g_altan_lespresso2104058Il ministro Maria Chiara Carrozza ha presentato qualche giorno fa le sue linee programmatiche su scuola, università e ricerca alle Commissioni della Camera e del Senato.
Le parole chiave del Ministro sono state: credibilità, trasparenza e coesione.
Mi piace la sua decisione quando afferma che: “I sistemi dell’istruzione, dell’università e della ricerca non possono vivere nell’incertezza perenne tra tagli e rimodulazioni in corso d’anno… quello che serve è un orizzonte temporale pluriennale in cui il budget su cui sviluppare il sistema sia coerente con le politiche, le strategie e le priorità che il Paese si impegna a perseguire…”.
Considerato che finora il budget è stato coerente con le politiche, le strategie e le priorità che i precedenti governi (non il Paese) si sono impegnati a perseguire tagliando sulla scuola, mi chiedo preoccupato: quali saranno le politiche, le strategie, le priorità che il Paese si impegnerà a perseguire?
Osservo inoltre che il linguaggio che il Ministro usa per parlare di scuola è quello dell’economia: “Un Paese con alte disuguaglianze di partenza e mercati del credito poco efficienti deprimono l’investimento in capitale umano nella parte più povera del Paese e rafforzano tali disuguaglianze di partenza, riducendo al contempo la mobilità sociale e la percezione di vivere in un contesto fruttuoso di pari opportunità. Mobilità sociale che è invece stimolata da sistemi educativi capaci di includere il segmento meno abbiente della popolazione”.
Il ministro ha proposto poi interventi di sistema riferendosi all’organico funzionale, al ripristino del fondo per le attività aggiuntive del personale docente, agli interventi prioritari per l’edilizia scolastica, alla valorizzazione dei docenti e al piano triennale di assunzione dei colleghi precari.
Qualcuno avrà pensato beatamente: “Siamo a cavallo“, notando tanta attenzione ai temi importanti della scuola.
Enrico avrà pensato campanilisticamente: “È la mia Carrozza prediLETTA“, evidenziando l’abilità politica della sua concittadina che, minacciando dimissioni in caso di ulteriori tagli alle scuole, sembra (far) dimenticare le sforbiciate precedenti.
Io sto pensando ironicamente: “Ahimé, siamo in bicicLETTA“, constatando poca attenzione al reperimento delle risorse.
Antonio Valentino, su Scuola Oggi, ha scritto che il ministro ha studiato molto prima di presentare le sue proposte, forse troppo, perché ritiene che la realizzazione di tutti i punti richiederebbe  diverse legislature.
maria-chiara-carrozza-ministro-istruzioneDavvero la relazione di Chiara Carrozza è interessante ma di alcune questioni fondamentali il Ministro non ha proprio parlato e molte restano in sospeso: ad esempio, saranno restituiti gli oltre 8 miliardi tagliati alla scuola pubblica? Saranno restituiti gli oltre 140.000 posti di lavoro, di personale docente e non, cancellati dai suoi predecessori? Le scuole verranno messe in sicurezza? Che ne sarà della cosiddetta  riforma Gelmini? Si adegueranno gli stipendi dei lavoratori della scuola al costo della vita? Si rinnoveranno i contratti di lavoro?
In definitiva il Ministro qualcosa ha fatto: ha detto e non ha detto.
A proposito di fare, trovo interessante che nel recente decreto di 80 articoli del governo Letta sia previsto uno stanziamento per interventi di manutenzione o di ristrutturazione delle scuole.
Diventa ancora più interessante se si legge che i soldi sono stati dirottati da opere già finanziate ma ferme perché i lavori sono bloccati, come la Tav, il Ponte sullo Stretto, il terzo valico Milano Genova.
Momentaneamente dirottati… Peccato, avrei sostituito quell’avverbio con “definitivamente dirottati“.
Visto che il governo Letta ha voluto chiamare questo “il decreto del FARE”, vediamo con quanto bisogna FARE a scuola: per tre anni, dal 2014 al 2016, sono stati stanziati 300 milioni di euro.
Insomma 100 milioni di euro all’anno, per tre anni, per tutta l’Italia, non mi sembra proprio una cifra soddisfacente.
Le mie stime mi portano a pensare che la cifra impegnata potrebbe soddisfare appena i bisogni di manutenzione delle scuole di qualche Comune di media grandezza.
Il sottosegretario Marco Rossi Doria aveva dichiarato, appena qualche giorno prima, che 3 scuole su 4 sono fuori norma; ha detto: FUORI NORMA e non bisognose di interventi di manutenzione.
Quella prevista non è una cifra adeguata nemmeno per essere propagandata come elemento di attenzione ai temi della scuola considerato che nello stesso decreto del FARE è stata ridotta drasticamente la tassazione sulle barche di lusso e cancellata quella per le barche fino a 14 metri.
Evidentemente era il caso di ribadire che: fin che la barca va, bisogna lasciarla andare.
È chiaro che di toccare i grandi patrimoni non ci sarà nessuna intenzione visto l’atteggiamento verso le barche di lusso.
Perché invece non si è mantenuta quella tassa?
Perché non si è deciso di sospendere definitivamente le grandi opere?
Perché non dare un taglio drastico alle spese militari?
Perché non fermare il programma di acquisto dei 90 cacciabombardieri F35 (che l’attuale ministro della Difesa Mauro sembra voler riportare addirittura a 131)?
Di certo qualcuno potrebbe osservare che non sono mai contento perché in effetti uno stanziamento c’è; dal canto mio, ricordando che quello della SCUOLA era un tema forte in campagna elettorale anche per il PD, penso che per trasformare un tema forte in una priorità occorra investire denaro con serietà… per sistemare, restituire, formare, aggiornare insomma per costruire.
Sarà possibile in un governo di intese così larghe? In effetti comincio a chiedermi se queste intese non siano strette?
Se ti abbraccio non avere paura” è il titolo di un bel libro che prende spunto dalla scritta che i genitori di Andrea, un ragazzo autistico, mettevano sulla sua maglietta perché chi riceveva i suoi improvvisi abbracci non si spaventasse.
Se ti abbraccio non avere paura” sembra essere il logo che hanno sulla cravatta gli onorevoli del governo di cosiddette larghe intese.
Comunque ricordiate che il 25 giugno ci sarà il dibattito seguito dal voto alla Camera dei Deputati sulla mozione presentata dai deputati di Sinistra Ecologia e Libertà, del Movimento 5 Stelle e da 14 deputati del Partito Democratico per fermare il programma di acquisto degli F35, buona partecipazione. Mauro

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