SondaggioVerso la fine di dicembre, su La Repubblica, mi ha colpito un’indagine Demos; il titolo del rapporto era: “Gli italiani e lo Stato“.
In particolare mi sono soffermato sulla tabella che riguarda “La fiducia nelle istituzioni”.
Dalla tabella si deduce che, nel 2013, la scuola era al terzo posto fra le Istituzioni degne di fiducia da parte degli italiani; al primo posto c’erano le Forze dell’Ordine e poi la Chiesa.
Nel 2012 invece la scuola era sempre in terza posizione ma dopo le Forze dell’Ordine ed il Presidente della Repubblica.
In pratica il Presidente della Repubblica ha perso due posizioni permettendo alla Chiesa di recuperarne due (ipotizzo grazie allo “stil novo” di Papa Francesco).
Si potrebbe dire quindi che la scuola era, ed è, fra il Papa ed il Presidente della Repubblica.
Non sono uno statistico ed i sondaggi non mi hanno mai appassionato.
Sono idealista, utopista, perfino ottimista pertanto immagino un paese civile in cui la fiducia dei cittadini nella scuola dovrebbe essere alle massime percentuali.
2908itasta2013_2013-12-30_01bLa realtà però è quella che ci è stata proposta nella rappresentazione grafica…. O no?
Ammetto che non mi interessa tormentarmi su questo aspetto perché penso che i politici, al governo negli ultimi anni, abbiano contraffatto la realtà somministrandoci frequenti iniezioni di “menzogne volgari” via mass media; tale prodotto (pericoloso a piccole dosi, letale se assunto in dosi massicce) ha modificato l’idea comune di scuola tanto da renderla non corrispondente a quella reale.
Ciò al fine di creare il clima emotivo giusto per poi tagliare fondi, togliere personale, distogliere l’attenzione dal suo basilare ruolo culturale, educativo e sociale.
La cura, seppur in dose meno massicce, è ancora in corso.
Riconosco che la scuola abbia diversi problemi da risolvere ma questi non hanno niente a che vedere con quelli sbandierati, con trucchi ed imbrogli, per far sparire risorse e farle magicamente riapparire come conigli dentro al cappello della scuola privata.
È interessante invece, nella ricerca di cui sopra, quello che è scritto in fondo alla pagina di Demos:
NOTA INFORMATIVA
Il sondaggio è stato condotto da Demetra (sistema CATI) nel periodo 09 – 12 dicembre 2013. Il campione nazionale intervistato è tratto dall’elenco di abbonati alla telefonia fissa (N=1022, rifiuti/sostituzioni: 5.954) ed è rappresentativo della popolazione italiana con 15 anni e oltre per genere, età, titolo di studio e zona geopolitica di residenza. I dati sono stati ponderati in base al titolo di studio (margine di errore 3.06%).

Non sono uno statistico ed i sondaggi non mi hanno mai appassionato ma, da quel che leggo, la ricerca si è basata su interviste telefoniche rivolte a 1.022 persone rappresentative della popolazione italiana.

BYucPmfCUAEgHN4.jpg largeNon essendo uno statistico mi permetto però di “servire” qualche “specialità” della popolazione italiana.
In Italia il 12 per cento della popolazione è analfabeta e senza alcun titolo di studio (si tratta di circa 6 milioni di italiani).
In Italia il 66 per cento della popolazione è da considerarsi analfabeta, semi-analfabeta o analfabeta di ritorno (circa 36 milioni di persone).
In Italia quindi solo il 33% della popolazione ha una formazione che permette di leggere, scrivere e comprendere correttamente la lingua, sia a livello verbale che scritta.
L’Italia è l’unico paese dell’area OCSE che dal 1995 non ha aumentato la spesa per studente nella scuola primaria e secondaria “mentre negli altri paesi è aumentata in media del 62%”.
Porterei anche, solo per completezza, qualche frutto dell’albero Italia (secco, però): l’Italia è penultima in Europa per quantità di popolazione a rischio povertà (solo la Grecia è dietro di noi).
In Italia più di 9 milioni e mezzo di famiglie (quasi il 16% della popolazione) vivono al di sotto della soglia di povertà e quasi 5 milioni di persone “non sono in grado di sostenere la spesa mensile minima necessaria per acquisire i beni e i servizi considerati necessari per condurre una vita minimamente accettabile”.
Se dovesse interessare anche un caffè dal gusto amarissimo, aggiungerei che in Italia la disoccupazione ha superato il 12% e quella giovanile il 40%.
altan_espr_17_06_05…Per gli stomaci robusti potrei proporre anche l’ammazza…caffè: l’Italia è fra le prime dieci potenze militari al mondo infatti spende circa 23 miliardi di dollari all’anno.
Il menu dei dati dovrebbe aiutare a capire di chi si parla quando si parla di Italia e di popolazione italiana.
Non sono uno statistico ed i sondaggi non mi hanno mai appassionato comunque mi chiedo come ci si possa stupire se, nella stessa indagine Demos, il 30 per cento degli italiani senta il bisogno di fare a meno della democrazia.
Mi chiedo poi come mai io non riesca ad ascoltare dichiarazioni di buoni propositi per ridurre l’ignoranza in questo paese.
Anche la relazione dell’OCSE conferma che l’investimento nell’istruzione e nell’occupazione dei giovani paga, quindi come mai non sento un impegno deciso dei governanti per sostenere la scuola pubblica, per contrastare l’abbandono scolastico, per l’alfabetizzazione degli adulti, per la formazione continua?
L’ho già detto, io non sono uno statistico ed i sondaggi non mi hanno mai appassionato tuttavia sono convinto che, nonostante l’apparente oggettività, possano venire usati strumentalmente o manipolati artificiosamente per condizionare l’opinione pubblica.
Allora mi viene in mente Pier Paolo Pasolini quando, nel maggio 1975, chiudeva un bellissimo articolo raccomandando calorosamente al suo giovane interlocutore:

“T’insegneranno a non splendere.
E tu splendi, invece!”

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