Paolo Domeniconi
illustrazione di Paolo Domeniconi

Non credo che Lucio Dalla, cantando alcune strofe di “Attenti al lupo” (brano scritto da Ron), intendesse anticipare quello che sarebbe successo alla scuola.
Non credo che mentre cantava di “una casetta piccola così, con tante finestrelle colorate” avesse in mente la proposta di “Buona Scuola” di Matteo Renzi, edulcorata ed aziendalista.
Non credo che con l’espressione “una donnina piccola così” alludesse allo spessore culturale di Stefania Giannini, Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.
Non credo neanche che con la frase “e c’è un omino piccolo così” si riferisse all’ex Presidente del Consiglio: Silvio Berlusconi, consigliere politico dell’attuale Presidente del Consiglio: Matteo Renzi.
Mi piace però pensare che il titolo “Attenti al lupo” fosse una specie di avvertimento a non farsi ingannare da chi (travestendosi da rinnovatore ed illudendo coloro i quali ritengono di avere ancora la testa protetta da un “Cappuccetto Rosso”), imponendo la propria idea di “Scuola diffeRENZIata”, costringe a pagare un prezzo salatissimo agli studenti, al personale, alle famiglie.
Credo che Lucio Dalla volesse suggerire, con il titolo dell’album da cui è tratta la canzone “Attenti al lupo“, un serio bisogno di rinnovamento: “Cambio“.
Credo nelle parole scritte dalla collega Claudia Fanti di Forlì nell’articolo intitolato “Il lupo ha paura della LIP?” che approvo completamente e che pertanto condivido pubblicamente.

ScuolaVera
illustrazione di Beatrice Alemagna

Allora ci siamo quasi: la consultazione del governo dal titolo “La buona scuola” sta per terminare. Si vedrà cosa verrà diramato: ritengo che emergerà di tutto.
Ciò che non mi è dato di capire è la riluttanza del governo e di tanti soggetti politici e sindacali a prendere in considerazione la Legge di Iniziativa Popolare per una buona scuola per la Repubblica che fin dal 2006 è depositata in Parlamento e che è stata riproposta e firmata da parlamentari di diversi schieramenti politici circa un mese fa.
Non era bastato l’iter che aveva già percorso per arrivare in Parlamento.
Come mai, ci si chiederà.
Io credo che succeda ogni volta che la componente docenti-genitori-studenti riflette concretamente sulle necessità del sistema partendo dall’interno delle classi reali con i loro problemi.
Peccato.
Sì, una consultazione come quella governativa online è molto alla moda, tuttavia noi non potremo mai verificare quali e come siano i corpi reali, con gli occhi reali, le menti reali che ci restituiranno i risultati. Invece il percorso per giungere alla LIP è stato incredibilmente faticoso, scuola per scuola, casa privata per casa privata, discussioni lunghissime, confronti serrati fra persone in carne e ossa che di notte si incontravano scrivendo sui bloc-notes appunti nero su bianco, selezionando parole dense di significati che vibravano della scuola vissuta di giorno.
Nella LIP si può credere per ripartire dal concreto dei bisogni quotidiani, non ripetendo gli errori del passato, di un passato con decreti piovuti dall’alto, tagli profondi e mai rimarginati, e di un presente nel quale la democrazia ha assunto l’aspetto di una videata nel computer.
Di cosa si parla nella ormai famosa, non abbastanza, LIP, tenuta in un angolo o disprezzata come datata (si vorrebbe rottamare ciò che non ha ancora compiuto 10 anni, nonostante che i problemi siano ancora quelli del 2006, anzi sicuramente peggiorati)
Vediamo un po’, si parla di:
1) rispetto della Costituzione
2) della Convenzione dei Diritti dell’infanzia
3) di crescita dei soggetti
4) di cura dell’acquisizione consapevole di saperi con un’attenzione costante all’interazione e all’educazione interculturale
5) della scuola come luogo (c’è anche un bel passaggio sull’edilizia scolastica) dove si impara ad imparare attraverso un sistema basato su laboratori, lavoro cooperativo, gioco, apertura delle scuole anche pomeridiana in un tempo gestito dagli studenti stessi
6) dell’importanza dei nidi, della scuola dell’infanzia della durata di tre anni (senza anticipo), con l’ultimo anno reso obbligatorio, della scuola elementare della durata di cinque (senza anticipo) anni e della scuola media della durata di tre anni
7) della scuola superiore con il biennio unitario e un triennio d’indirizzo
8) Si scrive dell’obbligo scolastico e che debba iniziare col compimento del quinto anno e durare fino al diciottesimo anno d’età e che va assolto all’interno del sistema educativo di istruzione.
9) si scrive nero su bianco di volere offrire a ciascuno/a una risposta alle proprie esigenze di crescita e a tutti/e la possibilità di superare le eventuali difficoltà incontrate. Si prevede la non ammissione alla classe successiva solo se il progetto d’individualizzazione predisposto per superare le relative difficoltà di apprendimento non abbia avuto efficacia comprovata. Si afferma che in caso di non ammissione la scuola ha il dovere di progettare il raggiungimento degli obiettivi prefissati nell’anno successivo

illustrazione di Elena Baboni
illustrazione di Elena Baboni

10) si dice che sono necessari con urgenza investimenti e sinergie professionali per combattere la dispersione e il disagio in tutte le sue forme, così come per la valorizzazione delle diversità e il sostegno all’alfabetizzazione e all’integrazione degli alunni/e migranti
11) si ricorda che la prima condizione di fattibilità é rappresentata dalla formazione di classi meno numerose delle attuali, in cui sia rispettato il tetto massimo di ventidue alunni per classe, da abbassare ulteriormente nei casi in cui siano inserite persone diversamente abili
12) e per quanto scritto sopra chiede di prevedere dotazioni organiche aggiuntive, e di potenziare quelle già esistenti, sia per la lotta alla dispersione sia per il sostegno all’handicap sia per l’alfabetizzazione degli alunni/e migranti e che tali problematiche vanno identificate, curate e monitorate con professionalità adeguate e attenzione costante.
13) Si richiama l’attenzione sugli organici che devono essere stabili, adeguati per numero, formati alle dinamiche di insegnamento-apprendimento e con pari dignità, senza gerarchie di ruolo, giuridiche e funzionali e si ricorda che la stabilita` dell’organico consente il rispetto di quella continuità didattica che finora é sempre stata la prima caratteristica di qualità ad essere sacrificata in nome di esigenze di natura puramente economica. Si informa il legislatore per evitargli di ripetere i gravi errori del passato che la stabilità si realizza assegnando incarichi a tempo indeterminato su tutti i posti vacanti e si sostiene che la stabilizzazione dei precari è indifferibile, anche per un senso di equità di derivazione costituzionale, verso professionisti che da troppo tempo sono trattati in modo lesivo della loro dignità professionale.
14) Questo quattordicesimo punto mi pare di infinita importanza e ben più profondo il contenuto se confrontato con il concetto di meritocrazia a percentuale de La Buona Scuola: qui nella LIP si parla di qualcosa di irrinunciabile per tutti i docenti: la formazione, ma di quella centrata non solo sull’ammodernamento delle conoscenze disciplinari del/della docente, bensì sull’apprendimento in situazione, sulla ricerca-azione, la sperimentazione di comportamenti e tecniche tendenti a migliorare i risultati dell’azione collettiva dei gruppi che operano in una scuola privilegiando modalità trasversali come la comunicazione, la relazione, il lavoro di team…
15) Si affronta il nodo dei Programmi e si dice che la stesura dovrebbe essere fatta dai docenti di ogni ordine e grado, anche con l’intervento di esperti, ma non solo di questi ultimi come sempre è avvenuto nel passato con risultati tutt’altro che accettabili, vista la bulimia dispersiva causata in parte dalla massiccia invasione degli specialisti di ogni materia.
16) Si parla di autogoverno della scuola da parte dei docenti, di Organi Collegiali partecipati da tutte le componenti scolastiche, si dice di voler valorizzare il ruolo dei docenti: insomma c’è la presa d’atto che finora con un sistema piuttosto gerarchico si è più che altro delegato più che avere costituito una “comunità educante” dalle pari responsabilità condivise.
17) Si chiede per la scuola dell’infanzia l’obbligo del terzo anno di frequenza
18) per la scuola primaria si rivogliono ripristinati il tempo pieno e i moduli con compresenze per attività di recupero e potenziamento
19) C’è una grande attenzione al segmento della scuola media e si auspica il coinvolgimento dei soggetti interessati per attivare sperimentazioni che possano trovare strade per superare i punti di debolezza del suo impianto frammentato.
20) Per le superiori viene previsto un biennio unitario di 30 ore più sei di orientamento per fornire le basi a tutti gli studenti, affinché possano scegliere un triennio che offra loro la possibilità di individuare una macroarea fra cinque.
21) Si parla di stage, percorsi studio-lavoro che riguardano tutte e cinque le macroaree e si é voluto regolamentarli per superare i limiti che tutti questi anni di esperienza hanno evidenziato.
22) L’esame di Stato prevede di essere tenuto da commissioni miste, costituite per il 50 per cento da docenti interni e per il 50 per cento da docenti di altro istituto. Il diploma conseguito ha valore legale e dà accesso a tutti i livelli successivi di istruzione e formazione ed al mondo del lavoro.
23) Si chiede infine l’abrogazione della Legge Gelmini e dei decreti ad essa collegati.
Che c’è d’aver paura nel discutere in Parlamento una legge popolare tanto chiara, “sentita”dalle componenti scolastiche e che è stata “vissuta” giorno per giorno?
No, credo proprio che non lo si voglia fare per partito preso, forse per dimostrare al mondo ancora una volta la forza del potere che scende dall’alto fino agli schermi dei pc apparentemente neutri e innocenti di casa nostra facendoci ritrovare in solitudine senza contraddittorio a rispondere a domande che si sarebbero potute porre in un altro modo, in qualsiasi altro modo.
Si sa, anche le domande indirizzano le risposte.
Io ad esempio non ho trovato le domande a cui avrei volentieri risposto.
Non ci sono, quindi non ho potuto rispondere perché quelle scritte nel questionario già contengono un’idea di scuola: l’idea di scuola, di società, di essere umano, si dovrebbe condividere prima, lentamente, in tutta la società, negli anni, altrimenti mi giunge come un colpo in testa l’idea del mondo del governo del momento presente, e per la scuola questo è l’errore più grave: la scuola non deve pensare soltanto al presente, al contrario essa deve avere visioni, spingersi a un’aspra critica dei miti presenti, deve costruire l’isola che ancora non c’è.

da Pensare la scuola: http://pensoscuola.blogspot.it/

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