pertiniPare, dico pare, che il 14 gennaio 2015 il presidente Giorgio Napolitano si dimetterà.
Il mio giudizio l’ho già scritto varie volte, a modo mio:
A me ‘sto caffè Napolitano non è mai piaciuto molto e ora comincia ad avere lo stesso sapore amaro di quello ristretto che fanno ad Arcore“.
Visto il clima da larghe intese non mi aspetto cambiamenti; per cui non ho grandi aspettative ma spero, inconsciamente, di essere smentito.
Perché poi dovrei essere smentito? Come? Quando? Da chi?
E poi non ditemi che i 101 “prodi” traditori del PD adesso voterebbero Romano Prodi, perché non ci credo e se così sarà anche il drammaturgo Eugène Ionesco, rivoltandosi nella tomba, deciderebbe di sconfessare il suo teatro dell’assurdo per scrivere barzellette su un italiano, un renziano e un cavaliere.

Insomma non mi aspetto grandi nomi pertanto, visto che di questi tempi “tutto quanto fa spettacolo“, spero almeno che il prossimo presidente sappia cantare come Barack Obama, il quale durante un comizio al famoso Apollo Theater di Harlem, accortosi della presenza del cantante Al Green, gli ha reso omaggio, in modo sorprendentemente “soulful”, intonando i primi versi di una sua famosissima canzone.
Nel filmato ho poi incollato anche una versione strepitosa di Al Green, dello stesso brano, eseguito nello stesso posto, diversi anni prima.

Scherzi a parte, non mi aspetto che il presidente ce le canti per bene ma che provi almeno ad avere rispetto e a rendere omaggio a chi, prima di lui o di lei, ha portato passione e coinvolgimento con il suo “canto”.
Visto che nemmeno un caffè “Napolitano” riuscirà a tenerci svegli per il noioso discorso di fine anno, allego una parte del discorso di chi sapeva davvero parlare ai giovani con “parole comprensibili a tutti, capaci di svegliare chi dorme”: l’unico presidente “soul man“.
Comunque prestiate attenzione, buona memoria.

Dal messaggio di fine anno del Presidente Sandro Pertini (31 dicembre 1983)
Le mie speranze le ripongo tutte nella gioventù italiana.
Io ho instaurato qui al Quirinale questa consuetudine: tutte le mattine, escluso il sabato, ricevo studenti di ogni parte d’ Italia.
Ne ricevo circa 500-600 tutte le mattine.
Ne ho già ricevuti in questi anni di mia presidenza – che sta per terminare per mia tranquillità – 171 mila, non faccio mai discorsi ma intreccio con loro un dialogo, una conversazione.
Cioè mi faccio tempestare di domande, mi sottopongo ad un loro interrogatorio, mi faccio porre delle questioni, da questi giovani.
I più arditi, quelli che immediatamente, senza alcuna soggezione, vengono avanti e mi fanno le prime domande, sono proprio i ragazzini di 9-10 anni.
Bene, signori, amici miei che mi ascoltate: le domande che mi sento fare sono queste: “Il nostro domani sarà turbato dalla guerra? Dopo che avremo studiato, avremo un’occupazione?”.
E poi un’ altra domanda mi fanno.
Gli anziani mi ascoltino: “Perché, presidente, gli anziani si abbandonano a tanti scandali? Perché tanta corruzione?”.
È un rimprovero che sorge dai giovani verso questa minoranza di anziani che danno esempio di corruzione, di disonestà.
Guai a chi da’ scandalo ai giovani. Io li amo immensamente questi giovani. Sono l’avvenire della patria.
Noi rappresentiamo il passato, con il nostro bene ed anche con i nostri errori.
Ma questi giovani si affacciano adesso alla vita, sono essi che hanno nelle loro mani l’avvenire della patria e del popolo italiano.
Centosettantunomila ne ho ricevuti.
Prima che termini – di salute sto bene come vedete, quindi terminerò tranquillamente il mio mandato qui al Quirinale fra un anno e mezzo – arriveremo a duecentomila e più studenti, giovani di tutta l’ Italia.
Io credo nella nostra gioventù.
piÈ molto più sana di quello che pensano certi anziani che stanno con molto sussiego lontano dai giovani o che sono pronti a giudicarli, a dare giudizi del tutto superficiali.
È vero, sono esuberanti.
E perché non devono essere esuberanti alla loro età? Vorrei essere io esuberante, vorrei avere io la loro età, la loro giovinezza che è un bene prezioso (che io ho trascorso in carcere nella rinuncia), e che avrei voluto vivere in tutta la sua pienezza.
Hanno diritto i giovani di vivere gioiosamente e di guardare con tranquillità al loro domani.
Siamo noi anziani che dobbiamo fare in modo che questa loro speranza diventi una certezza, e fanno bene a scendere in piazza e a volere la pace.
Se tutti i popoli della terra, tutti i giovani della terra potessero trovarsi uniti e potessero quindi coralmente esprimere il loro desiderio, la loro volontà, tutti si esprimerebbero per la pace, contro la guerra.
E noi vogliamo che i nostri giovani possano vivere sicuri della pace e della libertà.
Vogliamo che essi siano degli uomini liberi, in piedi, a fronte alta, padroni del loro destino e non dei servitori in ginocchio.
Questo noi chiediamo.
L’ho detto al corpo diplomatico l’altro giorno – vi sono ancora troppe dittature.
In molti paesi i diritti civili ed umani sono soppressi.
Eppure la carta dell’ ONU, la carta di San Francisco, contempla la difesa dei diritti civili ed umani.
Chi ha firmato quella carta ha promesso a se stesso, ed ha garantito agli altri, di difendere sempre i diritti civili ed umani.
Orbene, se vi sono delle nazioni in cui i diritti civili ed umani sono conculcati, sono annullati, non vi è che un provvedimento da prendere contro queste nazioni: l’espulsione dall’ ONU.
sesto-pertiniNon valgono le proteste; se le porta via il vento. Non valgono le polemiche.
Siano espulse dalla Organizzazione delle Nazioni Unite.
Sia dato loro il bando, siano indicate all’umanità come colpevoli.
Io forse sono saltato da un ramo all’altro senza un certo ordine nel mio discorso, ma vi ho detto tutto quello che il mio animo mi ha suggerito di dirvi, italiane e italiani.
Voi siete adesso a tavola. Oh, se fate brindisi fatene uno anche per il vostro presidente che vi ama tanto.
E cercate sempre di stare vicino ai vostri figli, ai vostri giovani che si affacciano adesso alla vita.
Io ai giovani questo dico: battetevi sempre per la libertà, per la pace e per la giustizia sociale.
La libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile che si risolve per molti nella libertà di morire di fame.
Bisogna che alla libertà sia unita la giustizia sociale. Sono un binomio inscindibile.
Lottate quindi con fermezza, giovani che mi ascoltate, perché lotterete così per il vostro domani, per il vostro avvenire.
Ma siate sempre tolleranti.
Sì, lottate con la passione con cui ho lottato io, e lotto ancora oggi nonostante gli anni; lottate per la fede che arde nei vostri cuori.
Ma io vorrei che voi teneste presente un ammonimento di un pensatore francese, ammonimento che io ho sempre tenuto presente alla mia mente.
Dico al mio avversario: io combatto la tua idea che è contraria alla mia, ma sono pronto a battermi sino al prezzo della mia vita perché tu la tua idea la possa esprimere sempre liberamente“.
Ecco quello che io dico ai giovani, senza presunzione, quasi fossi un loro compagno di strada, tanto mi sta a cuore la loro sorte.
Ed io li esorto ad andare avanti, a continuare per la loro strada, a cercare nella scuola cultura; ad ascoltare i loro docenti per adornare la loro mente di cognizioni necessarie quando saranno chiamati a svolgere un’attività.
Voi giovani siete la futura classe dirigente del nostro paese, dovete quindi prepararvi per assolvere degnamente questo nobilissimo compito.
Ebbene io, finché vita sarà in me, starò al vostro fianco nelle vostre lotte, giovani che mi ascoltate.
Lotterò sempre con voi per la pace nel mondo, per la libertà e per la giustizia sociale.
Buon anno a tutti voi miei connazionali, italiani e italiane.
E perdonate se ho turbato la vostra vigilia di capodanno con questa mia conversazione guidata dalla fraternità che a voi mi lega.

Il testo completo del discorso è qui: Fondazione Sandro Pertini

 

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