abigail_breslin_image_little_miss_sunshine__1_No, stavolta non ho messo due maiuscole nella parola “perdenti” per evidenziare l’acronimo PD e fare il gioco di parole sul Partito Democratico.
Il riferimento invece è  sia ai perdenti che ai denti e anche ai sani: insieme fanno tre tipici attributi americani.
Il contesto di competizione sfrenata ha creato le condizioni per la diffusione nel linguaggio comune statunitense del termine: “vincente” per definire una persona di successo, un arrampicatore sociale, un individuo rapace che non guarda in faccia a nessuno.
Di conseguenza il significato del vocabolo: “perdente” è diventato: colui che non emerge, che scappa, che non entra in competizione, che si arrende al destino.
(Una breve citazione dal bellissimo film Little Miss Sunshine. Richard sentenzia: “Il mondo si divide in due categorie: vincenti e perdenti. I vincenti non si arrendono mai. Il sarcasmo è il rifugio dei perdenti”).
Il sorriso a denti bianchissimi invece è lo stereotipo dei “sani” giovanotti americani, quei ragazzi che sono “sani” perché “non hanno malattie” o “non presentano difetti“.
Tutta questa premessa per spiegare il titolo ma anche per raccontare che, l’altro ieri,  ad Atlantic City (Usa) si è svolta la cerimonia di premiazione di Miss America.
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Lo so già che qualcuno si starà chiedendo perché perdo tempo a scrivere di concorsi di bellezza, ma c’è il suo perché.
La ragazza che ha vinto il concorso si chiama Nina Davuluri, ha 24 anni ed è la prima donna di origine indiana a vincere il concorso di bellezza.
Ha battuto le altre 53 contendenti (una per ogni Stato americano più Portorico, Isole Vergini e Columbia) attraverso una sfida in bikini, una sfilata in abito da sera, una domanda di cultura e un balletto.
Fra le dichiarazioni di Miss America c’è stata questa: “Sono così felice che questa gara abbia abbracciato a piene mani la diversità”.
I giornalisti che hanno riportato questa frase l’hanno messa in relazione al colore della sua pelle e alle sue origini.
Io non vorrei sopravvalutare la ragazza vincitrice ma forse intendeva riferirsi, oltre a se stessa, anche a Nicole Kelly, che ha partecipato alla competizione di quest’anno.
Nicole Kelly ha 23 anni, un braccio solo ed era fra le finaliste di Miss America perché nel giugno scorso ha vinto il titolo di Miss Iowa.
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È laureata presso l’Università del Nebraska, ha giocato a baseball, ha fatto immersioni, ha ballato ed ha lavorato in teatro.
Lei è nata così ma non si è certo fatta ostacolare da questo handicap; ha scelto di concentrarsi su ciò che ha, piuttosto che su quello che le manca.
Nicole Kelly è riuscita a vincere un concorso di bellezza nonostante il suo sia un corpo “difettoso”.
Difettoso? Meglio prendere il vocabolario.
Difetto = latino: defectus, mancanza, da De-ficere mancare, venir meno – mancamento, scarsità, imperfezione, colpa, peccato, errore.
Interpretando alla lettera il suo è un corpo “difettoso” perché a lei manca un braccio.
Io però mi chiedo: rispetto a quale modello di perfezione si può parlare di imperfezione, rispetto a quale concetto di pienezza si può parlare di scarsità, rispetto a quale idea di correttezza si può parlare di errore.
La presenza di Nicole Kelly su quel palco è un’interrogazione per la quale ci si può sentire impreparati e senza giustificazioni ma… il voto fa media e la prof è tostissima, quindi occorre impegnarsi un bel po’ di più per offrire risposte originali e convincenti!
Nicole ha vinto il titolo di Miss Iowa ma ha perso nel concorso di Miss America.
A mio modesto avviso, seppur in un contesto paradossale, ha comunque fatto qualcosa di grande, qualcosa che ha a che fare con un nuovo ideale di bellezza: ha insegnato a guardare in modo diverso.
E questo, per me, è un bel modo per essere “perdenti sani ”.

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Even the losers (Anche i perdenti) get lucky sometimes di Tom Petty & The Heartbreakers

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