un docente; sono pertanto innaturali, ai limiti della correttezza didattica e potrebbero condizionare evidentemente il risultato finale.
I test tendono quindi ad ottenere risultati non corrispondenti alla realtà e quindi risultano deformare i veri risultati del processo di insegnamento/apprendimento.
Il problema della valutazione è un problema serio, non può essere oggetto di stravolgimento.
La valutazione non è un premio o una punizione ma uno strumento fondamentale dell’apprendimento e dovrebbe essere utilizzata con lo scopo di aiutare gli alunni a maturare consapevolezza ed autocontrollo.
Il primo approccio dovrebbe essere prima di tutto di tipo culturale poiché la valutazione serve solo se è chiaro a tutti in quale orizzonte si colloca.
L’orizzonte che si sta definendo attraverso le politiche di tagli, di sottrazione e di essenzializzazione non consente di vedere al centro di queste scelte i sogni ed i bisogni delle bambine e dei bambini, delle ragazze e dei ragazzi.
L’obbligatorietà di questo tipo di prove e la richiesta pressante di collaborazione fatta agli insegnanti per la loro somministrazione, correzione e trascrizione degli esiti sugli appositi fogli risposta, dimostra chiaramente come chi sta intervenendo pesantemente sulla scuola, senza un serio ragionamento pedagogico, abbia come unico orizzonte culturale una scuola poco attenta alle persone, alle professionalità, alle diversità, all’ascolto, poco disposta ad investire culturalmente sull’istruzione e sull’educazione.

Riflessioni per le studentesse e gli studenti di Francesco Mele

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