tempi_moderniIl primo punto del programma de L’Altra Emilia Romagna.
Nella nostra Costituzione il lavoro è l’elemento fondante della società (art.1), diritto dovere di ogni persona, volto alla realizzazione della loro personalità e della cittadinanza, (art.4, 35, 36, 37, 38) ed è pertanto posto come limite-finalità alla libertà d’impresa (art. 41).

Il lavoro dunque al primo posto: lo dice la Costituzione, lo chiedono le cittadine e i cittadini, è l’unica risposta sensata alla crisi in atto. La disoccupazione ormai colpisce anche la nostra Regione. In pochi anni il tasso di disoccupazione è triplicato passando dal 2,9 % del 2007 al 9,3% attuale. In un solo anno sono stati persi 30.000 posti di lavoro. Le persone disoccupate sfiorano la cifra di 200.000, altre 100.000 hanno rinunciato del tutto a cercare il lavoro. Una crisi che colpisce soprattutto le giovani generazioni e in particolare le donne e aumenta ancor più la forbice fra persone ricche e povere. Lo stesso mondo della cooperazione, un tempo simbolo della cultura solidaristica di questa regione, ha subito una torsione liberista, da “difesa” di piccole imprese, lavoratori, lavoratrici e utenti, a “impresa” che sta sul mercato e ne adotta le spietate regole. Con la crisi la deindustrializzazione è, ormai, un fatto reale. Intere filiere produttive sono a rischio di estinzione. Alla disoccupazione si è aggiunta la piaga della precarietà del lavoro che il Jobs Act vuole rendere permanente ed estesa a tutti. Vogliono farci credere che un rilancio economico possa arrivare dall’abbattimento dei diritti e delle tutele di chi lavora piuttosto che da programmi d’investimenti pubblici e privati che creino nuovi posti di lavoro.
lavoroL’abolizione dell’art.18 apre la porta ad arbitri e abusi che lo Statuto dei Lavoratori aveva relegato nella spazzatura delle relazioni sindacali. In prospettiva la situazione potrebbe aggravarsi in caso di adesione da parte del Governo Italiano al trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti (TTIP) che consentirebbe al grande capitale americano di operare in Europa e in Italia con “le proprie regole” distruttive in tema di lavoro, agricoltura e ambiente. La creazione di nuovi posti di lavoro non solo nel settore privato, ma anche nel pubblico impiego (ormai falcidiato e criminalizzato per mettere i lavoratori e lavoratrici gli uni contro gli altri) rappresenta dunque l’obiettivo principale di questa fase politica anche in Emilia Romagna.

Per questo proponiamo un Piano Straordinario del Lavoro che crei 50.000 nuovi posti di lavoro attraverso:
piani d’intervento delle amministrazioni pubbliche locali destinati alla protezione e messa in sicurezza del territorio, alla tutela, valorizzazione e fruizione del patrimonio storico, culturale ed artistico, alla qualificazione dei servizi alla persona (scuola pubblica, sanità, servizi sociali);
– l’erogazione degli incentivi pubblici alle imprese che sottoscrivano con i lavoratori, le lavoratrici e gli enti locali, Piani Industriali, che indichino gli obiettivi occupazionali e le tipologie contrattuali non precarie da utilizzare;
una particolare vigilanza sugli appalti escludendo le gare al massimo ribasso, la proliferazione dei subappalti e le tipologie contrattuali di comodo;
– la revisione e rimodulazione della liberalizzazione delle aperture domenicali dei centri commerciali che, oltre a creare ingiustizia nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti, contribuisce a impoverire i centri storici;
– l’inserimento nei bandi di gara per cooperative di produzione e servizi di clausole sociali che garantiscano adeguati standard economico-normativi a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori, soci o dipendenti, contrastando, dovunque esista, la piaga delle dimissioni in bianco;
– la lotta alle “delocalizzazioni” e alle dismissioni industriali nel territorio regionale adottando idonei strumenti e vincoli urbanistici;
– il ricorso ai contratti di solidarietà nelle crisi aziendali nel più ampio obiettivo della riduzione degli orari di lavoro, a parità di salario, finalizzati all’incremento occupazionale;
– la costituzione, nella logica della programmazione, di un’Agenzia economico finanziaria (anche accorpando e modificando strutture esistenti) per canalizzare e orientare risorse pubbliche e private, locali, nazionali ed europee, nonché Fondi di Investimento categoriali per costruire nuova occupazione stabile e per implementare ricerca e innovazione;
– il potenziamento dei Centri per l’Impiego per favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro e l’istituzione dell’Anagrafe Pubblica del Lavoro sulla cui base assumere politiche di contrasto alle forme di sfruttamento e d’iniquo precariato (Co.co.co, dei lavori a chiamata, interinali, a progetto, delle false partite iva), di lavoro nero, compreso quello della cooperazione “spuria”.
ec55dc5618542f58722a1f8bf1436a86Infine, come contrasto alle forme di povertà e di esclusione sociale che interessano, purtroppo, strati crescenti di popolazione, è indispensabile confermare ed estendere gli ammortizzatori sociali rendendoli universali e istituire il reddito minimo garantito di ultima istanza per persone inoccupate, disoccupatr e working poor, uno strumento necessario per immaginare un’uscita dalla crisi che non lasci indietro nessuno nella disperazione e nella solitudine.

Tracy ChapmanWoman’s work

P.S. L’inserimento delle illustrazioni nel testo e dei brani alla fine di ogni punto del programma rappresentano una libera scelta del sottoscritto.

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