LISTA-TSIPRAS-PINLa raccolta firme per la presentazione della lista dell’Altra Europa con Tsipras alle elezioni europee di maggio 2014 ha superato le 220mila firme raggiungendo abbondantemente tutti gli obiettivi posti dalla legge elettorale sia nelle circoscrizioni (30mila firme per ognuna di esse) che nelle regioni (3mila firme per regione). L’Altra Europa con Tsipras si presenterà in tutti e cinque i collegi nazionali, forte della bellissima esperienza della raccolta delle firme che in un mese ha coinvolto migliaia di attivisti in tutte le città d’Italia e che ha registrato un’enorme interesse da parte dei cittadini (mettendo a tacere tutti i commentatori interessati che predicavano il fallimento della raccolta).
Le firme saranno consegnate entro il 15 di aprile con iniziative di comunicazione e di campagna elettorale in tutti i capoluoghi di circoscrizione.
Oltre 200mila italiani, con la loro adesione e la loro firma, hanno portato la lista alle elezioni europee.

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Adesso che si è usciti dal porto… si va verso un’Altra Europa con Alexis Tsipras ma anche con Isabella Cirelli di cui riporto un’intervista apparsa sul Manifesto del 3 aprile 2014.

Il governo Renzi vuole una scuola di classe
IsabellaCirelliIsa­bella Cirelli era a capo dei cento volon­tari del comi­tato 33 che ha vinto il refe­ren­dum bolo­gnese sulle scuole pari­ta­rie nel mag­gio 2013. Una bat­ta­glia memo­ra­bile che il col­let­tivo di scrit­tori Wu Ming definì come quella delle Ter­mo­pili dove gli spar­tani scon­fis­sero l’esercito di Serse che a Bolo­gna schie­rava la Cei, Cl, il Vati­cano insieme al Pd, Lega­coop e Con­f­coo­pe­ra­tive. Oggi Isa­bella, che lavora per la filiale di un’azienda danese a Bolo­gna ed è madre di una bam­bina di 4 anni, si è can­di­data alle euro­pee per la lista Tsi­pras.

Quei tre­cento spar­tani oggi li vuole gui­dare in una lotta ancora più ambi­ziosa, quella contro una decli­na­zione particolare dell’austerità: la riforma della scuola ita­liana secondo il «modello tede­sco». Per ren­derlo ope­ra­tivo, il mini­stro dell’Istruzione Ste­fa­nia Gian­nini raffor­zerà l’apprendistato e la for­ma­zione tec­nica. A suo avviso sono que­ste le con­di­zioni affin­ché l’industria mani­fat­tu­riera ita­liana possa soprav­vi­vere nei pros­simi anni.
Per­ché non è d’accordo con que­sta visione?
Perché Gian­nini non mette in evi­denza la caratteristica fondamentale del modello tede­sco: la sua selet­ti­vità pre­coce che inter­viene sulle pro­spet­tive di vita dei ragazzi già dalla fine dell’infanzia in ragione dei risul­tati sco­la­stici con­se­guiti fino a quel punto. Dopo quat­tro anni di scuola pri­ma­ria, i ragazzi ven­gono iscritti con il con­senso dei geni­tori ad uno spe­ci­fico tipo di scuola media infe­riore che a sua volta li cana­lizza verso spe­ci­fici tipi di scuola media superiore.

Con quali risultati?
Que­sto sistema voca­zio­nale per­mette alla Ger­ma­nia di avere ottime per­for­mance nelle classifiche Ocse, ma vin­cola il suc­cesso sco­la­stico di un alunno al livello di benes­sere socio-economico della fami­glia di appar­te­nenza. In que­sto modo, l’intero sistema sco­la­stico tende a privilegiate i pro­gressi di coloro che hanno rice­vuto le migliori di con­di­zioni di par­tenza dal red­dito dei suoi geni­tori. Quella che si vuole impor­tare dalla Ger­ma­nia è una scuola di classe.

Non crede che quella ita­liana sia già oggi una scuola di classe?
Lo è, pur­troppo. I test Ocse-Pisa sulla mate­ma­tica hanno con­fer­mato che gli alunni che ven­gono da fami­glie di livello socio-economico basso otten­gono risul­tati tre volte più bassi di quelli che ven­gono da fami­glie con red­dito più alto. Ma in Ger­ma­nia, a causa della sele­zione pre­coce, que­sto rap­porto di pro­ba­bi­lità sale a cin­que. L’introduzione di que­sto modello anche in Ita­lia peggiorerebbe le dise­gua­glianze esi­stenti, facen­dole dipen­dere sem­pre più dal back­ground familiare.

Come si può evi­tare que­sto esito?
Ini­ziando a seguire le indi­ca­zioni che ven­gono per­sino dall’Ocse che raccomanda di limitare la sele­zione pre­coce a scuola e di innal­zare l’età in cui rea­liz­zare la sepa­ra­zione tra i diversi tipi di cur­ri­cula scolastici.

Esi­ste un collegamento tra l’auspicio del mini­stro Gian­nini sulla mag­giore integra­zione tra scuola e lavoro e la riforma dell’apprendistato con­te­nuta nel decreto Poletti sul lavoro?
Il limite evi­dente dell’orizzonte programmatico sulla scuola in Ita­lia è l’incapacità di uscire da un’ottica di tamponamento delle emer­genze come l’edilizia sco­la­stica o l’assorbimento del pre­ca­riato degli inse­gnanti. Sono cose dove­rose, ma evi­tano di con­fron­tarsi con i problemi maggiori.

Quali?
Un esem­pio basta per tutti: l’alto tasso di disper­sione sco­la­stica e la con­se­guente bassa per­cen­tuale di gio­vani che com­ple­tano la media supe­riore: il 79% in Ita­lia con­tro l’84% della media Ue.

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