4SchoolPer un politico, l’affermare di “aver ascoltato la gente” prima di fare una scelta è un’operazione populista perché ascoltare seriamente è difficile ed impegnativo e mantenere le promesse fatte verso chi crede nell’ascolto lo è ancor di più.
Matteo ‘enzi è bravo solo nella prima di queste attività, cioè nel dire di aver ascoltato prima di proporre la sua cosiddetta “buona scuola”, non ad ascoltare davvero perché la “campagna di ascolto del mondo della scuola” realizzata con un questionario online ed una serie di incontri in cui erano esclusi gli interventi critici, ha coinvolto pochissime persone.
L’attuale Presidente del Consiglio inoltre è ancora meno bravo nel mantenere le promesse fatte a chi si fida di lui in quanto adulto.
Porterò tre esempi scolastici.
Esempio n° 1
Matteo Renzi non ha ascoltato “il paese”, non ha ascoltato chi vive la scuola tutti i giorni, non ha ascoltato i sindacati ma soltanto quei pochi il cui parere era già in sintonia con le sue idee.

Esempio n° 2
Quando ha inaugurato la scuola dell’infanzia L’Aquilone a Ferrara, ricostruita dopo il terremoto, ha promesso ai bambini e alle bambine che avrebbe regalato a ciascuno di loro una copia della Costituzione e che il giorno successivo si sarebbe collegato con loro via Skype per salutarli.

Sono passati cinque mesi e Matteo ‘enzi non ha fatto nessuna delle due cose.
Come potranno credere quei bambini negli adulti, o meglio nei politici, se non mantengono le promesse e gli impegni presi nei loro confronti?
Esempio n° 3
Il Corriere della Sera ha pubblicato la lettera di Emilio Cabasino, padre di una ragazza di 14 anni che insieme ai suoi compagni della JuniOrchestra (l’Orchestra giovanile della Accademia di Santa Cecilia di Roma) si è esibita all’evento del Pd dedicato alla scuola “La Scuola che cambia, cambia l’Italia” di domenica 22 febbraio 2015.

Ogni mio commento è superfluo, quindi lascio parlare le parole di questo padre e le immagini del video che Adriano Ancarani ha postato su Facebook.

Egregio signor primo ministro, 
oggi (domenica 22 febbraio 2015ndr) mia figlia quattordicenne ha suonato con la JuniOrchestra dell’Accademia nazionale di Santa Cecilia, a Roma, all’evento del Pd, «La Scuola che cambia, cambia l’Italia».
È tornata a casa in lacrime umiliata e mortificata dalla totale assenza di attenzione da parte del pubblico durante la loro esecuzione successiva al suo intervento.
Mentre i ragazzi erano impegnati nella difficile esecuzione di musiche di Beethoven e di Tchaikovsky il pubblico in sala era principalmente impegnato a prodigare saluti, non solo parlando a voce alta, ma camminando e urtando i ragazzi, rendendo di fatto impossibile l’esecuzione stessa.
Lei stesso non ha prestato alcuna attenzione alla musica preparata e studiata dai ragazzi espressamente per questa circostanza.
Ma è mai possibile? Un convegno che parla di educazione e di scuola (anche sottolineando l’importanza della musica per la formazione di buoni cittadini) e i cui partecipanti trattano i ragazzi e il loro impegno in questo modo?
Credo che la Buona Scuola inizi proprio da qui: dal rispetto dei ragazzi prima di tante belle parole e oggi questo è venuto drammaticamente a mancare.
Un drammatico autogol per il Pd e per il mondo della politica!

Comunque notiate che “fra il dire e il fare c’è di mezzo il rottamare“, buona visione di un modello di maleducazione politica.

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