la-buona-scuola-documento-renziLa scorsa settimana il premier Matteo Renzi, dopo il Consiglio dei Ministri in cui ha presentato il piano per le grandi opere, si è proposto alla stampa nel cortile di Palazzo Chigi con un cono gelato per replicare al settimanale inglese The Economist che nell’ultimo numero lo “fotomontava”, con un gelato in mano, insieme a Francois Hollande, Angela Merkel e Mario Draghi su una barchetta che affonda fatta con una banconota da 20 euro.

Ha dimostrato un buona capacità di usare la propria ironia (dal gelato usato come sbeffeggio al gelato usato come simbolo di orgoglio nazionale) ed un ottima competenza nell’arte di vendere quello che non ha (in questo caso i soldi per finanziare le promesse fatte sulle grandi opere).
Pochi giorni fa il premier Matteo Renzi, dopo il Consiglio dei Ministri, si è presentato alla stampa con un volumetto rosso in mano (dalla grafica caratterizzata da uno stile che sta fra quello del “Mulino Bianco” e quello dei “Looney Tunes“) per presentare la sua “rivoluzione” scolastica che ha chiamato: “Una buona scuola”.
Fra le altre cose il premier ha detto: “A voi chiedo di essere protagonisti e non spettatori”, “Vi propongo un patto, un patto educativo, non l’ennesima riforma, non il solito discorso che propongono tutti i politici”, “Ci sarà una grande campagna d’ascolto fatta attraverso Internet, per una rivoluzione”.
220px-Looney_tunes_caretaAnche in questo caso ha dimostrato un buona capacità di usare la propria ironia (dalla strizzatina d’occhio ammiccante che vuol dire: “Io non sono un politico come tutti gli altri perché siete voi i protagonisti” alla presunzione di pensare che sia ascolto quello fatto contando i click del mouse dei “mi piace/non mi piace” su una pagina di Internet) ed un ottima competenza nell’arte di vendere quello che non ha (anche in questo caso i soldi per finanziare le promesse fatte sulla scuola).
In primis, mi chiedo se questo stile del Presidente del Consiglio debba considerarsi un esempio di meritocrazia anche per gli insegnanti: dimostrare una buona capacità di usare la propria ironia per attirare l’attenzione ed un ottima competenza di vendere quello che non si ha per formare nuovi speculatori.
Viene da chiedersi anche:
1) se nel Patto del Nazareno siano comprese lezioni di “affabulazione mediatica” da parte del socio più anziano e marpione verso il socio più giovane ed ambizioso;
2) in quanti crederanno ad una serie di belle intenzioni e di progetti interessanti senza preoccuparsi delle ricadute che i pericolosi stravolgimenti democratici inseriti in altri punti avranno sulla dignità degli insegnanti e sul ruolo della scuola, intesa come organo costituzionale;
SbloccaItalia3) se ci sarà più attenzione a quello che sembra esserci o più a quello che manca (ad esempio un piano di investimenti condiviso con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, la restituzione degli oltre 8 miliardi di euro sottratti negli anni scorsi, un’idea complessiva della scuola che formi cittadini consapevoli, un impegno all’integrazione e ai nuovi saperi, il rinnovo del contratto di lavoro per il personale);
4) se, sapendo che la lingua inglese e l’educazione motoria già si insegnano nelle nostre scuole, la proposta di aumentare le ore per queste materie obblighi la scuola a diminuire le ore di altre materie (quali?) oppure accresca l’orario settimanale di frequenza scolastica per gli studenti;
5) se la scarsa originalità mostrata dal premier nella scelta di definire la sua proposta: “buona scuola” (lui è di certo al corrente che il 31 luglio scorso è stato presentato al Senato il disegno di legge “Norme generali sul sistema educativo d’istruzione statale nella scuola di base e nella scuola superiore. Definizione dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di nidi d’infanzia” che ripropone la Legge di Iniziativa Popolare per una “Buona Scuola” per la Repubblica già presentata nel 2006) denoti un calo di inventiva o sia invece frutto del tentativo di sostituire il “Buona Scuola” del 2006, frutto di un percorso partecipato con il “Buona Scuola” di Matteo Renzi, frutto di un protagonismo confermato.
Il primo “Buona Scuola” infatti “presenta l’esito di un dibattito e di un percorso che ha coinvolto in modo democratico migliaia di genitori, docenti e studenti di varie parti d’Italia, che hanno avuto così l’opportunità di riflettere e condividere un’idea di scuola composita e complessa. Un percorso articolato, lungo, onesto e sofferto che ha visto ciascuno fare i conti con le idee e i bisogni dell’altro, nella ricerca della migliore mediazione possibile e che è scaturito nella raccolta di oltre centomila firme”, il secondo “Buona Scuola” invece si presenta come uno spot commerciale dalla grafica patinata e dalle evocazioni suggestive, che invita calorosamente ad acquistare a scatola chiusa un prodotto non ancora sperimentabile per la mancanza di finanziamenti, senza nemmeno il diritto di recesso da parte del consumatore.
Alla fine viene da rispondersi che, quella presentata in conferenza stampa dal premier Matteo Renzi, più che una “buona scuola” appare più come una “buona suola“.
That’s all folks!

SkiantosI gelati sono buoni (ma costano milioni)

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