DIVERSITA2La parola “diversità” è citata solo due volte nelle 136 pagine della proposta di Matteo Renzi intitolata “La Buona Scuola“; entrambe sono scritte nel capitolo dedicato alla consultazione on-line intitolato: “Non chiamiamola consultazione, perché non c’è un “noi” e un “voi”. C’è solo la nostra scuola“. [1]

La parola “diversità” è citata quattro volte nei 29 articoli della proposta di “Legge di Iniziativa Popolare per una Buona Scuola per la Repubblica“; una nell’articolo dedicato alle finalità generali [2], una in quello dedicato agli obiettivi dei diversi livelli del sistema educativo di istruzione [3] e due in quello intitolato “Valorizzazione delle diversità“.
Osservo che, dalla lettura di questi dati quantitativi/qualitativi e dell’intera proposta sulla scuola di Matteo Renzi, l’idea che si può ricavare è quella di un contesto che non si preoccupa troppo di rispettare e valorizzare le diversità perciò restituisce l’idea di una scuola emarginante che tende all’omologazione, che si interessa più delle classifiche che di valorizzare le caratteristiche individuali.
La LIP invece, proponendo alcune buone prassi da rispettare, ha come riferimento ideale una scuola che si pone l’obiettivo di arricchire culturalmente ed umanamente gli studenti e le studentesse, grazie all’apporto educativo che può venire dalle diversità individuali.
Comunque sappiate riconoscere la “
diversità” fra le due proposte, buona lettura dell’articolo “Valorizzazione delle diversità” tratto dalla proposta di legge: “Norme generali sul sistema educativo d’istruzione statale nella scuola di base e nella scuola superiore. Definizione dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di nidi d’infanzia“ (affettuosamente chiamata LIP) e buon ascolto del mio intervento, incentrato sullo stesso articolo, fatto alla conferenza stampa per la riproposizione della LIP del 12 giugno scorso.



Art. 12. Valorizzazione delle diversità

1.       Il Sistema Educativo di Istruzione valorizza tutte le diversità e affronta il disagio scolastico in tutte le sue espressioni.
2.       L’integrazione delle persone diversamente abili si realizza ai sensi della legge 5 febbraio 1992, n.104, della legge 4 agosto 1977, n.517 e del Testo Unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297.
3.       Su richiesta di ogni singola scuola, il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca assicura, prima dell’inizio dell’anno scolastico, l’assegnazione di tutti gli insegnanti o le insegnanti di sostegno necessari a garantire il progetto didattico, costruito in base alla diagnosi funzionale, con il concorso delle figure professionali coinvolte.
4.       La formazione delle classi iniziali nella scuola dell’infanzia e nella scuola elementare viene effettuata, di norma, con l’inserimento di un solo alunno o alunna diversamente abile; le classi successive delle medesime scuole e le classi della scuola media e della scuola superiore non possono essere costituite con l’inserimento di un numero superiore a due alunni o alunne diversamente abili.
5.       Per assicurare la massima efficacia al processo di integrazione scolastica, le classi che accolgono un alunno o un’alunna diversamente abile sono costituite con 3 alunni o alunne in meno rispetto a quanto disposto dall’articolo 8, comma 1 (ndr. 22 alunni o alunne). Nei casi in cui siano inseriti nella classe 2 alunni o alunne diversamente abili, la classe stessa viene costituita con un numero ancora inferiore di alunni o alunne.
6.       Nella determinazione dell’organico va garantita l’assegnazione di docenti di sostegno per tutto l’orario richiesto dal progetto didattico-educativo, fino a coprire interamente l’orario di permanenza a scuola dell’alunno/a, se necessario.
7.       La scuola garantisce il regolare e periodico funzionamento dei Gruppi di Lavoro sull’handicap, ai quali devono obbligatoriamente partecipare tutte le componenti.
8.       Il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca destina adeguate risorse per qualificare professionalmente tutti gli operatori delle scuole con alunni e alunne in situazione di disabilità e disagio.
9.       Il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca eroga alle scuole un fondo speciale da utilizzare secondo le esigenze dei progetti didattico-educativi previsti.

diversità

[1] In questo modo sarà possibile scrivere, e analizzare, un unico grande racconto sulla scuola. Con le sue diversità e specificità.
<omissis> Molte proposte, per loro natura, funzioneranno solo se avremo circolazione di informazioni, contaminazione, diversità e collaborazione.

[2] Art. 2. (Finalità generali)
Il sistema educativo di istruzione promuove l’acquisizione consapevole di saperi, conoscenze, linguaggi, abilità, atteggiamenti e pratiche di relazione, visti come aspetti del processo di crescita e di apprendimento permanente, con un’attenzione costante all’interazione ed all’educazione interculturale, che si caratterizza come riconoscimento e valorizzazione delle diversità di qualsiasi tipo ed è intesa come metodo trasversale a tutte le discipline.

[3] Art. 5. (Obiettivi dei diversi livelli del sistema educativo di istruzione)
<omissis>
b) la scuola elementare, nel rispetto e nella valorizzazione delle diversità individuali, sociali e culturali, favorisce la costruzione delle conoscenze, dei saperi e delle abilità di base e potenzia le capacità affettive e relazionali, attraverso un percorso di conoscenza e valorizzazione di sé e dell’altro o dell’altra in un ambiente accogliente e stimolante;

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