Mauro_Presini_OrgoglioNoi, che il 5 maggio sciopereremo contro la cosiddetta ” buona scuola ” imposta da Matteo ‘enzi, stiamo provando a spiegare i nostri motivi: sia a voce che per iscritto, sia quelli di ordine professionale che quelli di ordine sindacale, sia quelli di tipo pedagogico che quelli di carattere costituzionale.
Sarebbe bello e costruttivo se i colleghi e le colleghe che il 5 maggio non aderiranno allo sciopero si impegnassero per lo stesso motivo.
Sospetto però che questi ultimi, piuttosto che esporsi con la scrittura, preferiranno esporsi in bella fila davanti all’ufficio del dirigente scolastico per farsi vedere in servizio proprio il giorno dello sciopero; credendo, in tal modo, di “meritarsi” quell’attenzione che sperano possa essere di buon auspicio per un aumento salariale nella cosiddetta ” buona scuola“.
Liberi di comportarsi come credono ma se, prima o poi, ci diranno che non possono scioperare perché:
– “sono d’accordo ma non me lo posso permettere”,
– “sono indietro con il programma”,
– “tanto non serve a niente”,
– “siete i soliti pessimisti”,
– “non può essere come dite”,
– “stanno già cambiando il testo del DdL”,
– “sono in difficoltà economiche”,
– “stralceranno le assunzioni dei precari”,
– “i sindacati sono tutti uguali”,
– “c’è la crisi e bisogna sacrificarsi”,
– “non mi occupo di politica”…
o altre oscenità del genere, proporrei dapprima di spiegar loro, in poche parole, che fare sciopero è una forma di lotta: non è il prezzo che si paga per fare un acquisto ma il prezzo che si paga per manifestare il proprio dissenso.
Dopo, ma soltanto dopo, come una brava guida turistica, suggerirei di invitarli calorosamente ad andare a visitare Quel Paese.
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