james dean - giantIl 30 settembre di 58 anni fa l’attore James Dean, un’icona del cinema, moriva a 24 anni in un incidente stradale.
Fu candidato all’Oscar come miglior attore per il film “Il gigante” e fu il primo attore ad avere una nomination postuma per il suo ruolo nell’adattamento cinematografico di Elia Kazan del romanzo di John Steinbeck:  “La valle dell’Eden”.
Certamente però il film per cui è ricordato un po’ di più è “Gioventù bruciata”, il cui titolo originale è “Rebel without a causeRibelle senza motivo). 
La sua interpretazione, insieme al suo carattere e alla sua voglia di vivere, lo hanno reso un mito per la gioventù americana (e non solo).
Fra le frasi più celebri c’è questa: “Sogna come se dovessi vivere per sempre. Vivi come se dovessi morire oggi” (si può leggere ancora oggi sul sito a lui dedicato).
james-dean-ribelle-01Di lui si sa quasi tutto ma, solo un paio di anni fa, grazie a Kevin Sessums, un giornalista americano, ci sono state rivelazioni inquietanti sulla sua infanzia: James Dean aveva subito molestie sessuali da un sacerdote all’età di 11 anni!
Elisabeth Taylor, l’attrice che ha recitato con lui nel film “Il gigante”, aveva (r)accolto le sue confessioni; la stessa poi le aveva affidate nel 1997 ad un giornalista chiedendogli di non rivelarle fino alla sua morte (cosa che prima James Dean stesso aveva chiesto alla Taylor). Liz Taylor è morta il 23 marzo 2011 e subito dopo il giornalista ha rivelato la notizia.
Non mi dilungherò a scrivere di quanto possa essere disumano e crudele violentare una persona, soprattutto un bambino, soprattutto se l’adulto è un sacerdote, ma segnalerò il sito Rete L’ABUSO, che nasce dall’idea di un gruppo di vittime di preti pedofili, le quali, in occasione di un incontro internazionale a Roma, si sono resi conto delle incredibili analogie tra i loro casi.
Come la chiesa ha gestito la vittima, la famiglia, il pedofilo, le persone che erano a conoscenza dei fatti, tutto da manuale, come il trasferimento ad altra parrocchia del sacerdote pedofilo, come l’omissione di denuncia alle autorità. Un modus operandi della chiesa già visto negli Stati Uniti, in Irlanda, in Germania, ecc. che ora emergeva chiaramente anche in Italia.
Si sono resi conto che serve un deterrente perché ancora oggi, tutto viene gestito a livello interno omettendo qualunque tipo di segnalazione alle autorità civili, qualunque tipo di supporto medico, qualunque restrizione al pedofilo permettendogli così di continuare a delinquere.
olanda-un-bambino-su-cinque-vittima-preti-pedofili-300x210Alla Rete L’ABUSO possono rivolgersi le vittime, ma questa associazione rappresenta anche un importante deterrente. Infatti grazie ad un database chiamato Abuse-Trackers gli attivisti della rete inseriscono da tutta Italia le informazioni note sui vari casi di abusi sessuali, principalmente quelli italiani, su dove il sacerdote ha commesso gli abusi e su dove si trovi ora, riuscendo così a monitorare costantemente gli spostamenti, riuscendo ad intervenire in caso di segnalazioni, facendo anche prevenzione.
L’indirizzo del sito è: http://retelabuso.org
Scrive sul sito Francesco Zanardi, portavoce di Rete L’ABUSO: “Papa Francesco ha promesso una gran pulizia della curia romana, in effetti il Vaticano sta procedendo con grande impegno, usando un modo veramente originale. Anziché togliere di mezzo i sacerdoti pedofili ha trovato più semplice togliere di mezzo gli articoli che ne parlano e coloro che li scrivono.
Se togliesse i sacerdoti la chiesa ne uscirebbe decimata, quindi per non perdere sacerdoti e poter continuare a spostarli di parrocchia in parrocchia, bisogna far sparire ogni traccia di eventuali trascorsi scomodi. Da mesi infatti non solo noi come Rete italiana ma anche i colleghi d’oltre oceano, stanno ricevendo da parte degli avvocati di molti sacerdoti appelli per il “diritto all’oblio” o come nel nostro caso addirittura diffide.

Non dedicherò righe per esporre quanto possa essere brutale e bestiale violentare una persona, soprattutto un bambino, soprattutto se l’adulto è un sacerdote, ma riassumerò che cosa è il documento pontificio del 1517 chiamato Taxa Camerae.
Negli articoli di questo testo, dovuto a Leone X, era stabilito un tariffario per i sacerdoti che volevano ottenere il perdono di alcuni peccati commessi o da commettere.
Ecco i primi tre articoli:
1. L’ecclesiastico che incorresse in peccato carnale, sia con suore, sia con cugine, nipoti o figliocce, sia, infine, con un’altra qualsiasi donna, sarà assolto, mediante il pagamento di 67 libbre, 12 soldi.
2. Se l’ecclesiastico, oltre al peccato di fornicazione chiedesse d’essere assolto dal peccato contro natura o di bestialità, dovrà pagare 219 libbre, 15 soldi. Ma se avesse commesso peccato contro natura con bambini o bestie e non con una donna, pagherà solamente 131 libbre, 15 soldi.
3. Il sacerdote che deflorasse una vergine, pagherà 2 libbre, 8 soldi.”
pretipedolfiliLascio il compito alle persone interessate di fare una lista di ciò che era più conveniente per i sacerdoti.
Lascio un link a chi volesse: maggiori informazioni, leggere tutti i 35 articoli, farsi la propria opinione sulla veridicità del testo, documentarsi sullo storico spagnolo Pepe Rodriguez, studioso dell’argomento: http://it.wikipedia.org/wiki/Taxa_camarae (ma potete digitare sui motori di ricerca: Pepe Rodriguez o Taxa Camerae per trovare tanto altro).
Valerio Gigante, un insegnante di lettere che lavora da diversi anni come redattore dell’agenzia di informazione politico-religiosa Adista e che collabora con la rivista di filosofia e politica MicroMega, scrive su http://www.adista.it/: “In tempi più recenti, il Crimen Sollicitationis, redatto nel 1962, stabiliva che il processo canonico al prete accusato doveva essere un processo diocesano condotto dal vescovo della diocesi cui il prete apparteneva. Ma soprattutto ribadiva continuamente l’esigenza di mantenere la segretezza sui fatti delittuosi. Se si sapeva che un prete era pedofilo, ma nei suoi confronti non era stato aperto alcun processo canonico, nulla vietava al vescovo di trasferirlo in un’altra parrocchia.
E così, infatti, per decenni è stato fatto. Al prete pedofilo eventualmente trovato colpevole, la cosa peggiore che poteva capitare era la riduzione allo stato laicale.
Alle persone abusate che avessero parlato di quanto gli era successo toccava invece la scomunica. Una volta concluso il processo diocesano, se c’erano prove sufficienti a condannare il prete pedofilo, gli atti dovevano essere trasmessi, sempre in totale segretezza, al Sant’Uffizio.
In caso non ci fossero prove sufficienti, gli atti dovevano invece essere distrutti.
<omissis> Attualmente vi è poi una indicazione generale ai vescovi di collaborare con la giustizia civile, mentre viene però mantenuto il segreto nei processi canonici di tali delitti.
La condanna massima da parte della giustizia ecclesiastica resta la sola dimissione dallo stato clericale.
charlie-hebdoNon sprecherò parole per dire quanto possa essere torbido e feroce violentare una persona, soprattutto un bambino, soprattutto se l’adulto è un sacerdote, ma riferirò che nel luglio scorso il Comitato delle Nazioni Unite per i Diritti dei Bambini, ha inoltrato una lunga lista con richieste di informazioni dettagliate su “tutti i casi di abusi sessuali su bambini commessi da membri  del clero, religiosi e religiose, o portati all’attenzione della Santa Sede”.
Fra le altre cose, viene chiesto al Vaticano: “Quali misure sono state messe in atto per fare in modo che nessun prete accusato di abusi sessuali sia autorizzato a rimanere in contatto con i bambini”; quali “istruzioni esplicite” siano state date al clero, “a tutti i livelli”, perché tutte le notizie di abuso vengano riferite alla polizia nei propri Paesi; e in quali casi invece sia stato chiesto ai membri della gerarchia cattolica di “non riferire questi crimini, e a quale livello”.
Il Comitato dell’Onu vuole anche avere maggiori informazioni su quale sostegno la Santa Sede fornisca ai bambini vittime di abuso, sulle inchieste canoniche contro i preti molestatori, sulla cooperazione delle autorità ecclesiastiche con le magistrature nazionali, su quale sia la politica della Chiesa per quel che riguarda i risarcimenti – e se il pagamento di denaro sia mai stati collegato all’obbligo di mantenere il silenzio sugli abusi  – e quali misure di prevenzioni di nuovi abusi siano state adottate.
Due casi vengono citati in modo esplicito: le “Case Magdalene”, gli istituti femminili per  accoglievano le ragazze orfane che in Irlanda sono stati teatro di “tortura e trattamenti crudeli, degradanti e inumani”, e i “Legionari di Cristo”, accusati di impedire ai seminaristi di avere contatti con le loro famiglie.
Tutte le informazioni dovranno essere presentate, dalla Santa Sede all’Onu, entro il prossimo 30 novembre.
Non impegnerò tempo per affermare quanto possa essere atroce e malvagio violentare una persona, soprattutto un bambino, soprattutto se l’adulto è un sacerdote, ma chiarirò che non ce l’ho mica con Papa Francesco o con i sacerdoti.
Anzi, il Papa mi è simpatico… fosse per me lo farei segretario del PD: almeno è umano, sorridente, anticonvenzionale e, a volte, dice anche cose di sinistra.
E so altrettanto bene che i pedofili non sono solo sacerdoti e che nella Chiesa ci sono persone perbene e persone eccezionali.
Vorrei soltanto che la condanna verso questi crimini tremendi contro le future umanità fosse chiara, decisa, netta, alla luce del sole, da qualsiasi persona essi vengano compiuti… ”senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

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Ricordando James Dean che, come cantavano gli Eagles, era “Troppo veloce per vivere, troppo giovane per morire”.

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