Alain_Goussot_144-2Continuano a piacermi molto le cose che scrive il professor Alain Goussot [1], dell’Università di Bologna.
Mi piacciono perché il suo punto di vista considera la relazione con gli altri come un elemento indispensabile per imparare meglio, perché non nasconde la fatica di apprendere come elemento indispensabile e positivo, perché contrasta la leggerezza con la quale molti ritengono che basti un tablet per imparare, perché si occupa e si preoccupa sia dei tempi di attesa che di quelli dell’apprendimento… e poi perché si esprime chiaramente contro la cosiddetta “buona scuola” del governo Renzi.
Comunque la pensiate, buona lettura di un suo articolo intitolato:
Pennac, Baricco e la scuola
Interessante paragonare le recenti riflessioni dello scrittore francese Daniel Pennac (leggi l’intervista di lejdd.fr) con quelle dello scrittore italiano Alessandro Baricco sulla scuola (tra i diversi interventi recenti leggi qui): il primo punta sull’importanza del desiderio di apprendere, anzi sul piacere di apprendere, addirittura consiglia di non fare entrare gli alunni in classe con ipad, cellulare e pc poiché questi mezzi (da non demonizzare) favoriscono la fuga dall’esperienza relazionale che costituisce il fondamento dell’esperienza educativa, invece Baricco propone quasi il contrario con una scuola che dovrebbe rinnovarsi partendo dal digitale.
Pennac si preoccupa della formazione come cittadino consapevole e autonomo, dell’apprendimento, della possibilità di fare emergere una soggettività critica per combattere la trasformazione dell’alunno in consumatore asservito ad un sistema alienante che uccide ogni capacità di essere per davvero libero.
1387360247_ipad-bambiniBaricco afferma che digitale e linguaggio scolastico non s’incontrano evitando tuttavia di ragionare, come fa Pennac, sugli effetti del digitale sullo sviluppo psico-emozionale e neuro-cerebrale del bambino.
Non si pone minimamente la questione del rapporto da consumatore che ha il bambino con questi oggetti. Pennac, dalla sua esperienza d’insegnante e anche di alunno “difficile” (vedi Chagrin d’école – Diario di scuola), vede nella relazione l’essenza del processo educativo – in questo la presenza pervasiva dell’oggetto digitale rappresenta un ostacolo che spinge all’autoisolamento e non all’apertura all’altro -, considera anche l’importanza dell’incontro con l’adulto consapevole e attento pedagogicamente che non sembrano preoccupare Baricco che sembra, a differenza di Pennac, ignorare i lavori dei neuroscienziati come Lamberto Maffei e Nicholas Carr sull’impatto dell’invasione del digitale nella vita dell’infanzia e della pre-adolescenza: impoverimento emotivo e relazionale, restringimento della sfera cerebrale che gestisce le funzioni del linguaggio e del pensiero, quindi di tutta la sfera cognitiva, una perdita progressiva della capacità di fantasticare e, come hanno scritto il filosofo Bernard Stiegler sui fenomeni di “captazione mentale” e il pedagogista Philippe Meirieu sull’emergere di “nuovi poteri ascendenti” quali sono i media informatici, una incapacità di sublimare e una ipertrofia del volere tutto subito senza riuscire a gestire il tempo dell’attesa e quindi a strutturare quel linguaggio intrapsichico che permette di fornire un senso e un significato a quello che si prova nella relazione con l’altro.
orCi sembra che l’approccio di Daniel Pennac sia molto più profondo e attento all’importanza dell’esperienza relazionale come spazio della crescita soggettiva e come base della formazione di un cittadino consapevole, Baricco affronta una questione importante come quella della presenza del digitale senza tuttavia porsi veramente la domanda del come educare all’uso di questa tecnologia e del come la ricerca di senso, rispetto alla condizione umana e alla propria esistenza in un mondo fatto di diseguaglianze, non possa avvenire a scapito del senso di appartenenza al genere umano e quindi dell’importanza di vivere questa dimensione nel rapporto con l’altro e l’esperienza educativa reale e non virtuale.
Per di più mentre Pennac assume esplicitamente una posizione critica verso i progetti neoliberisti di riforma della scuola che emergono in Francia, sembra che quest’aspetto non interessi più di tanto lo scrittore italiano. Sono due modi di concepire la funzione dello scrittore e dell’intellettuale nella società: quella di Pennac che prende posizione sul piano etico-politico e quella di Baricco che rimane nella sua funzione di specialista della letteratura e basta.

Come lo sappiamo sono due visioni che storicamente (come l’ha ben descritta Gramsci nei suoi scritti sugli intellettuali) caratterizzano l’atteggiamento degli intellettuali francesi che intervengono nella sfera pubblica rispetto alla gestione della polis e gli intellettuali italiani che curano la propria estetica senza sporcarsi più di tanto le mani.

Bambini-e-smartphone

Fonte: http://comune-info.net/2015/06/daniel-pennac-e-alessandro-baricco-scuola/

[1] Docente di pedagogia speciale presso l’Università di Bologna, pedagogista, educatore, filosofo e storico attento alle problematiche dell’educazione e del suo rapporto con la dimensione etica-politica.

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