the-special-need-la-locandina-italiana-297164Il primo aprile, vigilia della Giornata Mondiale per la Consapevolezza dell’Autismo al cinema Boldini di Ferrara verrà proiettato il film “The Special Need” (Il Bisogno Speciale)
Racconta di Enea che ha trent’anni, un lavoro e un problema. Anzi: più che un problema, una necessità. Una necessità speciale: fare (finalmente) l’amore. Enea ha anche due amici, Carlo e Alex, fermamente decisi ad aiutarlo. A prenderlo sottobraccio con allegra dolcezza. Se non è facile realizzare i propri sogni, non è certamente facile realizzare quelli degli altri. E il sogno di Enea, impigliato nella rete dell’autismo, richiede una manutenzione delicatissima. Basteranno un piccolo viaggio e una grande complicità tutta maschile per creare le giuste condizioni? Documentario on the road, ma prima ancora potente indagine sentimentale, The Special Need racconta la normalità della diversità senza mai salire in cattedra e senza mai perdere di vista la leggerezza della narrazione. Una leggerezza densa, a tratti poetica, dentro cui ognuno può riconoscere gli entusiasmi, i dubbi e le fragilità della vita quotidiana.

THE SPECIAL NEED

Non so quale fortuna cinematografica avrà “The Special Need” ma gliene auguro davvero tanta perché il coraggio con il quale il regista ha affrontato un tema così delicato e complesso va premiato, non solo con i riconoscimenti dei festival cinematografici ma, con la visione da parte di molte persone e con la loro successiva riflessione.
Un anno fa, un altro film coraggioso, “The Sessions” non ha avuto moltissimi spettatori sebbene abbia ottenuto nomination in manifestazioni internazionali di grande livello (Premio Oscar, Golden Globe, Satellite Award, Sundance Film Festival).
È un film ispirato alla storia vera del giornalista e poeta californiano Mark O’Brien, morto nel 1999. Racconta la vicenda di un uomo costretto a passare la maggior parte del suo tempo in un polmone d’ acciaio, che a 38 anni decide di provare per la prima volta nella sua vita l’esperienza sessuale. Lo confida al sacerdote, che solitamente è il suo consigliere spirituale, questi comprende che il desiderio è legittimo e, assieme a dei terapeuti specializzati, gli permette di sottoporsi a delle “sessioni”, con un’ operatrice sessuale professionista, che lo inizia con delicatezza al piacere fisico per lui sconosciuto.

THE SESSIONS

Sono consapevole di come un tema simile possa trovare ostacoli di varia natura, soprattutto nel nostro paese.
A volte però la creatività e la delicatezza insieme all’energia generata dagli affetti sinceri possono riuscire a smuovere le coscienze.
Circa due anni fa sul Blog Invisibili è stata pubblicata la lettera di una mamma di un ragazzino con disabilità che mi sembra possa essere una buon esempio di quel che ho appena scritto ed un’ottima introduzione a chi vorrà vedere uno od entrambi i film.

“Proprio stamane l’insegnante di sostegno di mio figlio si è lamentata del fatto che se una compagna di classe passa vicino alla carrozzina, il mio ragazzo l’afferra per il braccio, non la lascia andare etc etc. «La pulsione sessuale è terribile» mi dice come se fossi un’anima bella che non si è accorta che il figlio è cresciuto. Ovviamente le ho risposto in modo brutale sconcertandola. Avrà fatto pure il suo addestramento come sostegno con allegato corso di “psicologia del disabile” in 12 lezioni ma… non può comprendere proprio tutto perché non lo vive.
«Una madre della mia sottotribù invece mi ha insegnato parecchio. Lo scorso settembre mi ha telefonato alle due di notte chiedendomi di andarla a prendere in una certa via e di portare la macchina grande con il mio tagliando perché era con suo figlio e la carrozzina. Quando arrivo sul luogo li trovo per strada con due tutori dell’ordine imbarazzatissimi e rossi come peperoni. Carico in macchina figlio, carrozzina e madre e andiamo in un locale del centro ancora aperto dove mi racconta quello che le è successo.
Il figlio è maggiorenne, lei è divorziata e il padre si è rifatto una famiglia completa di due figli sani ancora pargoli. Così è toccato a lei provvedere (alla sessualità del figlio ndr) perché la nuova moglie… non gradisce.
Indagini lunghe e discrete presso colleghi e amici per trovare una “casa” con una tenutaria e ragazza disponibili, ovviamente a prezzo maggiorato, ad accogliere un disabile. Per un po’ va bene e il ragazzo è felice e la ragazza è “fissa”.
chagall_promenadePurtroppo quella sera arriva una incursione. Lei è seduta vicino all’entrata con un libro di matematica (è insegnante), i suoi bravi capelli brizzolati e la figura pesante dei suoi anni. Sconcerto dei tutori dell’ordine neanche avessero visto un gatto in un canile. Poi una delle tutrici dell’ordine arriva trafelata “c’è di là un ragazzo che chiede della mamma”. La mia amica si alza e dice “beh penso che dovrei vestirlo se c’è qualcuno che mi aiuta”. Panico tra i custodi della legge. Alla fine permettono alla “ragazza fissa” di aiutare la madre.
Poi bisogna portare tutti, clienti e ragazze, in centrale dove verranno identificati mentre la tenutaria viene arrestata. Sono pronti due furgoni di sotto. La mia amica propone di seguirli con il figlio con la propria macchina ma i tutori rifiutano. Allora come far salire il ragazzo, ormai molto agitato, sul furgone? Altro panico e intanto la maitresse blatera che lei fa un buon servizio sociale e che aiuta i bisognosi, vedete c’è pure il povero disabile etc. Alla fine due forzuti tutori scaraventano ragazzo e carrozzina sul furgone delle ragazze che lo accolgono con boati, urla e risate.
In Centrale arriva subito il magistrato che messo al corrente della particolarità non sa che pesci pigliare. E qui la mia amica mi racconta un colloquio surreale:
– Dove è suo marito? Io non ho marito, mi ha lasciato, pochi disabili hanno il padre.
– Ma lei non ha un fratello o un amico per queste cose? No sono figlia unica e questa faccenda non si delega agli amici. Il resto lo tralascio e dico solo che non ho mai riso tanto in vita mia.
Sì, c’è da ridere perché nella vita normale ci sono i mariti e gli amici, che spariscono nella vita con un disabile. Perché certi argomenti sono da uomini normali, ma le madri dei disabili a volte devono comportarsi da uomini, che lo vogliano o no.
E uomini stessi, quelli che fanno le leggi, quelli che comandano, quelli che ci abbandonano a noi donne e madri diverse, non lo capiscono.
Anche se c’è un danno cerebrale, i nostri figli crescono e gli ormoni quelli sono.
I danni cerebrali a volte provocano modifiche fisiche significative (bava alla bocca, incapacità di camminare) ma la voglia di affetto, di un abbraccio, di un rapporto c’è sempre. Però nessuno dei normali si sofferma su questo problema: per tutti il disabile è un “infelice” (come si diceva una volta) e non un essere umano con i suoi sentimenti e i suoi bisogni. Forse si considera il disabile un angioletto puro, a volte brutto da vedere (altro che i puttini del Mantegna!) ma comunque un qualcosa amorfo e non un qualcuno.
Ho l’impressione, poi, che molta gente non si renda conto che i nostri figli debbano farsi la barba come tutti e dobbiamo fargliela noi e così per tante altre cose.
Ho l’impressione, invece, che molta gente pensi che quando i nostri figli sono in casa si fanno la barba da soli, mangiano da soli e vanno in bagno da soli.
E queste cose, elementari e sgradevoli, raramente vengono fatte vedere per l’intero in un film, mitico per tutti “Il figlio della luna”.
E allora come invocare la società perfetta, come meravigliarsi dello sconcerto e dell’imbarazzo di un normale quando nessuno gli scaraventa la realtà sotto il naso.
Una realtà elementare: un disabile ha bisogno di tutto ma proprio di tutto, senza ipocrisie e senza repulsione, e senza neppure “distinguo” tra padre e madre perché Madre Natura non fa sconti anche quando fa un torto.
Più che invocare una società perfetta non sarebbe meglio spingere tutti noi a una riflessione più concreta, meno moralistica, più veritiera? E diciamolo “più naturale”!
E infine, finale come in tutti i film che si rispettino: la mia amica ha trovato un’altra “casa”, il figlio sembra contento della “nuova ragazza”, non ha avuto conseguenze, l’ex marito non ha saputo niente e il 14 febbraio ha ricevuto un mazzetto di roselline.
Perché spesso quello che si nega ad un disabile si nega anche alla madre”.

Per chi volesse approfondire il mio invito è di visitare il sito del Centro Risorse Handicap del Comune di Bologna realizzato con la Cooperativa Sociale Accaparlante, qui.

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