Simone-Piazza-con-studenti-di-Scienze-dellEducazione-FormazionePropongo di seguito un interessante resoconto, sulla scuola svedese e non solo, di Simone Piazza, maestro di scuola primaria, educatore in progetti sulla partecipazione attiva di bambini e ragazzi, formatore in percorsi con genitori e attivo presso il Centro “Educazione Senza Frontiere” dell’Università di Padova.
Da vari anni Simone ha intrapreso cammini di ricerca, di formazione e di amicizia assieme a varie comunità socio-educative internazionali, in particolare dell’America Latina, impegnate in processi di liberazione e trasformazione della società attraverso proposte originali di educazione popolare e comunitaria. 
È autore di numerose pubblicazioni, tra cui: “Il coraggio di insegnare – Diario di Viaggi dove la scuola, e la vita, hanno ancora valore”.

Dal profondo Nord:
le scuole svedesi non luccicano più come i cristalli di neve

In questi giorni mi trovo in Svezia.
E come mio solito non perdo l’occasione per curiosare nelle scuole degli altri.
Finora non son riuscito ancora ad entrare fisicamente in una scuola, ma ho già un appuntamento con Emil, un insegnante, e le sue classi.
Intanto però ho parlato con due docenti dell’Università, una delle quali coordina un master su Infanzia e diritti umani.
bs2_coverIl loro racconto della realtà del sistema scolastico svedese mi ha spiazzato, tanto ero convinto di arrivare nel Futuro auspicato dell’istruzione pubblica. A tal punto che nella nostra conversazione sono partito con slancio chiedendo loro di come gestissero la didattica e la disciplina, senz’altro in forme che mettano al centro la partecipazione degli alunni.
“Sa, vengo dall’esperienza sudamericana di Paolo Freire, e ora sto approfondendo l’educazione democratica.”
Anna-Li, la docente, mi guarda fisso ed in silenzio, solo annuisce come a indicarmi che sa di cosa parlo; poi inizia dicendomi che è da anni che non sente più parlare di queste cose a scuola.
“Davvero? Beh, neanche da noi se ne parla, nella scuola pubblica, ma stanno diventando talmente gravi i problemi che sempre più alunni manifestano, ora come bullismo e vandalismo, ora come depressione o noia e disinteresse diffuso, che qualcuno ha cominciato ad interrogarsi su cosa non vada nella scuola italiana.”
“Da noi i ragazzi non manifestano disinteresse. O almeno non ne parlano pubblicamente e non traspare. Ci sono però sempre più casi di bullismo verso i compagni”.
Mi sorprende anche quest’altra somiglianza: anche da noi i ragazzi raramente si lamentano in modo diretto e preciso; siamo in pochi ad aver gli strumenti di consapevolezza e di autocritica per non dar tutta la colpa a loro come fossero dei delinquenti, bensì dei messaggeri inconsapevoli del disagio che loro, e noi, viviamo ormai quotidianamente a scuola.
Stavolta la guardo io in silenzio, come di fronte a qualcosa di inaspettato che mi disorienta. Ma seguo il suo discorso. Mi spiega che un’educazione ed una scuola più democratica, aperta alle decisioni condivise con gli alunni, ed i genitori, fa ormai parte del passato del sistema scolastico svedese. Allora si dava molta enfasi alla collaborazione e alla costruzione sociale del sapere, dei curriculum, per cui veniva valorizzato e promosso dagli insegnanti un apprendimento cooperativo tra gli alunni, ma anche interessato ed intrecciato con la vita della comunità locale. Poi, ad un certo punto, è subentrata una visione ben più individualistica, è tornato ad esser al centro di tutto il singolo studente, per cui la scuola ora persegue piuttosto percorsi il più possibile personalizzati, per ciascun alunno, avulso dal suo gruppo e dal suo contesto sociale.

Siccome insisto per capire come mai vi sia stato questo cambiamento – che mi fa nuovamente percepire una somiglianza inaspettata con la mia lettura del contesto scolastico italiano -, la docente si sbottona un po’ di più.
Così mi racconta che un approccio scolastico sociale e coinvolgente, che stimolava la partecipazione attiva degli alunni nella loro scuola e nella vita, era diffuso in Svezia quando ancora c’erano governi di area socialdemocratica.
scuole-finlandesiPoi, dal 1992, vi è stato un brusco taglio e cambiamento di marcia, essendo stato eletto un governo di area neoliberale, che ha spinto in senso più conservatore, vicino alla visione nordamericana, la società svedese, e così anche e soprattutto il sistema scolastico. Si è tornati a mettere al centro le conoscenze, i risultati di apprendimento, i voti di ognuno, introducendo moltissimi test nazionali di verifica dei livelli degli alunni e controlli burocratici del lavoro degli insegnanti.
Ma come… mi sta parlando della Svezia o dell’Italia? Perché davvero non capisco, sarà il mio inglese arrugginito, ma anche e proprio da noi in quegli anni è cominciato a cambiare, nello stesso terribile verso, tutto, compresa la scuola…
Ingenuamente, le chiedo: “Ma come hanno fatto gli insegnanti ad accettare un cambio così brusco?”
Lei, sempre seria e guardandomi dritto negli occhi, come se le mie domande le giungessero alquanto inusuali: “Non so, anche gli insegnanti si sentono poco, nell’agorà pubblica. Non hanno protestato da anni e anni, che io ricordi. E per di più i politici da allora hanno iniziato a far ricadere sugli insegnanti tutta la colpa dei problemi della scuola, come il bullismo o i risultati in alcuni casi non soddisfacenti dei test di valutazione dei livelli d’apprendimento, per cui si è sempre più diffusa nell’opinione pubblica l’idea che gli insegnanti siano degli incapaci.”
Io insisto, per pura incredulità: “E come mai allora non si sono opposti a tutto questo?”
Lei: “Non ci sono dati precisi, al riguardo, o io non ne ho, perché non ne ho mai sentito parlare, né all’università né a livello pubblico. Però ho varie amiche insegnanti, e posso dirti che da vari anni sono sempre più spossate, costrette dalle nuove disposizioni ministeriali a fare un enorme lavoro burocratico, a riempire per ogni alunno, e non solo per quelli con particolari esigenze, un’infinità di moduli e prontuari.
Come puoi ben pensare, ciò toglie loro il tempo ed il fiato sia per stare davvero in modo più presente con gli alunni, sia per fermarsi e potersi interrogare, tra colleghi, sul senso di quello che sta accadendo nella scuola, sul perché di certe scelte che non sembrano in nulla migliorare né il loro lavoro, né il percorso scolastico degli alunni. Dico questo perché i dati in nostro possesso dimostrano che il bullismo resta ancora, nonostante tantissimi progetti ministeriali, un fenomeno molto forte e preoccupante, ed i livelli di apprendimento non stanno migliorando.
Mentre è peggiorata sicuramente, da come io percepisco collaborando con molti insegnanti, la loro condizione lavorativa, e di conseguenza personale. Anche perché uno dei problemi maggiori che ora devono affrontare è l’ostilità e la sfiducia delle famiglie, che son sempre là a criticare il loro lavoro, a delegare tutto, a scaricare sulla scuola ogni problema dei loro figli.”
finlande_technologie_2-b94b1Restiamo entrambi in silenzio. Non serve dire altro. Ci siamo capiti.
O almeno io comincio a capire. Mi si stanno accendendo tante luci nella testa… non sono certo le visioni luminose che mi sarei aspettato venendo qui, dato che speravo di poter incontrare un Altro Mondo, anche rispetto alla scuola pubblica. Credevo di scoprire in Svezia quella diversità di scelte politiche e sociali che da una parte mi avrebbero testimoniato che un Altro Modo è possibile, dall’altra mi avrebbero ancor più amaramente fatto vedere la povertà e tristezza della situazione italiana di oggi.
Invece no: mi si mostra davanti una Visione inquietante, in cui vi è una specie di trama sottile, molto complessa ed articolata, che da qualche decennio sta intrecciando i destini delle scuole, e dei servizi pubblici, e quindi delle genti di quasi tutti gli stati del mondo, comprese le grandi democrazie sociali più forti e ricche che conosciamo, come appunto la Svezia.
La Visione mi si fa sempre più chiara anche perché mi si riaccendono i ricordi di letture di articoli allarmanti che mentre frequentavo il dottorato a Padova ero riuscito a recuperare da angoli nascosti della rete. Si trattava d’indagini fatte da ricercatori autonomi o freelance che mettevano a nudo come già allora, in Inghilterra, la falce capitalistica e neoliberale stesse tagliando fuori dal sistema scolastico inglese le scuole che non si allineassero ai diktat del potere imperante, con la presa di decisioni politiche molto dure e discriminanti. Erano i tempi della Thatcher e poi del primo ministro Tony Blair che l’aveva succeduta, seppur di color politico teoricamente opposto.

Ora tutto mi si collega nella mente. Vedo finalmente come funziona il meccanismo, che mi pare ora chiarissimo, e che provo a descrivervi.
Cominciamo dallo Scopo che sta dietro a questa Trama globale: una società di cittadini consapevoli e critici, capaci cioè di leggere la realtà e di reagire di conseguenza con gli strumenti di denuncia e opposizione previsti dalle carte democratiche nazionali ed internazionali, non conviene più a nessun governo “moderno”, di qualsiasi colore esso sia.
Questi infatti non si basano più, soprattutto dopo il crollo del muro di Berlino e del blocco comunista, su ideologie e valori che mettano al centro il popolo, la gente, i suoi diritti e bisogni, ma sull’arrampicata sociale di individui senza scrupoli, che hanno legato i propri destini ed interessi personali in modo profondo a quelli del mondo finanziario e del mercato globale. Tanto da farsene un vanto, di “essersi fatti da soli” nel mondo che conta, quello del profitto, ed un’arma di propaganda, contro tutte le generazioni precedenti di politici, invece immersi in storie personali familiari e sociali molto forti, almeno a volte dall’alto spessore culturale ed ideologico, anche se contrapposto (come sappiamo, a volte anche a suon di manganello o d’autobomba).
scuola finlandeseOggi questi “Nuovi Politici” non possono più convincere le masse con autentiche politiche di rivendicazione sociale, né di destra né di sinistra, semplicemente perché non interessati a questo ruolo “di servizio” della politica vera, ma anche perché il generale benessere diffusosi qualche decennio fa in tutto l’occidente aveva già anestetizzato le coscienze delle masse pur sempre sfruttate dalle lobby di potere.
Ciò li ha spinti a cominciare l’epoca della politica basata su una manipolazione strategica, da una parte, dell’informazione di massa, a cominciare dalla pubblicità, che ci ha fatti tutti inconsapevolmente abdicare a molti dei nostri diritti civili e politici in cambio di qualche sicurezza economica in più; dall’altra, dell’economia dei singoli Paesi a favore di quella mondiale.
Mi par chiaro, infatti, che sia stata e sia tutt’ora un’utilissima strategia politica di controllo delle masse e di cancellazione di ogni movimento di dissenso e di critica interna, l’aver pilotato la finanza a diventare il cuore immateriale dell’economia di tutto il mondo, sotto la regia di un ente sovranazionale come la Banca Mondiale. Ciò ha permesso loro infatti, sempre a partire dalla finanza, di far “scoppiare” a piacimento scandali e banche rotte che in pochissimo hanno trascinato nella crisi anche l’economia reale, quella delle aziende e delle persone che hanno sempre lavorato e prodotto con impegno e onestà.
E così l’addomesticamento è fatto: di fronte al senso di precarietà che ci ha colpiti tutti, che fa leva sulla paura ancestrale di non aver più neanche i mezzi materiali di sopravvivenza, chi si starà più di tanto ad agitare se intanto i lor signori manovrano per cambiare le carte costituzionali nazionali ed internazionali e così privarci ancor di più dei diritti e dei servizi di interesse comune? E lo possono fare in modo “pulito”, senza neanche più doversi sporcarsi le mani di sangue come in passato, come le democrazie malate di oggi permettono.
Ecco allora che torniamo alla scuola: la scuola pubblica funzionava troppo bene! Garantiva un livello crescente di alfabetizzazione culturale, che portava sempre più persone ad accedere agli studi superiori e all’università. Pur con tutti i se ed i ma relativi ai veri scopi, sociali o elitari, di istituzioni come l’università, si può comunque dire che offra alla gente maggiori strumenti culturali per orientarsi, e potenzialmente per orientare il mondo.
Inoltre la scuola, dal ‘68 in poi, dev’esser sembrata ai potenti neoliberisti sempre più una roccaforte di paladini del pensiero sociale, critico, soprattutto comunista, ma anche nazional-socialista, o social-cattolico.

Ricordo uno degli ultimi attacchi, non molti anni fa, in tal senso, con il tentativo di processo censorio ai testi scolastici di storia, considerati per lo più falsi e “sovversivi” da alcuni esponenti del mondo politico nella ricostruzione del fascismo e di altre pagine scure della storia italiana; o l’istituzione paventata di un numero verde al Ministero dove si invitavano a telefonare quei genitori che volessero denunciare gli insegnanti troppo “partigiani”, politicizzati, perché a scuola parlassero di temi di attualità politica e sociale, presentati come i corruttori dei valori dei loro figli.
school2Bisognava quindi rompere il funzionamento di questa scuola pubblica, abbassarne i livelli di qualità, e di coscientizzazione degli alunni; anche per aprire nel contempo nuovi mercati, quelli dei Servizi pubblici, alle multinazionali sempre in cerca di nuovi territori da conquistare e sottomettere. Ricordate lo scandalo dei Gats di una decina di anni fa, quando una mobilitazione mondiale e principalmente della gente europea ha fermato l’ingresso negli accordi mondiali di libero mercato di servizi come l’acqua e la scuola??
Con quali strategie procedere?
Dapprima “riformiamo” i programmi e le politiche scolastiche: in alcuni Paesi si è arrivati anche ufficialmente, come abbiamo detto poco prima della Svezia, a depurare la scuola da pericolose enfasi sociali, socialiste, comunitarie, partecipative.
In Italia mi pare di no, non ancora, almeno a livello ufficiale, anche se già da tempo ormai molti spazi di partecipazione democratica sono stati svuotati del loro reale significato e potere, come gli organi collegiali.
Inoltre, svariati sono stati i tentativi di ricentralizzare il controllo di tutto, concentrandolo nelle mani di dirigenti scolastici sempre più manager, e per di più ricattabili, attraverso periodiche valutazioni del loro operato. Sono sempre più diventati compiacenti le scelte dei politici di turno, e han cominciato a far pressione sempre più sui docenti perché eseguano a loro volta da buoni funzionari le direttive, e non si intrighino con troppi pensieri e discorsi politici, che non competono loro!
Poi, armiamo queste “riforme” di una particolare complessità burocratica e contabile. Facciamo sì che ognuna richieda di cambiare tutto, ed il contrario di tutto, e chiediamo alle scuole di documentare sempre più tutto questo, anche se non centra niente con l’insegnamento/apprendimento e con l’educazione. Anzi meglio, è proprio ciò che vogliamo. E per riuscire ad imporre questo, costruiamo la ghigliottina di prove nazionali standardizzate – da noi si chiamano “InFalsi”, o giù di lì… – che a regime dovranno determinare sia i fondi che arrivano ad ogni scuola, sia addirittura la carriera di ogni insegnante. Capite che capestro?
E di più: ogni due anni riformiamo la riforma, cambiamo di nuovo tutte le regole!
Chiedetevi quale azienda, per quanto sana ed efficiente, potrebbe reggere ad un continuo cambio come questo di politica aziendale, di pianificazione strategica, ad una continua ridefinizione delle risorse umane, materiali a disposizione per raggiungere le finalità, che vengono poi definite da altri.
largeLa demotivazione che ormai dilaga tra noi insegnanti, dopo più di dieci anni in cui ci si è ri-formati continuamente, per pianificare e programmare l’entrata in vigore di tutto e poi del contrario di tutto, è infatti un ottimo segnale per gli Strateghi neoliberisti che la loro operazione sta raggiungendo gli obiettivi più alti!
Proprio come è successo in Svezia: il gioco pare fatto, quando ad un insegnante, in quanto formatore dei futuri cittadini, sommergendolo di sempre nuove e già inutili incombenze burocratiche sotto la minaccia di continue valutazioni esterne, togli lo spazio, ed il tempo, per alzare lo sguardo oltre l’orizzonte del quotidiano, e poter leggere le dinamiche in atto nel presente alla luce delle Carte dei valori umani universali; quando gli togli il fiato per poter acquisire nuovi strumenti culturali, aggiornandosi continuamente, capaci di permettere a lui ed ai suoi studenti di comprendere e di reimmaginare la realtà. Il gioco pare fatto, quando così gli togli anche l’energia per unirsi ad altri per protestare di fronte a scelte politiche od economiche che siano reputate ingiuste rispetto ai comuni valori di riferimento.
Peggio ancora: diamo a lui la colpa di tutto (“è incompetente, è pagato troppo, è pieno di privilegi ecc.”), se non è in grado di manovrare questa macchina che non ha più un volante, che è senza freni e cambio, dopo che abbiamo saputamente sbullonato e svitato qua e là.
Diamolo in pasto all’opinione pubblica, sempre quella che ha venduto l’anima sociale al diavolo mediatico: ci servirà anche per ammansirla, panem et circenses, usava l’imperatore romano per conquistarsi il suo popolo…
Ma non basta: come pennellata finale, dopo che muovendo ad hoc negli ultimi decenni le pedine finanziarie abbiamo fatto scoppiare la Bolla della Crisi economica – e via con la disoccupazione, la perdita della casa, della fiducia, della speranza, della dignità… -, ergiamoci Noi a nuovi Eroi della Patria! Si, perché sapremo pensarci noi, ora, a tagliare le (inutili) Spese Pubbliche, perché sarebbe troppo ingiusto aumentare le tasse che gravano ora in modo ancor più pesante sulla povera gente!
E così tagliamo, togliamo ulteriori risorse alla Scuola, e agli altri Servizi pubblici, ma chiamiamo queste manovre con Poesia: Riqualificazione degli investimenti pubblici! Riordino dei servizi! Spending Rewiew!!! Yuhuuu!! Come se il Termovalorizzatore non fosse sempre il vecchio, maleodorante, Inceneritore…
Sto delirando? Ho assorbito nel cibo locale qualcosa che mi fa vedere tutto questo così chiaramente? O sono vittima di manie di persecuzione?
Chiediamocelo in tanti.
E se in tanti, sempre più, ci riconosceremo in questo delirio, forse allora non sarà una mania, ma la prima consapevolezza che sì, è da tanto, troppo tempo, in atto una vera e propria persecuzione, contro la scuola pubblica e chi ci lavora.
Ma soprattutto pensiamo bene tutti assieme ad una cosa: qui non sono tanto in gioco i nostri diritti di lavoratori, né la nostra visione di scuola e di società; qui sono messi in serio pericolo i Destini dei nostri alunni, e attraverso di loro, presenti e futuri cittadini di questo meraviglioso pianeta, quelli dell’Umanità e della Natura che ci ospita.
Per Loro forse allora troveremo in noi il Coraggio di cogliere e di dire la Verità.
Di uscire da questa anestesia codarda, demotivata e depressa che ci fa scappare da tutto e anche da noi stessi.
Per Loro forse sapremo affrontare le conseguenze materiali che ciò, almeno all’inizio potrà voler dire: critiche, insulti, perdita di comodità e benefici materiali, forse del lavoro di funzionari…
bambiniE per Loro sapremo uscire anche da questo isolamento autoreferenziale in cui ci siamo limitati, ed in cui andiamo avanti o piangendoci addosso, o facendoci le scarpe l’un l’altro per un pezzetto di pane, poveri tra poveri.
Solo così smetteremo anche di arrabbiarci e rifarci codardamente su chi sta sotto di noi o fuori del cancello, alunni e genitori; torneremo a guardarli con occhi nuovi, come chi è vittima a sua volta, e assieme nostro migliore possibile alleato, nella lotta a difesa della Scuola Pubblica di tutti.
Andremo allora a loro incontro, e se saremo riusciti a cambiare Registro – non più quello punitivo che agitiamo loro in faccia ogni volta che non fanno quello che vogliamo, come gli Strateghi agitano la Forbice dei finanziamenti o il Verdetto delle prove Invalsi davanti a noi per rifarci abbassare la testa e lo spirito, ma bensì quello solidale e fraterno della verità, della giustizia sociale, dell’uguaglianza – riusciremo a far breccia nel loro risentimento e sospetto verso di noi, e potremo davvero tornare a camminare affianco, assieme.
A marciare uniti per ciò che crediamo e vogliamo, nell’interesse di tutti.
Anche dei veri manovratori e oppressori.
La Scuola sarà allora come la Vita, un lungo e arduo cammino trapuntato ora di ostacoli, ora di fiori, ma con accanto qualcuno che crede in te, e che come te Ama la Verità e la Giustizia. Un cammino comunitario.
Buon Cammino a tutti noi!
Simone Piazza
Linkoping, Svezia, 15/02/2014

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