Bring-Back-Our-Girls-MalalaIl 14 aprile 2014, duecentoventitre studentesse di una scuola di Chibok, nello stato nigeriano di Borno, sono state sequestrate da uomini armati.
Le ragazze rapite erano inizialmente 276, ma 53 sono riuscite a scappare saltando giù dai camion o approfittando delle soste. 

In un video diffuso il 5 maggio, Abubakar Shekau, leader del gruppo islamico Boko Haram, ha rivendicato il sequestro, dicendo che le studentesse saranno “trattate come schiave” e “vendute al mercato”, e aggiungendo che “invece di andare a scuola avrebbero dovuto essere regolarmente sposate”. Attualmente in cambio della loro liberazione il gruppo islamico chiede il rilascio di prigionieri politici.
L’organizzazione chiamata Boku Haram è un’organizzazione jihadista diffusa nel nordest della Nigeria nata inizialmente con lo scopo di contrastare l’educazione occidentale.
BokumHaram1Il movimento, il cui nome in lingua hausa, è traducibile come “l’educazione occidentale è vietata” è diviso in tre fazioni, e nel 2011 è stato ritenuto responsabile di oltre 450 omicidi in Nigeria. La sua organizzazione è quella di un movimento clandestino d’ispirazione islamica fondamentalista che ha come obiettivo l’abolizione del sistema secolare e l’imposizione della Shari’a nel paese.
(Fonte: Wikipedia ma leggi anche dal sito della BBC: Who are Nigeria’s Boko Haram Islamist?)
Dal rapimento delle ragazze è cominciata in Nigeria, su Twitter, la campagna #bringbackourgirls., lanciata da alcuni attivisti, per chiedere la liberazione delle studentesse e soprattutto per attirare l’attenzione della comunità internazionale sulla vicenda. Infatti il governo nigeriano negava che il rapimento delle ragazze fosse avvenuto.
Per settimane il presidente nigeriano Goodluck Jonathan non si è espresso sulla vicenda, se non per sostenere che il rapimento fosse una montatura. Ma dopo le pressioni interne e soprattutto internazionali il suo portavoce ha ribadito lo sforzo del capo dello stato e del governo per la liberazione delle studentesse. (Fonte: Internazionale)
cartoon-2(226)Anche Al Quaeda comincia a prendere le distanze dalle azioni di Boko Haram mentre Carla Power, giornalista del Time ed esperta dell’Islam, specifica che ci sono almeno cinque ragioni per smettere di definire Boko Haram un gruppo islamico.
Boko Haram prende di mira le istituzioni scolastiche. Così contravviene agli insegnamenti dell’islam, la cui prima parola al profeta Maometto fu: “Leggi!”. Il Corano inoltre più volte invita a coltivare l’istruzione e la cultura.
Sostiene di portare avanti il jihad. Ma iljihadpuò essere portato avanti solo da leader legittimati dalla comunità musulmana, e non da leader autoproclamati come Osama bin Laden o Abubakar Shekau. Inoltre Maometto proibiva di colpire i non combattenti, le donne, i bambini e gli uomini di religione.
Ha dichiarato guerra ai cristiani. Ma il Corano chiede il rispetto dei popoli del libro, cioè musulmani, ebrei e cristiani.
Converte le persone con la forza. Eppure l’islam richiede che non ci sia costrizione.
Costringe ragazze e donne al matrimonio. L’islam non permette che nessuno si sposi contro la propria volontà. Lo stesso Maometto ha dichiarato che un matrimonio forzato è nullo.
(Fonte: http://time.com/99929/boko-haram-is-un-islamic/)

La triste vicenda delle studentesse nigeriane rapite a scuola ci riguarda direttamente come educatori, come genitori, come cittadini quindi diffondo volentieri un comunicato del Movimento di Cooperazione Educativa in merito al dramma delle ragazze rapite.


mce1Il Movimento di Cooperazione Educativa esprime sdegno e preoccupazione per la situazione già difficile e dura per le bambine le ragazze e le donne nell’Africa sub sahariana ( e nel mondo).
L’atto efferato compiuto da una setta non fa che evidenziare quanto gli obiettivi del millennio per la liberazione, l’educazione, l’affermazione di parità di opportunità e diritti delle donne affermati nei forum internazionali di Nairobi, di Pechino, dalle ONG che operano in molti paesi, come pure alla RIDEF 2012 di Leon, siano lontani dall’essere perseguiti dalla comunità internazionale e dai singoli stati.

Come educatrici ed educatori siamo particolarmente colpiti e angosciati da una situazione che vede milioni di bambine ragazze private delle più elementari possibilità di costruirsi un futuro indipendente e liberamente scelto; di fruire di strumenti di analisi, di conoscenza, di cambiamento.
La situazione in quei paesi è ben descritta da Antoinette Mengue Abesso del movimento di scuola moderna del Camerun (AECEMO):
Ciò che le popolazioni vivono attualmente in Africa Centrale e in particolare nel Camerun a causa della setta Boko Aram ci lascia senza fiato.
Il Camerun e la Nigeria sono paesi limitrofi separati da una frontiera lunga 2100 km. Condividono una stessa storia ( trattato anglo-tedesco del 1913) collegata alle zone anglofone del nostro paese.
Noi camerunesi non riusciamo a capire l’accanimento di questa setta verso le ragazzine nigeriane e di altri paesi confinanti. Quanto dolore per quelle famiglie! Inoltre sequestri di religiosi e volontari, uccisioni e rapine sono all’ordine del giorno’
L’opinione pubblica mondiale, i media, le autorità politiche ed economiche non possono rimanere indifferenti a fronte di distruzione di legami, di stupri di massa, di annientamento delle volontà e delle personalità.

Il nostro governo, sensibile a molte situazioni in cui l’Italia è coinvolta, deve premere con forza per la liberazione e la restituzione alle famiglie e alla scuola delle 223 ragazze, contribuendo a togliere l’acqua in cui troppi pesci nuotano ( transazioni economiche, commercio di armi, operazioni finanziarie, costruzione di paradisi per turisti, banche compiacenti,..).
nigeria-ragazze-rapite-10La scuola italiana dedichi un’ora di conoscenza, di riflessione, di analisi alla condizione delle ragazze nel mondo e alla conoscenza della guerra nel Centro Africa e delle bande che vi operano reclutando bambini e ragazzi per azioni militari e soffocando le aspirazioni di troppe Malale.
Il MCE da sempre promuove una conoscenza dei sud del mondo, delle differenti condizioni di vita e di realizzazione dei diritti in contesti diversi, di decostruzione di forme eurocentriche ed etnocentriche, di dialogo e di apertura interculturale. 
Quella che Morin definisce una ‘identità planetaria’. Non si può oggi e domani prescindere dalla consapevolezza di quanto il nostro benessere deve all’altrui malessere.
Chiediamo al Ministro dell’istruzione di far proprie queste preoccupazioni e di dare un segnale al mondo della scuola.

Michelle-Obama

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