casadiritto-chiocciolaIl quinto punto del programma de L’Altra Emilia Romagna.
La casa è il primo e fondamentale diritto di cittadinanza, sancito nella dichiarazioni dell’ONU che l’Italia ha adottato dal 1948.
La casa come ultima patria di ciascuno di noi.
Nessun anziano/a non autosufficiente deve essere costretto/a a rinunciare alla sua casa per andare a occupare un posto letto in qualche ricovero.

Devono essere bloccati gli sfratti per morosità incolpevole. Nessuna famiglia deve più essere scacciata o privata di una casa senza la proposta di una degna alternativa. Il principale ostacolo al diritto alla casa e alla vita della città e dei suoi servizi è la prosecuzione di una politica del territorio e urbanistica che finora ha protetto e privilegiato la rendita sui suoli e le speculazioni ad essa connesse. E’ necessario contrastare la rendita sui suoli, con i piani urbanistici, con le revisioni catastali e fiscali, con interventi di trasformazione urbana, per non alimentare le “bolle del mattone” che hanno già prodotto migliaia di appartamenti vuoti invenduti, 2,7 milioni in Italia, 13.000 nella sola area bolognese, con il degrado e la svalorizzazione delle case e dell’abitato e con il collasso dell’occupazione nel settore dell’edilizia.
In contrasto a questa tendenza queste le nostre proposte:
sostenere il sistema di Edilizia Residenziale Pubblica (ERP) investendo sul patrimonio con l’obiettivo di incrementarlo e riqualificarlo. In tale direzione bisogna perseguire standard di qualità sociale e ambientale, realizzando il mix abitativo capace di favorire l’integrazione sociale, collegandolo a modalità gestionali innovative fondate su relazioni più partecipate con gli utenti; perseguire gli obiettivi di risparmio energetico, di sicurezza e antisismica, di abbattimento delle barriere architettoniche.

– puntare su un piano di recupero del patrimonio pubblico e demaniale abbandonato attraverso incentivi ai Comuni per la riqualificazione a scopo abitativo, anziché perseguire politiche di dismissioni speculative di tale patrimonio. È necessario imporre, anche con adeguate politiche fiscali, il riutilizzo del patrimonio privato sfitto, invenduto e/o abbandonato.
prima-casaLegato al diritto alla casa è il diritto alla città, inteso come diritto a città sostenibili, dotate di trasporti e servizi pubblici efficienti, città razionali e solidali, pianificate con l’attiva partecipazione dei cittadini e dalle cittadine, di persone anziane e bambini e bambine, ciascuno con le sue visioni di età e di genere. Città capaci di garantire il benessere degli abitanti, dal lavoro al tempo libero, in cui il diritto proprietario non prevalga sull’interesse collettivo, il valore di scambio sul valore d’uso degli spazi e degli edifici urbani.
La città è fatta di luoghi sociali dove si innescano le proteste e le rivolte sociali, dove talvolta avviene lo scontro con gli apparati repressivi dello Stato, dove dunque si agisce il conflitto come testimoniamo tanti fatti recenti e meno recenti , da Genova del G8 a Zuccotti Park e Occupy Wall Street di New York, dal piazza Tahrir del Cairo, a piazza Taksim e Gezi Park di Istanbul, agli Indignados di Porta del Sol e alle piazze greche della protesta contro l’austerità. L’elenco potrebbe essere molto lungo. Potremmo continuare con le Università occupate e i campi rom sgomberati, e continuare con gli edifici a destinazione pubblica, abbandonati, occupati, restituiti a nuova vita come il Teatro Valle a Roma e poi sottratti nuovamente alla creatività collettiva.
ici-prima-casaFinora le politiche di pianificazione del territorio ed urbanistiche hanno seguito un modello espansivo della città e alimentato un mercato edilizio basato sulla valorizzazione della rendita dei suoli e sulle speculazioni ad essa connesse: si è costruito troppo, spesso male e senza corrispondere ad esigenze effettive di abitazione delle cittadine e dei cittadini. Riappropriarsi di questo diritto alla città non significa arrestarne lo sviluppo, ma progettarlo secondo il bene comune, rilanciando la centralità della cittadina lavoratrice e del cittadino lavoratore per assicurare a tutti dignità sociale e pieno sviluppo della personalità umana.
Consideriamo il suolo, il territorio naturale e coltivato con la loro biodiversità indispensabili alla vita, un bene comune che non deve più essere sprecato per il profitto o per irresponsabili scelte politiche. La Regione Emilia-Romagna è oggi la terza nella graduatoria nazionale della percentuale di suolo occupato da costruzioni e infrastrutture che supera ormai il 10,2% della sua superficie complessiva contro una media nazionale del 7,3%. Va quindi non più disatteso ma rigorosamente applicato il dettato della legge regionale 20/2000 che prescrive di “prevedere il consumo di nuovo territorio solo quando non sussistano alternative derivanti dalla sostituzione dei tessuti insediativi esistenti ovvero dalla loro riorganizzazione e riqualificazione”.

Vanno rivisti tutti i Piani urbanistici, gli accordi fra enti e privati, i progetti infrastrutturali che contravvengono a tale prescrizione ed è necessaria una rigorosa salvaguardia e vigilanza sui valori ambientali, culturali e produttivi della campagna e della montagna, soprattutto di quelle periurbane che oltre ai valori ambientali, consentono produzioni alimentari a km 0.
Negli ultimi due anni l’Emilia è stata colpita dal sisma, dall’alluvione del Secchia e da una serie di altre minori calamità che hanno profondamente colpito ampie fasce della popolazione e mutato il volto di un’ampia porzione del territorio regionale. La ricostruzione avviene in modo contraddittorio: quella degli edifici e dei servizi pubblici procede in modo spedito, ma lo stesso non si può dire per la ricostruzione privata delle abitazioni e delle attività produttive e commerciali, che soffre i limiti di una impostazione burocratica non in sintonia con le esigenze di efficacia e tempestività di chi vive il disagio del post sisma e post alluvione.
ec55dc5618542f58722a1f8bf1436a86E’ necessaria una legge quadro sulle calamità e un approccio ai problemi dell’Emilia che non ricorra a una struttura commissariale identificata solo con il Presidente della Regione ma che non sottragga all’Assemblea Legislativa il ruolo di indirizzo della nella ricostruzione. E’ indispensabile la discussione pubblica partecipata dai cittadini e dalle cittadine sulla riorganizzazione economica e sociale. Ciò consentirà il superamento delle contraddizioni, la democratizzazione a sostegno dell’attività legislativa e la revisione dell’iter per il ripristino di abitazioni e attività produttive accelerando i tempi della ricostruzione privata.

Sergio Endrigo La casa

P.S. L’inserimento delle illustrazioni nel testo e dei brani alla fine di ogni punto del programma rappresentano una libera scelta del sottoscritto.

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