logoForse il Ministro delle Finanze ha ricordato al Ministro all’Istruzione che prima di spendere bisogna verificare se c’è denaro in tasca.
Forse lo stupore che dovevamo avere oggi non stava tanto nei contenuti della cosiddetta riforma scolastica ma nel rinvio stesso.
Oppure, più semplicemente e nonostante i tanti proclami, la scuola non è una priorità. 

Dopo aver anticipato che il giorno 29 agosto avrebbe presentato le linee guida sulla riforma della scuola, Matteo Renzi, nella serata della vigilia, ha annunciato che nel Consiglio dei Ministri dell’indomani non avrebbe parlato di scuola.
Ancora in attesa di conoscere le “sorprese” della scuola diffeRENZIata, allego un interessante articolo di Pino Patroncini, di Proteo Fare Sapere, dal titolo “ C’era una volta la D.O.A.”

Nelle indiscrezioni ad arte diffuse (con tanto di posticci dissidi tra il premier e la ministra dell’istruzione) dal duo Renzi-Giannini circa la megariforma della scuola annunciata per il 29 p.v., si parla molto di “organico funzionale”, un termine nato anni fa in casa sindacale per chiedere una pianta organica del personale docente che non fosse esattamente a specchio con le ore di lezione frontale, ma che potesse servire anche per gli interventi complessi (copresenze, interdisciplinarietà, recuperi, individualizzazione, laboratori ecc.) che il momento educativo richiederebbe in base alla organizzazione autonoma che la scuola decide di darsi.
renzi-giannini-640Il concetto di organico funzionale è stato però non poco stravolto nelle enunciazioni della ministra: come è già capitato in passato, ed ancor di più in questi momenti di crisi, sembra che le preoccupazioni dei ministri siano soprattutto quelle non di arricchire la didattica ma di tappare i buchi del colabrodo-scuola che i numerosi tagli operati nella nostra storia scolastica, in maniera più consistente nella stagione gelminiana, hanno prodotto. In altre parole come risparmiare sulle supplenze o meglio sui supplenti che lo Stato, per quanto paghi poco, deve pur sempre pagare.

Ed ecco allora l’idea che l’organico funzionale, anziché costituire un aspetto dell’arricchimento dell’insegnamento, debba servire a sostituire non tanto le supplenze, ma i supplenti, con un colpo al cerchio e uno alla botte. Il modo è semplice: qualche arruolamento in più ( e quindi qualche precario in meno , e fin qui va bene) e tante supplenze in meno magari modificando anche l’orario degli insegnanti con ore annue per supplenze gratuite e obbligatorie (sono tutte cose che si sono ventilate, e vanno meno bene).
Tutto questo tuttavia sa un po’ di “déjà vu”. Si perché queste cose sono già esistite nella scuola italiana. Vi ricordate delle D.O.A.? La sigla sta per Dotazione Organica Aggiuntiva, croce e delizia dei confronti sindacati-ministero sulla determinazione degli organici dal 1982 al 1993, quando furono soppresse per fare fronte al rischio di default del bilancio pubblico negli anni di Tangentopoli.
Correva l’anno 1982, i precari, alcune centinaia di migliaia , sostenuti dai sindacati, avevano rivendicato per la terza volta nel giro di 10 anni e ottenuto dopo un triennio di agitazioni, un legge che permettesse loro di entrare velocemente in ruolo: la legge 270/82. La scuola in tutti i suoi ordini e gradi era allora ancora in espansione ed oltre a incarichi e supplenze su posti ordinari, vi erano attività che non rientravano nell’organico “di diritto”: il tempo pieno e le attività integrative nelle elementari, l’educazione degli adulti (le 150 ore!), scuola integrata, LAC e studio sussidiario nella scuola media ( i doposcuola comunemente detti), le scuole popolari, domenicali e i corsi CRACIS, le prime sperimentazioni delle superiori ( ancora autonome). Non bastava quindi l’organico ordinario. Si decise perciò di istituire un organico aggiuntivo.
Quale era la funzione di questo organico aggiuntivo? Stando all’articolo 14 della legge avrebbe dovuto assicurare:
1) la copertura dei posti di insegnamento che non potevano costituire cattedra ( spezzoni, cattedre esterne ecc.)
2) La copertura di tutti i posti vacanti non inferiori a 5 mesi (supplenze annuali o lunghe, tipo maternità)
3) Sostituzione di insegnanti utilizzati nel sostegno
4) Raddoppi per il tempo pieno o sostituzione di docenti ivi impegnati
5) Educazione degli adulti o sostituzione dei docenti ivi comandati
 6) Sostituzione di distaccati, comandati ecc.
 supplenze2008L’ordine era strettamente vincolante: quindi prima le supplenze poi le altre cose. I titolari questo organico naturalmente non potevano aver sede in una scuola ma dovevano essere assegnati ad un distretto scolastico ( entità collegiale allora esistente). Nell’insieme, dunque, una serie di funzioni e, soprattutto, una logica non molto diverse da quelle che traspaiono dalle indiscrezioni sulla megariforma Renzi- Giannini.
Ma a quante unità ammontava detto personale? A regime avrebbe dovuto coprire mediamente il 5% dell’organico docente, che all’epoca ( 1982) si aggirava intorno al milione di persone (art. 13) . Ma la prima applicazione ( art. 20) fu molto più generosa: 5.500 per la scuola materna, 36.000 per la scuola elementare e 47.000 per la scuola media. Per la secondaria superiore, che andava periodicamente incontro a sbalzi di iscrizione nei diversi ordini, la D.O.A. corrispondeva al soprannumero provinciale delle diverse discipline. Il numero complessivo quindi si avvicinava alla cifra di 100.000 unità. Ora la domanda che sorge spontanea ai fini di un confronto è: a quanto ammonterà l’entità dell’ organico “funzionale” Renzi-Giannini?
Tutto questo tuttavia non fu ottenuto gratuitamente. I docenti dovettero pagare pegno per questo rigonfiamento dell’organico nominabile: lo straordinario obbligatorio. Il famigerato art. 17 prevedeva infatti che i docenti della secondaria fossero obbligati a prestare in supplenze orarie non solo le ore cosiddette a disposizione ( che allora abbondavano in alcune discipline) ma anche fino a un massimo di 3 ore settimanali oltre le 18, pagate in aggiunta come ore eccedenti orarie (cioè all’epoca senza la quota di contingenza, e quindi all’incirca pari alla metà dell’ora effettiva). La cosa sia per l’obbligatorietà che per i termini di pagamento risultò assai impopolare e diede luogo ai cosiddetti scioperi dello straordinario. Ma alla fine passò.
Al di là di 88.500 assunzioni in ruolo in più l’esperienza delle D.O.A. non fu esaltante, anche se col senno di poi bisogna dire che permise di trasformare in organico di diritto normale sia i posti di tempo pieno (1991) che quelli dell’educazione degli adulti. Un uso clientelare della distribuzione delle stesse operato allora (nel 1982-83) dal ministero, che ne diede una quantità esagerata al Sud in modo da favorire i trasferimenti del personale di ruolo ( nel 1983 si dovevano tenere le ennesime elezioni anticipate!), lasciò scoperte proprio le aree metropolitane del Nord dove si concentravano tempi pieni e esperienze di educazione degli adulti . Il precariato quindi non fu certo ridotto da questa istituzione, ma fu negato il possibile utilizzo di qualità della stessa . Ciò la ridusse nel migliore dei casi a compiti di copertura delle assenze e delle cattedre vacanti, nel peggiore a ricettacolo del soprannumero . E quando 11 anni dopo si trattò di tagliare le spese per la grave crisi del bilancio statale, a parte uno sciopero generale di CGIL-CISL-UIL, non vi furono eccessive levate di scudi contro il riassorbimento graduale di questo organico trasformatosi nell’attuale D.O.P. (Dotazione Organica Provinciale) formata dai soli soprannumerari.
Su questo argomento quindi la megariforma Renzi-Giannini o cambia logica o sembra seguire tutte le logiche per ripercorrere la stessa parabola: più che un organico “funzionale” un organico “finzionale”!

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