pink-floyd-the-dark-side-of-themoon40 anni fa, il primo di marzo del 1973, usciva negli Stati Uniti un disco straordinario: The Dark Side Of The Moon (Il lato oscuro della luna) dei Pink Floyd; un disco indispensabile perché vitale, nel senso che racconta della vita reale.
A me piace il blues, l’ho già scritto, ma i dieci brani di quel disco sono davvero superlativi: parlano di nascita e di morte, di consumismo, di ambiente, di soldi, del trascorrere del tempo, di paura, del bisogno di fuga, di problemi mentali, di diversità e di somiglianze, di noi e di loro.
Molti critici attribuiscono alla traduzione del titolo un significato legato al lato oscuro della mente umana piuttosto che al lato oscuro della luna (riferendosi in tal modo ai problemi di Syd Barrett, cofondatore ed ex del gruppo, che fra l’altro scelse il nome della band mettendo insieme il nome di due musicisti blues che gli piacevano: PINK Anderson e FLOYD Council).
A me, in questo momento, più che Il Grande Spettacolo (The Great Gig In The Sky), Denaro (Money), Danno Cerebrale (Brain Damage) o In Fuga (On The Run) rimbalza nella mente soprattutto il brano Us and Them (Noi e Loro): un pezzo davvero da antologia.
Alan Parson, che all’epoca era il tecnico del suono, ha impreziosito il brano inserendo un’eco moltiplicata dopo Noi e dopo Loro, quasi a voler aumentare la lontananza che si crea quando si distingue e si divide.
Ascolto e penso soprattutto a questo Noi e Loro forse perché avverto forte il contrasto stridente fra la celestiale bellezza del brano che appartiene a tutti Noi e gli stellari risultati elettorali che forzatamente vorrebbero costringermi in un posto non mio, in un ruolo diverso, in una rassegnazione che non mi appartiene (fra Loro).
Da una sbrigativa distinzione (noi e loro), percepisco il rischio di arrivare ad una pericolosa divisione (i giusti e gli sbagliati).
A volte capisco sia indispensabile differenziarsi ma non mi piacciono le divisioni fra razionali perché, nella vita, non fanno mai parti uguali e poi separano quindi creano conflitti.
Non mi piacciono neanche le sottrazioni perché tolgono sempre agli stessi.
Preferisco le somme perché l’energia positiva si può ricavare solo da addendi diversi che abbiano gli stessi valori.
La moltiplicazione di idee invece rimarrà un’utopia se prima non si imparerà a costruire mettendo insieme, un poco per volta, quel che ciascuno ha di buono da condividere.
A chi mi conosce, a chi mi legge, a chi prova a decifrarmi, a chi mi sopporta, dico che non ho avuto e non ho grilli per la testa: d’altronde come potrei? Sono di sinistra, iscritto alla CGIL e all’ANPI; in più credo che la parola LORO sia così stretta che, dopo la L, non ci sia spazio nemmeno per un apostrofo che possa tirar fuori ORO. Sono convinto invece che dentro la parola NOI sia compreso un IO che possa guardarsi allo specchio.
Non ho nemmeno scarponi per gli aridi monti; figuriamoci poi se mi interessa prendere le scorciatoie a destra per inseguire finte libertà, veri liberismi ed inverosimili liberali.
Preferisco di gran lunga pensare ad un viaggio verso nuovi mari, magari quelli della luna che sono da scoprire (mi aspetto però che siano pacifici) con chi è disposto a cambiare meta.
In tempi non sospetti, cioè prima delle elezioni, ho scritto nella mail PER UNA VOLTA VOTO CON IL VOLTO RIVOLTO A UNA SVOLTA: “Sono convinto che prima di cercare la diversità nell’altro occorra trovare la somiglianza perché è sugli aspetti condivisi che si può iniziare a costruire.
Ho scritto anche che: “I cambiamenti possano avvenire soltanto se costruiti immaginando ed avendo chiaro in tanti l’orizzonte di senso”.
In quella mail ci sono le mie aspettative e i miei timori, i miei dubbi e le mie scelte, le mie convinzioni e le mie dichiarazioni di impegno.
Non ho cambiato e non ho certamente intenzione di cambiare né le mie idee, né le mie visioni, né i miei compagni di viaggio… continuo ad esserne più che convinto.
Ho detto, sempre in quei tempi, alla fine di un intervento all’Università di Ferrara: “Sono in una posizione non eleggibile e l’unica promessa che mi sento di fare è quella di continuare a fare, fuori dal Parlamento, dopo il 24 febbraio, quello che ho sempre fatto prima: continuare a difendere l’istruzione pubblica ed aiutare gli studenti ad immaginare qualcosa di diverso”.
Certo le affermazioni di intenti sono tutte da dimostrare ma la mia militanza passata nelle piazze, negli incontri e nelle assemblee rappresenta la mia dichiarazione di impegno futuro… nelle piazze, negli incontri e nelle assemblee, con chi sarà davvero interessato a costruire un cambiamento.
Dopo Us and Them c’è  un brano intitolato Any colours you like (Qualsiasi colore ti piaccia): è curioso leggere come secondo certi giornalisti, il titolo del brano venga messo in relazione ad una battuta attribuita ad Henry Ford, fondatore della Ford Motor Company, secondo la quale l’automobile Ford modello T era disponibile in qualunque colore piacesse al cliente, purché fosse nero.
Di fronte alle decisioni imposte, ecco allora che diventa naturale credere soprattutto alla libera capacità di scelta delle persone interessate alla soluzione dei problemi.

Nel caso contrario si spiega il perché, già 40 anni fa, i Pink Floyd abbiano scelto per brano successivo: Danno Cerebrale (Brain Damage).
Infine arriva L’eclisse (The Eclipse) e con lei l’oscuramento…
I Pink Floyd però fanno terminare il loro capolavoro non al canto di uno di loro ma ad una voce popolare (è il portiere degli studi di registrazione di Abbey Road) la quale semplicemente osserva con concretezza che: “In realtà non c’è nessun lato oscuro della luna. Di fatto è tutta scura. L’unica cosa che la fa sembrare luminosa è il sole. (There is no dark side of the moon, really. Matter of fact it’s all dark. The only thing that makes it look bright is the sun”)
Qualsiasi colore vi piaccia (purché possiate sceglierlo davvero), comunque impariamo insieme ad illuminare il domani con le NOSTRE proposte, buona partecipazione alle prossime giornate che speriamo essere di Sole.
Salute e saluti, Mauro

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