Autismo2Nell’ottobre del 2011 il Ministero della Salute ha pubblicato le Linee Guida per “Il trattamento dei disturbi dello spettro autistico nei bambini e negli adolescenti”, che rappresentano il primo documento di questo tipo per quanto riguarda l’area della salute mentale dell’infanzia e dell’adolescenza.
Fra le intenzioni degli specialisti c’era quella di offrire un orientamento su quali sono gli interventi per cui sono disponibili prove scientifiche di valutazione di efficacia. Nella pubblicazione si legge che: “L’autismo è una sindrome comportamentale causata da un disordine dello sviluppo, biologicamente determinato, con esordio nei primi 3 anni di vita. Le aree prevalentemente interessate da uno sviluppo alterato sono quelle relative alla comunicazione sociale, alla interazione sociale reciproca e al gioco funzionale e simbolico.
In termini più semplici e descrittivi, i bambini con autismo:
• hanno compromissioni qualitative del linguaggio anche molto gravi fino a una totale assenza dello stesso;
• manifestano incapacità o importanti difficoltà a sviluppare una reciprocità emotiva, sia con gli adulti sia con i coetanei, che si evidenzia attraverso comportamenti, atteggiamenti e modalità comunicative anche non verbali non adeguate all’età al contesto o allo sviluppo mentale raggiunto;
• presentano interessi ristretti e comportamenti stereotipati e ripetitivi.
Tutti questi aspetti possono accompagnarsi anche a ritardo mentale, che si può presentare in forma lieve, moderata o grave.

È interessante ed emozionante notare come l’introduzione, di una pubblicazione di tipo scientifico, si chiuda ricorrendo ad una poesia di John Donne.
Nessun uomo è un’isola,
completo in se stesso.
Ogni uomo è un pezzo,
una parte del tutto.

Ogni morte d’uomo mi sminuisce,
perché io sono parte dell’umanità.
E dunque non chiedere mai
per chi suona la campana:
essa suona per te.
Infatti si riconosce che “è necessario far crescere anche un contesto sociale umanamente sensibile e disponibile a farsi carico anche di queste particolari forme di disabilità, capace di supportare e sostenere la più ampia inclusione sociale possibile, pronto ad intervenire con soluzioni assistenziali idonee quando le famiglie non sono più in condizione di sostenere da sole la fatica di supportare la crescita del loro figlio autistico.
Una sfida complessa e difficile, ma il grado di civiltà di una società si misura anche dalla sua capacità di investire e di mobilitarsi a favore dei più deboli e dei più svantaggiati tra i suoi componenti.

Sembra quasi che la scienza, che cerca di spiegarsi meglio usando la poesia, voglia riconoscere un suo limite o comunque intenda mostrare un’apertura verso una modalità espressiva diversa che permette di arricchire il proprio punto di vista rendendolo più ampio.
DallaTerraAllauna_logoDi modalità espressive che arricchiscono il proprio “essere” ne hanno tenuto conto gli amici dell’associazione Dalla Terra alla Luna di Ferrara che, in occasione del prossimo 2 aprile: VII Giornata Mondiale per la Consapevolezza dell’Autismo (sancita dalle Nazioni Unite nel dicembre 2007, per promuovere la conoscenza dell’autismo e la solidarietà nei confronti dei bambini e delle persone che ne sono affette), hanno organizzato sia un convegno con le scuole che una rassegna cinematografica per conoscere e condividere l’autismo attraverso il cinema.
Mercoledì 2 aprile alle 9.30 presso la Sala Boldini di via Previati 18 a Ferrara si terrà l’evento: TI RACCONTO LA LUNA, un convegno rivolto agli studenti delle scuole superiori e universitari, alle famiglie, ai docenti, agli educatori e a tutti i cittadini interessati.
Interverranno il dott. Stefano Palazzi, neuropsichiatra infantile e il dott. Michele D’Ascanio, psicologo.
Le letture saranno curate da Marco Sgarbi, attore e regista e Claudia Titi, maestra elementare.
Introdurrà e modererà Mauro Presini, maestro elementare.
Questo invece il programma della rassegna cinematografica.

THE-SPECIAL-NEEDMartedì 1 aprile 2014, ore 21 – Ingresso 5 euro
THE SPECIAL NEED”, regia di Carlo Zoratti (Italia 2014)

(Film  vincitore  dei  Festival  di  Lipsia, Trieste  e  Zagabria.  Premio  del Pubblico al “South By Southwest” di Austin)
LA TRAMA: Enea ha 29 anni, è alto 1 metro e 78 ed è autistico. Non ha mai avuto un rapporto sessuale, nonostante ne senta il desiderio e ne abbia le piene capacità. Dal momento che il suo paese, l’Italia, non offre alcuna soluzione legale al suo desiderio, Enea s’imbarca in un viaggio in Europa con i suoi amici Carlo ed Alex, alla ricerca di un modo per avere un rapporto sessuale alla luce del sole e di una chiave per esplorare i suoi sentimenti e i suoi desideri.

LA RECENSIONE Dallo spunto iniziale nasce in “The Special Need” un racconto di formazione che, da un lato, si carica degli stilemi classici del road movie (il percorso a tappe, con gli ostacoli e gli imprevisti che, inevitabilmente, si incontrano lungo il cammino), dall’altro si caratterizza come una classica storia d’amicizia, un po’ da buddy movie e da college movie. L’obiettivo, infatti, è quello che caratterizza tanto cinema adolescenziale americano: vivere una notte di sesso, trovare una donna di cui magari innamorarsi. Con la differenza, ovvia, che qui i due amici sono al servizio del protagonista Enea e delle sue debolezze, delle sue indecisioni e dei suoi ripensamenti. Il tutto messo in scena senza alcuna forzatura patetica, né senza mai alzare i toni del dramma, anzi lasciandosi anche andare a momenti di naturale leggerezza.
Elemento decisivo per la riuscita di “The Special Need” è la presenza in scena, tra i tre protagonisti, dello stesso regista. Carlo Zoratti, in questo modo, mostra la volontà di mettersi in gioco, non nascondendosi a giudicare dietro la macchina da presa i movimenti e gli imbarazzi di Enea. La scelta di apparire è stata dettata in realtà da necessità produttive: inizialmente, infatti, Zoratti non era tra i personaggi, ma ha dovuto rivedere il tutto quando si è reso conto che non sarebbe stato possibile evitare a Enea di guardare sempre in macchina per rivolgersi a lui. Evidentemente, il richiamo istintivo di Enea ha giovato al film: portando con sé il suo regista all’interno dell’inquadratura, il protagonista ha così aumentato il grado di naturalezza dell’operazione.
Sia  pur  con  situazioni  scritte  e  prestabilite, “The  Special  Need” vive  proprio  della  istintività primitiva di quelle opere “fatte” sul set, dove l’improvvisazione è regolata da un attento studio preparatorio. Colpiscono, ad esempio, le sequenze di Enea che cerca invano di abbordare delle ragazze per strada o in piscina. Queste scene, invece di caratterizzarsi come “messa in ridicolo” del protagonista, fanno soffrire lo spettatore spingendolo a empatizzare con Enea e convincendolo della necessità di trovare una soluzione al desiderio del ragazzo. E, a ben vedere, è proprio in questa dicotomia di superficie che si muovono il senso e la pratica di “The Special Need”: un protagonista che sa spiazzare con le sue osservazioni e che magari si perde nelle azioni più semplici e un regista che, digiuno di studi cinematografici, riesce a costruire un racconto empatico e coinvolgente con degli strumenti semplicissimi.

Mercoledì 2 aprile 2014, ore 21 – Ingresso 5 euro
PULCE NON C’È”, regia di Giuseppe Bonito (Italia 2012)

(Premio Speciale nel 2012 al Festival Internazionale del Film di Roma nella sezione “Alice nella Citta’”).
Pulce non c'èLA TRAMA: Pulce ha nove anni, due occhioni accesi e ascolta solo il tango: non parla perché è autistica, ma questo non significa che non abbia niente da dire. Un giorno come tanti, viene portata via dalla sua famiglia senza troppe spiegazioni perché su suo padre grava un’accusa mostruosa. Attraverso lo sguardo divagante e trasognato della sorella Giovanna entriamo nella quotidianità di una famiglia anormale, con il suo lessico pensato per chi può solo parlare per immagini, il suo caos pieno di emergenza e amore. E senza retorica e senza patetismi esploriamo lo scontro tra mondo adulto e infanzia, tra malattia e normalità, tra rigidità delle istituzioni e legami affettivi.

LA RECENSIONE Una famiglia unita con due figlie, una più piccola di nove anni affetta da autismo, Pulce. Un microcosmo racchiuso in una fragile ampolla di vetro con la neve artificiale. Basta scuoterla per cambiarne l’aspetto. E’ quello che accade improvvisamente quando Pulce viene portata via dai servizi sociali. Per l’apprensiva Anita (Marina Missironi), la madre, e Gualtiero ( Pippo Delbono), il padre, un medico roccioso e di poche parole, è un fulmine a ciel sereno. L’unica a resistere all’urto degli eventi è Giovanna (l’esordiente Francesca Di Benedetto), la figlia maggiore, adolescente dallo sguardo esplorativo e voce narrante.

“Pulce non c’è” è tratto dall’omonimo romanzo di Gaia Rayneri e il lavoro di messa in scena di Bonito esplora con mano felice e molto attenta (ricorda i toni di un certo cinema scandinavo, come tematica siamo vicini a “Il sospetto” di Vinterberg) il dolore e le reazioni del microcosmo familiare ad un’accusa infamante per un padre, quella di aver abusato di una figlia, la piccola Pulce.
locandina-ti-racconto-la-lunaIl regista si concentra sulle reazioni prendendo come punto di vista Giovanna, ragazzina che combatte con i primi sussulti dell’adolescenza, è lei a guidare lo spettatore in questo viaggio disperato alla scoperta del mondo ‘malato’ dei grandi. Un paesaggio che comunque non invade mai l’inquadratura, il mondo esterno è fatto di piccoli spazi e pochi passaggi. Ombre di un mondo che può anche essere crudele e respingerti. E’ nel cuore della famiglia, della casa e dei rapporti umani tra genitori e figli, che lottano insieme ogni giorno per aiutare Pulce a sentirsi più viva, che sta in particolare l’interesse filmico di Bonito. Un’opera riuscita, un piccolo miracolo in un cinema (italiano) che non ama più sorprendersi.

PROIEZIONI POMERIDIANE AD INGRESSO LIBERO
Mercoledì 9 APRILE 2014, ore 17.30
ADAM”, regia di Max Meyer (USA 2009)
(Toronto Film Festival, Sundance, Edimburgo)
Adam
Adam è un intenso film scritto e diretto da Max Mayer, che racconta della storia di un ragazzo con la sindrome di Asperger, che cerca di evadere dalla sua vita intavolando una sorta di relazione con la sua tanto amata Beth. La ragazza dal canto suo, bella ed intelligente, si è appena lasciata alle spalle una storia difficile e dolorosa con il suo ex-boyfriend, e si è da poco trasferita nell’appartamento vicino a quello di Adam. La storia è ambientata a Manhattan, dove Adam vive praticamente solo, dopo la morte dei suoi genitori, anche se a prendersi cura del ragazzo ci pensa l’amico Harlan, che è sempre a sua disposizione. Adam inizierà ad intrattenere una relazione con la maestrina Beth, nonostante le sue difficoltà a comunicare. “Quando ho sentito un uomo alla radio parlare della Sindrome di Asperger – afferma il regista – ho realizzato che non stava parlando solo di come era la sua vita quotidiana ma anche di qualcosa che in generale riguarda la condizione umana. Siamo tutti intrappolati nelle nostre menti e visto che questa patologia riguarda le difficoltà nelle relazioni sociali ho voluto sviluppare una storia che avesse come centro una storia d’amore. Ho iniziato a scrivere la sceneggiatura e ho capito che la relazione tra Beth e Adam è la versione estrema di un dilemma  di  fronte  al  quale  tutti  ci  veniamo  a  trovare  nella  vita:  l’urgenza  di  trovare  una connessione totale con un’altra persona, una persona – che anche senza avere una patologia – ha una sua visione personale del mondo. Questo è il tema centrale del film”.

the-black-balloonMercoledì 30 aprile, ore 17.30
THE BLACK BALOON”, regia di Elissa Down (Australia-UK, 2008)
(Festival Internazionale del Cinema di Berlino)
Thomas è un giovane adolescente che si trasferisce con la sua famiglia in una nuova casa. Tutto quello che desidera è integrarsi: a scuola, nel vicinato, con i nuovi amici. Sua madre è incinta e sarà lui a doversi occupare del fratello maggiore affetto da autismo.

Thomas troverà un inaspettato aiuto in Jackie, una ragazza conosciuta da poco, che gli sarà molto vicina nel momento in cui la frustrazione e le difficoltà sembreranno sommergerlo.

MNIK 70x100Mercoledì 14 maggio, ore 16.30
IL MIO NOME È KHAN”, regia di Karan Johar (India, 2010)

(Festival Internazionale del Cinema di Berlino)
Rizvan Khan, stimato indiano musulmano affetto dalla sindrome di Asperger (disturbo pervasivo dello sviluppo, da alcuni considerata una forma lieve di autismo), s’innamora perdutamente della bellissima Mandira, madre single di religione induista, che vive la sua versione del sogno universale del successo.
E quando un atto di inaudita codardia smembra la loro famiglia, Khan decide d’intraprendere un difficile viaggio attraverso l’America contemporanea, luogo oscuro e complesso quanto il cuore umano. Un viaggio che, inconsapevolmente, si trasforma nel più improbabile atto di sfida, ma anche di pace e compassione da parte di un uomo che con la sua disarmante autenticità riesce a toccare il cuore di tutti coloro che incrocia sul suo cammino. Uno straniero, un personaggio singolare che, in nome della donna che ama, si presenterà al mondo dicendo semplicemente: “Il mio nome è Khan e non sono un terrorista”.

Le istituzioni che hanno offerto il proprio patrocinio all’iniziativa sono: Comune e Provincia di Ferrara, Servizio Sanitario Regionale (Emilia Romagna), Azienda Unità Sanitaria Locale di Ferrara, Università e Ufficio Scolastico Regionale, con la collaborazione di Arci Ferrara.
Comunque non vi sentiate un’isola, buona partecipazione.

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