Il segretario del PD, Matteo Renzi, con la moglie Agnese alla sfilata Diesel all'interno di 'Pitti immagine uomo', Firenze, 8  gennaio 2014. ANSA/MAURIZIO DEGL'INNOCENTI

L’Agnese, moglie di Matteo ‘enzi, porta un cognome che a suo marito non credo piaccia molto: si chiama Landini… è il caso di dire: in nomen omen?
L’Agnese ha un fratello di nome Filippo che fa il parroco nella chiesa di San Gaudenzio a San Godenzo… è il caso di dire: gaudium magnum?
L’Agnese è professoressa di lettere in un istituto di Pontassieve il cui Collegio dei Docenti ha bocciato la “buona scuola”… è il caso di dire: in camera caritatis?
L’Agnese il 5 maggio scorso non ha scioperato… è il caso di dire: homo homini lupus?
L’Agnese ha dichiarato ad una giornalista: “Come in tutte le coppie ci confrontiamo. Matteo conosce la realtà della scuola italiana. Sa quali sono i punti di forza e di debolezza del mondo dell’istruzione anche attraverso la mia esperienza“… è il caso di dire: Omnia vincit amor?
Comunque pensiate che in cauda venenum, buona lettura della seguente nota dell’avvocato Corrado Mauceri (Sinistra per la Costituzione, Firenze).

Senza dubbio essere insegnante precaria e moglie di un Presidente del Consiglio che elimina la libertà di insegnamento e propone a capo delle scuole capetti a sua immagine e somiglianza deve essere imbarazzante; per la verità,  finora nella scuola dove insegna, la moglie del Presidente del Consiglio ha evitato di schierarsi pubblicamente.
Ora però, a fronte della grande mobilitazione unitaria della scuola contro la proposta indecente del Governo, ha pensato bene di dichiarare alla stampa che lei non ha scioperato e che ha fatto regolarmente lezione.
Ma avrebbe dovuto anche dichiarare che  nella sua scuola la grande maggioranza di lavoratori della scuola ha scioperato e che, quando fu discussa nel Collegio dei docenti, la proposta governativa sulla buona scuola fu bocciata dalla grande maggioranza dei suoi colleghi, non ottenendo nessun voto favorevole (nemmeno il suo perché ovviamente ritenne opportuno sottrarsi all’ingrato compito di difendere l’indifendibile).

diretta

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