970165_336588023140720_740168966_nCondivido quindi diffondo due bei testi scritti da Carlo Cornaglia (scrittore satirico che tiene un blog su Micromega) e da Carlo Smuraglia (presidente nazionale dell’ANPI: Associazione Nazionale Partigani d’Italia) a proposito della riforma del Senato e del contingentamento dei tempi di discussione imposta dal Presidente della Repubblica e dal Presidente del Consiglio per evitare di discutere gli emendamenti proposti dalle opposizioni.
Casualmente entrambi gli autori dei testi hanno in comune il nome Carlo e a loro modo sono entrambi scomodi… insomma sembra che siano proprio un unico e solo Carlo ma con la forza e l’intelligenza di due.
Pertanto potrei aggiungere che né Napolitano, né Renzi riusciranno mai ad addomestiCarlo, a ritocCarlo, a blocCarlo e nemmeno a sradiCarlo.
Quindi buona lettura del testo seguente che raccoglie i due interventi e, prima di giudiCarlo, badate bene di non attacCarlo  perché io penso ci sia un gran bisogno di amplifiCarlo.

indulto-e-amnistia-2014-renzi-e-napolitano_19421L’AMARA CURA DI NONNO SCIAGURA (di Carlo Cornaglia)
Ma fino a quando il boss del Quirinale
della pazienza nostra abuserà?
Ma fino a quando riterrà normale
intervenire con autorità
su ciò che sta facendo il Parlamento?
Nel dì della consegna del ventaglio
col suo presidenziale accanimento
ha ordinato di mettere il guinzaglio
a chi difende la Costituzione
sulla quale giurò più d’un volta.
Affermar che la Boschi e il fanfarone
non ci stanno portando ad una svolta
che dire autoritaria è dire niente,
è una menzogna ignobile ed infame.
NAPOLITANO: RENZI, SERVE 'DJ' PER ABBASSARE TONI DIBATTITOI codici cambiar col delinquente,
il qual della Giustizia ha fatto strame
mandando la Nazione alla deriva,
come vorrebbe il timonier del Colle
con Berlusconi sempre in trattativa,
sembra un progetto quanto meno folle.
Parlan del patto arcan del Nazareno
sottoscritto da Renzi e dal caimano,
ma pare esista un patto ben più osceno
fra Silvio, il guitto e Re Napolitano:
il Patto di Rinascita di Gelli,
con dittatura della maggioranza,
un ducetto al comando a far macelli
e la democrazia che va in vacanza.
Chi si stupisce è corto di memoria.
Non ricorda che l’uomo al Quirinale
di Bettino falsificò la storia,
chiamandolo statista eccezionale
trattato con severità e durezza.
660-0-20140426_132641_064F72B7Si scorda che parlando di Almirante
in un convegno ha detto con saggezza
che il personaggio fu molto zelante
nel gran rispetto per le Istituzioni.
Non tenne conto, nel parlar di lui,
che fu un fascista, e di quelli buoni,
superattivo in tempi molto bui
con Mussolini e leggi sulla razza.
Non si ricorda che Napolitano
da lungo tempo con Silvio intrallazza
dalle prigion tenendolo lontano.
Non si ricorda della trattativa
fra Stato e mafia né di quel Mancino
il qual sovente al cellulare ardiva
richiedere di Giorgio un aiutino
per l’accusa di falso testimone.
25 Aprile: Napolitano al Vittoriano per cerimoniaAiuto che è arrivato puntuale
tirando alla Giustizia un bel bidone.
Non solo, intercettato col sodale
volle distrutti i nastri Giorgio Re
con altra infame offesa alla Giustizia.
Chi si stupisce non ricorda che
della condanna di Silvio alla notizia
il tribunal fu invaso dai suoi fan
e, come niente fosse, il Presidente
al Colle detta udienza l’indoman
a una delegazion del delinquente.
Chi si stupisce si è dimenticato
che al fine di evitare le elezioni
Napolitano il popolo ha fregato
scegliendo i professor della Bocconi
che non hanno risolto alcun problema,
come poi Letta e il guitto fiorentino.
E’ tempo di lanciare un anatema:
“Dal Quirinal cacciamo l’inquilino
se vogliamo por fine ai nostri guai!
Pur se il peggior di tutti sarà eletto,
peggiore non sarà, mai e poi mai,
dell’antidemocratico nonnetto”.

#noalibiCOMUNICATO (di Carlo Smuraglia)
Non posso assolutamente tacere di fronte al fatto che al Senato si sia deciso di imporre la cosiddetta “ghigliottina” sulla discussione in atto sulla riforma del Senato, fissando il voto conclusivo, quale che sia lo stato dei lavori a quel momento, all’8 agosto.

È un fatto che considero molto grave (non ho tempo né modo di concordare queste dichiarazioni con la Segreteria e quindi me ne assumo la personale responsabilità), che dimostra ancora una volta che non si è compreso che la Costituzione e le norme che tendono a modificarla non sono leggi come le altre, ma fanno parte di quel complesso normativo che è la base di tutto il sistema e della stessa convivenza civile.
Se la Costituzione impone maggioranze molto qualificate per l’approvazione delle modifiche, se vuole due letture consecutive da parte di ogni Camera, se prevede che tra la prima e la seconda lettura ci deve essere uno spazio “di riflessione” di tre mesi, questo significa che si vuole una discussione approfondita, su tutti i temi, che ciascuno possa riflettere, decidere, votare (anche secondo coscienza), che vi sia dibattito, confronto e meditazione.
Non è concepibile imporre, in questo contesto, una “tagliola”, fissare dei tempi stretti e inderogabili per l’approvazione.
Altrimenti, sarebbe vanificato proprio lo sforzo del legislatore costituente di fissare quella serie di regole che ho indicato prima.

La “ghigliottina” è strumento delicato ed eccezionale per qualsiasi legge; ma, a mio parere, è addirittura improponibile ed inammissibile per leggi di modifica costituzionale.
Si obietta che ci sono moltissimi emendamenti e c’è chi fa l’ostruzionismo.
La risposta è facile: nella prassi parlamentare sono notissimi anche gli strumenti più volte adottati, nel tempo, per contrastarlo; ma sono strumenti tipicamente collegati ad una prassi “ordinaria”, totalmente diversi dalla ghigliottina, che è – e resta – strumento eccezionalissimo e in ogni caso mai applicabile alle modifiche costituzionali.

Perché, dunque, ricorrere proprio allo strumento peggiore e inammissibile (nel caso specifico), in una materia così delicata?
Davvero, gli spazi della democrazia, in questo modo, si riducono ancora una volta, tanto più che stiamo parlando di un provvedimento di riforma costituzionale che, inusualmente per questa materia, proviene dal Governo e di una data che per primo ha fissato il Presidente del Consiglio, dunque di un passivo adeguamento almeno di alcuni gruppi parlamentari alla volontà dell’esecutivo.
Tutto questo non va bene, non è assolutamente accettabile e delinea prospettive, per il futuro, quanto mai preoccupanti.

Costituz

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