politicaIl secondo punto del programma de L’Altra Emilia Romagna.
Il modello di sviluppo che si è affermato in questi anni, incentrato su una massiccia cementificazione delle città, sul consumo di suolo e sul conseguente stress ecologico, ha mostrato tutti i suoi limiti e le irrisolte contraddizioni.

Nel frattempo, la crisi economica sta minando le basi produttive nel nostro Paese e anche l’Emilia-Romagna subisce le conseguenze di questa lunga fase di stagnazione. Le caratteristiche di questa crisi sono la perdita di produttività e competitività di un sistema locale contraddistinto da una diffusa industrializzazione fondata su una miriade di piccole aziende, prevalentemente terziste, e di pochi grandi poli d’eccellenza.
Questa caratteristica, che ha favorito in altri tempi flessibilità e capacità d’adattamento al mercato, non è stata in grado di fronteggiare le modificazioni imposte dai processi di globalizzazione. Il ritardo con cui si sono colti questi fenomeni, precedenti l’esplosione della crisi, ha determinato la perdita di migliaia di posti di lavoro anche nelle figure più qualificate.
Oggi s’impone una profonda trasformazione delle politiche di medio termine a livello nazionale e regionale, scelte che affrontino il tema dello sviluppo locale con una visione profondamente innovativa, valorizzando le risorse esistenti e sostenendo interventi selettivi, mirati a mettere in movimento competenze, ricerca, innovazione colpendo le rendite di posizione dei troppi intermediari inefficienti. E’ fondamentale che il raccordo tra la ricerca universitaria e l’innovazione tecnica e imprenditoriale non sia com’è stato finora episodico e casuale, ma derivi da una capacità di programmazione e dall’uso migliore delle risorse, a partire dai fondi europei.
ERLe politiche di austerità europee e i vincoli di finanza pubblica costituiscono una camicia di forza che impone l’attacco ai beni comuni ridotti a merce per garantire profitti.
Il Patto di stabilità e crescita (recepito con la legge 448/98), coinvolge tutto il sistema degli Enti locali, i quali subiscono una forte restrizione dell’autonomia finanziaria e di gestione, risultante dal taglio dei trasferimenti dallo Stato (-16% per le Regioni nel 2013), dal patto di stabilità interno e dalla spending review.

La Regione Emilia-Romagna è stata in prima fila nel favorire il processo di privatizzazione di beni e servizi che dovrebbero essere “comuni” e quindi indisponibili. La creazione di vere e proprie SpA, partecipate in tutto o in parte dall’ente locale, per l’erogazione o gestione dei beni essenziali alla vita di tutti, sorte allo scopo di spostare il debito fuori dai bilanci, ubbidiscono alle logiche predatorie del profitto. Le grandi multi-utility, Iren ed Hera, hanno tra i loro soci, con pacchetti azionari determinanti, importanti banche e fondi d’investi-mento.
Oggi molte società partecipate, come ha dichiarato la Corte dei Conti, hanno i bilanci in rosso, con perdite in quasi tutti i settori. I debiti ingenti di queste società saranno scaricati sulla collettività attraverso tagli alla spesa sociale e aumenti della fiscalità locale, altro indebitamento, alienazioni patrimoniali, svendita di beni e servizi a banche, fondi d’investi-mento, finanziarie.
E’ necessario invertire la rotta, rivendicare la fine delle privatizzazioni e il ritorno a un forte intervento pubblico attraverso:
– la ripubblicizzazione dei servizi locali (a partire dai servizi idrici integrati, come sancito dal vittorioso referendum del 2011) nei territori dove l’appalto ai soggetti privati è in scadenza con la costituzione di aziende speciali a capitale pubblico sull’esempio di Napoli e più di recente del percorso intrapreso da Reggio Emilia come presupposto ad una gestione partecipata dei lavoratori coinvolti e della cittadinanza;
– l’introduzione di un provvedimento normativo sulla concessione e sulla tariffazione della captazione e dell’imbottigliamento dell’acqua, un vero e proprio “affare” per i privati (alle tariffe attuali), destinando i maggiori introiti a contribuzione pubblica per investimenti sul settore idrico integrato, oltre che a promuovere ed incentivare l’utilizzo quotidiano dell’acqua della rete idrica come acqua da bere;
– la promozione di forme alternative di finanza locale finalizzate al sostegno del commercio, art
ec55dc5618542f58722a1f8bf1436a86igianato e piccole e medie imprese;
– la riappropriazione da parte degli enti locali, della competenza politica relativa al sistema tariffario dei beni e servizi essenziali (acqua, energia, trasporti, rifiuti, ecc.) prevedendo minimi garantiti e tariffe agevolate per le persone meno abbienti;
– l’approvazione di una legge di promozione e sostegno dell’economia solidale.

Green Day99 Revolutions

P.S. L’inserimento delle illustrazioni nel testo e dei brani alla fine di ogni punto del programma rappresentano una libera scelta del sottoscritto.

Annunci