mani-protese1Il 27 marzo scorso un nutrito gruppo di giuristi, professori universitari, giornalisti e personalità politiche (tra cui Nadia Urbinati, Gustavo Zagrebelsky, Sandra Bonsanti, Stefano Rodotà, Lorenza Carlassare, Paul Ginsborg, Beppe Grillo, Ferdinando Imposimato, Maso Notarianni, Gino Strada, Ida Dominijanni) ha diffuso un appello dal titolo: VERSO LA SVOLTA AUTORITARIA.
Eccolo.
“Stiamo assistendo impotenti al progetto di stravolgere la nostra Costituzione da parte di un Parlamento esplicitamente delegittimato dalla sentenza della Corte costituzionale n.1 del 2014, per creare un sistema autoritario che dà al Presidente del Consiglio poteri padronali.
Con la prospettiva di un monocameralismo e la semplificazione accentratrice dell’ordine amministrativo, l’Italia di Matteo Renzi e di Silvio Berlusconi cambia faccia mentre la stampa, i partiti e i cittadini stanno attoniti (o accondiscendenti)  a guardare.
La responsabilità del Pd è enorme poiché sta consentendo l’attuazione del piano che era di Berlusconi, un piano persistentemente osteggiato in passato a parole e ora in sordina accolto.
Il fatto che non sia Berlusconi ma il leader del Pd a prendere in mano il testimone della svolta autoritaria è ancora più grave perché neutralizza l’opinione di opposizione.
Bisogna fermare subito questo progetto, e farlo con la stessa determinazione con la quale si riuscì a fermarlo quando Berlusconi lo ispirava.
Non è l’appartenenza a un partito che vale a rendere giusto ciò che è sbagliato.
Una democrazia plebiscitaria non è scritta nella nostra Costituzione e non è cosa che nessun cittadino che ha rispetto per la sua libertà politica e civile può desiderare.
Quale che sia il leader che la propone.”
Nel mio piccolo lo sottoscrivo perché provo le stesse forti preoccupazioni nei confronti dei modi spicci, superbi, autoritari e da prestigiatore di chi, proteggendosi con vecchi scudi crociati, ha seminato margherite e ora, custodito da un piccolo angelo, si pavoneggia mentre si accorda con i caimani.
Anche a scuola ad esempio c’è chi guarda con interesse alla kermesse di promesse preelettorali, sapientemente diffuse tramite i telegiornali, ma poi non legge attentamente alcuni capitoli del DEF (Documento di Economia e Finanza) per dedurne che non si discuterà di rinnovare i contratti pubblici fino al 2020 (cioè che gli stipendi, bloccati da anni, continueranno a rimaner fermi), che la partita degli scatti di anzianità, già diventata farsa, sta trasformandosi in un copione tragicomico (cioè che non si sa in che tasche andranno gli arretrati ma sicuramente “i nuovi scatti si chiameranno merito”), che i fondi destinati alle scuole andranno progressivamente ma rapidamente diminuendo (cioè che i genitori pagheranno sempre di più anche nella scuola dell’obbligo).
Se è vero che “quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito” allora è altrettanto vero che “quando il pavone indica 80 euro, il caimano guarda compiaciuto“.
smuragliaAnche il presidente dell’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani Italiani) Carlo Smu­ra­glia si mostra preoccupato dichiarando che la proposta dell’abolizione del Senato, combinata con la legge elettorale frutto di un accordo fra Berlusconi e Renzi «irro­bu­sti­sce i poteri del presidente del Con­si­glio e del governo», va verso «un’ulteriore e grave ridu­zione dei mar­gini di democrazia, che subi­scono da tempo una lenta ma pro­gres­siva ero­sione e che, invece, noi con­sideriamo intan­gi­bili, alla luce dei prin­cipi e dei valori costituzionali».
Se non siamo alla «svolta auto­ri­ta­ria» poco ci manda. «Non vogliamo con­ser­vare l’esistente a tutti i costi», sot­to­li­nea Smu­ra­glia, che è favo­re­vole alla fine del bicameralismo per­fetto, pro­blema che però «può essere risolto in molti modi, sce­gliendo fra i tanti modelli esi­stenti, ma rispet­tando la linea costi­tu­zio­nale di valo­riz­za­zione del par­la­mento, in quanto rap­pre­sen­tante diretto della volontà popolare».
Le dichiarazioni di Carlo Smuraglia non devono essere piaciute molto al PD che attraverso la penna di Mario Lavia, nell’articolo pubblicato su Europa ed intitolato Davvero un 25 aprile contro Renzi?, si meraviglia che il vecchio partigiano consideri il superamento del Senato e l’Italicum un attacco alla democrazia pertanto rimprovera l’ANPI di somigliare ad un gruppetto extraparlamentare.
Di seguito la risposta del Presidente Carlo Smuraglia.
Egregio direttore, in relazione all’articolo di Mario Lavia (8 aprile 2014, titolo “Davvero un 25 aprile contro Renzi?”), devo rilevare – a prescindere dagli sprezzanti giudizi dell’articolo nei confronti dell’ANPI e dell’evidente insofferenza nei confronti di qualsiasi manifestazione di dissenso e di critica – che l’autore non ha colto nel segno. La presa di posizione dell’Anpi nei confronti della “abolizione” del senato e la promozione di una manifestazione per illustrare ai cittadini i rilievi e le proposte dell’Anpi, non hanno assolutamente nulla a che fare col 25 aprile, che è, e deve restare, festa nazionale della Liberazione.

La vicinanza temporale col 25 aprile della manifestazione che promuoviamo sulle riforme costituzionali è imposta – semplicemente – dalla fretta con cui intende muoversi il presidente del consiglio.
AnpiMauroPresiniIl DDL costituzionale è già in senato e Renzi lo vuole varare in prima lettura prima del 25 maggio (perché?); dunque, se si vuole fare una manifestazione (e spero che ce ne sia riconosciuto il diritto) non la si può fare quando l’iter del disegno di legge è non solo avviato, ma a buon punto. Se non ci fosse stato l’impegno della nostra organizzazione per un bel 25 aprile, l’avremmo fatta subito. Per correre al passo di Renzi, dobbiamo farla subito dopo, comunque al più presto (ma dopo c’è il primo maggio).
Dunque, nessuna mescolanza e nessuna contraddizione: il 25 aprile sarà dedicato alla Liberazione, alla Resistenza e alla Costituzione che ne è nata. Nell’altra manifestazione si parlerà dei progetti di riforme costituzionali in corso. Tutto qui.
Quanto poi ad associarci a «gruppetti extraparlamentari», viene da sorridere; non siamo un «gruppetto», perché l’Anpi conta 130 mila iscritti; e se siamo «extraparlamentari» è perché non stiamo (giustamente) in parlamento, date le nostre caratteristiche di Associazione libera, indipendente ed apartitica.
Con i più cordiali saluti.
Carlo Smuraglia
Comunque vi diffeRENZIate dai modi autoritari, buona partecipazione.

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