NowSe fossi uno studente
griderei che è indecente,
se fossi un insegnante
urlerei che è allucinante,
se fossi un bidello
cercherei il loro cervello,
se fossi un dirigente
starei di più in mezzo alla gente,
se fossi un amministratore
non sarei così risparmiatore,
ma visto che sono un povero idiota
sono per una scuola nuova: tutta vuota! 

Quella nelle righe precedenti era la mia filastrocca per commentare la proposta di ridurre i giorni di scuola, aumentando l’orario giornaliero, fatta dalla Provincia di Ferrara ai Dirigenti Scolastici, in nome di un presunto risparmio energetico.
N.B. Il termine “idiota” è usato con (spero) evidente riferimento ad un articolo di Girolamo De Michele intitolato Modeste proposte di un povero idiota per seri problemi.
Quello che segue invece è il comunicato del Circolo Sinistra Ecologia e Libertà “Don Chisciotte di Ferrara sullo stesso tema.

Gli Organi Collegiali delle scuole secondarie superiori della provincia di Ferrara stanno affrontando un tema di grande interesse e di pesanti ricadute pratiche nella vita quotidiana degli studenti e le loro famiglie.
Enti Locali e Dirigenti Scolastici stanno infatti chiedendo ai docenti, al personale e ai rappresentanti dei genitori di esprimersi in merito alla proposta di ridurre l’orario scolastico nelle scuole secondarie da 6 a 5 giorni alla settimana: la loro intenzione è quella di valutare la possibilità che i ragazzi vadano a scuola dal lunedì al venerdì anziché dal lunedì al sabato.
Tutto ciò mantenendo invariato il monte ore settimanale previsto dalla normativa vigente.
Così, ad esempio, gli studenti che hanno un orario settimanale di 30 ore non andrebbero più a scuola dalle 8,10 alle 13,10 dal lunedì al sabato ma le lezioni a scuola sarebbero dal lunedì al venerdì dalle 8,10 alle 14,10 o alle 15,10 nelle giornate da 7 ore.
Questa novità è dovuta alle difficoltà sia nell’erogazione del riscaldamento da parte della Provincia che nell’organizzazione del personale ATA (bidelli e personale di segreteria) da parte delle scuole.
tempo_coverIn sostanza l’Amministrazione Provinciale, a causa dei tagli al bilancio, sostiene di aver difficoltà nell’erogazione del servizio di riscaldamento alle scuole e chiede alle scuole stesse di offrire meno scuola, aprendo un giorno in meno alla settimana.
Lo sappiamo bene che il totale delle ore settimanali non cambierebbe ma la scuola non è un contenitore di oggetti dove, spostandoli a piacimento, il totale resta “invariato”.
La scuola è un luogo di soggetti che hanno aspettative, bisogni, capacità, emozioni che se non considerate adeguatamente producono un totale “avariato”.
La qualità dell’insegnamento, dell’attenzione, della motivazione, della concentrazione non possono migliorare in una situazione simile.
Pertanto tale proposta ci sembra un assurdità e se non vivessimo in una realtà paradossale verrebbe da chiedersi quale coerenza ci sia fra il propagandare la scuola come luogo di istruzione e di socializzazione da tenere aperto giorno e notte e quello di farsi più realisti del re, applicando la stessa logica distruttiva che ha contraddistinto i governi degli ultimi anni
Chi, in campagna elettorale, parlava di investire sulla scuola, ora non si accorge di penalizzare proprio le scuole con la scusa del risparmio energetico?
Possibile che si voglia peggiorare ancora un contesto già sofferente sul quale si è tagliato in maniera pesante mentre si potevano efficacemente eliminare le spese in altri settori o recuperare risorse in altri campi.
doisneau-tempoQualcuno di autorevole, in altre provincie, sostiene che la proposta di accorciare la settimana di un giorno aumentando le ore di scuola quotidiane, aumenterebbe i tempi di riposo o da dedicare alle attività sportive dei ragazzi e favorirebbe una migliore organizzazione del lavoro delle segreterie.
Quel qualcuno non deve essere molto esperto di educazione perché se immagina il percorso che un ragazzo deve fare per essere a scuola alle 8, lo deve immaginare sia che esso abiti vicino alla scuola, sia che venga da 60 km di distanza. Deve quindi considerare i tempi delle corriere e dei treni.
Se poi immagina che le lezioni terminino alle 14 o alle 15 deve immaginare anche i tempi di ritorno.
Poi si dovrebbe chiedere, quanto tempo resterebbe agli studenti per studiare, riposare, fare attività sportiva, socializzare oppure oziare?
Soprattutto di che tipo sarà la qualità di quel tempo residuo?
Quel qualcuno non deve essere molto esperto di educazione perché se immagina un docente stanco insegnare alla sesta ora ad un gruppo di ragazzi stanchi non può pensare che questo faccia il bene della scuola.
La scuola non deve essere a disposizione di qualsiasi logica di mercato; l’autorevolezza della scuola e di chi la vive (studenti, personale, famiglie) la si difende chiedendosi a che cosa serve la scuola, a quale idea di società faccia riferimento, quali sono le strategie affinché essa possa svolgere il suo ruolo nelle migliori condizioni e rifiutando proposte non compatibili.
logo-selL’invito che ci sentiamo di fare anche ai Consigli di Istituto è quello di creare molte occasioni di incontro con gli studenti, con i genitori, con i cittadini affinché si possano considerare attentamente le pesanti conseguenze che la scelta di accorciare la settimana, allungando i tempi di scuola giornalieri, potrebbe avere.
A nostro modo di vedere, questa proposta è autolesionista e molto distante dai bisogni della scuola secondaria italiana.
Se è vero che “il futuro si prepara a scuola”, queste non sono certamente le idee e le modalità per preparare un futuro migliore di questo pessimo presente.

Circolo Sinistra Ecologia e Libertà “Don Chisciotte”- Ferrara

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