thomas_2036601cSono trascorsi quasi cinque anni da quando la leggenda del rugby gallese Gareth Thomas, fece il suo outing dichiarando di essere omosessuale.
Nel dicembre del 2009 disse: 

Il rugby è lo sport più duro, è il più “macho” tra quelli maschili.
Questo regala un’immagine ai giocatori. Il rugby per molti versi è barbarico.
Non avrei potuto fare outing senza prima essermi affermato come giocatore e senza essermi guadagnato il rispetto sul campo.
Il rugby era la mia passione, la mia intera vita e non ero pronto a rischiare di perdere tutto ciò che ho amato. Capita di essere gay: quello che faccio quando chiudo la porta di casa mia non ha nulla a che fare con ciò che ho conquistato in campo. È difficile essere l’unico giocatore di livello internazionale pronto a rompere il tabù. Guardando i numeri, non posso essere l’unico. Ma non ho notizia di altri omosessuali ancora in attività. Sarei felicissimo se, nell’arco di 10 anni, questo non fosse più un argomento da affrontare nello sport
“.

Diversi anni prima, nel 1995, Nelson Mandela scrisse nella sua autobiografia Lungo cammino verso la libertà” che:Il coraggio non è la mancanza di paura, ma la capacità di vincerla.

105009791-56bf8ab7-9992-4f55-8ad2-74e4e47d97a6Ho pensato alla frase di Nelson Mandela e al coraggio dimostrato da Gareth Thomas quando ho letto la notizia dell’accordo fra l’Arcigay ed i “Roosters”, una squadra di giovani rugbysti ferraresi.
Credo che in questi tempi, in cui una parte dei protagonisti degli sport mediaticamente privilegiati si dimostrano spudoratamente egoisti, opportunisticamente incoerenti, maledettamente razzisti, la coraggiosa iniziativa di questi ragazzi vada perseguita, sostenuta ed incoraggiata in tutti i modi possibili.
Spero vivamente che la dirigenza del Cus Ferrara Rugby voglia impegnarsi per sistemare tutte le formalità necessarie affinché l’iniziativa audace di questi ragazzi che hanno imparato molto dal rugby, possa diventare un contributo importante nella campagna contro l’omofobia.
Mi auguro che il Cus Ferrara, in primis, sostenga tutti gli sforzi necessari, non solo per far partecipare questi ragazzi ad un torneo internazionale ma, per dimostrare che il rugby è davvero quello sport che, insegnando valori importanti, allena alla vita.
Comunque corriate in avanti passando la palla all’indietro, buona lettura dell’articolo di Rosario di Raimondo già pubblicato su Repubblica.it Emilia Romagna “La squadra di rugby sponsorizzata da Arcigay”.

104543704-26732802-ab31-4431-a81e-1a9206465408FERRARA – L’idea nasce attorno al tavolo di un pub. Seduti a bere una birra ci sono i ragazzi della Cus Ferrara Rugby, team che milita nella serie B italiana. Hanno formato una nuova squadra per partecipare a un torneo internazionale di rugby a 7 che si disputerà in Germania il prossimo autunno, ma hanno bisogno di uno sponsor. E un loro amico, militante di Arcigay, suggerisce: chiedete alla mia associazione. Così, per la prima volta nella sua storia, la più importante comunità LGBT italiana fa da sponsor a una formazione sportiva.
Da una parte l’aiuto economico, poche centinaia di euro per pagare le spese.
Dall’altra un gruppo di giocatori che scenderà in campo indossando maglie color arcobaleno e porterà avanti una campagna contro l’omofobia fuori e dentro i rettangoli di gioco.
Al centro lo sport. E per una volta, visti i tempi, la sua parte più sana.
Si chiameranno “The Roosters”. I galli o galletti. Uno di loro è Alberto Fogagnolo, ha 28 anni. A Repubblica racconta: «Il torneo comincerà a settembre a Monaco di Baviera, a ridosso dell’Oktoberfest. Il rugby a sette, rispetto a quello a 15, è molto spettacolare.
È entrato pure a far parte anche degli sport olimpici». Nessun problema, per lui e i suoi compagni, nel portare sul petto i colori rainbow e la scritta “Arcigay” bene in mostra.
E forse non è una scelta così scontata: «In Australia le campagne contro l’omofobia si fanno da tempo. E negli anni passati, alcune glorie del rugby hanno fatto coming out».
dwLXsV7J_400x400In piazza contro l’omofobia. Per questo Alberto e i suoi compagni saranno in piazza San Nicolò a Ferrara, sabato prossimo, 17 maggio, in occasione della giornata mondiale contro l’omofobia. Allestiranno un banchetto per raccogliere fondi e faranno scegliere alla gente quale modello di divisa indossare per la spedizione in Germania, tra una serie di bozze disegnate in questi giorni.
Sabato sera saranno al Cassero, storico avamposto gay bolognese, dove torneranno mercoledì per una serata in loro onore.
Il presidente di Arcigay: “Una sfida a chi non prende posizione”. Il numero uno di Arcigay Flavio Romani è stato il primo a sostenere l’iniziativa: “Si sono offerti loro, questi sono gesti di civiltà che fanno bene. Segnali piccoli, ma che spingono a dire: io da che parte sto? Come la penso sull’omofobia?”. Salvo Finistrella, di Arcigay Ferrara, ha messo in contatto la squadra e l’associazione: “Ho fatto da tramite perché mi sembrava una iniziativa importante. E questi giocatori porteranno i colori rainbow nei tornei internazionali. Ma soprattutto i giocatori hanno fatto al loro interno una dichiarazione programmatica: no all’omofobia”.

Leggi anche:
su Estense.Com l’articolo:
Quei machi del rugby che vestono Arcigay
su Il Fatto Quotidiano “Non importa chi sei ma come giochi

La Nuova Ferrara del 15 maggio 2014

NuovaRoosters

Il Resto del Carlino – Ferrara del 16 maggio 2014

[C-FE - 5]  CARLINO/GIORNALE/FER/05 ... 16/05/14

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