maglietta per photoshopChissà perché, da qualche ora, continua a risuonarmi in testa l’ultima strofa della “Canzone del maggio” di Fabrizio De André:
Per quanto voi vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti“.

Eppure le canzoni non mi vengono mai in mente a caso.
Oggi il governo ha posto la fiducia sul suo maxiemendamento relativo alla cosiddetta “buona scuola”, interrompendo, ancora una volta, in modo autoritario la discussione ed il confronto democratico.
Dunque facciamo un po’ di conti: dei 320 senatori (315 eletti più i 5 senatori a vita) ne erano presenti 273 e solo 271 hanno votato.
Ne mancavano quindi 49.
I senatori favorevoli sono stati 159 mentre i contrari 112; la differenza dei voti è di 47.
Dove erano quei 49 senatori che potevano fare la differenza. Dove?
Mentre cerco i nomi dei senatori assenti per pubblicarli (quattro di questi che non hanno partecipato al voto sono stati i senatori del PD: Casson, Mineo, Ruta e Tocci. VEDI AGGIORNAMENTO DEL 26/6/2015 ALLA FINE DEL  POST), allego il resoconto stenografico della seduta di oggi al Senato.
Comunque continuiate ad indignarvi senza rassegnarvi, buona lettura dei vari interventi e soprattutto dei nomi di chi ha votato a favore e di chi ha votato contro il DdL scuola.

TweetPagliacciDeprimentiLegislatura 17ª – Aula – Resoconto stenografico della seduta n. 473 del 25/06/2015
(Bozze non corrette redatte in corso di seduta)

RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del presidente GRASSO
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,34).
Si dia lettura del processo verbale.
DI GIORGI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del giorno precedente.
Sul processo verbale
SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SANTANGELO (M5S). Signor Presidente, chiedo gentilmente la votazione del processo verbale, previa verifica del numero legale.
Verifica del numero legale
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata)
Invito i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.
(Segue la verifica del numero legale).
Il Senato è in numero legale.
Diamo atto della presenza in Aula del senatore Bocchino, che non è riuscito a far rilevare la presenza.
Ripresa della discussione sul processo verbale
PRESIDENTE. Metto ai voti il processo verbale.
È approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L’elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all’Assemblea saranno pubblicati nell’allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico
PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.
Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall’articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 9,38).
Seguito della discussione e approvazione, con modificazioni, del disegno di legge:
(1934) Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti (Approvato dalla Camera dei deputati) (Collegato alla manovra finanziaria) (Votazione finale qualificata, ai sensi dell’articolo 120, comma 3, del Regolamento) (ore 9,39)
Discussione e approvazione della questione di fiducia
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 1934, già approvato dalla Camera dei deputati.
Ricordo che nella seduta pomeridiana di ieri il presidente della 7a Commissione permanente, senatore Marcucci, ha riferito sui lavori della Commissione e ha avuto luogo la discussione generale.
Ha chiesto di intervenire il ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento, onorevole Boschi. Ne ha facoltà.
BOSCHI, ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, a nome del Governo, autorizzata dal Consiglio dei ministri, pongo la questione di fiducia sull’approvazione dell’emendamento che mi accingo a presentare al disegno di legge n. 1934. (Il senatore Crimi fa cenno di voler intervenire).
PRESIDENTE. Sospendo la seduta e convoco immediatamente la Conferenza dei Capigruppo. (I senatori del Gruppo M5S si tolgono la giacca mostrando una fascia nera al braccio e accendendo dei lumini votivi).
(La seduta, sospesa alle ore 9,39, è ripresa alle ore 10,12).
Organizzazione della discussione della questione di fiducia
PRESIDENTE. La Conferenza dei Capigruppo ha proceduto all’organizzazione dei lavori sulla questione di fiducia, posta dal Governo sull’emendamento interamente sostitutivo del testo del disegno di legge recante riforma del sistema nazionale d’istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti.
Per la discussione sulla fiducia, che avrà inizio una volta acquisito il parere della Commissione bilancio, sono state ripartite 3 ore e 20 minuti, in base a specifiche richieste dei Gruppi. Seguiranno quindi le dichiarazioni di voto. La chiama avrà inizio prevedibilmente intorno alle ore 16.
Sospendo quindi la seduta in attesa del parere della Commissione bilancio.
(La seduta, sospesa alle ore 10,13, è ripresa alle ore 11,49).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1934
e della questione di fiducia(ore 11,49)
PRESIDENTE. Do la parola al Presidente della 5ª Commissione, senatore Azzollini, perché riferisca all’Assemblea sui profili di copertura finanziaria dell’emendamento 1.9000.
AZZOLLINI (AP (NCD-UDC)). Signor Presidente, nel riferire sul dibattito della Commissione, naturalmente prenderò in analisi partita le questioni che sono state sottoposte e poi richiederò al Governo anche la possibile modifica di un punto specifico dell’emendamento su cui ha posto la questione di fiducia.
Tre aspetti voglio sottolineare inizialmente: l’emendamento 1.9000 riproduce – praticamente in maniera uguale, nel senso che cambiano solo questioni di puro drafting – l’emendamento 1.1000, che era stato già preso in esame dalla Commissione, la quale aveva condizionato il proprio nulla osta all’accoglimento, ex articolo 81 della Costituzione, di una serie di modifiche che erano state proposte in sede di relazione tecnica dal Ministero dell’economia. Com’è noto, in quel caso, trattandosi di un provvedimento collegato alla finanziaria, l’accoglimento era assolutamente rilevante per il prosieguo del provvedimento. L’emendamento 1.9000 ha recepito tutte le condizioni in maniera puntuale, quindi, sotto questo profilo, abbiamo già un secondo requisito d’assoluta conformità al testo che oggi viene portato in Aula (il primo era sostanzialmente identico a quello già visionato dalla Commissione bilancio; per il secondo le modifiche sono consistite nell’accoglimento delle condizioni ex articolo 81, proposte dalla Commissione bilancio, su indicazione della relazione tecnica).
La terza questione è le seguente: l’emendamento accoglie integralmente anche altre condizioni ex articolo 81 che la Commissione bilancio aveva posto indipendentemente da quelle del Governo. Invece il Governo ha riprodotto il comma 133, sul quale vi era una richiesta di espunzione per mancanza di copertura, completo di una copertura esattamente coerente con quella già prevista dalla relazione tecnica precedente. Il comma 133, quindi, era già presente ed era stato oggetto di una censura da parte della Commissione bilancio per assenza di copertura, ma in questo testo lo ritroviamo coperto, coerentemente – anche nelle quantificazioni – con quanto era stato previsto nella relazione tecnica all’emendamento 1.1000. Pertanto, per quel che ci riguarda, il testo è perfettamente soddisfacente.
Su un punto, il Governo ha fatto poi un’aggiunta: l’ultimo periodo del comma 202, che naturalmente non leggo, ma sintetizzo, perché è stato oggetto di una discussione assai approfondita in sede di Commissione, consente in ciascun esercizio finanziario – e questa è la dizione del testo rilevante per quel che proporrò nel prosieguo – di destinare eventuali risparmi rivenienti dai commi da 94 a 104 della legge, nel corso dell’anno, al fondo ex articolo 199. Così com’è, la norma non è coerente con i principi di contabilità: in particolare, si potrebbe prefigurare una sorta di prenotazione ex ante di fondi rispetto a quelli precedenti, cosa ovviamente non consentita dalle leggi di contabilità. La questione è stata oggetto di un attento dibattito, nel quale tutti i senatori di maggioranza e di opposizione hanno fatto le proprie osservazioni in materia. Alcune di queste osservazioni vanno nel senso della superabilità del problema di coerenza posto dal comma che ho testé citato; altre, invece, vanno nel senso di una non superabilità di quel testo.
Ricordo, signor Presidente, che sul maxiemendamento di fiducia la Commissione non si esprime sulla base dell’articolo 81 della Costituzione ma per chiedere eventualmente, sulla base di questo dibattito, se il Governo, in punto di assoluto riferimento alle questioni di copertura finanziaria, può riconoscere od accettare (in tutto, in parte o per niente) le osservazioni della Commissione, ed è per questo che riferisco.
Per alcuni colleghi vi è una richiesta di espunzione di questo comma; per altri la richiesta è di mantenimento del medesimo comma. Infine, c’è il riconoscimento, nell’ambito del dibattito, di una specificità del problema posto all’attenzione. L’anno scolastico non è perfettamente coincidente con l’anno del bilancio o con l’anno solare. Quindi, specie nell’attuazione della prima fase di questo provvedimento, ci si può trovare a cavallo dell’anno. È una specificità della scuola che obbliga il Ministero competente a tener conto della circostanza che l’anno scolastico non ha la stessa calendarizzazione dell’anno solare. Pertanto, riconoscendo questa specificità, avanzo un’ulteriore richiesta. Le richieste emerse in Commissione, come già detto, sono tre: l’espunzione del comma 202, il suo totale mantenimento e, infine, limitare questa possibilità soltanto al primo anno e quindi limitare questo problema – il comitato di verifica tecnico-finanziaria viene menzionato due volte in questo comma e la questione verrà poi valutata dai tecnici – esclusivamente al primo anno di riferimento. In questo modo esso non costituisce più la violazione di un principio generale, dal momento che c’è il riconoscimento di una specificità e quindi di una deroga unica, generata da esigenze rarissime se non uniche, che registra un perdurare nel tempo esclusivamente per la fase transitoria o di avviamento del provvedimento, così da evitare che una vicenda del genere possa diventare un precedente che invocato in provvedimenti successivi difficilmente potrebbe essere assoggettato dalla Commissione bilancio alle stesse censure che essa opera normalmente. In questo caso quindi il principio si attuerebbe come deroga generata da una questione specifica, che a monte presenta una specificità particolare dell’anno scolastico, che è diverso dall’anno solare.
Quindi, signor Presidente, ho riferito così le tre posizioni illustrate in Commissione che vanno – ribadisco – dalla totale espunzione del comma 202, al suo totale mantenimento fino alla richiesta di limitazione al solo anno di avviamento delle procedure, con la possibilità concessa di riassegnare gli eventuali risparmi nel medesimo anno al fondo di cui al comma 199.
Osservo che la Commissione – si tratta di un’osservazione ulteriore esplicitata anche durante il dibattito – comprende che la destinazione di quei fondi è sostanzialmente diretta alle nuove assunzioni; avendo però il fondo di cui al comma 199 finalità più generali, siccome si tratta di una norma chiaramente derogatoria al principio generale e chiaramente limitata nel tempo, è giusto che – lo riferisco perché rimanga agli atti del Parlamento – sia anche limitata alla finalità, che è quella prevista per le assunzioni di cui ai commi 94 e seguenti. Questa limitazione delle finalità è garantita dai commi di riferimento, che vanno dal 94 al 104. Non è perfettamente garantita dalla destinazione al fondo di cui al comma 199 e, pertanto, noi lasciamo agli atti che la finalità deve essere anch’essa limitata, una volta riassegnata al fondo di cui al comma 199 nel corso dell’anno, per essere destinata sempre ai commi dal 94 al 104. Mi pare che ciò sia un intendimento specifico di questo provvedimento, ma che noi ribadiamo in Aula perché rimanga come un precedente di assoluta trasparenza all’interno del dibattito che si è svolto. Questo è stato il senso complessivo del dibattito approfonditamente esaminato da ciascuno dei componenti della Commissione.
Faccio un’ultima considerazione di carattere tecnico: la relazione tecnica che è stata presentata a lei, signor Presidente, è assolutamente corretta perché non è quella di cui al maxiemendamento 1.1000. Lo dico perché a un certo punto, erroneamente, per questioni di drafting, si faceva riferimento al maxiemendamento 1.1000. No, la relazione fa correttamente riferimento al maxiemendamento 1.9000 posto alla sua attenzione. Qui sono state ricomprese non solo tutte le condizioni, come ho detto all’inizio, ma anche queste due modifiche. Parlo della copertura del comma 133 e l’analisi del comma 209, che sono state puntualmente rintrodotte nella relazione tecnica. Faccio una piccolissima osservazione: per il comma 209 la relazione tecnica si era limitata un po’ tautologicamente – lo dico perché sono in presenza del Ministro della pubblica istruzione e devo cercare di esprimermi in maniera più o meno corretta – a riportare il testo, mentre la relazione dovrebbe fare qualche altra cosa.
Chiedo scusa al gentile Ministro se la Commissione bilancio sul Ministero dell’istruzione è piuttosto precisa, come lei vede, ma lei sa che le eccedenze di spesa del suo Ministero esistono e noi, per dovere istituzionale, dobbiamo essere sempre puntuali nel fare le nostre osservazioni.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il vice ministro dell’economia e delle finanze Morando.
MORANDO, vice ministro dell’economia e delle finanze. Signor Presidente, in primis voglio dire che riconosco il fondamento tecnico dell’osservazione fondamentale che è stata fatta in sede di dibattito in Commissione e che è stata adesso richiamata dal presidente Azzollini.
Il comma 202 del maxiemendamento 1.9000 nella sua prima parte crea semplicemente le condizioni perché si possa sviluppare un’attività di monitoraggio. Il primo periodo del comma 202 non presenta problemi nemmeno per il profilo che riguarda la costituzione di uno strumento tecnico interno al Governo per l’esercizio dell’attività di monitoraggio. Dov’è che il comma 202 si mette in un rapporto di difficile coerenza con la legge di contabilità? Nell’ultimo periodo perché si presta all’osservazione critica che riguarda il fatto che, qualora si determini in sede di consuntivo e non nel corso dell’anno un risparmio, secondo la legge di contabilità naturalmente quel risparmio dovrà essere inserito nel bilancio a legislazione vigente e, quindi, avere destinazione prioritaria per la riduzione dell’indebitamento, salva diversa decisione della legge di stabilità volta a modificare la legislazione vigente che determina il bilancio a legislazione vigente stesso. Quindi, non c’è dubbio che l’ultimo periodo, nel momento in cui si riferisce ad un’attività che potrebbe svilupparsi ogni anno in sede, perché il testo depositato stabilisce che, per ciascun esercizio, si fanno emergere – se emergono – attraverso l’attività di monitoraggio, eventuali risparmi nell’attuazione dei commi da 94 a 104, che si destinano al fondo «La buona scuola», sembra naturalmente implicare che ogni anno (questa è la dizione letterale) si sviluppi questa attività. È chiaro che, a quel punto, una norma generale della legge di contabilità non troverebbe applicazione nello specifico campo dell’istruzione.
L’osservazione della Commissione bilancio è, pertanto, a mio giudizio, da accogliere. Essa, tuttavia, secondo il mio modesto parere, non può spingersi – in ogni caso, questa è la posizione del Governo – fino alla determinazione di ignorare il fatto che siamo in sede di prima applicazione nel 2015 e che i commi da 94 a 104 (quelli riferiti all’utilizzo di una parte molto grande dei fondi recati dal bilancio a legislazione vigente a finanziamento della riforma) implicano un complesso di attività rispetto alle quali abbiamo fatto valutazioni di previsione, ma non sono dati a consuntivo. Quindi, è possibile e sembra ragionevole che si sviluppi, per il solo 2015, un’attività di monitoraggio e che non avvenga che, ove nella pratica si sia determinato effettivamente un risparmio, questi fondi vengano sottratti – mi esprimo ora in maniera atecnica, ma solo per farmi capire da coloro che non usano il linguaggio “esoterico” delle Commissioni di bilancio – alla destinazione della scuola per essere impiegati per altre finalità previste dal bilancio. Negli anni successivi non ci sarà bisogno di questa norma, perché ben potrà il Ministero dell’istruzione, in sede di definizione della legge di stabilità, che presto diventerà soltanto la prima parte del disegno di legge di bilancio (che, come sappiamo, sarà unitario in base alla legge rafforzata), far valere nella definizione della legge di stabilità questa sua iniziativa, volta a mantenere presso l’istruzione, se lo riterrà, le risorse che avrà ricavato in termini di risparmio.
Per questa ragione, signor Presidente, il Governo accoglie una delle proposte che il presidente Azzollini ha detto provenire dal dibattito svolto in Commissione. Signor Presidente, se mi segue un attimo, do conto della proposta. L’ultimo periodo del comma 202 del maxiemendamento recita: «ai commi da 94 a 104, accertati in ciascun esercizio finanziario con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca (…)». Noi accettiamo la proposta avanzata dal Presidente della Commissione bilancio, a nome di una parte importante della Commissione stessa, modificando il testo nel seguente modo: «accertati nell’esercizio finanziario 2015 (…)». Nelle altre parti di questo comma non c’è bisogno di introdurre modifiche, perché – ripeto – in questo modo l’attività di monitoraggio si svilupperà tutti gli anni, se si riterrà di volerla sviluppare in seno al Governo, ma la possibilità di ricorrere ad una procedura in parte “derogatoria” della legge di contabilità, come è stato detto, varrà soltanto per il 2015, in considerazione del fatto che esso è l’anno di partenza di questa complessa attività amministrativa prevista dai commi da 94 a 104.
In questo senso il Governo accetta di modificare il testo su cui pone la fiducia, secondo le richieste avanzate dal presidente Azzollini.
PRESIDENTE. Presidente Azzollini, questa soluzione corrisponde a quanto è stato rappresentato nella Commissione bilancio e da lei?
AZZOLLINI (AP (NCD-UDC)). Corrisponde perfettamente, signor Presidente, perché è vero che la prima parte del comma non è mai stata presa in considerazione. Quindi è corretto ciò che è stato esposto dal Governo e siamo perfettamente d’accordo.
PRESIDENTE. Quindi, al comma 202, dell’articolo 1 del maxiemendamento, le parole «accertati in ciascun esercizio finanziario» sono sostituite dalle parole «accertati nell’esercizio finanziario 2015».
AZZOLLINI (AP (NCD-UDC)). Sì, Presidente.
D’ALI’ (FI-PdL XVII). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D’ALI’ (FI-PdL XVII). Signor Presidente, intervengo anche per un richiamo al Regolamento, anche se si tratta più di un richiamo de iure condendo che non un richiamo al Regolamento vigente. Come ella avrà intuito, signor Presidente, e come avranno intuito anche i colleghi, il piccolo ritardo con cui la Commissione bilancio si è presentata in Assemblea è il portato di una lunga discussione, com’è stato puntualmente riferito sia dal Presidente che dal ministro Morando, che ringrazio entrambi per la puntualità e l’approfondimento che hanno consentito sull’argomento.
Quello che non abbiamo compreso e che continuiamo a non comprendere è perché il Governo voglia creare un vulnus alla legge di contabilità, che potrebbe poi generare effetti emulativi e portare anche in altre occasioni a richieste di deroga, quando la stessa legge di contabilità offre al Governo e al Parlamento che ne controlla le iniziative, attraverso l’assestamento, le variazioni e le normative, la possibilità di mantenere l’obbiettivo prefissato, che è quello di poter utilizzare, per le stesse destinazioni, somme eventualmente non utilizzate. In questo debbo dire che c’è un minimo di latente confessione del fatto che alcune previsioni del disegno di legge in esame potrebbero non attuarsi nell’immediato, al di là dei proclami. Quest’ultimo è però un aspetto politico, che potremo sottolineare in altra sede. Ciò che non si comprende è come mai si voglia creare un vulnus alla legge di contabilità, pur avendo gli strumenti, nell’ambito della stessa legge, per raggiungere il medesimo obiettivo.
Per questo motivo, come ha puntualmente riferito il presidente Azzollini, abbiamo chiesto l’eliminazione dell’intero secondo periodo del comma 202, dell’articolo 1 del maxiemendamento, per il mantenimento di una normativa che finora ha funzionato a presidio dei conti pubblici. Non che le precisazioni qui offerte non siano un ulteriore riguardo contro questa eventualità, ma sicuramente aprono un varco. Questo è quello che abbiamo chiesto e ciò mi dà il destro, signor Presidente, per chiederle di esaminare con attenzione, dal punto di vista regolamentare, i rapporti tra gli emendamenti su cui viene posta la questione di fiducia e i pareri della Commissione bilancio.
Sappiamo benissimo che il Regolamento prevede che la Commissione bilancio non debba esprimere alcun rilievo ai sensi dell’articolo 81 della Costituzione sui maxiemendamenti presentati su cui viene posta la questione di fiducia. È però vero che l’abuso di questa prassi, sin dal 2005, ha suscitato l’attenzione del Parlamento e – per prassi, non per modifica regolamentare – dal 2005 ad oggi si è presa la sana abitudine di sottoporre il maxiemendamento su cui viene posta la fiducia alla valutazione della Commissione bilancio, perché esprima un parere e non perché eserciti le sue facoltà istituzionali di eventuale censura ai sensi dell’articolo 81 della Costituzione. Orbene, credo che vada considerato l’ulteriore continuo ricorso al voto di fiducia con presentazione di un maxiemendamento, che, come in questo caso, registra al 99 per cento l’adesione a quanto già esaminato dalla Commissione bilancio, quando aveva i poteri di intervenire con la censura ai sensi dell’articolo 81 della Costituzione. Per una piccola percentuale del testo, però, che è oggetto della nostra discussione, la Commissione bilancio non ha potuto esercitare questo potere, quindi, si rimane su un parere che il Governo può anche disattendere. Ringrazio il Governo anche per averlo in parte accolto; non ha accolto la nostra richiesta di totale eliminazione del secondo periodo, ma ha accolto la proposta di mediazione, come sempre saggiamente avanzata dal Presidente della Commissione.
Adesso mi rivolgo a lei, Presidente, perché alla prassi instaurata nel 2005 si possa fare – anche se in limine mortis di questo Senato – un ulteriore avanzamento, un ulteriore consolidamento attraverso una modifica regolamentare che stabilisca che comunque anche i maxiemendamenti sui quali si pone la questione di fiducia siano interamente sottoposti alla valutazione della Commissione bilancio ex articolo 81 della Costituzione. Infatti, diversamente, perderemmo il controllo della valutazione ai sensi dello stesso articolo 81, perché ogni maxiemendamento – e chiedo scusa se magari, nell’esprimere i miei concetti, mi ripeto in qualche passaggio – su cui poi il Governo pone la questione di fiducia non è censurabile ai sensi di quell’articolo. A chi rimane la censura ex articolo 81 di questi testi? Al solo Capo dello Stato? Direi di più: non solo al Capo dello Stato, perché il maxiemendamento presentato, essendo modificativo del testo approvato alla Camera, ritornerà alla Camera che, secondo il suo Regolamento, potrà esercitare le censure ex articolo 81. Il Senato è allora privo di questa facoltà, che invece ha la Camera. Ora, mantenendosi ancora il regime del bicameralismo perfetto – per qualche settimana o per qualche mese, o forse per uno o due anni – questa è comunque una distonia che mi sento di dover rilevare, quindi le chiedo un intervento perché venga corretta.
PRESIDENTE. La Presidenza prende atto di questa sua esigenza e, nel quadro delle proposte di modifica regolamentari, la valuterà.
BONFRISCO (CRi). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BONFRISCO (CRi). Signor Presidente, come avrà potuto notare, il tema ha aperto uno scenario importante e una discussione altrettanto approfondita.
Come sempre, ringrazio il vice ministro Morando per la sua proverbiale correttezza e per la capacità che ha avuto di collaborare con la Commissione bilancio per trovare un’ipotetica soluzione. È una soluzione che ha condiviso la maggioranza della Commissione, mentre, per quanto riguarda le opposizioni, la richiesta avanzata in Commissione era di una totale espunzione di quest’ultima parte del comma 202, che rappresenta, a nostro modo di vedere, una sorta di elusione (al pari di quella fiscale) della legge di stabilità. L’ha descritta così il collega Del Barba, con una definizione che io considero perfetta, ed è lo stesso collega Del Barba a proporre poi una soluzione di mediazione, che è quella che il Governo mi pare abbia già intenzione di accettare – così come ha comunicato anche a lei, signor Presidente – ma che per noi non è sufficientemente garante o garantista di quella correttezza del bilancio di cui, pur nel linguaggio “esoterico”, vice ministro Morando, le Commissioni bilancio tengono in conto per il fatto che il bilancio dello Stato non è una cabala e noi abbiamo la necessità di garantire, appunto, che tutti gli eventuali risparmi di tutti i Ministeri, di tutte le voci di spesa di cui è composto il bilancio dello Stato – per la garanzia massima che abbiamo dato nella modifica costituzionale dell’articolo 81 e in quel patto che abbiamo garantito all’Europa rispetto a quei limiti che dobbiamo assolutamente rispettare – vadano tutti ad abbattere o a diminuire l’indebitamento dello Stato italiano.
Ci saranno dei risparmi in virtù del fatto che probabilmente, come già dicevamo ieri, signor Presidente – io mi sono permessa di segnalarlo nel mio intervento, soprattutto in quello sulle pregiudiziali di costituzionalità – c’è un contenzioso che è garantito da questa cattiva legge che si fregia del nome di «buona scuola», e quel contenzioso impedirà al Governo di applicare e realizzare a pieno tutto ciò che è previsto in questo maxiemendamento di 209 commi, che riscrive sostanzialmente la legge e quel poco di lavoro che la Commissione pubblica istruzione aveva potuto fare. Nel riscrivere questo testo, evidentemente il Governo sa già che non potrà fare quello che ha scritto o quello che va raccontando di voler fare e, a parte il problema del contenzioso – che pure è un tema che ricorre e che io mi permetterò di riprendere successivamente, in quei commi da 94 a 104 di questo maxiemendamento, dove si dispiega tutta l’azione della stabilizzazione di quella parte di precari che si vuole stabilizzare – il fatto che quei risparmi non siano saldamente legati alla stabilizzazione stessa di altri precari, ma che invece vadano ad un generico fondo per le attività istituzionali e generali è quanto mai sospetto e ci riempie di preoccupazione. (Applausi della senatrice Bignami). Già in passato, infatti, come ha detto il senatore D’Alì poco fa, abbiamo visto che risparmi, scritti come sono stati scritti quelli previsti dal Governo nel suo maxiemendamento – signor Presidente, vorrei farle notare questo dettaglio – si dispiegano per tutta la durata della legge di stabilità, quindi da qui al 2018, ma nella proiezione del bilancio dello Stato, trattandosi di assunzioni e quindi di un oggetto dell’attività di bilancio quanto mai definitivo e stabile, sono proiettati almeno al 2025.
Il Governo voleva forse dire che gli eventuali risparmi da qui al 2025 sarebbero stati tutti destinati poi ad un fondo per le attività istituzionali e generali? E perché non, invece, a quei docenti o a quell’edilizia scolastica che sono le due vere grandi sofferenze di questa scuola? La domanda quindi suscita in noi particolari inquietudini, perché assistiamo al tentativo di dirottare risorse, che dovrebbero essere destinate al funzionamento della parte più istituzionale ed importante, cioè ai docenti ed al personale della scuola, a chissà quali altre attività. Io non ho nulla da dire, devo solo avere la certezza di conoscere quali sono le attività cui questo eventuale risparmio verrà destinato. Sarebbe più corretto, dal momento che voi stessi prevedete – non già, signora Ministro, per colpa delle opposizioni che hanno ritardato di tre giorni il vostro lavoro – che probabilmente o quasi certamente voi non riuscirete ad applicare questa legge. (Applausi dei senatori Bignami, Campanella e Liuzzi).
Non ce la farete ad applicare questa legge, ma non per colpa delle opposizioni. Mi permetto, con la sua autorizzazione, signor Presidente, una piccola digressione di merito, oltre che sull’analisi di bilancio che abbiamo fatto questa mattina: questo testo, da quella legge molto importante che doveva essere, si è trasformata in un brutto pasticcio che vi ha fatto litigare con mezzo Paese, ma soprattutto vi ha fatto litigare con la democrazia di questo Paese, perché ogni dibattito e ogni ulteriore approfondimento su questo testo sono stati negati, tranne che alla direzione del Partito Democratico! (Applausi dei senatori Liuzzi, Bignami, Campanella, Giarrusso e Malan). Una volta trovata lì la soluzione, signora Ministro, allora si può anche passare sopra ed oltre il Senato, la Camera dei deputati e tutti quegli organi democratici dove risiede la rappresentanza dei cittadini interessati al sistema scolastico, che sono tutti, dalle famiglie ai docenti al personale. Soprattutto, però, il funzionamento della cosiddetta buona scuola, è stato oggetto di un dibattito e di un approfondimento esclusivo del Partito Democratico.
Torno alle questioni che mi interessano maggiormente, che sono riferite all’unicum. Io non ho mai visto una norma scritta così in un maxiemendamento del Governo e non ho mai nemmeno visto una relazione tecnica che ripete pedissequamente ciò che il Governo ha scritto nel suo maxiemendamento. Mi domando quindi quale analisi vera e seria ha potuto fare la Ragioneria dello Stato su questi 209 commi. Io non voglio mettere in dubbio nulla; dico solo che mi sembra che lo stesso metodo dalla direzione del PD, che scavalca le Aule del Parlamento italiano, si stia seguendo anche nella relazione con la Ragioneria dello Stato, evidentemente obbligata e costretta a copiare integralmente il maxiemendamento del Governo.
Mi chiedo, piuttosto, se non sarebbe stato meglio destinare questi eventuali risparmi a quel fondo per il contenzioso al quale avete assegnato solo 10 milioni, dove invece vi serviranno tanti milioni di euro. (Applausi dei senatori Bignami e Campanella). Allo Stato italiano serviranno molti milioni di euro, come già abbiamo avuto modo di notare su altre vicende e questioni assai recenti, rispetto alle quali tutte le proiezioni e le innovazioni legislative vengono poi puntualmente censurate dalla magistratura.
Tuttavia, in questo caso il tema della magistratura contabile ci riguarda da vicino. Noi non intendiamo assumerci la responsabilità che gli eventuali risparmi non vadano alla diminuzione e all’abbattimento dell’indebitamento dello Stato italiano. Inoltre, ricordo soprattutto al vice ministro Morando (che la ricorderà bene, come la ricordo io) che la norma sulle pensioni degli insegnanti non ha tenuto conto dell’anno scolastico, ma si è ispirata all’anno solare, che vale per tutti. Solo in questo caso voi riconoscete una specificità al settore della scuola che non abbiamo mai riconosciuto, perché quand’è stato il momento d’intervenire sul regime fiscale, non ci sono state ragioni. Nonostante le nostre proposte, nessuno ha voluto tenere in considerazione il fatto che le pensioni di quegli insegnanti partivano in giorni e mesi diversi, perché il loro anno di servizio è diverso dall’anno solare.
Concludo ricordando a tutti noi che spero venga accolta la proposta del senatore D’Alì, con tutta la sua importanza e serietà e propongo a lei, signor Presidente, di attivare il Senato per una propria risoluzione, in omaggio a una legge rafforzata come quella di contabilità, per la quale, come anche si è potuto notare in questo caso, il parere della Commissione bilancio deve essere, a garanzia dei cittadini italiani e dei loro conti pubblici, un parere rafforzato. (Applausi dal Gruppo CRi e dei senatori Di Maggio e Bignami).
FERRARA Mario (GAL (GS, MpA, NPSI, PpI, IdV, VGF, FV) ). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FERRARA Mario (GAL (GS, MpA, NPSI, PpI, IdV, VGF, FV) ). Signor Presidente, mi permetta di ringraziare il senatore Azzollini, perché, nello sforzo di trovare una soluzione, ha fatto riferimento a una proposta che facevo io tra il serio e il faceto, quella cioè di prendere in considerazione il bilancio infrannuale. Una certa esperienza mi faceva ricordare che l’esempio tipico di bilancio infrannuale è quello delle squadre di calcio, che va da giugno a giugno, e anche quello della scuola può presentare questa eccezionalità.
Tuttavia, l’aver cercato una soluzione non solleva quest’Aula né, se me lo permette, signor Presidente, principalmente la Presidenza del Senato dal fatto che noi si sottolinei come si stia prendendo una decisione che appartiene al potere del Presidente. Ne consegue, dunque, un’assunzione di responsabilità, perché il Presidente dirige i lavori e giudica sulla ricevibilità dei testi, come afferma la seconda proposizione dell’articolo 8 del Regolamento del Senato. Vi è però un altro punto al quale faccio riferimento. Visto che il Regolamento del Senato discende dalla Costituzione, a questo punto bisogna prendere in considerazione l’ultimo comma dell’articolo 81 della Costituzione, che afferma che la legge di contabilità è una legge di sistema.
Quindi è una legge che non può essere cambiata se non con la maggioranza assoluta e non può essere cambiata, ad esempio, con la legge di stabilità. Per assurdo, in questo caso, stiamo facendo in modo che lavorando su una legge che riguarda un comparto (cioè il Ministero della pubblica istituzione, quindi una legge relativa alla pubblica istruzione), stiamo vagliando la possibilità di gestire il bilancio della pubblica istruzione, il che, di fatto, è negato dalla Costituzione.
Esiste soltanto un altro precedente nel sistema ed è quello che tra gli addetti ai lavori viene chiamato il “tesoretto” del Ministero della difesa. Il Ministero della difesa, infatti, ha un tesoretto che discende dalla copertura perenne della spesa per il personale. Nel momento in cui quelle risorse non vengono utilizzate per tale copertura, vengono utilizzate per altro. In questo modo noi stiamo costruendo, per il comparto della pubblica istruzione, un altro tesoretto. Ma mentre per il Ministero della difesa ci sono motivi che ineriscono alla sicurezza e alla difesa, per il comparto della pubblica istruzione ciò non sembra sussistere.
A questo punto, quindi, chiedo il suo intervento, signor Presidente, perché è vero che abbiamo introdotto, non nel regolamento e per prassi, la comunicazione del Presidente della Commissione bilancio che si realizza dopo una discussione in Commissione che, proprio perché non prevista dal Regolamento, non è neanche resocontata, ma visto che tale comunicazione trasferisce all’Aula un dibattito del genere mi è d’obbligo sollecitare il Presidente perché, a questo punto, faccia attenzione perché giudicando sulla ricevibilità del testo, giudica – a mio modesto avviso – sulla ricevibilità di un testo incostituzionale che contiene una norma che viene costruita in violazione dell’ultimo comma dell’articolo 81 relativamente alla costruzione del bilancio dello Stato e, in questo caso, del bilancio che si consustanzierà senza limite del Ministero dell’istruzione.
PRESIDENTE. Il rappresentante del Governo ha qualcosa da aggiungere a proposito delle osservazioni del senatore Ferrara Mario?
MORANDO, vice ministro dell’economia e delle finanze. No, signor Presidente.
PRESIDENTE. Per rispondere al senatore Ferrara Mario, che ha invitato la Presidenza ad assumere una posizione in merito, dico che controllando il comma 199 ci si accorge che stiamo parlando di uno stanziamento che, per il 2015, è pari a 83.000 euro. Questa è l’entità della somma di cui stiamo discutendo.
D’ALI’ (FI-PdL XVII). Si tratta di un incremento.
FERRARA Mario (GAL (GS, MpA, NPSI, PpI, IdV, VGF, FV)). Su una base di risparmio di tre miliardi, può essere anche un miliardo di euro.
PRESIDENTE. In ogni caso, la Presidenza, nel rispetto delle prerogative costituzionali del Governo in tema di fiducia, non può che prendere atto di ciò che l’Esecutivo ha rappresentato sulla base delle modifiche condivise da parte della Commissione bilancio e apportate al testo.
DE PETRIS (Misto-SEL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE PETRIS (Misto-SEL). Signor Presidente, sembrava che mi avesse letto nel pensiero quando ha chiesto al Governo se avesse qualcosa da dire. Francamente io chiedo, signor Presidente, alla Ministra dell’istruzione – se ancora noi abbiamo un Ministro – se ha qualcosa da dire, perché fino ad oggi non abbiamo avuto nemmeno la possibilità di ascoltare la sua replica. (Applausi dai Gruppi Misto-SEL e M5S e della senatrice Mussini).
Eppure ieri c’è stato un dibattito durato fino alle 11 di sera e non abbiamo avuto l’onore di avere la Ministra, che è anche una senatrice e avrebbe avuto il dovere istituzionale di essere presente per ascoltare tutto ciò che i senatori dicevano su questo disegno di legge.
Sulla questione posta dalla relazione del presidente Azzollini, la Ministra dovrebbe dire molte cose. Qui ci avete accusato di impedire che potessero esserci le assunzioni e oggi, in quel comma 202, emerge ancora una volta l’evidenza che era una bugia, perché si sta già prevedendo che quelle assunzioni in parte non si faranno e quindi i risparmi confluiranno nel famoso fondo.
Signor Presidente, lei dovrebbe garantire il rispetto per tutti noi. Si è fatta una forzatura e, si è voluta porre la fiducia; come al solito si fanno le forzature sulle leggi di contabilità e su questioni che non sono generiche dal punto di visto tecnico, per quanto riguarda il rispetto della legge di contabilità e le procedure strane sulla fiducia e quindi sui maxiemendamenti, ma entrano nel cuore del provvedimento.
Quindi, noi chiediamo ancora una volta che la Ministra finalmente si degni di farci sentire la sua opinione, se davvero ha lavorato su questo schifo di provvedimento! Noi, signor Presidente, non ci stiamo più a farci trattare in questo modo, tanto più che si sta facendo un danno enorme al mondo della scuola! (I senatori dei Gruppo Misto-SEL, Misto-MovX e Misto-ILC si tolgono le giacche esibendo magliette bianche recanti slogan, danno fiato a fischietti e agitano campanelli. Applausi dei Gruppi M5S e LN-Aut).
PRESIDENTE. Invito i senatori Questori a requisire i fischietti e le magliette.
DE PETRIS (Misto-SEL). Non è assolutamente più tollerabile che il Senato sia stato praticamente cancellato, signor Presidente, per cui noi non possiamo esprimere il parere sull’articolo 81 e non possiamo avere l’onore di ascoltare la Ministra.
Questa è la situazione cui ci avete ridotto. La Ministra non lo sa che avevate promesso il dialogo agli insegnanti e al mondo della scuola. Questa è la situazione che avete creato. La scuola ha bisogno di essere ascoltata, di capire quali sono le esigenze. La Ministra non ha neanche il coraggio di dire una parola. È una vergogna!
PRESIDENTE. Colleghi, se non si pone termine a questa gazzarra, dovrò sospendere la seduta.
Dichiaro aperta la discussione sulla questione di fiducia.
È iscritta a parlare la senatrice Mussini.
Senatrice Mussini, lei però non può intervenire indossando una maglietta recante quelle frasi. La invito pertanto a togliersela.
MUSSINI (Misto-MovX). Signor Presidente, vuole forse che mi spogli? Vogliamo fare uno striptease in “classe”? Oggi questo è il mio vestito.
PRESIDENTE. Senatrice Mussini, non le ho certo chiesto di spogliarsi; semmai potrei chiederle di rivestirsi o di indossare una giacca. In ogni caso, poichè sulla sua maglietta è scritto, «Diritto allo studio», essa non reca offesa.
Ha dunque facoltà di intervenire. Invito però nuovamente i senatori Questori a requisire le magliette.
VOCI DAI GRUPPI M5S e LN-AUT: Censura! Censura! (La senatrice Montevecchi scende nell’emiciclo rivolgendosi alla Presidenza. Reiterate proteste dai Gruppi M5S e LN-AUT).
MONTEVECCHI (M5S). Dalle la telecamera! Fai vedere ai cittadini! Stacca il tuo microfono!
MUSSINI (Misto-MovX). Signor Presidente, capisco che la marca di questa maglietta in quest’Aula non abbia una grande cittadinanza, ma mi piacerebbe che da casa si potesse vedere il fattore “fashion” che qualcuno cerca di portare qui dentro. In ogni caso, i cittadini mi sentiranno.
PRESIDENTE. Senatrice Mussini, evidentemente non è un problema di marca.
MUSSINI (Misto-MovX). Sulla scuola in quest’Aula ne abbiamo sentite tante. La cosa che più fa male, e che già nasceva con la definizione di Buona Scuola, è che il messaggio che qui si vuole far passare e consacrare è il messaggio che si è costruito negli anni. (I senatori del Gruppo M5S si tolgono la giacca mostrando una fascia nera al braccio e accendono dei lumini votivi).
AIROLA (M5S). Vergognatevi!
MUSSINI (Misto-MovX). Presidente, non posso parlare così: chiedo che mi venga restituito il mio tempo…
PRESIDENTE. Evidentemente devo pensare che qualcuno non vuole partecipare al voto di fiducia, perché, se continua così, queste saranno le conseguenze. (I senatori del Gruppo LN-Aut espongono cartelli recanti la scritta: «Bocciato Pinocchio Renzi»).
SANTANGELO (M5S). Lei fa schifo, Grasso! State facendo delle porcate!
PRESIDENTE. Io sono qua per far parlare la senatrice Mussini: senatore Airola, se lei lo impedisce la richiamo all’ordine e non è la prima volta, ma non sarà nemmeno l’ultima.
AIROLA (M5S). Io la richiamo al Regolamento!
MUSSINI (Misto-MovX). Allora parlo verso le telecamere, visto che non c’è il video.
PRESIDENTE. Senatrice Mussini, si deve rivolgere alla Presidenza, la prego di iniziare a parlare.
MOLINARI (Misto). Non sia scorretto, Presidente!
MUSSINI (Misto-MovX). Presidente, non c’è il video.
PRESIDENTE. Come sa benissimo, se mi fa intervenire, quando parlo io questo succede automaticamente. (I senatori del Gruppo LN-Aut espongono fogli bianchi. Diverse palline di carta vengono lanciate al centro dell’emiciclo).
MOLINARI (Misto). Non faccia il furbo!
MUSSINI (Misto-MovX). Ma se lei mi lascia parlare, io parlo.
PRESIDENTE. Parli.
MUSSINI (Misto-MovX). Bene: quindi l’idea della scuola buona, che è quella di Renzi e del Partito Democratico, è a fronte di quella che evidentemente è cattiva: e così, avete schiaffeggiato contemporaneamente circa 800.000 lavoratori della scuola, più tutti gli annessi e connessi, più tutti coloro che nel tempo hanno collaborato per far sì che la scuola, nonostante tutto, continuasse a fare il suo mestiere ed il suo dovere. Di questo, il mondo della scuola vi ringrazierà, uno per uno, perché questa è una responsabilità individuale.
Ho sentito parlare di tante cose, come l’abbandono scolastico, l’incapacità di inserirsi nel mondo del lavoro, ma c’è un piccolo problema: qui nessuno affronta le ragioni vere e profonde dell’abbandono scolastico e bisogna sempre trovare un capro espiatorio. Naturalmente, se c’è abbandono scolastico, il problema è della scuola, che non riesce a tenere i ragazzi a scuola; non ci si pone il problema che le famiglie in realtà abbiano sempre maggiori difficoltà economiche né che in classi da 30 a 32 studenti il 70 per cento siano stranieri, cosa che certo non costituisce una loro colpa, perché lo sono e basta, proprio perché vengono in Italia e hanno bisogno di essere aiutati, se li accogliamo nelle nostre scuole. Non ci si pone il problema che in classi di 31-34 studenti non c’è la possibilità di curarli tutti. No: diciamo di ridurre il numero degli studenti per classe per finta, poi accusiamo la scuola dell’abbandono scolastico.
L’incapacità di inserirsi nel mondo del lavoro non è un problema della scuola, perché i nostri studenti vanno all’estero, dove li prendono tutti – laureati o diplomati – a braccia aperte. Il problema allora non è della scuola, ma del mondo del lavoro, che non è nelle condizioni di prendere i nostri studenti: è inutile, senatrice Giannini, che lei faccia gesti di sconforto, perché è così e la verità è questa. Il mondo del lavoro oggi è in crisi; il famoso mondo dell’impresa non ha investito in innovazione, ma le industrie-cacciavite hanno bisogno di cacciaviti, non di studenti preparati e pensanti. (Applausi del senatore Molinari e dal Gruppo M5S).
Anche qui, sfatiamo questo tema che ho sentito espresso nei toni veramente più melensi e ridicoli: la valutazione dei docenti. I docenti non hanno paura di essere valutati, ma certamente i politici sì, e infatti si costruiscono una legge elettorale nella quale evitano accuratamente la preferenza, perché sanno che un elettore, nel momento in cui dovesse andare a scrivere il loro nome su quella scheda, si preoccuperebbe di fare una valutazione. Dobbiamo allora trovare i modi per dipingere il docente come un soggetto che, pur valutando, non vuole essere valutato, perché sono i politici che vogliono valutare, ma non essere valutati.
E allora truccano la legge elettorale, la truccano perché è anticostituzionale, lo sappiamo tutti. Viene truccata perché i signori qui presenti sanno che non prenderebbero neanche i voti del loro vicino. Neanche il loro vicino metterebbe il loro nome sulla scheda (Applausi dei senatori Bignami e Campanella) e quindi devono avere un capo che li inserisca opportunamente là dove verranno eletti contro la volontà degli elettori.
Un epilogo terrificante quello di stamattina, che segna la verità su questo disegno di legge. Questo disegno di legge si pone esclusivamente problemi di un’organizzazione che mira al risparmio. Questa è la verità che va detta. Sulla scuola non ci sono investimenti. C’è una ridicola partita di giro che prevede già ulteriori risparmi. È questa la verità. Non scendiamo nei dettagli perché comunque la stampa rimanderà sempre questa immagine finta, vergognosa, triste e squallida di un Governo che investe dei soldi non dicendo invece tutto quello che questo Governo ha tolto alla scuola. (Applausi dei senatori Bignami e Campanella).
Ho sentito esprimere in quest’Aula, da chi questa legge l’ha scritta, grande rammarico perché non si parla degli studenti. Ma chi ne doveva parlare? Noi non abbiamo potuto toccare palla in questo disegno di legge. Chi ne doveva parlare? Voi! Ne dovevate parlare voi degli studenti. L’avete scritto voi il provvedimento e voi li avete esclusi punto per punto. Non c’è pedagogia, non c’è didattica, ci sono un mucchio di panzane, di storie. Nella migliore delle ipotesi le cose migliori presenti in questo disegno di legge sono quelle che la scuola fa già e le fa grazie al volontariato degli insegnanti (Applausi dei senatori Bignami, Campanella, Molinari, Montevecchio, Simeoni e Vacciano) che si mettono lì e le cose le fanno. Insegnanti che invece vengono schiaffeggiati in questo modo dalla cattiva scuola di ieri e dalla trionfale buona scuola di oggi.
È una squallida prova di imperizia legislativa. Sono settimane, forse mesi che chiedo chi ha scritto questo disegno di legge. Voglio sapere se l’ha scritto la ministro Giannini o qualcun altro perché da insegnante gli vorrei dire: «Torna a scuola». E, come ci illustrava ieri anche il collega Malan, non solo a scuola di italiano ma, cosa ancora più grave, a scuola per imparare un minimo di coerenza sintattica. Un drafting legislativo pessimo denunciato qui dentro da tutti, un pasticcio infernale, scritto e riscritto e nelle riscritture peggiorato ancora. (Commenti della senatrice Moronese).
Ebbene, tutto ciò cosa produrrà? Il caos, perché a settembre ci sarà il caos. La scuola è già abbastanza fragile e quando ho sentito il presidente Renzi dire che la scuola non ha bisogno di risorse ma di altro, ho pregato Dio che si dimenticassero tutti della scuola. Dimenticatevene, per favore (Applausi dal Gruppo M5S e dei senatori Bignami, Campanella, Molinari, Simeoni e Vacciano), lasciatela stare, lasciatela andare avanti così, con la buona volontà delle persone che vi lavorano. Lasciatela stare la scuola, perché la cosa migliore che potete fare è non metterci le zampe: zampe violente, zampe incapaci e prive di capacità di ascolto. Quelle zampe tenetele qui dentro. Fatevi le altre cose. Organizzatevi, avete tanto da fare: le banche, i falsi in bilancio. Avete tantissime cose da fare. La mattina vi alzate e vi preoccupate di queste cose e la scuola la lasciate stare.
Per favore dimenticatevela, lasciate che la scuola faccia la scuola, perché voi siete incapaci (Applausi dal Gruppo M5S e dei senatori Bignami, Campanella, Molinari, Simeoni e Vacciano), non sapete cosa vuol dire istruzione. Voi non avete un’idea di cosa sia l’istruzione. È stata una prova continua. Se la Commissione fosse stata una classe, se quello che è successo in Commissione istruzione fosse successo in una qualunque Aula scolastica ci sarebbe stato il disgusto di tutti, in primis dei presenti in quell’Aula. Infatti, una tale incapacità di ascolto a scuola io non l’ho mai vista. Nella scuola ci sono correttivi reciproci, c’è gente che si parla, ci sono scontri e poi si arriva ad una sintesi che purtroppo spesso è più condizionata dal mondo esterno che dalla capacità della scuola.
Siamo stati schiaffeggiati tutti. Ci saranno ricorsi, come giustamente ha detto la senatrice Bonfrisco. Ci saranno ricorsi su tutto e partiranno per primi quelli che utilizzeranno la sentenza della Corte europea. Si aprirà un contenzioso infinito tra questi poveri dirigenti scolastici che non sanno cosa gli arriva sulla testa.
Gli arriva sulla testa la responsabilità di fare le nozze con i fichi secchi e di prendere in mano un bastone e di guardarsi intorno per cercare qualcuno a cui far fare le cose per cui non hanno i soldi. Questa è la verità. (Applausi dal Gruppo M5S e dei senatori Bignami, Campanella, Molinari e Vacciano).Non li avranno. Dovranno trovare un povero Cristo che dovrà andare a fare il corso di italiano a quei 70 studenti che non sanno neanche parlare italiano e che saranno arrivati. Dovranno trovare un altro povero Cristo e convincerlo ad andare ad accompagnare in bagno il disabile perché comunque il personale ATA l’avete già tagliato nella legge di stabilità. (Applausi dal Gruppo M5S e dei senatori Bignami, Campanella, Molinari e Vacciano).I tagli li avete già fatti. Io vi avviso di una cosa.
PRESIDENTE. Si avvii alla conclusione.
MUSSINI (Misto-MovX). Non sarà una conclusione. (Applausi dei senatori Bignami e Campanella).
Gli insegnanti in tutta Italia sono quelli che assommano i peggiori stipendi e i più alti titoli di studio. Quindi, attenzione perché gli insegnanti non sono cretini. A settembre li ritroverete tutti e nelle urne elettorali li ritroverete tutti e vi vergognerete. (Applausi dal Gruppo M5S e dei senatori Bignami, Campanella, Molinari e Vacciano).
Saluto ad una delegazione di Taiwan
PRESIDENTE. Saluto una delegazione di Taiwan, accompagnata dal rappresentante di Taipei in Italia, dottor Stanley Kao, che ha potuto apprezzare i nostri lavori e ha potuto vedere la vivacità dell’Aula su un tema molto sentito in Italia, com’è quello della riforma della scuola. (Applausi).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1934
e della questione di fiducia(ore 12,51)
GASPARRI (FI-PdL XVII). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GASPARRI (FI-PdL XVII). Credo che sarebbe opportuno riunire la Conferenza dei Capigruppo. Si stanno manifestando alcuni aspetti procedurali molto gravi. È un provvedimento atteso dal Paese. Credo che anche la maggioranza abbia ragione di lavorare in maniera serena, perché qui dentro c’è una confusione su specificità, fondo speciale, sul fatto se sia legittimo agire così e per i dubbi che sono stati avanzati. Stiamo parlando della scuola e per fare le assunzioni bisogna farle davvero con coperture e garanzie. Credo che un momento di ordine nei nostri lavori con una Conferenza dei Capigruppo, che rifletta su queste cose, sarebbe opportuno. Mi permetto quindi di proporla a nome del mio Gruppo. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).
PRESIDENTE. Senatore Gasparri, come lei sa la questione di fiducia assorbe qualsiasi altra questione. Quando avremo concluso con la questione di fiducia, la sua richiesta potrà essere oggetto di valutazione.
È iscritto a parlare il senatore Martelli. Ne ha facoltà.
MARTELLI (M5S). Vorrei ringraziare i rappresentanti del Governo che potrebbero aggiornarci sulle indagini relativamente alla faccenda dei voti che sono andati a chiedere ai boss di Brancaccio. Il sottosegretario Faraone ce lo potrebbe raccontare. (Applausi dal Gruppo M5S). Queste sono le persone ispiratrici di questo disegno di legge, perché bisogna sempre ricordarle.
Ieri ho iniziato a spiegare il problema di questo disegno di legge. Io ho uno studio e la porta aperta. Se qualcuno di voi ha intenzione di venire a contestare le affermazioni fatte dal nostro Gruppo dati alla mano, noi siamo disponibili perché finora non abbiamo visto niente. Abbiamo sentito chiacchiere, ma nei fatti non abbiamo visto nulla.
Andiamo avanti. Prima di parlare, ancora una volta, della fiducia che avete deciso di mettere, procediamo con il maxiemendamento che ha trasformato l’emendamento dei relatori. Pur di mantenere la vostra finta promessa dei 100.000 posti di lavoro, vi siete inventati delle finte assunzioni. Le assunzioni giuridiche. Questa è bellissima. Cosa vuole dire assunzione giuridica? Ti assumo, nel senso che ti do, un posto, ma non ti pago e non ti faccio neanche lavorare perché ci sono dei vincitori di concorso 2012 che o vengono assunti entro tre anni oppure decadono. Allora, qualcosa si dovrà a queste persone alle quali è stato detto che visto che hanno vinto un concorso c’è una cattedra. Mi invento una finta assunzione. Questi sono gli idonei vincitori di concorso che volete salvaguardare con questa finta. Allora, a questo punto, potreste risolvere il problema della disoccupazione in Italia: assumiamo tutti nel bilancio dello Stato giuridicamente così porterete la disoccupazione a zero. (Applausi dal Gruppo M5S). Perché non ci avete ancora pensato? L’avrei fatto: tutti assunti senza soldi. Così la disoccupazione va a zero.
Ma non è finita. Vi siete inventati il bonus per i professori: 500 euro all’anno, che non fanno parte della retribuzione. Che cosa dovrebbe fare il professore con questi 500 euro? Nell’ordine, dovrebbe andare al cinema, andare nei musei, partecipare a dei master e comprare dei libri. Con 500 euro in un anno? Dei master? Ma quali? I master gratuiti, quelli che si fanno via Internet. Quando mai abbiamo visto un master serio costare questa cifra? Mai. Parliamo anche della possibilità di entrare in un museo. L’ingresso al museo è un servizio che è già istituito e, quindi, non c’è bisogno di far pagare un biglietto all’insegnante. Se voglio mandare un insegnante al museo, gli do una tesserina che lui esibisce ed entra. Il servizio – ripeto – è già istituito. (Applausi dal Gruppo M5S). Egli diventa solo un fruitore. Lo stesso vale per l’ingresso al cinema, alle mostre e a qualunque evento culturale già costituito. Voi, però, non volete dare i soldi in tasca all’insegnante, ma volete darglieli in modo che escano subito.
C’è anche la questione dei libri. Conoscete la faccenda dell’editoria scolastica? Esiste il concetto di “informatore del libro”, cioè di colui che si presenta e dice al preside, al dirigente scolastico e al collegio docenti di comprare determinati libri, così gli darà un computer, esattamente come avviene con i rappresentanti del farmaco. Stipulate delle convenzioni con questa gente e vi fate dare libri fuori edizione ad un prezzo praticamente simbolico. Ogni insegnante ne potrebbe portare a casa una carrettata. Invece no: voi li dovete mandare in libreria e far pagare i libri a prezzo pieno. Geniale, naturalmente.
Parliamo ora della scuola, visto che della scuola non sapete niente. Voi sapete che i dirigenti scolastici sono così disperati da essersi inventati le ore di 50 o 55 minuti. Non lo sapete, vero? Le famose 18 ore curriculari vengono trasformate in 18 ore da 55 minuti, così la somma dei cinque minuti per ogni ora diventa un monte ore addizionale che la scuola può utilizzare per eventuali altre attività, perché non ci sono i soldi. Voi avete fatto un elenco molto lungo di cose extracurriculari che la scuola dovrebbe fare. Ma come? Facendo le ore di cinque minuti? Esattamente come avviene con i telefilm, che dovrebbero durare un’ora, mentre in realtà durano 38 minuti e il resto è tutta pubblicità, l’insegnante insegna 38 minuti e il resto è pubblicità. Questo tempo viene utilizzato per qualcos’altro? È così che si andrà a finire. (Applausi dal Gruppo M5S). Non lo sapete, vero? Non sapete neanche questa cosa? Naturalmente, se volete provare a dimostrare che non è vero, parliamone: venite con i dati alla mano e proviamo a parlarne.
Per quanto riguarda il tema del dirigente scolastico, in un mondo ideale il dirigente scolastico all’americana è una cosa che funziona. Tuttavia, in un mondo ideale e non clientelare, sono tante altre le cose che funzionano, mentre qua non funzionano. Con questo disegno di legge spingete ancora di più verso il clientelismo e la squalifica dell’insegnante, perché più stringete il cappio, più l’insegnante si sentirà disperato. Adesso state cercando di dire che noi non vogliamo che l’insegnante venga valutato. Ma quando mai? Va benissimo che ci sia una valutazione, ma essa non deve essere fatta dalle stesse persone che potranno essere valutate dal valutato, altrimenti si crea un circolo vizioso. Voi state cercando di fare questo, ma naturalmente ve la vendete dicendo che noi non vogliamo far valutare gli insegnanti e che l’insegnante fannullone non vuole essere valutato. Il disegno per distruggere la scuola è infatti quello di squalificare chi ci lavora e chi usufruisce della scuola. È questo che state facendo. Provate a dimostrare che non è vero: a voi l’onere della dimostrazione. La squalifica della scuola passa anche per la squalifica degli studenti, perché tutte le volte che voi dite che un insegnante può essere valutato anche dagli studenti, non vi rendete conto che lo studente non è quello che deve valutare. In tutto il mondo civile la valutazione è data in mano ad enti terzi. Immaginate se il bilancio dello Stato o di una qualunque società privata, non venisse certificato da un ente certificatore terzo. Anche quelli sono tutti intrallazzati, ma, di principio, c’è un terzo che certifica. Invece no, la scuola italiana viene autovalutata, cioè valutata dalle stesse persone che ci stanno dentro e dagli utenti del servizio. Immaginate se il prezzo della consumazione al bar venisse stabilito dall’acquirente. L’acquirente mangia un piatto, mangia la qualunque e beve la comunque, per poi dire che non gli è piaciuto molto e che era troppo salato. E, allora, sai che c’è? Ti do uno o due euro, perché tanto vale il pasto. Immaginate se avvenisse una cosa del genere. Nella scuola state facendo esattamente lo stesso. Gli studenti – questi poveracci di studenti – secondo voi dovrebbero avere un curriculum lungo così. Ma in quali ore? Abbiamo parlato di una faccia: l’insegnante che non ha il tempo materiale perché non ci sono abbastanza ore. Naturalmente, infatti, la cosa sensata sarebbe quella di prevedere più ore di insegnamento, più stipendio e più motivazione. Siccome, però, la chiave di tutto è quella di togliere i soldi alla scuola, voi non potete far lavorare gli insegnanti di più pagandoli di più. Cosa fate in questo modo? Attirate all’interno della scuola delle persone che guardano qualcos’altro nella scuola: guardano al miraggio di avere più tempo libero durante l’estate e più tempo libero durante l’anno.
In questo modo la portate sempre verso il basso. Ci sono fior di persone che magari hanno un dottorato di ricerca e escono dalle università – non avendo la possibilità di fare ricerca, perché naturalmente avete tagliato risorse anche alle università – e che sarebbero perfette per mettere a disposizione della scuola tutta la loro conoscenza. Naturalmente non è così, perché vengono considerati esattamente come gli altri. Del resto, cosa ci fa un ricercatore a scuola, umiliato e preso in giro, che quando magari si azzarda a dare un’insufficienza, subito scatta il ricorso al TAR, perché i genitori naturalmente non lo accettano? Con questi sistemi avete anche educato i genitori al fatto che a scuola comandano loro e gli studenti. Lo studente arriva a casa, si lamenta e il genitore si rivolge al consiglio di istituto, che poi “fa il culo” al preside. E il preside che cosa farà? Come minimo richiamerà l’insegnante. Sono tutte storie che già successe, tutte cose di scuola che ogni insegnante può raccontare, sempre e comunque. (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Barozzino). Naturalmente andiamo avanti a negare la realtà.
A proposito degli studenti, in questo modo abbattete la loro voglia di studiare. Se abbassate la qualità dell’insegnamento in classe, perché magari un professore si mette a leggere il giornale in classe dicendosi “ma a me che mi frega? Mi metto a leggere il giornale, tanto non mi succede niente. Per quello che mi danno cosa dovrei fare?” lo studente bravo, che ha voglia di imparare, si adegua verso il basso. E così continuiamo a scendere. Questa è la scuola “medievale”, che fa parte di un progetto di distruzione della cultura dei popoli. Questo è quello che state facendo, in questo modo: più abbassate il livello, più scoraggiate le persone e peggio andrà. State trasformando la scuola in un parcheggio in un “babysitteraggio” di Stato (Applausi dal Gruppo M5S). Tant’è vero che volete fondere il percorso 0-3 anni con il percorso 3-6 anni. (Applausi dal Gruppo M5S). Volete mettere insieme la primissima infanzia, con quella che prima si chiamava scuola materna. Praticamente un bambino è un infante con il pannolino, fino a 6 anni. Questo è il vostro colpo di genio, ma basterebbe dirlo.
Inoltre vi vantate dicendo che tenete aperta la scuola anche di pomeriggio. A parte che non lo potreste fare, perché continuate a dire che a legislazione vigente non deve essere speso un centesimo di più, vi ricordo però che la scuola è già aperta di pomeriggio: non lo sapete? Se non lo sapete, ve lo diciamo noi adesso. Le attività extracurriculari si svolgono durante tutto il giorno e spesso ci sono delle attività anche di sabato. Tutto questo è già compreso, quindi non c’è bisogno di fare una riforma, spendendo parole, per dire che farete delle cose che vengono già fatte adesso. Parliamo infine dei presidi. Anzi no, parliamo delle deleghe, che è ancora meglio, perché il succo di questa porcheria è costituito da pagine e pagine di deleghe in bianco affidate al Governo. Ancora una volta il succo delle vostre riforme, che sono tutte uguali, dalla prima all’ultima, è costituito dal taglio dei fondi e poi dalle deleghe al Governo, per fare le peggiori porcate in un momento successivo.
Dunque vi sfido ancora una volta: se avete il coraggio, fate un confronto con ciascuno di noi e cercate di dimostrare che quello che abbiamo detto non è vero. Vediamo se avete il coraggio di farlo. (Applausi dai Gruppi M5S e Misto-SEL e dei senatori Mussini e Vacciano).
CANDIANI (LN-Aut). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Vuole parlare in anticipo, senatore Candiani?
CANDIANI (LN-Aut). Signor Presidente, quando arriverà il mio momento di intervenire in discussione, se ne accorgerà: stia tranquillo. Domando di parlare sull’ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CANDIANI (LN-Aut). Signor Presidente, stiamo parlando di una cosa seria e trovo indegno e indecoroso, da parte del Governo, che non sia presente il Ministro, seduto al suo posto, ma che ci sia il Sottosegretario. (Applausi dai Gruppi LN-Aut e M5S).
PRESIDENTE. Il Governo è rappresentato.
CANDIANI. Signor Presidente, faccia valere le prerogative di rappresentanza per quest’Assemblea. Non può esserci un Sottosegretario, quando si parla di scuola. (Applausi dai Gruppi LN-Aut e M5S).
MIRABELLI (PD) È andata via adesso! (Commenti dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. Senatore Candiani, il Ministro sta rientrando. Era proprio qua.
È iscritta a parlare la senatrice Petraglia. Ne ha facoltà.
PETRAGLIA (Misto-SEL). Ringrazio il senatore Candiani, per aver posto la questione dell’assenza del Ministro. Devo dire che nella discussione di questa mattina, da quando siamo entrati in Aula, si sommano diversi sentimenti: la delusione, la tristezza, ma anche tanta rabbia, perché oggi ci siamo trovati esattamente davanti a un vero e proprio blitz antidemocratico, per quello che è accaduto stamattina, in quest’Aula. Come i ladri che di notte si intrufolano negli appartamenti di nascosto, la ministra Boschi, furtivamente, togliendo la parola alla Ministra dell’istruzione, ha annunciato la questione di fiducia, nell’incredulità di tutti noi. (Applausi dal Gruppo Misto-SEL e della senatrice Bignami). Questa è una cosa grave e antidemocratica!
Inoltre, anche da componente della Commissione istruzione mi sarebbe piaciuto potermi confrontare con il Governo, Presidente. Abbiamo fatto una discussione generale in Commissione nel corso della quale i componenti del Governo ci hanno ascoltato silenziosamente, ma non abbiamo potuto ascoltare le loro repliche. Il Ministro non ha replicato.
Oggi in Aula si discute della riforma più importante, secondo il Governo, (dato che i Governi precedenti – dice il presidente Renzi – hanno tagliato fondi alla scuola mentre loro finalmente li restituiscono), e il Ministro dell’istruzione non interviene?
Cara ministro Giannini, lei ci deve spiegare il motivo di questo suo silenzio, il perché è stata così esautorata. Un silenzio che abbiamo notato in tutti questi mesi. Prima hanno parlato altri componenti del Governo e poi lei ha aggiunto i suoi comunicati stampa: ma lei è o no la titolare di questo progetto di riforma? Questo è il punto, perché il suo silenzio è inaccettabile e ci porta a dirle Ministro, si dimetta, perché è gravissimo quello che è successo in quest’Aula: il non rispetto del Parlamento, la totale mancanza di rispetto. (Applausi dal Gruppo Misto-SEL e dei senatori Bocchino, Molinari, Montevecchi, Mussini e Simeoni).Avremmo voluto confrontarci con il suo pensiero; avremmo voluto sapere anche in che modo avrebbe replicato ai nostri rilievi. Noi lo abbiamo detto: questa riforma non ci piace, ma questo vostro modo di comportarvi è davvero vergognoso.
Guardate, colleghi, oggi è una giornata particolare perché, nonostante i tentativi di censura della comunicazione che stamattina ha messo in atto il presidente Grasso, non dando, per esempio, la parole alla senatrice De Petris che l’ha chiesta ripetutamente, il Paese fuori è molto interessato a quello che si discute in quest’Aula perché stiamo parlando del sistema dell’istruzione pubblica. Stiamo parlando della scuola statale, del nostro futuro. Potete anche raccontare un’altra verità; potete anche non confrontarvi e andare avanti diritti – perché tanto quello che conta per voi sono i numeri e il voto – ma poi dovrete dare spiegazioni all’esterno.
Oggi ci sarà una grande manifestazione. Se davvero siete così convinti di questa vostra riforma, allora, andate a spiegare a tutti coloro che oggi alle 17 manifesteranno il vostro pensiero e la vostra buona scuola. (Applausi dal Gruppo Misto-SEL e dei senatori Bocchino, Molinari, Montevecchi, Mussini e Simeoni)perché tra quei manifestanti siamo sicuri che c’è la buona scuola.
Oggi qualche senatore del PD ha detto che c’è una maggioranza silenziosa di docenti e rappresentanti del mondo della scuola che però non dice quanto è buona e giusta questa riforma. Dovremmo allora chiederci perché c’è questo silenzio incredibile dei sostenitori della riforma, poiché anche questo è importante: non è che da una parte ci sono i buoni e dall’altra ci sono i cattivi. (Applausi delle senatrici Montevecchi e Mussini).
MONTEVECCHI (M5S). Brava, brava!
PETRAGLIA (Misto-SEL). Dove sono questi sostenitori? Noi non ne abbiamo incontrati, eppure ne abbiamo ricevuti tanti.
Vi avevamo detto che forse bisognava fare una cosa seria, affrontare una seria discussione sulle stabilizzazioni, perché noi siamo contenti – badate – che vengano assunti oltre 100.000 precari, mica siamo dispiaciuti, ma continuiamo a chiedere che fine faranno gli altri. Questo è il tema. Vorremmo anche capire in che modo, attraverso questo disegno di legge (di cui tutte le volte riuscite a peggiorare l’impianto), pensate di tutelare la libertà di insegnamento, di cui parla la mia maglietta, che è tutelata dalla Costituzione. State forse cercando, in maniera surrettizia, di modificare la Costituzione? Perché la Costituzione dice, ad esempio, che le scuole private non possono costituire un onere per lo Stato. Infatti è vero, non aggiungete altri soldi, oltre ai 200 milioni che tutti gli anni noi denunciamo in legge di stabilità, ma semplicemente con le vostre defiscalizzazioni alle scuole private sottraete soldi alla scuola pubblica. Questo è il tema. Abbiamo difficoltà a comprendere la vostra scelta, perché siamo davanti ad un disegno di legge che di fatto privatizza la scuola statale.
Secondo questa logica, voi annunciate che aumentate le risorse, ma in realtà avete messo in atto un vero e proprio disimpegno economico in termini di investimenti reali nella scuola e nel sistema pubblico di istruzione, che da qui ai prossimi vent’anni, come abbiamo denunciato anche in sede di discussione sul DEF, subirà un ulteriore impoverimento, con un ulteriore taglio di dieci miliardi. Noi vorremmo capire come pensate di raggiungere il noto obiettivo di elevare il tetto di spesa per il comparto almeno al 6 per cento del PIL. Nella nostra proposta di legge di iniziativa popolare per la buona scuola, nota come LIP, avevamo posto questo obiettivo, ma non abbiamo ben chiaro né da questo disegno di legge (questa vostra grande riforma) né dagli impegni presi nel DEF e nelle leggi di stabilità, come pensate di raggiungere l’obiettivo del 6 per cento e di poter aumentare gli investimenti in istruzione, in ricerca, in innovazione, che sono settori importantissimi per il futuro di un Paese.
Vorrei ribadire un appello che ho già fatto ieri: con questo disegno di legge, di scempiaggni ne fate tante, dal nostro punto di vista, oltre a ledere l’idea di democrazia con l’uomo solo al comando, oltre alla scellerata idea, che causerà tantissimi danni, di non rispettare la sentenza della Corte di giustizia europea, per cui pensate, piuttosto che assumere coloro che hanno 36 mesi continuativi di servizio nell’insegnamento, ad indennizzarli con un risarcimento economico. A tutto questo, però, noi aggiungiamo che state distruggendo il sistema della scuola pubblica, il sistema dell’istruzione pubblica, il sistema capillare del futuro del nostro Paese.
Ancora una volta, forse perché oggi ci sono altri senatori presenti del Partito Democratico, dico che siccome non c’è più quest’urgenza, perché le assunzioni saranno fatte al di là del nostro disegno di legge… (Commenti della ministra Giannini). Ministra Giannini, non commenti sottovoce, prenda la parola e ci spieghi il suo pensiero, ma non contesti così, perché questa modalità è poco sopportabile. Se lei dice che non è vero il mio pensiero, lo faccia pubblicamente, ma lei ha rinunciato a questo diritto, Ministra, ha rinunciato al diritto di replicare e questo è gravissimo.
Tornando a quanto stavo dicendo prima, faccio un appello a tutti coloro che in questi anni hanno fatto le grandi battaglie contro le riforme Gelmini e Moratti, che hanno presentato un’altra idea di scuola e poi improvvisamente hanno cambiato idea – vorrei ricordare che chi fa politica ha un obbligo morale grandissimo, cioè quello di essere coerente tra ciò che dice e ciò che fa (Applausi delle senatrici Mussini e Simeoni): fermiamoci e cerchiamo invece di ragionare insieme e di costruire un disegno di legge, che eviterei di chiamare “riforma”, che possa restituire alla scuola tutto ciò che le è stato tolto non solo in termini economici, ma in termini di idee, di didattica, di sostegno vero che possa far ritrovare quelle motivazioni vere per far ripartire il nostro sistema dell’istruzione. Noi non abbiamo bisogno, in questo momento, di un disegno di legge che alla fine porterà la scuola da qui ai prossimi vent’anni, ad una discesa tremenda. Noi abbiamo bisogno esattamente del contrario: se dobbiamo seguire, una volta tanto, l’esempio dell’Europa, facciamolo tornando ad investire in quei settori che in altri Paesi europei hanno consentito di uscire dalla crisi; investiamo in istruzione, aumentiamo gli stipendi agli insegnamenti, ad esempio, e allora potremo cominciare a parlare del futuro del nostro Paese.
La privatizzazione della scuola pubblica statale che avete messo in atto è un pericolo per il Paese ed è un pericolo per la democrazia e in tempi di crisi del rapporto tra cittadini e politica, questo vostro disegno di legge contribuirà soltanto ad allargare questa voragine e ciò non farà bene alla democrazia del nostro Paese. (Applausi dai Gruppi Misto-SEL e M5S e delle senatrici Mussini e Simeoni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Arrigoni. Ne ha facoltà.
ARRIGONI (LN-Aut). Signor Presidente, colleghi, signora ministro Giannini, che si arrivasse al bavaglio renziano sulla riforma era scontato visto il ricatto del Premier degli ultimi giorni, che ha parafrasato una celebre frase di Garibaldi dicendo: o questa legge e 100.000 insegnanti assunti, oppure solo i 23.000 del turnover. Peraltro stamattina è venuta a galla la verità e a settembre gli assunti saranno molti di meno. Non sarà morte del Governo, ma con questa pseudoriforma varata con un atto di imperio, con un nuovo schiaffo al Parlamento, Renzi scava ulteriormente la fossa del suo Esecutivo.
Come ho detto ieri in discussione generale, lo ripeto oggi: all’obiettivo di realizzare la buona scuola – un progetto descritto in un dossier pieno di buone intenzioni, che resteranno però sulla carta – si è sostituito l’obiettivo di realizzare un inefficiente ufficio di collocamento, che da un lato procede a fare delle assunzioni di massa senza una necessaria certificazione delle competenze, mentre dall’altro lato va a peggiorare lo stato di precariato di molti. Migliaia di insegnanti che non rientrano nei 100.000 fortunati si ritroveranno senza le minime garanzie, cioè nel buio assoluto, costretti magari ad oltre 50 anni di età a tentare la fortuna con un concorso oppure, più probabilmente, con un ricorso.
Non ci sorprende la scelta di Renzi di mettere il bavaglio! Dopo la batosta del PD alle ultime elezioni amministrative e gli incubi di mafia capitale, ha scelto di ritornare al modello Renzi 1, quello decisionista, quello muscolare, nella illusione di ritornare ai fasti e consensi del primo periodo di Governo. Lo ripeto: questo non accadrà mai! Il declino di questo Governo e, dunque, di Renzi è irreversibile, con un PD sempre più lacerato.
Questa ennesima fiducia umilia il mondo della scuola. Insegnanti, genitori e studenti resteranno inascoltati. Questa nuova fiducia non è il segnale di un Premier autorevole; è un atto autoritario, ma soprattutto è un chiaro segnale di debolezza e di paura nei confronti dell’opinione pubblica che sta iniziando a capire la vostra spocchia, la vostra incapacità e dunque inadeguatezza nella guida del Paese. Tale paura, peraltro, è acuita dal problema della sospensione di De Luca in Campania, un pasticcio in cui vi siete cacciati voi del PD, ed è confermata in queste ore dalla retromarcia sulla riforma del codice dei giochi e su quella del catasto. Su quest’ultima riforma, che rivede le rendite catastali e dunque apre le porte a maggiori tasse, forse vi siete accorti di come famiglie e imprese con IMU e TASI sono state massacrate negli ultimi 3 anni, durante i quali i tre Governi dei nominati a trazione PD hanno portato il prelievo della patrimoniale da 9,2 miliardi del 2011 ai 25 miliardi del 2014, senza contare gli aumenti che stanno già scattando quest’anno. Questa è la verità, altro che la balla di un Governo che ha abbassato le tasse! (Applausi dal Gruppo LN-Aut).
Il maxiemendamento, diversamente da quanto detto dal presidente della 7a Commissione Marcucci, non contiene la sintesi del dibattito nel Paese e nel Parlamento, perché il dibattito è stato bruscamente interrotto. Non vanno bene le otto deleghe in bianco. Alla Lega Nord non sta bene che il Governo, senza il controllo del Parlamento, in ordine al piano triennale dell’offerta formativa, possa decidere di seguire le linee proposte dall’Organizzazione mondiale della sanità sull’educazione sessuale dei bambini e degli studenti o, persino, sui pericolosi principi che si stanno diffondendo sempre più nelle scuole, legati alla cultura gender.
È eccessivo, poi, il potere concesso ai dirigenti scolastici, perché è concreto il rischio che quel potere possa essere esercitato in maniera distorta. Manca infatti un organo di garanzia che vigili sul loro operato. Non sempre i dirigenti sono persone illuminate.
Riteniamo inoltre che sia sbagliato dare un eccessivo potere senza precisare la necessità che lo stesso dirigente debba possedere una cultura della distribuzione di responsabilità verso i suoi collaboratori. Sorgeranno certamente situazioni di isolamento se non di contrapposizione tra il dirigente e il personale della scuola.
Il disegno di legge, poi, pensa troppo solo al contenitore, ma tocca poco la sostanza, cioè lo studente che rappresenta la centralità della scuola. Poco o nulla dice sull’impostazione del lavoro didattico, di come fare scuola per tutti gli alunni che un insegnante ha nella classe, che hanno peculiarità diverse e dunque bisogni diversi (per esempio i diversamente abili). Gli studenti, con questo disegno di legge, saranno delle vittime, altro che protagonisti!
Renzi, il fenomeno davanti alla lavagna in maniche di camicia, presentava la riforma esaltandone gli aspetti a detta di lui innovativi: l’autonomia scolastica e il merito. Ma Renzi ignora che già oggi, all’interno delle scuole, l’autonomia può essere già esercitata. Il DPR n. 275 del 1999 fornisce già gli strumenti necessari per l’autonomia. Il merito può essere già incentivato, perché già oggi le figure di sistema possono essere retribuite dal fondo d’istituto. Anche in questo caso c’è il decreto legislativo n. 150 del 2009 di Brunetta che delinea la valutazione dei docenti e la famosa meritocrazia. Che fine ha fatto questa legge dello Stato? (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Dove è andata a finire?
Caro Renzi, già da tempo molte scuole hanno intrapreso un percorso di innovazione tecnologica e metodologica, perché guidate da dirigenti intraprendenti che hanno interpretato il loro ruolo in maniera propositiva e imprenditoriale.
Caro Renzi, la scuola italiana non è dunque alla preistoria come hai voluto far intendere. Sei tu rimasto alla preistoria.
Oggi la scuola – pur con i suoi limiti – ha degli elementi valoriali che derivano dall’impegno dagli operatori scolastici dai quali, da sempre, dipende il successo o meno delle varie riforme che si sono succedute. Operatori della scuola che in questa pseudo riforma sono stati ignorati e che dunque in un “contesto ambientale” pessimo dovranno prepararsi ad applicarsi al peggio!
La Lega Nord, vicina agli insegnanti e agli studenti, voterà convintamente contro questa oscenità che sta ponendo in pieno imbarazzo il ministro Giannini, un ministro commissariato e ora lasciato con il cerino in mano. (I senatori del Gruppo LN-Aut espongono cartelli recanti la scritta: «Ministro commissariato. Chi comanda? Faraone»).
PRESIDENTE. Prego gli assistenti di rimuovere i cartelli esposti.
Colleghi, vi prego di collaborare. Questo minuetto non vi fa onore. (Commenti del senatore Airola. Gli assistenti parlamentari rimuovono i cartelli).
È iscritto a parlare il senatore Puglia. Ne ha facoltà.
PUGLIA (M5S). Signor Presidente, la morte della scuola pubblica. (Il senatore Puglia espone due lumini votivi).
PRESIDENTE. Vedo che la luce dell’Aula non è abbastanza, visto che lei ha bisogno di ulteriore luce. La prego di mettere via quei lumini.
PUGLIA (M5S). Signor Presidente, questo è il tipo di luce che questo Governo ha messo sulla scuola pubblica. La morte della scuola pubblica avverrà tra qualche ora. Il suono del sì alla fiducia sarà il suo rantolo. A nulla è servita la pubblicità di questo periodo che il Governo ha cercato in tutti i modi di lanciare al Paese: una pubblicità molto aggressiva che già parte dal nome: la buona scuola. Ovviamente il nome, visto così, sembra una cosa bella. O che bello. È buona la scuola. Andiamo a vedere internamente ed è tutt’altro che buono ciò che contiene questo provvedimento.
Ma partiamo, per esempio, già dalla modalità con cui il Governo ha cercato di convincere gli insegnanti della bontà del provvedimento. Io vi assumo, cari precari, vi risolvo il problema, ma bisogna far passare il provvedimento così com’è. Il pacchetto, la “polpetta” è questa: prendetela.
E oggi abbiamo anche saputo che il numero di assunzioni non è più quello che doveva avvenire all’epoca, quando fu presentata in maniera mediatica questa controriforma (perché è contro il mondo della scuola). Quindi, c’è stato un ricatto sulle assunzioni. Da parte nostra, noi abbiamo detto: togliete di mezzo questo provvedimento. Parliamo solo delle assunzioni.
No. Si è parlato anche di autonomia scolastica. Anche in questo caso viene sempre utilizzata una parola che nel nostro inconscio è positiva: autonomia. Che bello, sono autonomo. Invece, cos’è l’autonomia scolastica intesa da questo Governo? Dal PD? È onnipotenza del dirigente, che sceglierà indisturbato gli insegnanti, stabilirà quali docenti premiare e quali cacciare dalla scuola. Dove è il merito? Dove è la qualità? Dove è la libertà? Quando sei obbligato ad ingraziarti il preside, altrimenti sei fuori?
Ebbene tutto questo mi sembra l’esportazione del vostro sistema clientelare e corruttivo dall’ambito politico a quello scolastico! È incredibile! Volete trasformare tutto secondo ciò che siete voi. Pensateci. Il preside riceverà mille e più pressioni: assumi questo, è un mio amico, assumilo. Ma ci rendiamo conto di che mostro state donando ai nostri figli?
Io mi domando: quando vi hanno votato e siete diventati maggioranza, avete fatto un patto con gli elettori e vi siete presentati all’elettorato, ma questo elettorato sapeva o non sapeva chi eravate veramente? Secondo me no! (Applausi dal Gruppo M5S).
E allora bugiardi, bugiardi fin dall’inizio. I vostri valori sono stati veramente calpestati sempre, ma questo provvedimento è l’evidenza, e il mondo della scuola lo ha capito. Bugiardi e menzogneri. Quando si parla, ad esempio, di valutazione degli insegnanti, voi dite che non vogliono essere valutati. Bugiardi! Chi li valuta? Chi li valuta? Qualche commissione esterna secondo la loro formazione, che poi fate anche pagare? No. Li valuta il preside.
Poi, però, per scusarvi dite che non è solo e che c’è anche un comitato. E da chi è composto questo comitato? Dagli stessi docenti della scuola! Cioè quelli che, se non fanno i bravi, sono cacciati dal preside! Veramente state costruendo un mostro.
Quello che bisognava attaccare non lo avete attaccato. Anzi, lo avete pure finanziato: i diplomifici. Quelli vanno attaccati, i diplomifici che pagano gli insegnanti poco e nulla, al di sotto dei contratti collettivi. Là vanno fatte le verifiche e quelli vanno attaccati. Questi diplomifici dove, se l’insegnante mette un voto inferiore, viene anche licenziato. Quelli bisogna attaccare: i diplomifici, ossia alcune scuole paritarie. Lì dovete attaccare. Invece no: li finanziate, a prescindere.
E allora mi viene in mente proprio la menzogna del Premier, che, siccome si vedeva attaccato nel periodo elettorale, è andato in tv e alla lavagna voleva spiegare agli insegnanti la sua riforma: “Non avete capito nulla”. Direi allora che il Premier, più che altro, dovrebbe scrivere alla lavagna, tante, anzi, mille e più volte: “non devo dire più bugie, non devo dire più bugie”; anzi, pure sul quadernino dovrebbe scrivere dieci pagine di “non devo dire più bugie”, caro Renzi. (Applausi dal Gruppo M5S e della senatrice Simeoni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bocchino. Ne ha facoltà.
BOCCHINO (Misto-ILC). Signor Presidente, cari colleghe e colleghi, non vorrei ripetermi ancora nella disamina del maxiemendamento che in tutto e per tutto ricalca tutto quanto già conosciamo dal precedente maxiemendamento, che ricalcava a sua volta il testo originario.
Volevo in realtà porre l’accento su una questione un po’ più politica e, per questo motivo, mi rivolgo in particolare alla signora Ministra, esponente del Partito Democratico e agli stessi miei colleghi del Partito Democratico, sempre con la pacatezza ed il rispetto che mi contraddistinguono.
Vorrei fare la seguente riflessione: non so se vi rendete conto, cari colleghe e colleghi, che nell’immaginario collettivo del personale scolastico di tutto il mondo della scuola state superando l’immagine profondamente negativa che reca con sé la riforma Gelmini, a ormai più di sei anni dalla sua attuazione. Già ieri nel mio intervento ho sottolineato come sia una vostra responsabilità quella di non aver affrontato, prima di intraprendere il discorso di un nuovo processo di riforma, le criticità di quel provvedimento del cui abbattimento voi stessi vi siete fatti portavoce nella campagna elettorale. Lo si vede dalla mobilitazione che c’è in questi giorni nelle piazze e che c’è sempre stata, a cominciare da tutte le mail e gli sms che vi e ci arrivano nelle nostre caselle di posta e sui telefonini.
Credo che dobbiate considerare che state veramente superando nell’immaginario collettivo la negatività della riforma Gelmini. Da questo momento in poi si parlerà della riforma Giannini come di qualcosa che è andato oltre la riforma Gelmini. Il controargomento potrebbe essere: ci si abituerà a questo nuovo andazzo. In realtà, non sarà così; questo provvedimento aprirà alcune ferite che rimarranno aperte per tantissimo tempo nel mondo della scuola. Per capirlo basta considerare i due pilastri più importanti di questa riforma: i poteri dei dirigenti scolastici ed il discorso della valutazione.
A partire dal settembre di quest’anno – e, ancor più, nel prossimo anno scolastico – vi saranno nella scuola due figure di insegnanti: quelli con la titolarità e quelli che invece saranno negli ambiti territoriali, soggetti innanzi tutto alla chiamata diretta del preside, ma anche a regole diverse da quelle cui sono soggetti i colleghi che hanno la titolarità. Non so se ve ne rendete conto, ma questo genererà, proprio nel vissuto e nell’opera quotidiana degli insegnanti, una ferita fra colleghi. I colleghi inevitabilmente si considereranno diversi e lo sono, perché lo dice la riforma: quelli con la titolarità saranno ad esaurimento, di fatto, perché fra l’alto basterà fare domanda di mobilità per rientrare ancora una volta negli ambiti. Ecco, i colleghi di ruolo che avranno questa spada di Damocle che pende sulla loro testa porteranno tale frustrazione a scuola, nei rapporti con gli altri colleghi e con gli altri neoassunti, cosa che genererà delle fratture. State di fatto introducendo – volenti o nolenti, perché naturalmente non ne faccio un discorso demagogico o populista – un elemento di competitività in una scuola che invece finora era abituata alla cooperatività ed alla collegialità. Non potete trascurare questo fatto, che rischia veramente di farvi rimanere famosi per anni in termini negativi: questo avrà pesanti effetti anche dal punto di vista della vostra immagine all’esterno del Parlamento.
Certe volte mi sono trovato con alcuni colleghi a fare – quasi scherzosamente, ma non troppo – semplici calcoli: allo sciopero del 5 maggio, hanno partecipato 650.000 insegnanti, che magari avevano convinto le loro consorti, i loro compagni o uno dei loro più stretti amici ad aderire alle loro posizioni, e già siamo ad 1,3 milioni di persone.
Magari questi insegnanti avevano convinto uno studente su dieci delle loro ragioni e questo studente porterà nella loro famiglia i motivi della protesta e siamo già a 2.600.000 persone. Cari colleghi del Partito Democratico, cara signora Ministra, che milita in questo partito, ma voi avete fatto presente al vostro Presidente del Consiglio che questa riforma corre il grave rischio di farvi perdere il consenso del Paese, di farvi perdere le elezioni? Sono 2.600.000 che si fanno portavoce dell’hashtag: «maipiù pd». Credo che dovreste considerare questo aspetto. Nelle recenti elezioni regionali sembra addirittura che il mio calcolo sia andato per difetto, visto che avete perso due milioni di voti rispetto alle precedenti elezioni politiche. Si tratta solo di sette Regioni su venti, di una piccola parte dell’elettorato. Il mio conto di 2.600.000 persone che in qualche modo osteggiano quello che state facendo in questo momento rischia di essere gravemente sottodimensionato. Io credo che questo lo dovreste considerare. Ce n’è anche dell’altro da considerare.
Il provvedimento della scuola, come altri, ma questo soprattutto, in virtù della mobilitazione, sta aprendo una discussione al vostro interno che si sta radicalizzando. Io entro in punto di piedi con tutto il rispetto nel dibattito interno ad un partito che non mi appartiene, però non posso fare a meno di considerare che già sono avvenute delle fuoriuscite di vostri esponenti molto autorevoli, proprio in concomitanza del provvedimento della buona scuola e che probabilmente altre ne seguiranno. Quando parlo di fuoriuscite dal partito sono un esperto in materia, avendo la mia vicenda politica riguardato anche questo aspetto, ma credo dovreste considerare anche questo, la profonda spaccatura che c’è al vostro interno, generata dal provvedimento sulla buona scuola. Adesso, cari colleghi, non vorrei che – anche questo dovreste considerare – tutti questi dissidenti che sono fuoriusciti da vari partiti magari un giorno riescano a mettersi insieme e a minare la vostra posizione in questo momento in Italia e a influenzare i risultati elettorali. Questo è quello che già è successo in Liguria, dove proprio un esponente del partito democratico fuoriuscito ha drenato circa il 10 per cento dell’elettorato in quella Regione. Questi sono tutti elementi che dovreste considerare.
C’è un secondo aspetto in questo provvedimento che, secondo me, rimarrà per anni a formare un’immagine negativa della riforma. È l’aspetto della valutazione. Voi dite che agli insegnanti non piace essere valutati e che per questo stanno protestando. Questo non è assolutamente vero perché gli insegnanti sono i primi a dire che ci vuole una valutazione. Leggendo il disegno di legge per come è il maxiemendamento presentato in Aula mi chiedo se a questo punto la volete voi veramente questa valutazione e non gli insegnanti. Al comma 82 si legge che «il dirigente scolastico può individuare l’ambito dell’organico dell’autonomia fino al 10 per cento di docenti che lo coadiuvano in attività di supporto organizzativo e didattico dell’istituzione scolastica». Sono i famosi collaboratori, il 10 per cento che il preside si sceglie. Quando si parla del comitato di valutazione, nell’ambito dei criteri che verranno utilizzati per la valutazione del merito del personale docente, si legge al punto c) del comma 2 dell’articolo 13 del disegno di legge: «delle responsabilità assunte nel coordinamento organizzativo e didattico». Sono le stesse responsabilità che devono ottemperare i collaboratori del dirigente scolastico. Il rischio è che questi 200 milioni che avete destinato alla valutazione, anche con questa buona volontà di valutare i docenti, finiranno solo ed esclusivamente al 10 per cento dei collaboratori del dirigente scolastico perché questo è quello che avete scritto. Questo è il criterio che avete usato. Noi lo sappiamo, cari colleghi, che siamo in Italia e in ogni comunità, fisiologicamente, ci sono invidie; capita già adesso rispetto ai docenti che collaborano con il preside. È normale: ogni comunità umana ha questi sentimenti, ma voi state istituzionalizzando il fatto che i 200 milioni della valutazione dei docenti andranno a finire quasi esclusivamente nella premiazione di fatto dei collaboratori dei dirigente scolastici. Ecco la frattura. Ecco la competitività che state immettendo nel mondo della scuola.
Voi rischiate veramente di passare alla storia come coloro che hanno varato una disciplina veramente peggiorativa rispetto alla riforma Gelmini che voi stessi, in quanto partito di sinistra, avete sempre dichiarato di voler combattere. Il nome Gelmini sarà inevitabilmente sostituito dal nome della Giannini e questa frattura, signora Ministro, non si sanerà a breve, ma rimarrà nella storia della scuola per vari anni, finendo per farvi perdere quel consenso che voi avete ricevuto alle ultime elezioni. Pensateci, colleghi. (Applausi dal Gruppo Misto-SEL e del senatore Campanella).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cioffi. Ne ha facoltà.
CIOFFI (M5S). Signor Presidente, ci troviamo a parlare con strana retorica della scuola in quest’Aula che, come spesso avviene, è abbastanza assente.
Vorrei utilizzare i pochi minuti che mi sono concessi per ringraziare il Governo. Vorrei ringraziarlo caramente e sinceramente, partendo dalle parole che ho sentito ieri pronunciare dal senatore Tocci, quando ha detto che in un primo momento si era partiti con questo disegno di legge e che poi il Premier aveva detto che si sarebbe un attimo fermato e avrebbe convocato gli stati generali della scuola per cercare di ragionare sul tema. Voglio ringraziarlo per averlo fatto. Vogliamo ringraziarlo anche perché abbiamo sentito sempre il senatore Tocci ricordare a tutti in quest’Aula che è stato il Partito Democratico ad aver bloccato la discussione in Commissione. Quindi, dobbiamo ringraziare anche la maggioranza. Quanti ringraziamenti dobbiamo fare!
Dobbiamo ringraziare anche il Governo perché siamo arrivati alla trentasettesima fiducia. È la trentasettesima volta che il Governo pone la fiducia su un provvedimento e, considerando i mesi di insediamento di questo Governo, ciò significa che è stato fatto tante volte.
Ancora una volta, questo Parlamento è stato esautorato della sua funzione e ha subito la violenza dell’Esecutivo comandato dal tiranno Renzi. Ma rendiamoci conto: è davvero un tiranno o, forse, è semplicemente un piccolo pesce che si crede squalo? Sono i vostri occhi che deformano la sua dimensione? Come diciamo in Campania, è un “piscitiello”.
Dobbiamo ringraziare il Governo perché oggi abbiamo ufficialmente celebrato il funerale della scuola pubblica. I miei figli – ho due bambini, uno di quattro e uno di due anni – avranno una scuola peggiore ed un sistema in cui le scuole private prevarranno sulla scuola pubblica. Se ci saranno scuole buone e scuole cattive sarà merito vostro. Grazie.
Grazie, inoltre, per aver schiacciato tutte le sedi collegiali in cui gli insegnanti liberi potevano confrontarsi sull’attività didattica, mentre abbiamo preferito una scuola sul livello aziendale, in cui avremo i super presidi che potranno disporre dell’istruzione di tutti i nostri figli.
Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 13,43)
(Segue CIOFFI). Io vengo dalla Campania, dove spesso ci sono delle logiche di scambio e strani favoritismi (sono cose note, che sappiamo tutti). Già immagino quali favoritismi potranno essere applicati in questo senso, magari contro gli insegnanti che non si vogliono allineare, contro quegli insegnanti che non sono simpatici, magari perché insegnano cose che non piacciono. Magari forniremo qualche insegnante che, come dire, potrà essere più affascinante per il preside di turno? Uomini o donne, non cambia niente. Ci vengono i brividi. Sulla pelle dei precari e per mezzo del solito ricatto occupazionale, volete far passare per buona questa cosa, che buona non è, ma fa semplicemente schifo.
Infine, bisogna dire grazie alla maggioranza parlamentare – la vedremo dopo, magari – che qui fuori abbraccia gli insegnanti, gli studenti e i genitori, dicendo che la scuola è una, libera e pubblica (le solite cose e la solita retorica); poi, qui, dentro il Palazzo, ci teniamo ben seduti ed inchiodati sulle solite poltrone, per arrivare alla fine della legislatura. Anche voi sapete che questa cosa fa schifo. Ripeto: lo sapete anche voi. Volete allora mettervi un attimo dritti con la schiena?
Signor Presidente, mi avvio a concludere. Non parliamo di responsabilità, perché stiamo facendo carne da macello della scuola. Questa non è responsabilità: questa è irresponsabilità ed egoismo e di questo bisognerebbe vergognarsi.
Quindi, quando andiamo a votare, ricordiamocelo.
Come tutti i portavoce del Movimento 5 Stelle, sono vicino agli insegnanti che sono qui fuori, manifestano e protestano: è naturale e non c’è neanche bisogno di dirlo. Avremmo voluto farli entrare in Senato, così avreste potuto guardarli in faccia, ma ci sono delle regole di sicurezza che l’hanno impedito. Vi fate proteggere dal Palazzo, voi, uomini e donne completamente scollati da queste realtà. Noi non ci possiamo stare e, ovviamente, questa fiducia non la voteremo mai. Però ricordiamocelo: non diciamo che si agisce così per senso di responsabilità, perché non è vero. Questo è il momento di cacciare le palle! Se ce le avete, quindi, fatecele vedere! (Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Cristofaro. Ne ha facoltà.
DE CRISTOFARO (Misto-SEL). Signor Presidente, se c’è una cosa che davvero colpisce in questa triste vicenda che si sta consumando in questa Aula semivuota, in cui si discute uno dei temi più significativi e importanti per il nostro Paese, la sua democrazia e il suo Stato sociale, è proprio la distanza siderale – Ministro, me lo lasci dire – tra la rappresentazione di questa storia e la realtà. Quando è nato il Governo Renzi, con le riforme che, una dietro l’altra sono state messe in campo, avete dato la rappresentazione della necessità di intervenire, per favorire un elemento di modernità. Avete detto che bisognava far vivere il Paese in maniera più moderna rispetto al passato, che bisognava farlo diventare parte integrante di un nuovo meccanismo europeo e, dunque, avete fondato la vostra ascesa politica sul fatto che bisognasse totalmente «cambiare verso» rispetto agli ultimi anni. Questa però è la rappresentazione, la propaganda, il racconto, la narrazione finta di quello che è accaduto. Poi c’è la realtà, che mai come questa volta è distante anni luce dalla narrazione che avete messo in campo e ciò vale ancora una volta per il tema della scuola, esattamente come per le grandi riforme di cui ci siamo occupati nel corso di questi mesi: il jobs act, la riforma costituzionale e la legge elettorale. Non c’è niente di moderno in quello che state proponendo. C’è un ritorno al passato, addirittura al periodo precedente all’idea grande di creare la scuola di massa in questo Paese. Prima esisteva la scuola solo per alcuni. Ministro, prima del 1960 e del 1962, in Italia la scuola non era per tutti. Dagli anni Sessanta in poi è nata l’idea grande, che ha fatto grande la Repubblica italiana, almeno su questo versante, ovvero l’idea della scolarizzazione di massa.
Pensate al verso di una canzone molto bella tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta intitolata “Contessa”, che veniva cantata in molte piazze italiane, che diceva: «Anche l’operaio vuole il figlio dottore». Era esattamente quello che accadeva nell’Italia di quegli anni, in cui si era finalmente superata l’idea feudale e ottocentesca di un Paese arretrato, chiuso dentro le sue paure, le sue insicurezze e la sua arretratezza: finalmente si stava presentando all’Italia la modernità. Questo accadeva negli anni Sessanta e negli anni Settanta e, per tanto tempo, per l’operaio è stato possibile sognare ed avere effettivamente un figlio che andasse a scuola, all’università e diventasse dottore.
Cosa è successo, invece, negli ultimi venti anni? È vero o non è vero che c’è stata un’inversione di tendenza clamorosa? Andiamo a vedere i dati sugli studenti che si sono laureati e si sono specializzati nel corso degli ultimi anni, verifichiamo se questa tendenza non si è invertita in maniera drammatica e se, oggi, esattamente come nel passato, succede che l’operaio non si possa più permettere di avere un figlio dottore. Vedremo infatti che un’altra volta accade, come in passato, che il figlio dell’operaio diventa anch’egli operaio – se va bene – e che il figlio del dottore, invece, diventa dottore.
Dico questo perché voi avreste dovuto fare un bilancio serio su quanto è accaduto nel corso degli ultimi quindici anni.
Da ragazzo ho cominciato ad occuparmi di scuola esattamente quando, nei movimenti studenteschi e universitari, vedevamo il filo che pian piano si andava costituendo. Le riforme di questi anni hanno avuto, purtroppo, un filo conduttore profondo, molto netto e molto secco, dal 1990 in poi, fino alla riforma Gelmini, che è stato l’apice di un certo meccanismo, dell’idea che attorno alla parola, peraltro bella – autonomia – si nascondesse però altro. E infatti poi scoprivi che autonomia significava aziendalizzazione, privatizzazione. Scoprivi che autonomia significava scuola di serie A e di serie B, esattamente come è accaduto in molti territori del nostro Paese.
Quando ti candidi a prendere in mano il Governo del Paese e diventi Primo Ministro nel giro di poche settimane, facendo una scalata al potere come non si vedeva da anni, e costruisci tutto attorno ad un’idea, attorno allo slogan del «cambiamo verso», poi però il verso lo devi cambiare veramente. E, se non lo cambi, allora sei più colpevole degli altri.
Tu, primo ministro Matteo Renzi, e lei, ministro Giannini, e voi, Governo della Repubblica italiana, avete una responsabilità gravissima: su questo tema, che è il centro della democrazia di questo Paese, non solo non avete cambiato verso, ma siete andati esattamente nella stessa direzione sbagliata degli ultimi anni. (Applausi dai Gruppi Misto-SEL e M5S e dei senatori Bocchino, Bignami, Mussini e Simeoni). Siete stati conservatori, quando invece avreste dovuto essere innovatori. Ma non c’è niente di innovativo nella vostra proposta politica; niente di innovativo nel tentare un’altra volta, a spregio della nostra Costituzione, di dare soldi alle scuole private; nel dare più poteri ai presidi e soprattutto nell’idea di fondo, che è il motivo per cui noi questa riforma contesteremo fino alla fine, e non semplicemente qua dentro. L’idea di fondo è che, ancora una volta, com’è stato nel corso degli ultimi quindici anni, il libero sapere si debba piegare alle esigenze del mercato e del profitto. Questo è il punto. (Applausi della senatrice Bignami). Questo è l’aspetto su cui continuerà la battaglia politica, e continuerà, appunto, la nostra opposizione.
Non c’è niente di innovativo nella storia che avete raccontato. Anzi, c’è la rappresentazione tipica dei due anni di Governo: una realtà che va avanti in un modo ed una rappresentazione della realtà che offre una mistificazione di quanto sta accadendo. Noi però pensiamo, Ministro, che nel corso delle ultime settimane, finalmente, qualcosa si sta incrinando. La verità si sta disvelando, perché – per fortuna – le bugie hanno le gambe corte. E io penso che, quando tra sei mesi riparleremo di questa vicenda, di come avete trattato la riforma della scuola pubblica nel nostro Paese, vi sarete davvero pentiti di aver fatto le cose in questo modo.
La scuola è come la Russia in Italia: ricordate come i generali si andavano a infrangere nelle campagne di Russia? La scuola è come la Russia. (Applausi dai Gruppi Misto-SEL e M5S e dei senatori Bocchino, Campanella, Mussini, Bignami e Casaletto).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Montevecchi. Ne ha facoltà.
MONTEVECCHI (M5S). Signor Presidente, oggi è un giorno di lutto per questo Paese. Con questo voto di fiducia, si uccide la scuola pubblica e democratica italiana come noi l’abbiamo conosciuta fino ad oggi.
L’hanno uccisa perché non vogliono adulti pensanti, adulti consapevoli; adulti che abbiano sviluppato la capacità di un pensiero critico, ovvero adulti in grado di valutare il Parlamento e il lavoro parlamentare. Vogliono continuare ad avere adulti lobotomizzati, come hanno tentato di fare con la propaganda politica e culturale nei media di questo Paese, i media di regime che, ancora oggi, coprono le nefandezze di questa riforma, facendola passare per una che migliorerà la scuola. Ma non è così, e noi lo urliamo nelle Aule parlamentari con grande potenza e con grande forza.
La scuola pubblica muore, ma invece quella privata paritaria – udite, cittadini! – gode di ottima salute, perché Renzi continua a mettere soldi nella scuola privata paritaria. Il modello che vuole portare in questo Paese è quello di una scuola pubblica sempre più povera che dovrà poggiarsi sempre di più sulle gambe del privato, e infatti i finanziamenti privati entrano in massa dentro la scuola e detteranno legge dentro la scuola. Vogliono dettare legge su quella che sarà la didattica, la pedagogia, perché vogliono creare un bacino di manovalanza a basso prezzo, con contratti di lavoro precari e, quindi, una massa ricattabile, non più libera di protestare. (Applausi dal Gruppo M5S).
Ce lo chiede l’Europa, con un documento del 1995. Per una volta stavamo arrivando in ritardo e ci voleva Renzi per mettere il turbo dove non serviva. Ce lo chiede la JP Morgan, perché alla JP Morgan non vanno bene le Costituzioni degli Stati nazionali sovrani. Vuole alleggerire le Costituzioni e, quindi, si sta facendo un favore all’Europa delle banche e dei banchieri. Si sta facendo un favore a Confindustria, a Reteimprese, a TreeLLLe, perché questa riforma scontenta tutti – il mondo della scuola, gli studenti, i genitori – gioca con le loro vite, ma accontenta il centrodestra. Questa riforma è la riforma Berlusconi 2.0. Non è la riforma di Renzi. (Applausi dal Gruppo M5S).
Avremo una scuola che procurerà e produrrà disuguaglianze – l’ho già detto ieri, ma ci torno sopra – perché produrre disuguaglianze, non dare pari opportunità a tutti è un attentato alla Costituzione e i cittadini lo devono sapere. Si sta giocando con la vita degli insegnanti, degli studenti e degli stessi dirigenti scolastici. Non si venga a dire che i dirigenti scolastici sono contenti di questa riforma, perché non è vero, e lo abbiamo sentito nel corso delle audizioni. Anche questa, quindi, è una balla che gira, perché nemmeno a loro piace questa riforma.
Ma veniamo invece a come sarebbe la scuola del Movimento 5 Stelle, la scuola che vorrebbe “la” scuola. Il Movimento 5 Stelle, insieme alle altre opposizioni, si fa portavoce del mondo della scuola, la cui voce non è stata ascoltata dalla ministra Giannini. Forse, Ministra, il mondo della scuola non ha infarcito i propri discorsi e le proprie istanze di un numero sufficiente di termini inglesi? Forse lei avrebbe capito di più le istanze della scuola se avessimo iniziato a parlare di stakeholders o di upgrading? Forse le sarebbe arrivato meglio il messaggio, visto che lei dice che, con questa riforma, vuole anche valorizzare e potenziare lo studio della lingua italiana ed aiutare i bambini stranieri ad apprenderla più velocemente. Ma proprio lei che ogni tre per due usa un termine inglese? Fuffa, Ministra, fuffa, perché una linguista che ha a cuore la lingua italiana usa la lingua italiana in tutta la sua ricchezza. (Applausi dal Gruppo M5S).
La scuola che invece vorrebbe il mondo della scuola, come diceva bene la senatrice Mussini, è la scuola di adesso. Non è la vostra scuola. La scuola di adesso è già una scuola innovativa, perché noi abbiamo già tanti esempi di innovazione che vanno avanti nonostante voi invece di prendere quegli esempi ed inserirli nella buona scuola, li volete frustrare. C’è l’istituto «Ettore Majorana» di Brindisi; ci sono altri istituti in cui si portano avanti nuovi modelli didattici, dove si sono abbandonati i banchi di scuola e ci sono tavoli circolari dove i ragazzi possono collaborare e partecipare anche alla creazione dei contenuti didattici da far circolare nella scuola; dove i ragazzi sono spronati a sperimentare, ad elaborare, a mettere a frutto le proprie intelligenze, a sviluppare il pensiero critico proprio nell’indagine, nella ricerca e nell’elaborazione.
Tutto questo, però, non c’è in questa riforma, perché lei, Ministra, si è preoccupata di essere il braccio di Renzi, il braccio dell’Europa delle banche e della JP Morgan. Lei è sotto incantesimo, è la convitata di pietra nella vicenda relativa alla riforma della scuola. E io ho pena e spero che questo incantesimo si sciolga presto. Mi auguro di poter sentire dalla sua bocca qualche parola, non dico intelligente, ma qualche parola. Dica qualcosa, neanche qualcosa di sinistra, ma dica qualcosa! (Applausi dal Gruppo M5S).
Perché attentate alla scuola? Come diceva Calamandrei, trasformare i sudditi in cittadini è miracolo che solo la scuola può fare. Con il decreto-legge sblocca Italia avete reso il nostro Paese una terra di conquista di investitori stranieri senza scrupoli, di trivelle, senza più vincoli per la bellezza del nostro paesaggio, del nostro patrimonio artistico. Si passerà sopra a tutto in nome degli interessi economici.
Con il jobs act avete creato un mondo di precari. Con la riforma della scuola avete portato il precariato dentro la scuola. Vi mancava questo tassello per distruggere la Costituzione perché – come diceva Calamandrei – la scuola è un organo costituzionale, al pari della Camera dei deputati, del Senato e del Presidente della Repubblica, e attaccare la scuola oggi significa attaccare un organo costituzionale.
Pertanto, concludo il mio intervento con un appello ad un garante, che non è quello che siede al posto del senatore Calderoli, e non è il Presidente del Senato, perché egli è anche più sordo di voi. Oggi mi rivolgo ancora più in alto, cioè al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, perché faccia sentire la sua voce al mondo della scuola e a questo Parlamento. Il Presidente della Repubblica è stato Ministro della pubblica istruzione e nel 1989 si trovò a gestire la prima conferenza nazionale sulla scuola, in cui si discuteva di rinnovamento, di riforme e si affrontava il tema dell’autonomia delle istituzioni scolastiche.
Presidente Mattarella, faccia sentire la sua voce, perché il Paese in questo momento ne ha estremo bisogno. (Applausi dal Gruppo M5S e dei senatori Casaletto, Mussini e Campanella).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cervellini. Ne ha facoltà.
CERVELLINI (Misto-SEL). Signor Presidente, è sotto gli occhi di tutti che il giocattolo si è rotto. Siete stati sbugiardati là dove – lo dico autocriticamente – come forze di opposizione non eravamo riusciti a farlo, e cioè in occasione dei provvedimenti che avete preso da oltre due anni a questa parte, tutti improntati alla stessa concezione, filosofia, di quella che adesso chiamate la buona scuola. Non eravamo riusciti a farlo con la Costituzione che avete calpestato, con la legge sui licenziamenti facili nella notte dei diritti del jobs act, con l’abolizione delle Province, che ha abolito solo la democrazia, ha colpito il lavoro e i servizi. (Applausi dal Gruppo LN-Aut e della senatrice Bignami). Avete fatto solo quello, ma noi, come tutte le opposizioni, non siamo riusciti a farlo capire.
Eh già, il mondo della scuola vi ha dato una lezione, perché gli straordinari insegnanti di questo nostro Paese vi stanno dando una lezione. E si è ribaltato sanamente il rapporto tra eletti ed elettori: siamo noi gli strumenti attraverso cui possono far sentire la loro voce ed argomentare. E, anche se in questa occasione non ce lo avete permesso, è passato nel Paese, ed è a tutti chiaro, il contenuto pericoloso del presente disegno di legge.
Ancora vi potete fermare, anche se come forza d’opposizione noi potremmo essere contenti del fatto che andate a sbattere.
Non è così, perché prima di tutto noi teniamo a questo Paese e all’architrave che regge dalla metà degli anni Settanta, attraverso la scolarizzazione di massa: quella sì fu una potente riforma, che permise anche ai ceti più deboli di entrare nel sistema di formazione e ribaltare altrimenti percorsi già stabiliti.
Volete ripresentare e riprodurre gabbie di classe, per fare una scuola incostituzionale rispetto al sistema non solo privato, ma anche pubblico e statale. Lavorate per una scuola di serie A ed una di serie B – è chiaro a tutti – e con una impronta cesarista, preoccupante.
Si è parlato di preside-sindaco: magari fosse sindaco! Almeno qualcuno elegge il sindaco. (Applausi della senatrice Bignami). Qui il preside è un prefetto, nella migliore delle ipotesi, e ci si apre a meccanismi di ricatto e di clientelismo, in un Paese dove non siamo estranei a vicende drammatiche.
Ieri sera – come è stato ricordato – fino a quasi mezzanotte, in Aula, c’erano solo le opposizioni. (Applausi della senatrice Bignami). Di tutti i giornali e le televisioni che mandano sempre immagini e guardano dal buco della serratura, nemmeno una ha pubblicato le immagini di ore e ore in cui eravamo presenti solo noi, e parlavamo tra noi. E quando c’è stato qualche sporadico intervento della maggioranza, c’eravamo solo noi ad ascoltarlo; anche quando qualcuno della maggioranza ha fatto un intervento molto critico era assolutamente solo.
Anche quegli interventi critici della maggioranza vi hanno sbugiardato. Hanno detto che avremmo potuto seguire un altro percorso ed arrivare ad altre conclusioni, ad un decreto che mettesse in sicurezza le donne e gli uomini che, in maniera straordinaria, stanno lavorando da anni all’interno del sistema scolastico per cercare di tenerlo con la qualità indispensabile e necessaria.
Avete fatto diventare una parola meravigliosa, “riforma”, qualcosa che fa passare un brivido dietro la schiena. Utilizzando la parola “riforma” avete determinato un danno culturale. Parliamo di scuola: nell’immaginario collettivo, per quarant’anni, milioni di donne e di uomini a quella parola legavano miglioramento, diritti, dignità, condizioni di lavoro, di studio e di vita dignitose. Adesso viene un brivido quando si pronuncia questa parola.
Ma siete ancora in tempo. E mi rivolgo a chi non è convinto, perché qui si è capito chi della maggioranza è convinto. Ma si è capito pure che ci sono senatori e senatrici che non sono assolutamente convinti. Si è capito anche questo. E allora, piuttosto che andare a testa bassa sotto il banco della Presidenza a dare una fiducia, cercate di alzarla e di essere coerenti. Questa non è retorica: in queste occasioni la storia consegna a chi si impegna nella difesa dei diritti dei più deboli la possibilità di fare una scelta. Non c’è terra di mezzo: non si può stare che da una parte o dall’altra. Avete ancora delle ore per impedire che questo scempio diventi legge. (Applausi dai Gruppi Misto-SEL, M5S e LN-Aut e dei senatori Bignami, Campanella, Liuzzi e Mussini).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Crosio. Ne ha facoltà.
CROSIO (LN-Aut). Signor Presidente, farò un piccolo intervento cercando di non sovrappormi a quanto hanno già detto i miei colleghi. Proverò a dire qualcosa di intelligente, ma non mi preoccupo troppo perché, nel caso così non fosse, sarei in piena sintonia con il testo del Governo.
La prima osservazione che vorrei fare è di ordine politico. Sicuramente questo Governo è un pessimo studente, che non ha imparato nulla della lezione che il Parlamento ha dato al Governo la settimana scorsa. La settimana scorsa, seppur in un’Aula un po’ in sordina, abbiamo approvato una legge delega che noi riteniamo fondamentale per il Paese, che è la riforma del codice degli appalti. A prescindere, però, dalla sostanza di questo importante provvedimento, è il metodo che importa. C’è stata, infatti, la dimostrazione, da parte del Parlamento, che, se messo in condizione di poter serenamente lavorare, senza subire una invasione di campo da parte del Governo, senza avere un Governo che fa vedere i muscoli e che non tiene assolutamente in considerazione l’azione importante e politica del Parlamento, fa le cose ben fatte.
La settimana scorsa abbiamo detto al Governo che aveva predisposto un testo osceno. Lo abbiamo cancellato, lo abbiamo riscritto e lo abbiamo consegnato al Vice Ministro, che avrebbe dovuto portarlo al Primo Ministro, augurandoci che avreste potuto fare i compiti a casa, studiare e così, forse, a settembre ne avremmo riparlato.
Ma con l’atteggiamento che avete avuto su questo altrettanto importante provvedimento, che è quello della scuola, non possiamo non dire che siete dei somari. Non avete imparato nulla. Siete dei pessimi studenti in ordine politico. Ma questo non ci stupisce, perché è il metodo, è l’orientamento da parte di questo Governo: colpi di maggioranza e scelte non condivise, e in questo caso, non solo dal Parlamento, ma dal resto del Paese. È un provvedimento unilaterale che, anche nella sua essenza, non dice assolutamente nulla.
C’è una cosa, poi, che mi lascia l’amaro in bocca, e lo dico sommessamente, in virtù dell’esperienza amministrativa che ho, come hanno tanti miei colleghi in quest’Aula. Io vengo da una Regione periferica, da una Regione di montagna, e chi ha fatto l’amministratore in quelle realtà sa quanti sacrifici abbiamo dovuto mettere in campo negli ultimi venti anni per far sì che le scuole di montagna restassero aperte, a presidio del territorio e di una cultura fondamentale in tutto il Paese, e non solo da noi. E questo risultato è stato raggiunto con grande impegno e con grandi sacrifici, in ordine economico e di programmazione. Ma questo è un mondo che non vi appartiene. È un mondo che non appartiene a questo Governo. Già non apparteneva al Governo Monti, che è stato il seme, il germe, della linea di pensiero di dimenticarsi della periferia, degli enti locali e di quanto hanno fatto anche per la scuola.
Ci siete passati sopra. Io non ho sentito prendere una posizione forte, una posizione importante, e non solo per i nostri studenti, ma anche per i nostri territori.
Se dipendesse da voi, probabilmente, ci sarebbe un’accelerazione nello spopolamento delle periferie e delle valli: vuol dire che non avete capito nulla. D’altronde, la madre di tutte le porcate, la legge Delrio, anche qui, è il punto di partenza di una visione diametralmente opposta a quella che abbiamo noi. Voi avete l’idea secondo cui tutto dev’essere centralizzato e le periferie, con le loro particolarità, non contano nulla. Non avete capito invece che questo Paese, negli anni della sua esistenza, ha fatto della sua diversità la propria peculiarità ed il proprio valore aggiunto.
Mi va bene parlare anche con Ministri che non hanno amministrato neppure un condominio, e non perdiamo neppure tempo. Ve ne sono altri però – come lo stesso Primo Ministro – che vantano anche importanti esperienze di ordine amministrativo a livello locale: probabilmente, però, quando si entra in un certo meccanismo, ci si dimentica di tutto e si flagella il territorio. E questo è studiato in maniera scientifica, perché vuol dire essere servi di un pensiero che non dovrebbe appartenere al nostro Paese.
Avete annientato gli enti locali, togliendo addirittura al popolo la possibilità di esprimere il proprio pensiero nella cabina elettorale. Avete fatto finta di cancellare Province che non avete cancellato e avete creato il delirio con Delrio, per quanto riguarda quelle realtà, sotto il profilo politico-amministrativo. Siamo tornati ai vecchi metodi che hanno contraddistinto la politica del nostro Paese prima che il cittadino potesse esprimersi liberamente, quando i sindaci venivano scelti all’interno di una stanza e, troppo spesso, si trovava l’utile idiota che si metteva a disposizione. Con il vostro pensiero siamo tornati a questo: se ci si fosse fermati esclusivamente alla questione delle Province, avreste solo fatto un disastro, che però ha un effetto valanga, perché il pensiero che avete messo e state mettendo in campo politicamente è lo stesso sulla scuola.
Non ve ne frega nulla della periferia né di quanti sacrifici siano stati fatti – anche da vostri amministratori giudiziosi – per preservare la possibilità di avere scuole di montagna come presidio del territorio, a quasi 2.000 metri. Immaginate che cosa vuol dire tenere aperta una scuola a 2.000 metri? Questo Parlamento, se fosse stato serio, come ne esistono in altre Regioni alpine, avrebbe perso due o tre ore solo ed esclusivamente per parlare delle scuole di periferia in maniera seria. (Applausi dai Gruppi M5S e LN-Aut e della senatrice Bignami). E leggetevi i resoconti stenografici di certi dibattiti fatti in altri Parlamenti: quello che si fa per l’agricoltura di montagna, si fa per la scuola di montagna. Vi rendete conto che stiamo massacrando il nostro territorio dentro un tritacarne che non parla italiano, ma probabilmente tedesco? È un disastro per il nostro Paese.
Sono però convinto di una cosa: probabilmente, se ci trovassimo in un’aula di scuola, non saremmo sicuramente i bulli della scuola. Siete voi i bulli della scuola, voi ed il vostro – come posso definirlo? – Fonzie. Noi siamo i buoni e voi siete i cattivi, ancora una volta, e non perché abbiamo ragione, bensì perché abbiamo un altro approccio con la nostra gente e i nostri territori. A voi dei territori periferici non frega assolutamente nulla. Avete un altro fine politico, per cui siete neanche rimandati, ma bocciati sonoramente ancora una volta. Siete dei somari, voi e Fonzie! (Applausi dal Gruppo LN-Aut e dei senatori Bignami e Campanella. I senatori del Gruppo LN-Aut esibiscono cartelli con la foto del Presidente del Consiglio e urlano: «Fuori i bulli dalla scuola»).
CROSIO (LN-Aut). Via, somari! Fonzie-bullo!
PRESIDENTE. Oggi è la giornata dei graffittari. Senatore Crosio, si arrenda.
Credo che, se esiste un record nell’esposizione di cartelli, quest’oggi lo stiamo battendo ad ogni livello per più punti.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Campanella. Ne ha facoltà.
CAMPANELLA (Misto-ILC). Signor Presidente, signori del Governo, onorevoli colleghi, poc’anzi, mentre sentivo i colleghi intervenire, mi sono chiesto se tra i nostri Presidenti del Consiglio ci sia mai stato un medico. Perché un medico? Perché un principio fondamentale della medicina, uno dei primi che insegnano, è primum non nocere. (Applausi della senatrice Bignami). Prima di tutto non arrecare danno al paziente.
Ho parlato poc’anzi con un collega del Partito Democratico, che mi ha detto correttamente che governare è difficile. È vero: governare è difficile perché tra mille istanze, mille bisogni, mille volontà, bisogna trovare una sintesi e più l’argomento su cui si intende intervenire è articolato e complicato, più la sintesi è complessa. Ecco perché governare è qualcosa che fiacca, che stanca. Ma prima di tutto, in questa difficilissima arte, bisogna tener presente quel principio: prima di tutto non fare più danni. E il modo c’è. Ci vuole una grandissima pazienza. Ci vuole ascolto. Ci vuole comprensione e ci vuole tempo.
Questo Governo il tempo non se lo è voluto dare, non lo ha dato al Parlamento e non se lo è voluto dare. È una cifra di questo Governo, è un tratto caratteristico. Bisogna far presto. C’è fretta. La fretta, però, di norma, serve a tagliare i nodi, non serve a scioglierli E tagliare un nodo dopo l’altro poi riduce la corda in condizioni di inservibililità.
Questo sta facendo l’attuale Governo. E la prima corda che sta distruggendo è il legame con il proprio stesso elettorato – faccio riferimento soprattutto al Partito Democratico – che non solo non lo capisce più, non capisce più cosa stiano facendo i propri eletti, ma addirittura capisce che i propri eletti stanno seguendo una strada nuova, altra rispetto a quella indicata dal partito al momento delle elezioni, altra rispetto a quella che per tanto tempo li ha indotti a votare per quel partito.
Sono convinto della buona fede di molti dei colleghi che ritengono che questo Governo sia una sorta di ultima spiaggia, una sorta di materassino che impedisce di annegare. Sappiate che i materassini – è un’esperienza che ho vissuto io, ma che hanno vissuto in tanti – se c’è corrente, ti portano distante e non ti consentono di tornare a riva. E questo Governo sta facendo tante scelte che fanno danno.
Ieri sono sceso in Piazza Cinque lune a parlare con alcuni manifestanti e mi è capitata una cosa che non mi capitava da moltissimo tempo, da quando partecipavo al sindacato: una manifestante ha domandato se ritenevo che questa fiducia sarebbe passata e, di fronte alla mia risposta, ossia che era molto probabile che passasse, è scoppiata a piangere. Attenzione ad un passaggio, colleghi: voi, con questa legge, state incidendo realmente nella vita delle persone. (Applausi della senatrice Bignami).
Qualsiasi cosa intendiate fare, quel primum non nocere deve essere un brocardo da ripetere spesso. Quando si fa un cammino lungo, infatti, può capitare di perdere la rotta, di cominciare a girare intorno.
So che voi siete legati a delle politiche generali di bilancio, al fatto che fondamentalmente non ci sono soldi e che il bilancio sta in piedi per un miracolo di fantasia contabile. So anche che bisognerebbe che foste tanto coraggiosi da fare scelte importanti in Europa, e non soltanto agitare un’ipotetica ribellione che non arriverà mai. Ma quello che vi invito a fare, in questa occasione e per quelle che ci aspettano nelle prossime settimane, è tener conto del fatto che scelte come quella chestate facendo ora – ponendo, tra l’altro, la fiducia su un provvedimento complesso, che tratta una realtà complessa – fanno male al Paese.
Tutto questo necessariamente avrà dei ritorni e non sono positivi per voi. Tenetene conto, soprattutto da un punto di vista: non sono ritorni accettabili per molte, molte persone. (Applausi dei senatori Bignami, Bocchino, Casaletto e Vacciano).
Presidenza del vice presidente GASPARRI (ore 14,27)
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Malan. Ne ha facoltà.
MALAN (FI-PdL XVII). Signor Presidente, con l’approvazione che temo avverrà in quest’Aula e che sarà, poi, ratificata alla Camera – bisogna fare in fretta, piuttosto che bene – la scuola si reggerà in gran parte su una legge composta da 209 commi, tra i quali sarà difficile orientarsi anche per i più attrezzati funzionari, dirigenti scolastici e dirigenti provinciali. Questo perché, per guadagnare tempo, non si può chiedere la fiducia per ogni articolo, men che meno discutere gli emendamenti proposti su ogni articolo.
Diamo proprio un bell’insegnamento ai bambini, ai ragazzi, agli studenti: bisogna fare le cose male pur di lavorare poco, pur di non rischiare di discuterle. Ed è esattamente l’opposto di ciò che si deve insegnare a scuola. A scuola bisogna insegnare che ci vuole tempo. Mica per niente i percorsi di studio durano anni, altrimenti si potrebbero fare dei corsi scolastici per le elementari in una settimana, per le medie in tre giorni, per il liceo in altri cinque giorni e poi si fa l’università. Se si va così veloce, se in quarantott’ore si approva la legge sulla scuola, perché uno dovrebbe spendere cinque anni per imparare le cose che si insegnano alle elementari?
Bisogna fare in fretta e si presenta un maxiemendamento, la cui maggiore differenza rispetto al testo è che, anziché essere diviso in 26 articoli, è un solo articolo, in 209 commi. Non ci sono cambiamenti, nonostante ne fossero stati suggeriti con gli emendamenti, per quel che ne so io. Non si possono neppure vedere gli emendamenti: in questo momento in Aula c’è un volume che si riferisce solo ai subemendamenti affrettatamente presentati in Commissione sul maxiemendamento. E solo una lunga lettura ci permetterebbe di capire se il maxiemendamento presentato in Assemblea è lo stesso presentato in Commissione. Comunque poco importa perché, tanto, non lo si è potuto esaminare né in Commissione, né in Aula.
Nulla sui presidi. Ribadisco: è un bene che vi sia qualche figura che si assuma le responsabilità nella dirigenza dello Stato. Sono a favore dell’elezione diretta del Presidente della Repubblica, che assommi, in gran parte, e con i dovuti contrappesi, il potere dell’attuale Presidente della Repubblica e dell’attuale Presidente del Consiglio (non come esercitati oggi, senza contrappeso). E, pertanto, non posso essere pregiudizialmente contro una figura forte di preside.
Però, in primo luogo, il Presidente della Repubblica, così come il sindaco e il Presidente della Regione, viene eletto; non così per il presidente della Città metropolitana, che, grazie a voi, non si può più scegliere e così, per diritto non si capisce bene di che cosa, è sindaco anche di milioni di abitanti che non possono votarlo, neanche volendo. Gli altri, per ora, sono ancora eleggibili. Invece il preside no; c’è un concorso e poi qualche graduatoria, quindi il preside capita in quella scuola lì. Una volta che è in quella scuola, sceglie lui chi può insegnare in quella scuola e chi invece deve insegnare altrove. Ricordo ai colleghi che non ci sono solo le grandi città; non ci sono solo Milano, Roma, Torino o Napoli, ci sono anche le piccole città. Non c’è solo: «Se non insegni in questo liceo, insegnerai in quell’altro liceo; se non insegni in quella scuola media, insegnerai in quell’altra scuola media, facendo due fermate di autobus in più»; la realtà dell’Italia è soprattutto quella dei piccoli centri. Ciò vuol dire che quelli che saranno scelti dai presidi per primi avranno le cattedre tutte nello stesso posto, mentre poi ci saranno le cattedre spezzate. Questa è una realtà economicamente non accettabile, perché si spende molto in automobile; le scuole infatti sono talmente distanti o, comunque, gli orari sono tali che non permettono di usare il mezzo pubblico, per cui uno deve fare il giro della Provincia in auto per poter toccare tutte le sedi. È una realtà accettabile se lo fai per un anno o due e se poi le graduatorie ti portano ad avere una situazione migliore. Qui invece può succederti da un giorno all’altro una situazione di questo genere, sulla base di una decisione del preside, il quale non risponde a nessuno, non subisce nessuna conseguenza di sue eventuali decisioni rovinose e sceglie il modo del tutto arbitrario. La previsione secondo cui egli deve scrivere quali sono le motivazioni è risibile: tutti i giorni gli insegnanti sono obbligati a scrivere decine e decine di righe per motivare cose che non vanno motivate. Devono scrivere che «lo studente ha mostrato una capacità logica, analitica…» e bla bla. Tutto questo poi alla fine si sintetizza nel voto: 7, 6, 8, 5 o quello che è. Che difficoltà c’è a dire: «Ho scelto quell’insegnante lì perché il suo profilo e le sue esperienze didattiche» – seguono sproloqui, di cui questa legge peraltro è piena, che la maggior parte delle persone non capisce e che di solito non significano niente – «meglio si attagliano al profilo e al piano dell’offerta formativa proposta in questa scuola»? Punto, fine.
Io – e certamente non solo io, ma anche molti altri – ho proposto delle correzioni, dei miglioramenti o addirittura la cancellazione di questo tipo di disciplina, ma non se ne può parlare, perché bisogna andare avanti così. Lo stesso preside, sentito – bontà sua – il comitato di valutazione, deciderà anche a chi dare i premi per il cosiddetto merito, cioè il merito di piacere al preside. Naturalmente ai bravi presidi andrà benissimo, ma, se i presidi sono buoni, perché dovrebbero essere cattivi gli insegnanti? E allora perché c’è bisogno del merito? Dovrebbero essere tutti bravi. Se tutti i presidi sono buoni, non c’è bisogno di nulla. Piccolo problema: può succedere che i presidi non siano buoni, così come può succedere che al Governo ci siano persone che non vanno bene; ecco perché c’è bisogno di un Parlamento che lo controlli. Può succedere che anche in Parlamento ci sia qualcuno che non va bene; ecco perché c’è bisogno di tanti partiti. Però qui no, ci vuole una sola persona, non scelta da nessuno. Per cui abbiamo questa situazione immutata e indiscutibile.
Io ho dieci minuti, signor Presidente. Vedo che la luce sul microfono già lampeggia e mi sembra che siamo un po’ in anticipo.
Vorrei dire due parole, per usare i tre minuti che ancora ho.
PRESIDENTE. Prosegua, senatore Malan.
MALAN (FI-PdL XVII). Grazie, signor Presidente.
Vorrei parlare di quello che è diventato il comma 16, il comma gender. Signor Presidente, so che poi anche altri parleranno di questo, ma io voglio fare riferimento solo ad una cosa. Ho letto un comunicato in cui si riferisce che il Ministro ha preso impegni riguardo all’applicazione di questo comma 16, sull’educazione alla prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni. Si preannunciava una nota del Ministro, che al momento le agenzie non riportano. Già ad un ordine del giorno viene data poca retta; ma qui neanche può essere presentato un ordine del giorno, perché è stata posta la fiducia; men che meno alle dichiarazioni private – con «private» intendo dire non pubbliche – di un gruppo di rispettabilissimi senatori nei confronti del Ministro. Il punto è che questo comma, dove si parla dell’educazione contro ogni discriminazione, deve essere messo in parallelo con il documento: «Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere», messo a punto dall’UNAR (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali).
Questa strategia è contenuta in un documento che non è fatto da un ente privato, ma porta il timbro della Repubblica italiana, in quanto del Dipartimento delle pari opportunità e della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Si tratta di un piano per il 2013-2015; per cui, è in vigore e viene, ahimè, spesso applicato nelle scuole. In tale documento c’è una spiegazione estremamente chiara sul fatto che la cosiddetta educazione di genere viene fatta già oggi e, a maggior ragione, quando ci sarà questo comma. Il Governo deve ritirare questo ignobile documento, fatto peraltro contro la legge perché l’UNAR dovrebbe occuparsi di discriminazioni etniche e razziali e non mi risulta che le persone di orientamento omosessuale siano né un popolo, né una razza, né una religione. Qui ci sono delle cose rivolte proprio alla scuola: c’è un capitolo intero sull’asse educazione-istruzione. Si dice che le tematiche LGBT trovano spazi marginali nelle aule scolastiche e che invece va rafforzato il loro ruolo nella scuola. Si dice che è «auspicabile un’integrazione e aggiornamento sulle tematiche LGBT nei programmi scolastici e una promozione dell’informazione e comunicazione non stereotipata», a cominciare dagli asili nido e nelle scuole d’infanzia e per tutti i bambini. Ci vuole «il riconoscimento di crediti formativi». In particolare «la formazione dovrà riguardare: lo sviluppo dell’identità sessuale nell’adolescente; l’educazione affettivo-sessuale; la conoscenza delle nuove realtà familiari», (promuovendo come famiglia ciò che la Costituzione dice che non è tale). Si fa inoltre riferimento all’avvio «di accordi di collaborazione in materia di formazione a livello locale tra Uffici scolastici regionali e provinciali, enti locali e le associazioni LGBT». Si parla inoltre di «valorizzazione dell’expertise delle associazioni LGBT» sulle nuove realtà sociali, «integrazione delle materie antidiscriminatorie», cioè LGBT, nelle realtà scolastiche. In questo comma 16 si parla di discriminazioni e questo documento della Repubblica italiana dice che così si fa la politica antidiscriminatoria. Infine, a proposito di accreditamento delle strutture LGBT, a pagina 41 di questo documento c’è un paragrafo intitolato «Gli strumenti della governance» – l’italiano non si può usare – in cui si dice che nel gruppo nazionale di lavoro che ha collaborato alla stesura di questo documento c’è il Circolo culturale omosessuale «Mario Mieli». Costui era un giovane, perché è morto giovane, intellettuale, omosessuale militante, che scrisse, tra le altre cose: «Noi checche rivoluzionarie» – lo scrive costui cui viene intitolato uno dei circoli che partecipa alla formazione delle scuole – «sappiamo vedere nel bambino (…) l’essere umano potenzialmente libero. Noi, sì, possiamo amare i bambini. Possiamo desiderarli eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros, possiamo cogliere a viso e a braccia aperte la sensualità inebriante che profondono, possiamo fare l’amore con loro». Questo è quello che si vuole fare nelle scuole? (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII. Congratulazioni. Commenti dal Gruppo PD.).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Dirindin. Ne ha facoltà.
DIRINDIN (PD). Signor Presidente, ho chiesto di intervenire in Aula a titolo personale per esprimere alcune valutazioni sul provvedimento che noi oggi andremo a licenziare. Si tratta di una serie di valutazioni che abbiamo già avuto occasione di fare sia al Governo che ai relatori in precedenza, alcune delle quali sono rimaste totalmente inascoltate. Siccome si tratta di argomenti importanti, vorrei lasciare traccia di alcune riflessioni.
In primo luogo, voglio esprimere grande apprezzamento a questo Governo per avere posto come prioritario il tema della scuola o, meglio, dell’educazione e dell’istruzione delle giovani generazioni. È un tema che in passato è sempre stato troppo bistrattato e quindi questa scelta è assolutamente condivisibile. A titolo personale, dico che prima o poi ci aspettiamo che il Governo metta tra le sue priorità anche il tema della tutela della salute, che è un po’ troppo spesso dimenticato.
In secondo luogo, considero assolutamente apprezzabile che finalmente questo Paese cerchi di porre mano al problema dei tanti precari.
Ci siamo persino fatti bacchettare dall’Unione europea per non aver fatto prima, quando si poteva cominciare a fare (parlo di molti anni fa), dei provvedimenti che solo adesso si iniziano a fare, anche se con modalità che non sempre possono sembrare totalmente condivisibili.
In terzo luogo, ritengo assolutamente apprezzabile che si ponga mano alla cosiddetta riforma Gelmini; è assolutamente condivisibile ed è importante che questo Governo lo faccia.
Infine, questo provvedimento – dico per fortuna – è stato prima migliorato dalla Camera dei deputati e, poi, ulteriormente migliorato dal Senato, nella versione che oggi stiamo discutendo.
A me restano però molte amarezze e considero il provvedimento che stiamo discutendo oggi ancora inadeguato. Per questo, vorrei lasciare soltanto qualche riflessione ad alta voce e con molta umiltà.
Il provvedimento è inadeguato almeno per tre grandi ragioni, che sintetizzo. In primo luogo, il provvedimento perpetua la tendenza, che dovrebbe essere interrotta, ma che – purtroppo – perdura da almeno vent’anni, a trascurare la qualità della produzione legislativa di questo Paese. Noi continuiamo a produrre tante leggi e fatte abbastanza male. Non è una questione di estetica, ma di contenuti, perché le leggi fatte male producono cattivi effetti e in molti casi ci stiamo accorgendo ora, dopo anni, di quanto producono. Questo aspetto non può essere trascurato. Chiedo al Governo di prestare attenzione alla qualità della produzione legislativa, che, anche in questo provvedimento, non è quella che avrei desiderato.
In secondo luogo, questo provvedimento è frutto di un metodo di lavoro che ha molte pecche e che ha mostrato tutte le sue debolezze, che non possiamo sottovalutare, soprattutto quando facciamo parte di una maggioranza, (di cui anch’io faccio parte). Vorrei che queste pecche fossero superate. Non è questione del numero di incontri, del numero delle persone ascoltate o, persino, come ho sentito dire, del numero di ore di incontri: è una questione del risultato dell’ascolto. (Applausi delle senatrici Bignami e Casaletto). Quando si ascoltano le persone e anche quelle che vivono sulla propria pelle i problemi, bisogna essere capaci di trarne le conseguenze. Non vanno semplicemente ascoltate – o, meglio, sentite – ma occorre trarne le conseguenze.
Infine, il terzo punto è quello dei contenuti. Non voglio entrare in tutti i contenuti di questo provvedimento; sono tantissimi e alcuni, come ho detto, sono apprezzabili. Entro soltanto nel merito di un aspetto, che in Commissione sanità abbiamo seguito di più e che, in teoria, è molto apprezzabile: mi riferisco all’attenzione che è stata data al diritto all’istruzione dei bambini con disabilità. Purtroppo, nonostante fossero condivisi da tutti (dal Governo, dal relatore e dalla Commissione), non siamo riusciti, per strane ragioni, a far entrare gli emendamenti migliorativi nel maxiemendamento. (Applausi delle senatrici Bignami, De Petris e Casaletto). Desidero sottolineare questo aspetto, perché riguarda bambini che sono a cuore di tutti noi – penso sia così – ed è quindi bene che le procedure e le norme siano scritte bene. (Richiami del Presidente).
Ancora un minuto, signor Presidente. Vorrei chiedere al Governo di riflettere su queste questioni, perché non si possono condividere dei miglioramenti e poi non apportarli per strane ragioni procedurali.
Concludo in quanto non voglio sottrarre all’Assemblea altro tempo. Nonostante queste critiche, che sono estremamente importanti, oggi, con molto travaglio, ho deciso di non far venire meno il mio voto di fiducia al Governo, anche perché non possiamo distinguere il voto di fiducia al Governo dal voto sul provvedimento. Quindi, non voglio far venire meno il mio voto di fiducia perché in questo Paese abbiamo bisogno di un Governo. Vi prego, però: riflettete sulle tante critiche che vi sono state fatte, perché non possiamo continuare così. Spero che questo Parlamento – anzi, questo Senato, che è ancora nel pieno delle sue competenze, anche se a rischio di liquidazione – sia rispettato in futuro e che sia possibile discutere di più e concretamente, con risultati, provvedimenti così importanti. Si può sempre sbagliare nel proporre delle modifiche, ma quando non si hanno delle controargomentazioni allora vuol dire che si devono accogliere e non si possono trascurare. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Candiani).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bignami. Ne ha facoltà.
BIGNAMI (Misto-MovX). Presidente, colleghi, vorrei precisare che i cinque minuti del mio intervento sono, anch’essi, senza oneri aggiuntivi per lo Stato. (Applausi dei senatori Candiani e Casaletto. Ilarità.). Signor Presidente, è inutile ripetere che questa fiducia è un bavaglio, è inutile ripetere che voi al Governo, voi maggioranza avreste potuto fare una vera riforma della scuola. Una vera riforma era potenzialmente possibile: è questo che mi fa trasalire di rabbia ed è questo che fa davvero inalberare le minoranze, me inclusa: il fatto che ciò avrebbe potuto essere possibile.
Come? È semplicissimo, presidente Marcucci: con altri relatori. Cosa dire – ne cito solo alcuni e non si offendano gli altri – dei senatori Tocci, Mineo e Zavoli, contraddistinti da un’onestà intellettuale e da una dialettica indiscutibile e riconosciuta da tutti, che con la loro esperienza e capacità di dialogare – e non di «monologare» – sarebbero stati, loro sì, in grado di creare un capolavoro. Ecco cosa non volevi, mio caro “Renzipoleone”: un capolavoro! Certo, nel capolavoro non ci sarebbero stati tutti i regali alle tue scuole non pubbliche. In un capolavoro ti saresti preso cura degli ultimi, come diceva prima di me la senatrice Dirindin. Con un capolavoro non ti saresti accaparrato le grazie dei presidi. In un capolavoro non avresti accentrato i poteri in un’unica persona, alimentando la logica dei favoritismi. In un capolavoro non avresti creato ingiustizie sociali. In un capolavoro avresti garantito le risorse per gli educatori e il trasporto gratuito dei disabili. In un capolavoro avresti assegnato gli insegnanti di sostegno agli alunni fin dal primo giorno di scuola e avresti garantito insegnanti di sostegno formati e specializzati. Sarebbe stato un capolavoro, se avessi assunto non solo 100.000 insegnanti, ma tutti quelli di cui la scuola aveva bisogno e che avevano i requisiti per essere assunti. Mi fermo un attimo con questa elencazione, per cercare di farvi capire, a braccio, la pericolosità del potere del preside. Al preside avete dato un arbitrio e in un Paese in cui c’è la mafia, un preside, in alcuni luoghi d’Italia, non potrà dire più di no a certi insegnanti figli di mafiosi. Mi fermo qui, perché ho solo cinque minuti di tempo, ma l’elenco dei capolavori sarebbe abbondante, se non illimitato.
Avreste dunque potuto proporci persone più duttili, che con metodi più democratici e capacità di ascolto maggiori, non ci avrebbero portato sin qui, in questa situazione. L’unico elemento positivo, che posso considerare come una piccola vittoria di Pirro, è stata l’approvazione alla Camera dei deputati di un mio emendamento sulla continuità didattica e di altri che prevedono la formazione del personale ATA e dei presidi su alcuni principi di pedagogia fondamentale.
Nell’iter di questa riforma è dunque mancato il dialogo. Il dialogo nasce dall’ascolto e qui non c’è stato dialogo, ma solo un’esecuzione di ordini. In Commissione abbiamo ascoltato dalla relatrice solo ripetizioni a non finire di slogan e di mantra. Non ho mai sentito svolgere ragionamenti elaborati, consequenziali e orientati alla ricerca della convergenza su una sintesi condivisa. Nella Aule parlamentari e in televisione ho sentito sempre le solite frasi ripetute ad arte, senza mai uscire dal tracciato. Questo non è l’esercizio della dialettica: mi dispiace presidente Marcucci, scegliendo questa relatrice non ha voluto la dialettica, non ha voluto rischiare. questa non è democrazia, perché la democrazia si esercita nel confronto. Lei, presidente Marcucci, ha preferito una relatrice orientata all’obbedienza, rispetto a relatori con esperienza e capacità di mediare, ascoltare e sintetizzare. (Richiami del Presidente).
Mi avvio a concludere, signor Presidente.
L’obbedienza, invece, l’ha fatta da padrona, e si è scelta una relatrice troppo obbediente e servile, prona ad un sistema che non è democratico. (Richiami del Presidente). Spero almeno adesso che abbia il fiore all’occhiello di tutta questa fatica e si guadagni il Ministero.
Non è stato democratico approdare in Aula senza relatore, ma questo non poteva che essere un effetto provocato da questa sua scelta. Alla fine credo – e di questo resterò convinta – che forse non fu nemmeno una sua scelta, mio caro presidente Marcucci, ma ancora una volta un imperio venuto dall’alto; lei sa che io le sono riconoscente per le belle parole espresse nei miei confronti…
PRESIDENTE. Senatrice, va bene così.
BIGNAMI (Misto-MovX). Aspetti, Presidente, concludo.
PRESIDENTE. Abbiamo gia aggiunto del tempo a quello che aveva a disposizione. Ci sono regole da rispettare.
BIGNAMI (Misto-MovX). …e penso che lei sia una vittima del sistema. Le porgo le mie scuse, ma qui bisogna tornare alla democrazia; quella vera, perché siamo in una repubblica democratica e abbiamo non il potere ma il dovere di esercitare i nostri diritti in piena libertà di coscienza… (Applausi del senatore Candiani).
PRESIDENTE. Grazie, senatrice.
BIGNAMI (Misto-MovX). L’ultima frase, Presidente; veramente ho finito. Non faccia discriminazioni anche lei.
PRESIDENTE. Non le faccio; allunghiamo i tempi di tutti ma entro un certo limite.
BIGNAMI (Misto-MovX). Quindi, non voglio sentire alla mia destra gente che fa la vittima perché in realtà avreste potuto compierlo questo capolavoro, ma, per tutti questi motivi, caro mio Renzi-Napoleone, la scuola sarà la vostra Waterloo. (Applausi dei senatori Vacciano e Candiani).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Liuzzi. Ne ha facoltà.
LIUZZI (CRi). Signor Presidente, non ha il respiro lungo delle vere riforme questo disegno di legge sulla scuola. Non è legittimo attendersi da una manovra, che va manifestandosi destabilizzante, controversa e piena di incognite, una proiezione originale davvero innovativa su un modello di società, quella italiana ed europea, che pure è illegittimo immaginarsi, da qui a qualche decennio, voler coniugare la tradizione tutta italiana dell’insegnamento con la ricerca assennata della novità (riuscendo ad intravedere il futuro?). Invece percepiamo nell’articolato di legge ancora l’odore acre delle ceneri del passato e delle zeppe del presente. C’è, insomma, la subdola manovra politica, molta tattica e la strategia di voler superare l’attualità politica, sociale, economica del Paese per il semplice gusto di portare a casa un qualsiasi risultato, quanto più roboante, dirompente sul piano mediatico, in ossequio a quella regola dell’informazione che di per sé è una deregulation: nel bene e nel male, purché se ne parli. Oggi siamo a questo. Arriviamo a questa conclusione scarna e mortificante. Mortificante per il Senato che non riesce adeguatamente a far lavorare la Commissione preposta, la 7a, sulla legislazione cardine qual è la materia dell’istruzione e della formazione. Mortificante per il Governo, che priva la maggioranza di un arengo in cui le diverse sensibilità di un partito ancora di massa, come il PD, possano e debbano trovare spazi adeguati al libero dibattito. Mortificante per le opposizioni che, sebbene divise naturalmente, come da manuale parlamentare, non sono messe nelle condizioni di esprimere perplessità, riflessioni e capacità proattive mediante una normale attività di collazione, confronto e di integrazione che è costituita dagli emendamenti.
È mai possibile che una legge di riforma nasca senza emendamenti da parte di quel ramo del Parlamento italiano, che è il Senato, già fatto oggetto da parte del Governo Renzi di un processo involutivo e di depauperamento di competenze e di autorevolezza?
Nella giornata di ieri, intervenendo in discussione generale, portai all’attenzione dell’Assemblea un passaggio chiave del pensiero del Presidente del Consiglio, colto in una riunione del partito mentre parlava in qualità di segretario. Renzi auspicava chiaramente, già alcuni giorni fa, di poter saltare a piè pari il passaggio emendativo del disegno di legge n. 1934 a Palazzo Madama, per vedersi approvata la riforma così come uscita dalla Camera dei deputati.
Ecco spiegato il traccheggiare in Commissione, ecco aggirate le opposizioni interne al suo partito, che pure sulla scuola – vivaddio – qualche riflessione avrebbero potuto fare, qualche motivo per dissentire sull’impianto generale della legge l’avrebbero manifestato, per non dire dell’apporto sempre auspicabile delle minoranze che, nelle diverse declinazioni politiche e culturali, avrebbero manifestato legittime ambizioni di emendare e correggere questa legge che, nella sua natura nobile, essendo destinata ai nostri giovani ed alle famiglie in trepida attesa di un domani migliore, avrebbero meritato – come meritano – un afflato partecipativo, una piattaforma politica di inclusione e di superamento degli steccati.
E siamo alla richiesta di fiducia da parte di questo Governo, pertanto tutto quello che poteva essere della riforma non sarà. L’Esecutivo Renzi blinda la sua legge e getta la chiave nella sentina della fiducia e ricorre all’assunto pirandelliano che recita: «Così è se vi pare». È autoritarismo strisciante o, molto più prosaicamente, ubriacatura da potere? Provincialismo che gode della debolezza del sistema?
La senatrice Idem, nel suo intervento di ieri, con la calma che le è propria (direi olimpica), poneva saggiamente l’attenzione sulla profondità di veduta di questa legge, a sua parere. Voglio risponderle, sapendo di farlo anche alla nutrita schiera di parlamentari che come Josefa sono fiduciosi nelle potenzialità di questa legge. Intravede la senatrice Idem già ora i presupposti di una formazione che concretamente serva ai nostri giovani per mestieri ed occupazioni che oggi non sappiamo immaginare, in scenari sociali che non possiamo prefigurarci? È prudente dunque porsi domande sul futuro e cercare di decifrarlo, ma sarebbe una pratica meramente speculativa, fino ad interrogare gli astri, l’intento di una classe politica che rivendichi a sé la facoltà di determinare il futuro, la possibilità di condizionarlo alla realizzazione di un domani migliore per tutti. Oggi non staremmo qui, disarmati e sconcertati, se il Governo e la sua maggioranza avessero scelto di includere i più indifesi, i più emarginati dalla riforma, gli immobilizzati, le terze fasce della graduatoria ad esaurimento, i circa 6.000 idonei del concorso del 2012. (Applausi della senatrice Bignami).
A questo Governo fa difetto – non vi è dubbio – l’orecchio: restano inascoltati gli stakeholder, gli operatori scolastici, il mondo delle professioni, i ricercatori del mondo dei saperi e delle competenze scolastiche. Dell’ipoacusia del Governo il Parlamento ed il Paese – ahimè – si sono resi conto in occasione del varo della legge elettorale, dei passaggi della riforma del Senato e della farsesca abolizione delle Province.
Illustri scienziati della società della conoscenza hanno ampiamente criticato questa riforma, argomentando sul corto respiro nell’impostazione delle materie umanistiche, linguistiche, dell’italiano come base e come pane condiviso, dei saperi scientifici e matematici e dell’uso delle nuove tecnologie della comunicazione.
C’è un’interessante apertura sull’alternanza scuola-lavoro, ma è timida; scarse risultano le risorse messe a disposizione dell’edilizia scolastica, c’è amianto ancora negli edifici scolastici italiani e circa 350.000 alunni sono potenzialmente a contatto con fibre cancerogene.
Per tornare a ragionare e a farlo costruttivamente, ribadisco, a nome dei Conservatori e Riformisti italiani, che il nostro Gruppo preferisce tuttora che il Governo scorpori la parte del disegno di legge n. 1934 che riguarda le stabilizzazioni dei precari, può farlo mediante la decretazione. Metta, infine, il Senato nelle condizioni di dibattere con serenità dei contenuti della riforma: sarà utile al Paese, alle giovani generazioni, al sistema produttivo italiano. Il Governo tornerà così a rispettare il Parlamento, aprendo agli apporti dei senatori.
Rimarranno purtroppo stritolate dalla contrazione del dibattito sulla fiducia sul maxiemendamento tante buone idee e tante buone intenzioni.
Ne volete una? Mi riferisco alla proposta formulata a nome del mio Gruppo in un subemendamento in Commissione per l’istituzione del liceo dei beni culturali. Un Paese che vuole celebrare la bellezza, infatti, non può permettersi di trascurare una moderna formazione degli attori, dei declamatori e dei tutori della bellezza contenuta nei cospicui giacimenti culturali della Nazione. Sono certo che tutti avremmo potuto contribuire a migliorare questa riforma. Ne parleremo – del resto è previsto nel disegno di legge – tra tre anni, in occasione della verifica degli effetti della riforma. Il legislatore, paradossalmente, è consapevole sin da ora delle defaillance intrinseche alla riforma, che infatti non parte col piede giusto. (Applausi dal Gruppo CRi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Candiani. Ne ha facoltà.
CANDIANI (LN-Aut). Signor Presidente, prima in corridoio ho incontrato un senatore del Partito Democratico che mi chiedeva: «Voi votate contro, vero? Perché almeno voi potete». Vede Presidente, in questo stanno il paradosso e la parodia di questo momento e del disegno di legge in esame: voi votate contro, vero? Perché voi potete. Perché, c’è forse il vincolo di mandato? Senatori del Partito Democratico, c’è vincolo di mandato? Presidente, è stato modificato l’articolo della Costituzione? Allora non votatela, se non la riconoscete come una riforma valida! Non votatela. Prendete il vostro coraggio e non votatela! Altrimenti questa è una parodia alla Crozza, con la differenza che questa volta non si tratta di un programma televisivo, ma di una cosa seria. Ciò che andrete a votare quando passerete dietro al banco del Governo e direte sì alla fiducia modificherà in maniera determinante il modo di vivere delle persone, a partire dall’istituzione scolastica, la cui difesa dovrebbe essere uno dei primari doveri per chi siede in Parlamento e in Senato. Voi, invece, non lo farete, perché vi piegate ai Diktat di Renzi.
Signor Presidente, vorrei ricordare ai nostri colleghi del PD due scenari, ovviamente teorici e ipotetici, ma non molto lontani dalla realtà, e che rappresentano una bella catena di comando del potere politico: il Ministro nomina i soprintendenti regionali; i soprintendenti regionali (chiamiamoli «provveditori», alla vecchia maniera) nominano quelli provinciali, i quali nominano i presidi, i quali scelgono gli insegnanti. Questa è la catena di comando. Questo è il disegno recondito che sta dietro a tutto il progetto ed è lo stesso disegno antidemocratico che un anno fa ci trovavamo a combattere in questa stessa Aula quando si parlava della riforma del Senato e del Titolo V della Costituzione; un disegno che vuole accentrato nelle mani del Presidente del Consiglio dei ministri tutto il potere, finanche quello della scelta degli insegnanti a scuola.
Aggiungo anche una caratteristica tipica del nostro Paese. Poniamo due presidi di due scuole, entrambi con dei parenti che fanno gli insegnanti: tu assumi il mio e io assumo il tuo. Si tratta di clientelismo. Con questa riforma voi state rendendo strutturale il clientelismo che renderà le scuole schiave del ricatto dei presidi-sceriffi che andranno a scegliere, incrociandosi, i parenti che fanno gli insegnanti. Questa è la riforma della scuola che state votando, una riforma della scuola a cui noi ci opponiamo orgogliosamente (Applausi dal Gruppo LN-Aut), facendo fino in fondo il nostro dovere difendendo i cittadini a partire dall’istruzione!
Infatti, signor Presidente, quello che sta avvenendo e che è avvenuto in queste ore e in questi giorni è un ricatto: un ricatto nei confronti degli insegnanti. Qui c’è un’opposizione che li sta difendendo, mentre Renzi all’esterno dice: si oppongono alla mia riforma, alla grande riforma, a quella che vuole svecchiare la scuola e io non posso assumerli. Questo è l’ennesimo ricatto. Erano gli 80 euro qualche tempo fa e adesso il ricatto è sull’assunzione dei precari, dietro al quale invece si nasconde un disegno egemonico di potere da parte del Presidente del Consiglio dei ministri.
Questo è l’inizio del pensiero unico; questo è l’archetipo del partito unico, che voi state sostenendo! Lo dico anche ai banchi deserti del Nuovo Centrodestra, a coloro cioè che in questo momento forse sono più impegnati a pensare alle grane del sottosegretario Castiglione che a quello che dovranno votare oggi. Qual è il contenuto della riforma che sostenute? Di che cosa stiamo parlando? Stiamo parlando del piano dell’offerta formativa? Stiamo parlando di qualcosa che darà al nostro Paese e ai nostri giovani più capacità di essere competenti e concorrenti rispetto ai loro colleghi europei? Niente di tutto questo.
L’unica cosa che voi interessa è mantenere il posto al Governo e il vostro scranno al sicuro, perché sapete che se tornaste al voto, non esistereste più. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Questa è la differenza fra noi e voi: noi non abbiamo paura di confrontarci con il voto! Voi invece siete legati e vincolati a questo Governo dal ricatto elettorale, e voterete anche questa riforma, anche se contiene delle cose come la cultura gender, di cui poi andremo a parlare sviscerandone il contenuto.
Allora, che tristezza, signor Presidente. Che tristezza vedere che c’è solo la senatrice Dirindin a intervenire per conto del Partito Democratico; anzi, interviene a titolo personale. In tutte queste ore di discussione, non un senatore del Partito Democratico ha preso la parola, perché hanno avuto l’obbligo del silenzio. Solo alla fine avremo l’unico intervento, ovvero quello del pensiero unico. (Commenti dal Gruppo PD).
ALBANO (PD). Ma quando mai!
CANDIANI (LN-Aut). Questo è quello che sta avvenendo. È inutile che blaterate da quei banchi. Prendete la parola, chiedete di essere iscritti a parlare e intervenite. Non lo fate, ma potreste farlo. Non lo fate perché avete l’ordine di non farlo, perché avete paura a farlo, perché sapete che se lo farete, con la legge elettorale nuova non sarete più ricandidati. Questo devono sapere i cittadini all’esterno: in quest’Aula c’è chi difende i diritti dei cittadini e chi invece difende se stesso e il proprio scranno.
Signor Presidente, che tristezza anche il senatore Gotor che ieri sera ha consegnato il testo del proprio intervento! Che tristezza infinita – gli stessi che un anno fa erano qui e si battevano, o dicevano di battersi, per i diritti costituzionali – rinunciare al proprio intervento e consegnarlo agli atti, con la testa china, uscendosene poi dalla porta. (Commenti della senatrice Albano). Questo è quello che è avvenuto qui ieri sera e questo è quello che noi stiamo sfatando.
Il Presidente del Consiglio Renzi è abituato a concepire dei sistemi di potere assoluto, che poi gli sfuggono anche di mano; lo abbiamo capito in questi giorni con le elezioni regionali. L’Italicum non vi dà mica tanta certezza di essere voi a governare ancora al prossimo giro. Questi sistemi di potere e questi giochini che Renzi concepisce in famiglia, pensando che la cosa sia da decidersi in famiglia, poi gli sfuggono anche di mano. Quindi attenzione a costruire questi giochini di potere assoluto, perché inizia così la degenerazione della democrazia. Poi se ne perde il controllo e poi vedremo che cosa succederà in futuro.
Altro che presidi-sceriffo! Questa è la retorica delle riforme, di chi va in televisione a far credere che il Paese si stia rinnovando attraverso decreti‑legge e attraverso la trentasettesima fiducia. Si tratta di leggi che non incidono sulla vita dei cittadini dal punto di vista economico, ma che vi incidono in termini di privazione democratica, perché i cittadini oggi non possono più scegliere il Presidente della Provincia e chi le governa, ma esistono ancora le Province; perché il sistema che è stato previsto con la nuova legge elettorale non consentirà più di scegliere e di eleggere chi siederà su questi scranni e chi siederà alla Camera, perché li sceglierà direttamente il Presidente del Consiglio dei ministri. Questo è il suo disegno.
Ma ribadisco: attenzione, state attenti, cari colleghi del Partito Democratico e del Nuovo Centrodestra, perché a volte chi costruisce questi sistemi poi ne perde il controllo e ne viene travolto.
Vede Presidente, questo è un Paese che ha sicuramente bisogno di riforme, ma per fare le riforme bisogna essere degli statisti, non dei capi partito che si comportano come dei capi bastone, costruendo un sistema che somiglia a quello che in qualche paese della nostra cara Italia corrisponde poi ai capiscala, a quelli che controllano i voti nei condomini, a quelli che garantiscono poi il voto nelle urne.
Questo è il sistema che Renzi vorrebbe costruire, ma ribadisco di fare attenzione, perché poi scappa di mano e ci si fa male. Per fare le riforme, infatti, occorre essere statisti seri e non Presidenti che fanno anche i capipartito.
Il Paese che ci troviamo a vivere all’esterno di queste Aule e che sta all’esterno di Palazzo Chigi è lo stesso che si trova ad avere come sindaco della sua capitale, di Roma, un sindaco incapace di governarla che, addirittura, un giorno sì e uno no, vede i suoi assessori portati via. Signor Presidente, noi diciamo che ciò non è serio, perché questo è il Governo che vuole, con Marino, un sistema credibile, ma che credibile non è. Un Presidente del Consiglio serio non avrebbe candidato De Luca a Presidente della Regione Campania dovendolo poi sospendere e dicendo che non sa da dove partire per sospenderlo. (Applausi dal Gruppo LN-Aut e dei senatori Cardiello e Milo). Un sistema serio avrebbe fatto una riforma della scuola a partire da chi la scuola la vive, e non sulla testa di chi la scuola la fa tutti i giorni.
Signor Presidente, in fondo c’è ancora un ricatto. Il maxiemendamento contiene ancora il comma 16, quello che prevede l’istruzione gender e che nulla ha a che fare con la famiglia, perché in questa riforma della scuola (e non c’è ancora il Ministro in Aula), non si parla per nulla di famiglia e di educazione, ma si declina tutto in termini di cultura gender.
No, signor Presidente, noi non vogliamo questa deformazione della scuola. Noi difendiamo la famiglia e chiediamo a Giovanardi e a tutti gli altri senatori del Nuovo Centrodestra, che vengono sempre qui a parlarci della retorica della famiglia, se voteranno la fiducia. Voi siete sotto ricatto, infatti, altrimenti Renzi caccia Alfano e voi non siete più nulla. Questo è il ricatto che vi fa svendere il diritto alla famiglia e la nostra cultura di base, che noi invece difendiamo.
È vero, signor Presidente, che Parigi val bene una messa, ma qui per voi la coscienza e la viltà sono esattamente la stessa cosa! Vergognatevi! (Applausi dal Gruppo LN-Aut. I senatori del Gruppo LN-Aut espongono uno striscione con la scritta: «Difendiamo i nostri bambini», nonché dei cartelli recanti lo slogan: «La scuola non si chiama Renzi e il preside non si chiama Agnese»).
PRESIDENTE. Invito gli assistenti a requisire quello striscione e anche i cartelli, che non sono necessari, vista la chiarezza degli argomenti.
Colleghi, non costringete gli assistenti a danneggiare questo materiale, così da poterlo utilizzare fuori dal Senato.
È iscritto a parlare il senatore Davico. Ne ha facoltà.
DAVICO (GAL (GS, MpA, NPSI, PpI, IdV, VGF, FV)). Signor Presidente, onorevoli colleghi, intanto spiegherò le ragioni di questa fiducia richiesta, che io darò, a differenza di altri componenti del mio Gruppo.
Questo provvedimento, per il valore che ha, avrebbe dovuto, è vero, seguire l’iter parlamentare più completo. Ma come è noto la scuola, di cui tutti abbiamo esperienza diretta (o l’abbiamo avuta), è un comparto, un bene pubblico, che coinvolge non solo studenti e docenti ma anche famiglie, personale amministrativo ed ausiliario, enti locali e servizi pubblici ed alla persona, categorie e realtà socioeconomiche e del mondo del lavoro. Di conseguenza le voci e le ragioni di ciascuno sono tante e diversificate. Così tante che, pur avendo ascoltato e tenuto conto del parere di oltre 40 associazioni del settore, in Commissione ci siamo trovati davanti a migliaia di emendamenti e ad un dibattito infinito quanto costruttivo: devo, a questo proposito, dare atto al presidente Marcucci, ai relatori, a tutti i commissari, dell’impegno, della passione e della qualità del dibattito svolto.
Va tenuto conto, colleghi, del fatto che la scuola non segue i ritmi dell’anno scolastico tradizionale. I tempi erano, e sono, strettissimi e si rischiava l’impasse a ridosso di questi mesi cruciali, per il nostro sistema nazionale di istruzione e di formazione. Se non altro, si rischiava di compromettere l’organizzazione dell’anno scolastico 2015-2016. Quindi, la più semplice via del non scegliere per non scontentare nessuno si sarebbe trasformata nel più puro e classico conservatorismo.
Nel merito, colleghi, questo di oggi non lo si sarebbe dovuto trasformare in un voto ideologico. Questa “riforma” (chiamiamola così) arriva dopo quelle, a mia memoria, tutte solennemente contestate: la riforma Berlinguer del 2000, strutturalmente modificata dalla Moratti nel 2003 e ancora stravolta dalla legge Fioroni del 2006 e poi ancora dalla Gelmini nel 2008.
Questa riforma, come dicevo, ci pare che, per una volta, non faccia tabula rasa del modello precedente, per radicarne uno legato ad una ideologia o, se non altro, ad una parte politica. Insomma, a differenza di com’era costume fare da almeno tre lustri, non ci pare che sia in contrasto con l’impianto vigente, che – è bene sottolinearlo – aveva già in sé una formulazione dal respiro innovativo ed europeista. Nel corso delle laboriose sedute della 7a Commissione, ci si è potuti rendere conto di come questo provvedimento intenda finalmente restituire alla scuola un ruolo centrale, quello di madrina della conoscenza, e riorganizzarla dunque in funzione della qualità dell’insegnamento. Lo fa, è vero, senza strizzare l’occhio all’una o all’altra categoria: migliora innanzi tutto la qualità della vita degli stessi insegnanti, mettendo finalmente freno al precariato, alle graduatorie a vita, quasi fossero una condanna, e al supplentificio cronico, se così possiamo definirlo, ed assumendo finalmente chi ne ha diritto per aver superato un concorso pubblico o aver seguito un iter formativo riconosciuto; sancisce che nel successivo concorso, che sarà bandito entro fine anno, vi sia una corposa riserva per i docenti con oltre 36 mesi di servizio; rende più efficiente ed efficace il servizio scolastico; utilizza meglio risorse e strutture; introduce tecnologie e innovazione per raggiungere tali obiettivi. Colleghi, investe risorse: erano anni, decenni che non si sentiva questa voce e non se ne sentiva parlare. Nel disegno di legge è previsto, infatti, testualmente che il «Fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche statali» sia «incrementato di euro 126 milioni annui dall’anno 2016 fino all’anno 2021».
Molti criticano l’impianto del testo in relazione ai poteri di dirigenti e insegnanti. Pochi si soffermano sull’importanza di avere per legge un piano triennale dell’offerta formativa innovativo, cioè predisposto da tutte le componenti dell’istituzione scolastica e dunque in sostanza elaborato dal collegio dei docenti, sulla base degli indirizzi per l’attività della scuola e delle scelte amministrative, definite da un preside più responsabilizzato, ed infine approvato dal consiglio di istituto. Si tratta di collegialità, colleghi, e di verifica di obiettivi e risultati raggiunti: sono cose importanti, queste.
Chiunque può vederci altro e strumentalizzare la realtà, ma forse sarebbe opportuno che questo non avvenisse su un tema come quello del futuro dell’istruzione di un Paese, che poi è quello più ampio della cultura e della vision delle future generazioni. Non è chiaro quale sia la ricetta alternativa di chi dice no a prescindere. Colleghi, questo provvedimento prevede 100.000 assunzioni e oltre; una maggiore responsabilizzazione dei presidi, valutabile attraverso i piani formativi che saranno in grado di offrire, ma senza incarichi a tempo; la valutazione e la valorizzazione dei docenti sarà affidata ad una Commissione, ora equilibrata, che comprende anche un elemento esterno; per una volta, finalmente, vengono stanziate risorse per l’edilizia scolastica, per la sicurezza degli ambienti e delle aule, per la formazione, l’aggiornamento e la premialità dei docenti, per lo sviluppo dell’innovazione tecnologica.
Certo, qualcuno eccepirà che questa non è la migliore delle leggi possibili, che non basta, che andranno modificati finalmente i cicli scolastici, e dovrà essere il prossimo provvedimento a farlo. Tutto quanto qui è previsto va poi concretamente e coerentemente realizzato, e non sarà facile. Tutto è migliorabile, ci mancherebbe, ma a settembre, fra poche settimane, i nostri ragazzi saranno tra i banchi e, a causa del consueto ostruzionismo ideologico, tutto sarebbe rinviato, invariato e bloccato: niente assunzioni; niente risorse economiche agli istituti più poveri nelle zone a più alto rischio sociale; niente credito d’imposta per chi vorrà donare risorse per gli istituti scolastici svantaggiati; nessuna revisione del famigerato patto di stabilità per quegli interventi avvenuti in ambito scolastico nel corso del 2014; niente evoluzione, colleghi, per poterci urlare ancora contro l’un l’altro: «Non va bene, non c’erano i tempi», perché è sempre colpa degli altri, soprattutto di chi governa; e intanto continuano a crollare i soffitti sulle teste degli studenti. Mi viene veramente da domandarmi: «Tout va très bien, madame la Marquise»? (Applausi del senatore Albertini).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Buemi. Ne ha facoltà.
BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, un Paese che lavora seriamente per il suo futuro opera per avere prima di tutto una buona scuola pubblica. Per avere una buona scuola pubblica, però, sono necessari buoni programmi, ma sono indispensabili insegnanti preparati, motivati e sereni.
Una buona scuola deve avere anche edifici sicuri, ambienti in cui venga la voglia di stare, apprendere, insegnare. Una buona scuola deve avere buoni dirigenti, che agiscano secondo i principi di fondo del nostro ordinamento costituzionale, con efficienza, razionalità, parità di trattamenti, valutazione dei meriti professionali e di impegno dei propri subordinati, con rigore ed estraneità a scelte clientelari.
I buoni dirigenti devono essere disponibili ad essere valutati e accettare il principio della rotazione degli incarichi dirigenziali, principio da rendere obbligatorio a tutta la pubblica amministrazione e non solo perché tale criterio, secondo il mio punto di vista, deve valere anche per il mondo privato. Principio però, signor Ministro, solo parzialmente accolto con la valutazione di merito, ma escludendo l’obbligatorietà del principio della rotazione. E di questo sono rammaricato.
Questo provvedimento comunque va nella direzione di una riqualificazione della nostra scuola, in particolare della scuola pubblica, e affronta le tematiche storiche del precariato della scuola con l’assunzione di almeno 100.000 insegnanti e con l’ulteriore inserimento in ruolo di altri 60.000 nel prossimo triennio.
Francamente però rimangono ombre incomprensibili. Non voglio qui trattare la questione del voto di fiducia, posto ancora una volta su un provvedimento che avrebbe avuto la necessità di sviluppare una più profonda discussione sul merito della riforma ed invece si è trasformato, ancora una volta, in uno scontro frontale tra Governo e opposizioni, tra Governo e pezzi significativi del mondo della scuola, integrato peraltro – e di questo mi rammarico – da esibizioni che dovremmo francamente risparmiarci, almeno in quest’Aula e in particolare mentre parliamo di scuola. Quale esempio, anche comportamentale, diamo alle nuove generazioni?
Comunque, signor Ministro, vorrei richiamare la sua attenzione su alcune questioni irrisolte che necessitano di essere riesaminate perché in contraddizione con principi di giustizia che devono ispirare sempre la nostra azione e quella del Governo che lealmente sosteniamo. Con i nostri emendamenti abbiamo evidenziato situazioni già all’attenzione della magistratura amministrativa, che si è espressa positivamente in primo grado, per cui non comprendiamo perché non vengano risolte con questo provvedimento, alleviando i lavoratori, che si trovano nei casi richiamati, da un’azione giudiziaria dall’esito certamente scontato a favore del lavoratore e contro lo Stato. Mi riferisco, signor Ministro, ai presidi precari o ai precari della dirigenza. Si tratta di un numero limitatissimo, comunque in attesa di un giusto riconoscimento. Mi riferisco anche, signor Ministro, ai docenti abilitati e inseriti nella seconda fascia in possesso almeno di 36 mesi di servizio prestato nelle istituzioni scolastiche, la cui esclusione è un’inaccettabile ingiustizia.
Da ultimo, signor Ministro, il rammarico di non aver inserito l’obbligo dell’insegnamento dei fondamenti di economia e di scienze giuridiche in tutte le scuole superiori di secondo grado, disciplina la cui conoscenza è fondamentale per qualsiasi attività si voglia svolgere in un Paese moderno e per qualsiasi obiettivo professionale si voglia perseguire.
Un appello finale, signor Ministro dell’istruzione: rivalutiamo le scuole di formazione professionale di cui il Paese ha bisogno, di cui il mondo del lavoro e dell’impresa ha bisogno. Non si tratta qui di reintrodurre un sistema classista nella nostra scuola pubblica, ma non dimentichiamo il valore del lavoro manuale, la sua preziosità nella peculiarità dell’economia italiana e il suo valido supporto per un rapido inserimento dei giovani, delle nuove generazioni nel mondo del lavoro.
Concludendo, signor Ministro, i socialisti si sono battuti sempre per una qualificata scuola pubblica, poiché solo essa può e deve garantire parità di trattamenti, superamento delle discriminazioni e capacità di preparare i nuovi cittadini alle sfide della complessità della società del futuro.
Questa società del futuro ha, però, un fondamento irrinunciabile: la sua laicità e la sua capacità di rappresentare culture, spiritualità, aspettative diverse, sempre più caratterizzate da diversità di ogni tipo: razziali, sociali, economiche, culturali, religiose, esistenziali in genere.
Siamo convinti che questa riforma vada in questa direzione. E, seppure con qualche necessità di ulteriori messe a punto, noi la sosterremo. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Barozzino. Ne ha facoltà.
BAROZZINO (Misto-SEL). Signor Presidente, mi viene da dire subito a tanti in quest’Aula: benvenuti nel club di coloro che dall’inizio, come me, avevano detto che qui è in ballo democrazia: perché di questo parliamo. Oggi in tanti interventi, anche da parte di esponenti che fino all’altro giorno criticavano queste posizioni, ho sentito parlare di democrazia. Meglio tardi che mai, che si cominci a parlare di queste cose.
Dobbiamo dire la verità e io ho cercato di dirla nei tre minuti che ho avuto a disposizione ieri. Vi leggo alcuni passaggi della famosa lettera della BCE (perché di questo parliamo: gli ultimi tre Governi non hanno fatto altro che eseguire gli ordini della BCE): «(…) È necessaria una complessiva, radicale e credibile strategia di riforme (…). C’è anche l’esigenza di riformare ulteriormente il sistema di contrattazione salariale e collettiva (…). Dovrebbe essere adottata una accurata revisione delle norme che regolano l’assunzione e il licenziamento dei dipendenti (…)». È quello cui abbiamo assistito con la riforma presentata oggi, se così si può dire, con il jobs act, prima, e con le riforme costituzionali.
Qualcuno prima di me aveva fatto un passaggio su altri poteri forti; aggiungo una riflessione per spiegare come tutto si completi. Un paio di anni fa qualcuno ha consigliato agli Stati che avevano delle Costituzioni antifasciste di liberarsene perché presentavano – leggo un passaggio – «sistemi politici improntati ad un odioso partecipazionismo», dove si ha «la licenza di protestare se vengono proposte sgradite modifiche», tipo quella mirante a limitare il diritto dei lavoratori. Noi siamo al completamento. Gli ultimi due o tre Governi non c’erano riusciti o c’erano riusciti in parte; ora fanno in modo che qualcuno sembri più bello per far sì che questo assunto passi. In realtà, ormai da anni, parliamo delle stesse cose, ma se qualcuno ha il coraggio di dirle, deve farlo.
Perché si vuole in tutti i modi precarizzare? Qualcuno prima di me ha fatto un passaggio di questo genere. Perché si cerca di precarizzare tutto nel mondo del lavoro? Hanno cominciato – come ho sempre detto – dal mondo del lavoro operaio, ma io, quando parlo di lavoro, parlo in generale di tutto, quindi anche della scuola. Ad avviso di qualcuno presente in quest’Aula ci può essere mai un lavoratore, una persona qualsiasi, libero di poter decidere se essere precario, se avere la possibilità di dire no? Può essere mai una persona libera di dire di no? Può essere mai questa la democrazia accettabile per questo Paese? Il Governo si sottrae a questi interrogativi con le fiducie e non dando la possibilità di discutere seriamente.
Io sono membro della Commissione lavoro; ho ascoltato i membri della 7a Commissione scandalizzarsi per un atteggiamento del genere, ma devo dire che nella mia Commissione questo è routine. È normale procedere così: parliamo di norme che vanno in una certa direzione, poi magari andiamo qualche giorno in vacanza o torniamo dal weekend e ci troviamo davanti le cose che erano state scritte sui giornali. Nulla nasce a caso: tutto è frutto di un disegno preciso di questo Governo e di quelli che lo hanno preceduto.
Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 15,29)
(Segue BAROZZINO). Però penso che tutte le opposizioni, a partire naturalmente da noi di Sinistra Ecologia e Libertà, se realmente ci credono, non devono solo dar voce a questo disagio, che ormai è generale. Dobbiamo fare un passaggio in più: dobbiamo impegnarci, oltre che a dare voce, anche a dare un sostegno vero alla scuola, al mondo del lavoro, alla democrazia di questo Paese, perché solo così, se sul serio tutti noi ci crederemo, forse riusciremo a difendere la democrazia di questo Paese e a restituire un futuro dignitoso alle future generazioni. (Applausi dal Gruppo Misto-SEL).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Serra. Ne ha facoltà.
SERRA (M5S). Signor Presidente, facendo un’analisi di tutte le discussioni che in queste ore, tra ieri ed oggi, si sono ascoltate, si capisce come questo disegno di legge sia una specie di aborto, tutto sommato. È un aborto perché manca di qualità legislativa; è un aborto perché comunque manca di metodo e di analisi. Mancano tutte le parti che dovrebbero riguardare la rivoluzione di un disegno di legge sulla scuola, che si dovrebbe occupare di didattica, di insegnamento, di deontologia dell’insegnamento, di attenzione degli alunni, in particolare degli alunni con bisogni. Abbiamo visto che in questo disegno di legge nulla c’è.
Però quello che mi lascia quasi tranquilla è il comma 133, dove si spiega che questo disegno di legge non partirà mai, per tutta una serie di motivi. Una parte li abbiamo visti e li abbiamo sentiti anche dalla relazione tecnica del bilancio: si fa finta che ci siano i soldi, ma in realtà non ci sono e, per una parte, verranno messi da parte. Ma, soprattutto, le disposizioni di cui all’articolo 1, comma 331, non si applicano all’anno scolastico 2015-2016. Si va direttamente poi al comma 200, dove si cerca di capire dove verranno messi e sistemati i soldi che non vengono utilizzati quest’anno. Non possono essere riutilizzati nella scuola, perché giustamente la Commissione bilancio dice che non sono dei soldi che possiamo conservare. Devono essere messi a disposizione del MIUR? No. Voi avete scritto così. In pratica, state dimostrando che questo disegno di legge non può andare avanti: questo disegno di legge non è reale, non è fattibile.
Lo vediamo anche al comma 94, dove si parla di assunzioni. Ma quali assunzioni? Certamente non le assunzioni di un organico di ampliamento, ma semplicemente dell’organico dei posti comuni di sostegno e dell’organico di diritto, cioè ciò che avviene ogni anno: ogni anno il Ministero fa queste assunzioni. Niente di strano. Quindi questi soldi sono già disposti per legge, esistono già: non si sta spendendo qualcosa in più, non si sta investendo nella scuola. Qualcuno dei colleghi diceva che stiamo mettendo soldi, che stiamo dando, che stiamo investendo. No, si sta esattamente utilizzando quello che c’è sempre stato.
Al comma 97 si dice che al piano straordinario di assunzioni «si provvede secondo le modalità seguenti». Leggiamole, queste modalità. Vengono assunti, entro il 5 settembre 2015, quelli ipotizzati che dovrebbero servire per il piano straordinario. Ma come si fa anche solo a scrivere o a pensare che si assumono dei docenti il 15 settembre, quando il 15 settembre inizia la scuola? Anche questo è un errore ed anche questo fa parte dell’aborto di questo disegno di legge, della grave mancanza di qualità legislativa di questo disegno di legge. È chiaro che chi ha scritto questo non sa neanche quando inizia la scuola, perché un insegnante non può essere assunto il 15 settembre, cioè quando serve che le classi siano già organizzate, quando serve che il dirigente già sappia quali insegnanti deve mettere, se serve un insegnante di sostegno in più o se non serve.
In ogni caso, fa parte della pratica e della pragmatica di chi vive la scuola. Questa è un’altra critica che avete ricevuto per questo disegno di legge: continuate a voler fare qualcosa che non conoscete, di cui proprio non conoscete la realtà. In più, continuando, nel comma 97 si dice che tutte le persone che verranno assunte con questo piano straordinario sono assunte «con decorrenza giuridica al 1° settembre 2015». È questa la grande fandonia delle assunzioni: ci sono persone che hanno vinto un concorso e che, molto probabilmente, possono essere assunte, ma questa semplice ipotesi di decorrenza giuridica è un assurdo legislativo che non darà mai coscienza e sicurezza alla persona che potrà avere un lavoro come insegnante, che poi non è l’insegnante squalificato o squalificante che alcuni di voi hanno raccontato.
Ad ogni modo, oggi abbiamo detto che è un giorno di lutto, però allo stesso tempo penso che magari c’è anche una speranza perché, tutto sommato, le persone fuori da questo palazzo sanno cosa state facendo. Le persone fuori da qui hanno capito che voi non avete capito niente e, quindi, vi leggo anche una lettera che alcuni docenti mi hanno lasciato per condividerla con voi. È rivolta a tutti i senatori della Repubblica italiana: chiunque in sede di voto della fiducia si asterrà, abbandonerà l’Aula, non si presenterà al voto, si esprimerà a favore del Governo e dell’indecente riforma proposta si macchierà davanti agli occhi del Paese di aver contribuito all’approvazione di una riforma iniqua, anticostituzionale e antidemocratica e riceverà in cambio, in futuro, lo stesso trattamento. Gli stessi provvederanno a rendere nota all’elettorato italiano l’enorme ingiustizia che sta subendo la scuola pubblica statale e avvieranno una campagna di informazione al riguardo e nessuno dei colpevoli riceverà più alcun voto che lo porti nuovamente a rappresentare i cittadini. Ecco, voi rappresentate i cittadini. È per questo che ve lo dicono e ve lo fanno capire i cittadini. (Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Gasparri. Ne ha facoltà.
GASPARRI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, in primo luogo, come tanti colleghi, non posso non rilevare una questione di metodo. Ieri sera il dibattito è proseguito fino a tarda ora; alcuni l’hanno seguito; io, avendo presieduto la seduta, ho avuto modo di poter ascoltare tutti gli interventi e, a beneficio di chi non lo avesse ascoltato, ricordo cosa ha detto il senatore Tocci, che fa parte del Partito Democratico e porta avanti una sua posizione dialettica con molta coerenza. Tempo fa ricordiamo si dimise, poi il Senato respinse le dimissioni. Dico questo per dire che non ha rinunciato alle sue idee, ma non ha nemmeno voluto gestire un ruolo parlamentare senza dimostrare coerenza e dimostrandosi pronto a spogliarsi del mandato parlamentare. Ha detto che durante l’esperienza di Governi di centro‑destra mai su tema delicato come la scuola si era impedita la discussione sugli emendamenti e sulle proposte. Cito Tocci come fonte non strumentale, ma attendibile. Sarebbe bastata la nostra affermazione. Candiani prima diceva che molti a sinistra con il male di pancia, con la costrizione, con il voto di fiducia votano questo provvedimento, ma in realtà non lo condividono. Qualcuno consegna il testo scritto; qualcuno antepone alcuni minuti di dissenso ma poi termina assicurando che voterà la fiducia. Lo capisco; del resto, la politica può portare a scelte di questo tipo, ma c’è effettivamente un disagio forte e c’è un metodo sbagliato che è quello della compressione del dibattito. So che è una questione complessa e che si sarebbe impiegato del tempo. La fiducia è stata usata e abusata in varie stagioni e da vari Governi – non sto qui a fare quello che si indigna improvvisamente – però ricordo che in tante occasioni con maggioranze di centrodestra abbiamo passato giornate e settimane di dibattito su provvedimenti importanti ed era una cosa normale, presidente Calderoli.
Lei quante sedute ha presieduto? Svolge questa funzione da prima di me, da molti anni. Con migliaia di emendamenti e con discussioni. Forse non c’era l’uso strumentale della richiesta della verifica del numero legale (anche se non è vero, perché a volte la si chiedeva all’improvviso). Io sono stato promotore di un provvedimento, il più noto, che ebbe 10.000 votazioni, tra Aula e Commissioni, senza che fosse mai apposta la fiducia. Quindi, si può fare, casomai non con 10.000 votazioni, ma con 500 o 1.000. È una cosa che una volta era abituale in Parlamento, con qualche seduta in più e con qualche seduta notturna.
Ora questa costrizione del dibattito è sbagliata. Certo, si può dire che tanto è tutto strumentale, a partire dagli emendamenti. Allora mandiamoci delle e-mail: nella società telematica potremmo risolvere il problema anche a distanza, ma non credo che sia utile, né che semplifichi la comprensione reciproca. Credo sia un grave errore di cui, piaccia o meno, signori del Governo, la sinistra ed il Governo Renzi stanno pagando delle conseguenze.
Non credo che il mondo della scuola sia monopolio della sinistra. Ci sono dei luoghi comuni per cui alcune categorie sono per forza di centrodestra ed altre di sinistra, all’interno di blocchi sociali che certamente possono guardare con maggiore attenzione all’uno o all’altro settore, ma poi ci sono le eccezioni, i gruppi e le aree plurali, come è ovvio che sia: non tutti coloro che si occupano di sicurezza sono di centrodestra e non tutti i docenti sono di sinistra. Tuttavia, non vi è dubbio che su questa riforma si sono create una rottura, una spaccatura profonda ed una lesione e che il metodo non ha aiutato. Dopodiché, ne prendiamo atto con soddisfazione perché il recupero elettorale ed il consenso non sono sempre e solo frutto dei propri meriti: spesso si vince perché gli altri perdono. È una constatazione che può sembrare banale; è successo a noi, per ragioni giuste o ingiuste (ma non è questo il tema della discussione). Si è creato un break, una rottura tra ambienti e situazioni che la sinistra, secondo me non a ragione, ha sempre ritenuto di interpretare e di rappresentare. Questo dibattito sulla scuola, alcuni risultati elettorali ed alcune vicende si tengono. State attenti perché state proseguendo nel fare errori.
Oggi ho letto dell’avvocato generale dello Stato che ha più cognomi. Non li posso citare tutti, perché si tratta di un nome molto lungo, come quelli citati da Fracchia o Fantozzi nei film di Villaggio (penso alla contessa Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare). Sto parlando di una persona che ha un cognome del genere: ha più cognomi che serietà e ha già fornito l’alibi, ad esempio, sul caso De Luca, facendo un parere dell’Avvocatura dello Stato che giustifica un decreto che domani dovrebbe essere adottato. Attenzione, perché se adottate il decreto ad personam su De Luca in merito alla cosiddetta legge Severino, non uscirete facilmente dalle Aule del Parlamento. Ve lo diciamo ora per allora: fatelo. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII). Noi aspettiamo questo: il decreto ad personam per De Luca, la riforma sbagliata sulla scuola e, casomai, la dinamica della democrazia si rimette in moto. Vi diciamo pure gli errori che dovreste evitare.
Per quanto riguarda la riforma, altri colleghi sono già intervenuti ed il senatore Marin farà tra poco la dichiarazione di voto, illustrando gli aspetti che a noi non piacciono. Non contestiamo dei meccanismi di selezione e di valutazione del merito. Riteniamo che ci siano modalità discutibili e, soprattutto, ci preoccupa quello che avviene sul tema dei precari. Ci sono delle discriminazioni, signor Ministro, e lei lo sa benissimo: i precari sono numerosi, tanti e di diversa provenienza. Credo però che nel tempo, con il gradualismo necessario, vadano attuate delle misure equilibrate per non creare discriminazioni.
Ho riletto l’intervento del senatore Azzollini. Fate attenzione agli interventi di Azzollini, perché – non voglio banalizzare o ironizzare – egli è da molti anni il Presidente della Commissione bilancio. Discuteremo in un’altra fase le altre vicende, che però riguardano degli emendamenti e delle osservazioni fatte. Ho visto che il noto emendamento che ha portato alla vicenda giudiziaria era firmato dall’attuale vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura Legnini, la cui serietà e onestà ho conosciuto nelle Aule del Senato, per carità (absit iniura verbis). Quando si fanno questi emendamenti, maxiemendamenti ed osservazioni della Commissione bilancio, bisogna ricordare che le procure cominciano ad entrare anche nel merito delle votazioni e degli emendamenti. È infatti di questo di cui stiamo parlando, anche se ne discuteremo in altre sedute. Attenzione perché Azzollini vi ha detto che questo fondo è un po’ poco chiaro, è una situazione speciale e di specificità.
Quando abbiamo parlato della specificità del comparto della sicurezza e della difesa, abbiamo fatto una norma di legge. Allora c’era il Governo Berlusconi, che sancì la specificità di questo comparto. Ora la specificità del settore scuola, che ha mille meriti, non mi pare sia stata sancita. Questo fondo speciale è un po’ strano. Fate attenzione alle osservazioni del senatore Azzollini. Non vorrei che tra qualche anno la procura di Trani o qualche altra procura venga a contestare il maxiemendamento del Governo, contro il quale io voterò. Procuratori, prendetene atto! Non voglio correre rischi, come il vicepresidente Legnini, che è incolpevole e potrebbe essere sentito perché ha firmato un emendamento.
Il pasticcio e la confusione legislativa fanno male, come la cosiddetta questione del gender, di cui ha parlato il senatore Malan. Ministro Giannini, su questo tema ci attendiamo parole chiare. Non vogliamo discriminare niente e nessuno. Abbiamo visto cose strane nelle scuole e ciò che prima ha citato il senatore Malan a proposito dell’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (UNAR) e di alcune cose che stravolgono la realtà naturale delle cose. Vedete, siamo un’Assemblea libera e democratica, laica e ovviamente non confessionale. Sono cattolico, ma non c’è l’obbligo dell’appartenenza alla religione cattolica. Delle questioni gender, però, stiamo discutendo anche in altri provvedimenti, che sono all’attenzione del Parlamento.
Mi avvio a concludere, signor Presidente, e spero di avere un minuto per una citazione: presiedendo l’Assemblea ho consentito a tutti i colleghi di fare delle citazioni e ne voglio fare una anche io. Nei giorni scorsi molti si sono espressi sulla questione gender, dal momento che è in corso la discussione sul provvedimento riguardante le unioni civili. In questi giorni è stata anche pubblicata l’enciclica del Papa sull’ambiente, intitolata «Laudato si’» e tutti a lodare il Papa, che di certo merita le nostre lodi. Ho visto che molti da sinistra hanno detto: «Bene il Papa!». Addirittura che il corsivista de «La Stampa», “iena” Barenghi, in uno dei suoi brucianti epigrammi ha scritto «Compagno Bergoglio» e così facendo, come avrebbe detto Totò, ha detto tutto. Sul tema gender non c’è l’obbligo di seguire il Papa, ma quelli che sono neopapisti… (Commenti del senatore Zanda). Senatore Zanda, mi faccia citare il santo Padre. Non posso? Senatore Zanda, la vedo tenere le mani giunte: sta forse pregando?
PRESIDENTE. Senatore Gasparri, sono qui. Si rivolga alla Presidenza.
GASPARRI (FI-PdL XVII). Mi rivolgevo al senatore Zanda, sulla base di una consuetudine antica. Ebbene, invito a leggere il punto 155 dell’enciclica «Laudato si’»: mi rivolgo in particolare a coloro che citano il «compagno Papa», come dice “iena” Barenghi, e che però lo devono lodare tutto. Lascio questa riflessione al ministro Giannini, che non c’entra, perché lei è il laico Ministro dell’istruzione della Repubblica italiana. Ebbene, al punto 155 dell’enciclica è scritto che «l’ecologia umana implica anche qualcosa di molto profondo: la necessaria relazione della vita dell’essere umano con la legge morale inscritta nella sua propria natura, relazione indispensabile per poter creare un ambiente più dignitoso. Affermava Benedetto XVI che esiste una ecologia dell’uomo perché “anche l’uomo possiede una natura che deve rispettare e che non può manipolare a piacere”. In questa linea, bisogna riconoscere che il nostro corpo ci pone in una relazione diretta con l’ambiente e con gli altri esseri viventi. L’accettazione del proprio corpo come dono di Dio è necessaria per accogliere e accettare il mondo intero come dono del Padre e casa comune; invece una logica di dominio sul proprio corpo si trasforma in una logica a volte sottile di dominio sul creato. Imparare ad accogliere il proprio corpo, ad averne cura e a rispettare i suoi significati è essenziale per una vera ecologia umana. Anche apprezzare il proprio corpo nella sua femminilità o mascolinità è necessario per poter riconoscere sé stessi nell’incontro con l’altro diverso da sé. In tal modo è possibile accettare con gioia il dono specifico dell’altro o dell’altra (…). Pertanto, non è sano un atteggiamento che pretenda di “cancellare la differenza sessuale perché non sa più confrontarsi con essa”».
Non c’è l’obbligo di seguire il Papa, ma ho voluto fare questa citazione, poiché molti hanno inneggiato al «compagno Papa»: vi invito a leggerlo tutto e a tenerne conto, anche nell’attuazione di questa riforma. (Applausi dai Gruppo FI-PdL XVII e CRi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Russo. Ne ha facoltà.
RUSSO (PD). Signor Presidente, signora Ministra, colleghi, il dibattito di questi giorni e quanto accaduto nel Paese nelle ultime settimane testimoniano che questo non è certamente un provvedimento ordinario. Lo dico premettendo da subito – ma ci tornerò – che la contrarietà, non unanime, ma certamente maggioritaria, espressa anche con una sofferenza che non ci lascia indifferenti dal mondo della scuola, ci deve interrogare su ciò che non ha funzionato e su come continuare – approfondendolo ed arricchendolo con il concorso di molti – il lavoro che oggi con l’approvazione da parte del Senato di questo disegno di legge, credo sia appena all’inizio. Non perché ci spaventino le critiche: vedete, sarebbe fin troppo facile ricordare, anche da studioso di storia della scuola, che in campo formativo pressoché nessun tentativo di riforma nel corso del Novecento è stato realizzato senza abbondante corollario di polemiche e contrarietà e che tra gli anni Sessanta e Settanta almeno tre Governi caddero proprio sul tema della scuola. Così come si potrebbe ricordare che molte riforme furono fatte solo grazie a deleghe, decreti o poteri speciali o che già altri Governi misero la fiducia su provvedimenti legati all’education.
Lo ribadisco per sottolineare che non è certamente uno scandalo da parte di un Governo porre la fiducia su scelte così decisive per la qualità del tessuto civile e l’entità delle risorse finanziarie in gioco, e – lasciatemelo dire fra il serio e il faceto – sempre in ottica di comparazione storica, credo potrebbe essere un giorno ricordato perfino come titolo di merito per questa maggioranza parlamentare aver trovato insieme al Governo la capacità di discutere – e non brevemente – ma poi di vincere inerzie e difficoltà che in altre epoche portarono anche allo scioglimento anticipato delle Camere.
Presidenza del vice presidente GASPARRI (ore 15,51)
(Segue RUSSO). Ma veniamo al merito, senza negare i problemi, ma provando a rispondere a qualche critica e semplificazione caricaturale e maliziosa di questa legge che abbiamo ascoltato anche in queste ore.
Ho già avuto modo di ripetere che a mio parere quella che stiamo per votare non è la riforma della scuola, e forse non averlo chiarito da subito ha creato incomprensioni e anticorpi eccessivi. È un primo passo, importante, ma parziale e ovviamente imperfetto, che prova ad offrire strumenti in larga parte organizzativi e amministrativi, nuova benzina per il rilancio delle nostre istituzioni formative e che necessariamente attende altri passaggi più strettamente di profilo pedagogico-culturale per essere completato. Provo a citarne alcuni di questi strumenti.
Il primo è l’azione decisa, anche se complessa, finalizzata allo smantellamento del sistema di precariato, che ha zavorrato la scuola e pesato sulla serenità e la prospettiva di vita di centinaia di migliaia di persone. A questo proposito voglio ricordare ai tanti colleghi che hanno fatto polemica sul tema che è vero che noi avremmo comunque assunto i docenti del turnover, e forse quelli previsti dal piano Carrozza, ma sarebbero stati circa 30.000. Con quelli del potenziamento e i 60.000 del concorso, in un anno ne assumeremo più di cinque volte tanto, e non per uno spezzone di supplenza: forse, sarebbe bene riconoscere che non è proprio la stessa cosa.
Il secondo è il processo di valorizzazione (non privo di rischi ma decisivo) del dirigente scolastico. Un percorso iniziato più di dieci anni fa, e che punta a meglio selezionare, formare, valutare ma soprattutto a far meglio lavorare quello che dovrebbe essere non solo il principale soggetto della responsabilità, ma soprattutto il facilitatore principe dei processi di collaborazione e di integrazione fra i diversi protagonisti della vita di istituto.
Il terzo è uno strumento di valutazione dei docenti che stimoli al miglioramento personale e collettivo e permetta finalmente di premiare competenze, capacità di iniziativa, dedizione e impegno. Non c’è eccellenza senza valutazione, e sappiamo che gli insegnanti italiani non hanno certamente paura di una buona valutazione. Permettetemi a questo punto una sottolineatura.
In molti hanno criticato il comitato di valutazione, in particolare per la presenza di genitori e studenti. Più di qualcuno si è fatto portavoce del timore (o lo sdegno) di qualche insegnante. Vorrei dire che tutto è opinabile e che gli strumenti adottabili erano molti, ma che a me piace davvero una legge capace di dire ai nostri giovani che scommettiamo sulla loro capacità di essere protagonisti di quella che spesso vogliamo definire una comunità educante. (Applausi dal Gruppo PD). E per esperienza sono pronto a scommettere che alla fine la maggioranza dei docenti sarà lieta di veder coinvolti attivamente e responsabilmente nella scelta dei criteri della valutazione (perché solo di questo, della definizione di criteri di valutazione stiamo parlando) coloro che stanno aiutando a diventare non solo bravi studenti, ma cittadini adulti e responsabili. A questo proposito io credo che – anche se molto ci si è attardati a discutere su cosa pensassero politica e sindacati di questa legge – forse vale la pena chiedersi cosa vogliano davvero proprio coloro ai quali la scuola è tenuta ad offrire primariamente una prospettiva di cambiamento, le bambine ed i bambini, le ragazze ed i ragazzi che troppe poche volte abbiamo sentito citare, e le famiglie che li affidano ogni mattina ai loro insegnanti in classe, per vedere se in questo provvedimento vi sono almeno alcune risposte alle loro aspettative.
Partiamo dai fondamentali: famiglie e studenti chiedono edifici scolastici più moderni e sicuri, con aule e palestre spaziose e luminose, dove non dover guardare con timore un controsoffitto o dove anche il solo gesto di aprire una finestra diventi un rischio mortale. Per questo nel disegno di legge ci sono 400 milioni finalizzati a dare nuovo slancio all’edilizia scolastica.
Famiglie e studenti ci chiedono poi una scuola sempre più capace di accogliere e integrare le diversità, di accompagnare i disagi, di combattere le violenze di genere, di non disperdere e portare a livelli di ancora maggiore eccellenza il modello italiano dell’integrazione della disabilità. Anche questo è scritto nel provvedimento che stiamo per votare.
Famiglie e studenti chiedono una scuola sempre più al centro delle relazioni virtuose col proprio territorio. Una scuola sempre aperta e protagonista della vita della comunità; una scuola che non sia altro rispetto al mondo del lavoro ma che, come una porta aperta e girevole nelle diverse età della vita, permetta uno scambio virtuoso fra scuola e professioni.
E anche questo si può trovare in legge, con quell’esperienza di alternanza scuola-lavoro che – voglio ricordarlo – abbiamo inserito perché così si fa da cinquant’anni nei Paesi evoluti del Nord Europa e non perché ce lo chiede Confindustria, cari colleghi.
E ancora, una scuola capace di stare al passo con la rivoluzione digitale, una scuola che non perda per strada un quinto dei ragazzi che le sono affidati, come un acquedotto bucherellato, una scuola in cui il dirigente scolastico abbia davvero la possibilità di intervenire tempestivamente sui casi patologici di insegnanti che tengono in ostaggio ragazzi, famiglie e colleghi forti di una inaccettabile inamovibilità, una scuola che trasmetta l’amore e la passione per le belle arti, la musica, la cultura, una scuola che non accetti di essere fanalino di coda nella formazione scientifica e che metta in condizione i nostri giovani di eccellere nei mestieri più innovativi. Anche questo, insieme a molte altre cose, si può trovare in questa legge.
John Dewey apre il Novecento con un volume, «Democrazia ed educazione», che segna la storia della ricerca pedagogica, ma sottolinea soprattutto il nesso inscindibile fra sviluppo delle opportunità formative (soprattutto attraverso la scolarizzazione di massa) e crescita della coscienza democratica di ogni Paese. Nel PD – lo dico con molta franchezza ai colleghi, da cui abbiamo ascoltato lezioni spesso inaccettabili – abbiamo ben presente la sfida democratica che si accompagna a ogni scelta sulla scuola. E la cultura politica dei democratici è fondata anche sulla consapevolezza che di là passano le opportunità di moltissimi di vedersi garantite quelle pari opportunità nel gioco della vita che la Costituzione si impegna a tutelare rimuovendo gli ostacoli sociali, culturali ed economici che le negherebbero.
Presidenza del presidente GRASSO (ore 15,56)
(Segue RUSSO). Per questo stiamo realizzando (almeno questo ci sia riconosciuto) la più grande iniezione di risorse e di investimenti in termini umani e finanziari nella scuola degli ultimi decenni. (Applausi dal Gruppo PD). La prima vera inversione di tendenza dalle politiche (non me ne vorrà il collega Tremonti, ma la cosa era scritta spudoratamente nero su bianco nelle finanziarie di quegli anni) che sull’onda del mainstream neoliberista hanno usato a lungo la scuola come un bancomat e le cosiddette riforme dell’epoca solo come strumento di tagli alla spesa pubblica.
A qualsiasi Governo dopo di questo risulterà difficilissimo fare dei passi indietro e non mantenersi almeno al livello di questa inversione di tendenza. E credo che anche tutto ciò vada a merito di ciò che stiamo per votare.
Per essere all’altezza della propria missione la scuola deve rimanere saldamente collegata alle proprie radici costituzionali, ma deve essere messa in condizione di vincere la sfida del cambiamento.
Allora proviamo a proporre un patto – proprio perché sappiamo che dobbiamo recuperare il terreno perso nelle ultime settimane – e una sfida virtuosa con gli insegnanti e la parte più critica dell’opinione pubblica che oggi è contraria a questo provvedimento. Noi crediamo che quando questa normativa andrà a regime molti dubbi svaniranno, ma nel frattempo rilanciamo la sfida del confronto a viso aperto, ci impegniamo a favorire la collaborazione con il Governo, a partire dalla Conferenza nazionale sulla scuola annunciata dal presidente Renzi, e dal lavoro di accompagnamento che sarà necessario affinché da parte dell’Esecutivo si faccia un uso accorto, intelligente e meditato dell’imponente potere delegato che gli viene affidato con questo provvedimento.
Care colleghe e cari colleghi, chiunque legga con un po’ di attenzione e onestà intellettuale questo testo potrà verificare senza difficoltà che non vi è alcuna traccia di privatizzazione della scuola, di sindaci-sceriffi, di meccanismi clientelari, di umiliazione del ruolo dei docenti o di sfruttamento dei minori precocemente e surrettiziamente avviati al mondo del lavoro (anche questo abbiamo dovuto sentire).
Vi troverà, invece, espressi magari in maniera non sempre lineare e coerente, il desiderio e l’aspirazione di realizzare se non da subito la buona scuola, almeno, fin dal prossimo settembre, una scuola un po’ migliore per i nostri ragazzi. Se per farlo ci aspetta un maggiore impegno per spiegare meglio le nostre intenzioni, e ci si richiede l’umiltà di correggere alcuni errori, la fatica di costruire e implementare insieme ai protagonisti ciò che per ora sono solo articoli di legge, perfino il rischio di un calo momentaneo di consensi, nessuno di noi se ne farà spaventare. È un prezzo che mettiamo volentieri in conto per perseguire la sfida di rendere migliore una parte decisiva del nostro essere comunità nazionale. Ed è il cammino che sappiamo mai facile o troppo popolare di chi si arrischia sulla via delle riforme con l’ambizione di pensare prima al futuro delle prossime generazioni che al risultato delle prossime elezioni. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sulla questione di fiducia posta dal Governo.
Passiamo ora alla votazione dell’emendamento 1.9000 (testo corretto), presentato dal Governo, interamente sostitutivo degli articoli del disegno di legge n. 1934, sull’approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia.
MAURO Mario (GAL (GS, MpA, NPSI, PpI, IdV, VGF, FV) ). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAURO Mario (GAL (GS, MpA, NPSI, PpI, IdV, VGF, FV) ). Signor Presidente, esprimo volentieri la mia opinione, con il consenso dei membri del mio Gruppo, i quali magari esprimeranno un’opinione differente, entrando ancora una volta nel merito, come mi è già capitato in discussione generale, di un provvedimento che ha innanzitutto una caratteristica particolare. Si tratta, cioè, di un provvedimento ampiamente sopravvalutato, perché ad oggi non è altro che un ope legis di considerevoli dimensioni, peraltro generatore di un quantitativo industriale di ingiustizie e che porterà con sé un meccanismo perverso, si trasformerà in una sorta di «Esodati 2, la vendetta», che quindi in futuro ci costringerà a dover riconsiderare quanto oggi stiamo facendo.
Perché avviene tutto questo? Basterebbe andare alla data che contraddistingue la nascita del documento definito la buona scuola per capire tutto: è il 3 settembre dello scorso anno, cioè l’antivigilia di quella sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea che ha inchiodato lo Stato italiano alle sue responsabilità. Diciamocelo: siccome alla fine del complesso iter che ha accompagnato la discussione sulla buona scuola di quel documento non è rimasto quasi nulla, se non il problema di stabilizzare e di dare una sistemazione a decine di migliaia di insegnanti, questo provvedimento è un ope legis che, nascondendosi dietro i titoli della riforma, alla voce capitoli svolge invece il dramma di decine di migliaia di persone, che sono considerate in modo tale per cui per molti di loro, invece che aprirsi le porte del paradiso, si spalancano le voragini dell’inferno.
Il problema serio di questo tipo di provvedimento è che ha dimenticato per strada quelli che dovevano essere i contenuti innovativi della buona scuola: il percorso di merito della vita di un insegnante, che avrebbe dovuto essere caratterizzato da affermazioni rilevanti, quale quella di dare consistenza al termine «carriera», si è perso e si è tornati al meccanismo dell’anzianità.
La verità, però, è che la caratteristica del provvedimento in esame, che – lo ripeto – è un ope legis di proporzioni notevoli, ma null’altro che questo, è che ormai è figlia di nessuno. Di chi è questa riforma? È del Presidente del Consiglio? No, lo ha smentito lui in diretta televisiva, in mondovisione ha detto con chiarezza che ha sbagliato a fare questo provvedimento e che è in attesa – anzi dovremmo andare in suo soccorso – di una conferenza nazionale dell’istruzione che sappia cambiare le carte in tavola e rimettere in un ordine di priorità, dal punto di vista dell’innovazione educativa, il contenuto di questa possibile riforma. Quindi non è del Presidente del Consiglio, non è del segretario del Partito Democratico, non è di questo Governo, non è del Ministro dell’istruzione. Non solo il Ministro dell’istruzione non ci ha messo la faccia, ma neanche la voce. Oggi non è riuscita a spiccicare una parola su questo provvedimento e si è nascosta dietro alla richiesta della fiducia, proprio perché in esso non c’è nulla che non sia il problema della stabilizzazione dei precari.
Di quali precari stiamo parlando? Di quelli che rientrano nelle simpatie di questo Governo. Intendo dire che – e questo richiamo dovrebbe valere soprattutto per coloro che provengono dallo schieramento di centrodestra – lo Stato, i Governi precedenti hanno contrattato con delle persone, si sono regolati nel rapporto con coloro che aspiravano a fare gli insegnanti e hanno detto a coloro che facevano percorsi speciali di formazione e prove selettive anche impegnative (come la SSIS e il TFA) che avrebbero potuto fare l’insegnante. Oggi, però il Governo si rimangia quell’impegno e con effetto retroattivo mette definitivamente alla porta dal sistema dell’istruzione decine di migliaia di giovani, per favorire un meccanismo discrezionale attraverso il quale sarà possibile spendersi per alcuni e non per altri, magari potendo dire, contravvenendo agli impegni che qualunque legislatura deve prendere sul tema dell’istruzione, che ci sono degli insegnanti che sono più uguali degli altri.
Ma non è finita. Non solo non sappiamo di chi è la riforma, ma non sappiamo neanche di che cosa la riforma si occupa. È stato evocato anche con interventi recenti il mitico tema della valutazione. Nessuno è contro il coinvolgimento delle famiglie degli alunni, anzi ben vengano, ma il problema è essenzialmente quello che è stato descritto dal collega Russo: i criteri di valutazione. Perdonatemi, quando salite a bordo di un aereo Alitalia e vi viene dato il questionario che potete compilare, attraverso il quale esprimere la vostra soddisfazione e il vostro gradimento, qualcuno vi impegna nella definizione dei criteri di valutazione per cui Alitalia possa essere o meno inserita nella lista nera delle compagnie di trasporto? Qualcuno chiede di operare a livello di criteri di valutazione anche rispetto a coloro che nelle carceri, dopo esservi arrivati per la sentenza di un giudice, possono pretendere di esprimere la loro soddisfazione e il loro gradimento sul servizio che lo Stato, anche attraverso misure restrittive, impone loro? Non possono entrare nel merito con cui il giudice opera, e questo vale anche per i medici.
Allora perché per gli insegnanti i criteri della valutazione debbono essere espressi dai valutati, o da coloro che comunque sono implicati in un rapporto che potrebbe diventare perverso? La valutazione è invece il punto più agognato per l’intero sistema dell’istruzione, perché è solo dando voce alla possibilità di definire il merito degli insegnanti che il nostro sistema di istruzione fa un passo avanti.
Quindi non c’è da stracciarsi le vesti. Si tratta di un provvedimento mediocre, che fa in modo pessimo ciò che è stata obbligato a fare da una sentenza e che non solo non rimedia a tutti i problemi che quella sentenza aveva sottolineato e indicato, ma nel tempo complicherà ancora di più la vita del Parlamento, perché quest’ultimo dovrà trovarsi a sciogliere nodi che vengono creati appositamente da questa struttura di pensiero, da questo modo di pensare al sistema dell’istruzione.
Ci sono poi sicuramente altre questioni, relative alla faciloneria, all’approssimazione con cui si è pensato di poter intervenire sul sistema. Ma credo che forse vada ripreso ancora una volta uno dei passaggi chiave dell’introduzione ai nostri lavori d’Aula fatta dal presidente Marcucci. Non è vero che questa è la prima riforma, o l’unica riforma, o più semplicemente una riforma. È vero invece che tutti i Governi che hanno preceduto quello in carica si sono impegnati in una riforma dell’istruzione; nel rapporto che annualmente la Commissione europea stila, l’Italia è il Paese che più di tutti ha fatto riforme dell’istruzione. Non era questa allora l’occasione buona per interrogarsi sul perché quelle proposte di riforma hanno fallito, magari in modo clamoroso? Non era questo il momento indispensabile alla vita democratica di una Nazione perché venisse garantita la possibilità di entrare nel merito delle questioni dell’istruzione per rappresentare finalmente una strada maestra, perché il sistema si tirasse fuori dal guado? Questa è l’occasione mancata della legge in discussione.
Una finta consultazione prima, un finto dibattito parlamentare dopo, e credo alla fine una finta fiducia. Nel metodo espresso dal Partito Democratico, ossia impedire che i membri del proprio partito potessero esprimere la propria opinione nella Commissione parlamentare di merito, c’è il succo della questione. Come si fa a dare la fiducia a un uomo che non crede nella libertà dei membri del proprio partito, (Applausi dal Gruppo LN-Aut e della senatrice Bonfrisco), nella libertà e nel criterio di giudizio, nel modo di riferirsi alla conoscenza, alla sapienza degli uomini del suo partito? Questo è il vero problema di fondo dell’approccio di metodo di un testo che appare per quello che è, ossia il mediocre tentativo di rimediare ad errori del passato. (Applausi dal Gruppo LN-Aut e del senatore Di Maggio).
BONFRISCO (CRi). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BONFRISCO (CRi). Signor Presidente, la riforma della scuola sembra destinata a svolgersi nel nostro Paese sotto un pessimo ascendente; evidentemente non ci riesce mai nessuno. Infatti, dopo l’unica vera riforma veramente innovativa, quella della scuola media avvenuta nel 1963, per merito di quell’autentico centrosinistra che l’Italia ha avuto, quello di Fanfani, Moro, Saragat, Nenni e La Malfa, si sarebbe dovuto procedere a riformare la scuola media superiore e poi l’università.
Invece, per oltre un terzo di secolo abbiamo assistito ad interminabili, e spesso pregevoli, dibattiti, ma senza esiti concreti o ad interventi parziali, ora sperimentali, ora dettati dalla demagogia, spesso contraddittori o inadeguati rispetto ad una società in rapida evoluzione.
Si può definire la storia di una riforma della scuola mai realizzata, che ha pesato negativamente sulle possibilità di sviluppo dell’Italia. Quando nel 1996, nella XI legislatura, il ministro Luigi Berlinguer e poi il ministro Tullio De Mauro tentarono di realizzare con le migliori intenzioni una riforma organica della scuola non riuscirono a portarla coerentemente a termine, perché ancora gravava l’enorme peso di un grumo demagogico-burocratico-corporativo, ingigantito ed irrisolto nel corso di trent’anni, un peso che si fece sentire anche nella successiva legislatura, quando Letizia Moratti, Ministro della pubblica istruzione nel Governo Berlusconi, impostò una riforma, che avrebbe dovuto dare coerenza e incisività all’impostazione avviata proprio da Luigi Berlinguer. Riuscì comunque a inserire elementi di modernizzazione che adesso andrebbero ulteriormente valorizzati, ma non smantellati.
Fu poi la volta del ministro Maria Stella Gelmini, che però vide la sua azione fortemente mortificata da un enorme taglio delle risorse imposto dalla crisi economica che già attanagliava l’Italia. Sicché il Paese attende ancora dopo cinquant’anni una riforma organica della scuola all’altezza dei tempi, all’altezza del Paese.
Il Governo Renzi, che ha avuto il merito di porre lucidamente questa materia al primo posto nel suo programma, adesso rischia di perdere una grande occasione perché l’iter e il contenuto di una legge così importante non possono essere condizionati dallo scontro in atto all’interno del suo partito. L’unica questione che oggi si deve avere a cuore è assicurare al Paese una buona riforma della scuola, ma il Governo, ponendo la fiducia, getta la maschera e manifesta così che la sua preoccupazione primaria non è la buona scuola, ma una prova di forza sulla scuola.
L’edilizia scolastica, poi, necessita di interventi poderosi: almeno la metà degli edifici hanno strutture fatiscenti e impianti fuori norma o mal funzionanti, per non parlare della diffusa presenza di amianto in molti di essi. Secondo i dati del CENSIS sono circa 342.000 gli studenti a contatto quotidianamente con le fibre cancerogene.
Dunque, tutto potrebbe risolversi in una riforma che propone buoni titoli, ma contenuti deboli. Per questo motivo sarebbe necessario, come ha detto il collega Mauro, lasciare che il Parlamento migliorasse questo testo, raccogliendo le istanze che a questo Parlamento sono giunte, così come sono giunte al Governo, da studenti, famiglie e insegnanti, ovvero i veri protagonisti di questo mondo, quelli che lo conoscono e lo vivono quotidianamente.
Strozzare il confronto va certamente a discapito della riforma, oltre che della democrazia. E non si può accampare l’argomento delle assunzioni dei precari, perché è fuorviante. Sarebbe stato sufficiente stralciare il piano delle assunzioni per dare una risposta ad esse attraverso un decreto, e lasciare la riforma vera e propria svilupparsi in un dibattilo serio e costruttivo.
Le oltre 100.000 assunzioni sono una eredità di un passato (non è certo colpa del Governo Renzi) caratterizzato dall’assenza di un vero e serio reclutamento, e oggi devono essere per giustizia sanate, come ha detto la Corte europea. Ma è un provvedimento che non va confuso con il futuro di una scuola che dovrebbe avere un percorso nuovo e moderno.
Secondo molti esperti di questo settore, i precari potrebbero essere privi delle necessarie competenze per andare in cattedra. O, al contrario, con competenze acquisite sul campo, migliaia insegnanti resteranno esclusi da questo primo reclutamento.
Esistono molti punti incerti che il Parlamento avrebbe dovuto chiarire ed approfondire. Uno lo abbiamo svolto questa mattina dopo la lettura attenta del maxi emendamento da parte della Commissione bilancio.
Voglio ricordare però che un tema così importante come quello del rapporto scuola-lavoro rischia di ridursi ad un timido tentativo, che andrebbe invece meglio definito, perché l’educazione al lavoro è necessaria per ogni essere umano e non solo per ragioni morali, sociali o economiche, ma soprattutto come modo di promuovere il pieno sviluppo dell’essenza stessa dell’uomo.
Su questa direttrice ci dobbiamo ricordare dell’insegnamento importante che ci proviene dal pragmatismo americano, quello di John Dewey, che prima è stato citato, che fu diffuso in Italia per merito di Aldo Visalberghi. Leggendo quei testi, si capirebbe che nell’educazione di un individuo si devono saper ben bilanciare le attività intellettuali con quelle manuali, per realizzare una formazione che voglia essere veramente completa. Temiamo invece si continui ad andare avanti per enunciazioni o tentativi: bisogna evitare di ricadere nel male antico della sperimentazione, con tutti i guasti derivati dalle tante sperimentazioni.
Abbiamo il dovere di dare indicazioni certe e durature: affermare che dopo tre anni si farà una verifica sulle decisioni assunte dalle singole scuole per definire poi le linee guida nazionali è una chiara astuzia per prendere tempo, e questo non va bene e non fa bene alla scuola, perché non c’è tanto tempo e certo non c’è più tempo da perdere, perché da troppo tempo si attende una riforma.
Avere ancora all’ordine del giorno nella prossima legislatura la benedetta riforma della scuola sarebbe una sconfitta per tutti noi; di certo, oggi è la sconfitta del Governo Renzi e noi, Conservatori, Riformisti italiani, questo non lo vogliamo, ed è per questo che voteremo contro la questione di fiducia al Governo di questa pessima scuola. (Applausi dai Gruppi CRi e LN-Aut. Congratulazioni).
CENTINAIO (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CENTINAIO (LN-Aut). Signor Presidente, finalmente l’Aula comincia a riempirsi. Siamo arrivati al punto cruciale, colleghi: per settimane ci siamo confrontati nelle Commissioni, ne abbiamo parlato in questi giorni e abbiamo cercato di stanare i colleghi del Partito Democratico, soprattutto il Ministro e il sottosegretario Faraone (ma magari anche Renzi, se si fosse degnato di venirci a trovare per raccontarci la sua idea di scuola). Da una parte, vi sono alcuni colleghi; dall’altra, ve ne sono altri, con i pro e i contro del provvedimento. Da una parte o dall’altra: bisogna scegliere, stasera bisogna fare una scelta; non ci si può nascondere – colleghi della maggioranza, mi rivolgo soprattutto a voi – dietro alla disciplina di partito. È vietato, cari colleghi, andare a dire agli insegnanti che in questo momento ci stanno ascoltando – e sono veramente tanti, non pensavo – di essere contrari a questo provvedimento, ma che Renzi ci minaccia con la questione di fiducia. Siate onesti con chi in questo momento vi sta ascoltando e con i vostri interlocutori. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Se il Presidente del Consiglio minaccia, visto che ormai lo conosciamo da un anno, alle minacce si risponde come persone serie: non ci si nasconde. Oggi chi vota sì vota per affossare la scuola ed è sordo alle sue richieste, perché è impossibile pensare che esistano senatori che, ad oggi, non si siano confrontati con almeno un insegnante. Quindi, nel momento in cui avete aperto almeno una di quelle mail che hanno intasato la vostra casella di posta elettronica, avete capito quello che la scuola vi sta chiedendo e quello che la scuola italiana sta chiedendo, che è totalmente diverso dalla proposta che state facendo.
L’abbiamo detto in più di un’occasione e l’hanno detto anche i miei colleghi, che mi hanno preceduto: non è solo la Lega a dire no a quest’imbroglio; la Lega si fa portavoce del mondo della scuola, di milioni di persone che sono state chiare, molto chiare. Ci hanno detto di essere contrarie a questo provvedimento e ci hanno chiesto di votare no nel momento in cui Renzi fosse venuto in Aula e avesse zittito il dibattito parlamentare e la votazione degli emendamenti.
Persone contrarie ad un provvedimento che voi chiamate riforma, perché questo è tutto tranne che una riforma della scuola. Anche in questo caso, non prendete in giro la gente.
Contrari al ruolo del preside, o come lo volete chiamare. Contrari alle scelte fatte per la stabilizzazione. Contrari alle scelte non fatte e per non aver ascoltato il mondo della scuola: quando venite a raccontarci che siete andati in giro per le scuole ad ascoltare gli insegnanti e gli studenti, beh, ascoltate veramente ciò che hanno da dire insegnanti e studenti sul vostro metodo di ascolto. Contrari alla mancanza di progettualità: non c’è un progetto su cosa si vuol fare di questa benedetta scuola italiana; non c’è un progetto in cui si dica dove si vuole andare, se la scuola italiana vuole diventare europea come le scuole esistenti in tutta Europa o se dobbiamo tornare alle scuole del Terzo mondo.
Un’occasione mancata, colleghi, e non lo dice il senatore Centinaio, il Gruppo della Lega Nord, ma la Fondazione Agnelli, che ieri ha detto che questo provvedimento, non questa riforma, è un’occasione mancata.
È normale che chi avesse delle aspettative sia rimasto tradito. Nel momento in cui il Presidente del Consiglio, come ho ricordato ieri, seduto a quel banco aveva detto che per lui la scuola era una priorità, tutti hanno coltivato delle aspettative, compresi noi. Avevamo delle aspettative. Un Presidente, che doveva essere innovatore, ha trasformato tutto – signor Ministro, come vede non parlo di lei, ma del Presidente del Consiglio e dei suoi collaboratori – in un’occasione persa: avete perso un’occasione.
Avremmo voluto parlare di scuola in un modo serio, costruttivo. Ci saremmo voluti confrontare sulle varie idee di scuola presenti in questo Parlamento, non tra le varie idee di scuola che ci sono tra maggioranza e opposizione – non più minoranza, presidente Marcucci – ma tra le varie idee che ci sono tra i diversi i Gruppi perché all’interno della minoranza ci sono idee diverse. Il bello di questo Parlamento è che ognuno avrebbe portato la propria idea di scuola e ci saremmo confrontati. Purtroppo non ci siamo riusciti.
Avremmo voluto parlare di programmi didattici perché, come ho detto, una vera riforma parla di questo e non solamente della stabilizzazione degli insegnanti perché lo impone l’Europa (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Dovevamo parlare di programmi, di quello che gli studenti dovrebbero andare a studiare in questo momento per essere forse un po’ più vicini ai loro colleghi europei, di cui spesso si riempie la bocca il Presidente del Consiglio quando parla dell’Europa.
Avremmo voluto parlare del futuro degli studenti, Presidente, perché gli studenti ce l’hanno chiesto, ve l’hanno chiesto. E sapete qual è stata la risposta? Mandateci le vostre idee in 140 caratteri in un tweet. Solo il Presidente del Consiglio è in grado di parlare esclusivamente con i tweet, le persone evolute mentalmente forse hanno qualcosa in più da dire di un semplice tweet.
Avremmo voluto parlare delle scuole e della situazione in cui versano. È impensabile parlare della scuola europea, con Renzi alla lavagna, quando poi ai genitori, a inizio anno scolastico, viene dato un elenco del materiale didattico da portare, compresa la carta igienica, perché mancano i soldi per le scuole. Prima mettete la carta igienica nelle scuole, poi parlate del preside sceriffo (Applausi dal Gruppo LN-Aut e dei senatori Vacciano e Simeoni).
Avremmo voluto parlare degli insegnanti perché – non ce ne siamo dimenticati – insieme agli studenti sono i veri protagonisti della scuola. Gli insegnanti, infatti, sono coloro che tengono alta la scuola italiana e, sottopagati, sono considerati degli eroi perché spesso gli vengono rifilate classi in cui c’è gente che non ha neanche voglia di fare la “O” col bicchiere.
Avremmo voluto parlare degli insegnanti e del loro ruolo, perché sono persone; non solo i migranti sono persone, cari colleghi di maggioranza: anche i cittadini italiani che svolgono un ruolo altissimo, come quello dell’insegnamento, sono persone. Ci sono persone che aspettavano delle risposte e voi quelle risposte non le avete date.
Invece, ci siamo trovati il Partito Democratico che giocava a Risiko; bello giocare a Risiko, ma magari non durante le sedute di Commissione. Abbiamo dato una brutta immagine al di fuori: visto e considerato che ci sono due senatori del Partito Democratico che forse voterebbero in modo diverso, allora stiamo tutti fermi e non facciamo votare niente in Commissione; poi, contemporaneamente, vi siete resi conto che, pur non venendo in Commissione, sareste dovuti venire in Aula e sarebbe stato un disastro: allora, Risiko 2. In questo caso, il giocatore principale di Risiko ha un nome e un cognome: Matteo Renzi. (Applausi della senatrice Bignami).
Chiedo agli insegnanti di puntare il dito non contro il Ministro, ma contro il Presidente del Consiglio, che, ancora una volta, ha tolto potere al proprio Ministro, umiliandola davanti all’Italia e davanti agli insegnanti. (Applausi dal Gruppo LN-Aut e della senatrice Bignami).
Noi non ci stiamo. Non vogliamo vedere i nostri insegnanti repressi; non vogliamo vedere gli studenti nelle mani di professori timorosi del giudizio non oggettivo del preside; non vogliamo vedere insegnanti buttati via da Renzi solo perché non servono più e perché non fanno parte della categoria degli amici degli amici e degli amici: alcuni beneficiano, altri no.
Noi avevamo fatto una proposta, quella del triplo canale, che era stata approvata da tutti gli insegnanti e da tutte le categorie. Invece voi venite qui e, anche in questo caso, umiliate tutti. (Applausi dal Gruppo LN-Aut e della senatrice Bignami).
Siamo arrivati al punto che questa riforma o la prendi così com’è o la bocci. La Lega – e qui chiedo agli insegnanti, una volta tanto, di aprire le orecchie – vota contro, vota no a questa fiducia. (Applausi dal Gruppo LN-Aut e della senatrice Bignami). Non solo e non tanto perché è una fiducia – e la fiducia a questo Governo non la voteremo mai – ma perché la Lega vota contro questo provvedimento, che non è altro che la vaselina che state dando agli studenti e ai professori italiani. Questa è la vaselina della buona scuola! (I senatori del Gruppo LN-Aut espongono cartelli e un tubetto di vaselina).
Mettetela a bilancio dello Stato italiano e datela ad ogni professore. Questo è quello che subiranno gli insegnanti. (Gli assistenti parlamentari provvedono a ritirare i cartelli e il tubetto).
PRESIDENTE. Per favore, colleghi, togliete i cartelli. Senatori, collaborate. (Il senatore Crosio persiste nell’esporre il cartello).
Senatore Crosio, non si faccia male, per favore. Senatore Crosio, la richiamo all’ordine.
ZELLER (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZELLER (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, i senatori del Gruppo per le Autonomie, PSI, MAIE voteranno la fiducia che il Governo ha posto oggi sulla riforma della scuola. (Applausi ironici del senatore Castaldi).
Non riteniamo che la questione di fiducia sia lesiva del ruolo e dei diritti del Parlamento, giacché vi è stato un ampio confronto di merito alla Camera e il maxiemendamento presentato dal Governo viene incontro a molte delle critiche espresse. La questione di fiducia rappresenta certamente un passaggio delicato, ma anche una scelta inevitabile e coerente con l’obiettivo di porre in essere la riforma della scuola in tempi rapidi.
Il provvedimento appare sostanzialmente equilibrato ed ispirato a un nuovo modello di organizzazione della scuola, che motiva il piano straordinario di assunzioni di circa 100.000 insegnanti precari. In più, si valorizza l’autonomia scolastica, attribuendo maggiori strumenti ai presidi per gestire risorse umane, tecnologiche e finanziarie. Si introducono innovativi criteri e regole di valutazione dei dirigenti scolastici e degli insegnanti, con attenzione primaria al merito, contemperando i ruoli dei presidi con i diritti del corpo dei docenti.
Valutiamo positivamente anche l’introduzione di un bonus annuale delle eccellenze destinato ai docenti e l’affermazione di una nuova concezione degli investimenti nella scuola, con la possibilità di destinare il 5 per mille alle scuole e con l’introduzione dello school bonus per consentire le donazioni di privati. Finalmente si investono nella scuola risorse rilevanti, come mai è stato in passato, ai fini della formazione e delle opportunità di scelta nei percorsi educativi e scolastici.
Salutiamo con favore anche le nuove regole per il collegamento fra scuola e lavoro, con particolare riferimento alla realtà e alle esigenze delle medie e piccole imprese. Questa riforma recepisce e rafforza il modello formativo e di apprendistato, di alternanza scuola-lavoro, che è il perno fondamentale del sistema duale già sperimentato con grande successo in Germania e in Austria. Anche nella Provincia autonoma di Bolzano il sistema duale ha fortemente contribuito a far sì che il nostro tasso di disoccupazione giovanile sia il più basso d’Italia.
Come rappresentanti delle minoranze linguistiche, apprezziamo inoltre la grande sensibilità che il Governo e i relatori hanno dimostrato e confermato nei confronti del ruolo e delle competenze delle Province autonome di Trento e di Bolzano e della Regione a Statuto speciale Valle d’Aosta. Giudichiamo fondamentale che il Governo abbia inteso salvaguardare la competenza legislativa della Valle d’Aosta e delle due Province autonome, anche se purtroppo non è stato possibile inserire all’interno del testo, per un motivo tecnico procedurale, una disciplina più articolata per la Valle d’Aosta. Ma siamo fiduciosi che, anche sotto questo aspetto, in occasione della visita che il ministro Giannini ha già annunciato in Valle d’Aosta, si concorderanno i contenuti della legge regionale della Valle d’Aosta stessa, per poter recepire in questo modo gli importanti principi della riforma della scuola, coordinandoli con le specificità locali.
Questo provvedimento consente, inoltre, di risolvere finalmente alcune questioni aperte da anni che riguardano le scuole in lingua tedesca e ladina della Provincia di Bolzano, quali il riconoscimento dei titoli di studio rilasciati da altri Paesi dell’Unione europea, i percorsi didattici e formativi, la disciplina della terza prova per gli esami di Stato e, soprattutto, la formazione disciplinare e pedagogico-didattica degli insegnanti.
Infine voglio ringraziare, anche a nome del mio Gruppo, il ministro Giannini e i relatori del provvedimento in Commissione, in particolare la collega Puglisi, che hanno saputo trovare una soluzione di mediazione tra le parti coinvolte, al fine di portare avanti un processo di riforma la cui mancata approvazione avrebbe comportato un grave danno per il mondo della scuola.
Per queste ragioni, il Gruppo Per le Autonomie-PSI-MAIE voterà a favore della questione di fiducia. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE e PD).
DE PETRIS (Misto-SEL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE PETRIS (Misto-SEL). Signor Presidente, i senatori di SEL e la stragrande maggioranza dei colleghi del Gruppo Misto, che in questo dibattito hanno portato con passione il loro contributo, voteranno non solo contro la fiducia al Governo – questo, per quanto ci riguarda, era assolutamente scontato – ma anche contro questo disegno di legge, che noi riteniamo pessimo e ancora una volta creerà una grande frattura tra la politica e i cittadini.
Si tratta di un disegno di legge che non si è voluto discutere all’interno della Commissione, un disegno di legge che non si è voluto arricchire e confrontare con il mondo della scuola, la quale, in tutti i modi e in tutte le forme, ha fatto sentire la sua voce e ha cercato di dare il suo contributo. Ci ha detto in tutti i modi di fermarci e di aprire una grande consultazione. Ci ha detto di lavorare perché ci sia il contributo del mondo della scuola.
In Commissione non si è voluto discutere. Si sono trovate mille scuse, trucchi e trucchetti per mettere in scena il solito copione. Per carità, siamo abituati: come dico sempre io, una fiducia alla settimana non ce la toglie nessuno. Ma questa volta avete veramente esagerato e non avete messo in scena non solo il solito copione.
Il problema vero è che il percorso sulla cosiddetta riforma della buona scuola Renzi aveva iniziato – vorrei ricordarlo – già nel periodo delle primarie. In quel periodo cominciava a parlare della buona scuola indicandola come priorità. E avete suscitato aspettative; avete indicato al Paese la possibilità finalmente di poter fare una riforma seria. La sceneggiata è iniziata con il documento pubblicato su cui si aprivano le consultazioni, che poi, trasposto nel disegno di legge, era molto diverso.
Quando sono iniziate le critiche – se la Ministra sta a sentire – quando il mondo della scuola, gli insegnanti e gli studenti hanno avuto in mano il disegno di legge, una volta iniziato il suo percorso in Parlamento, iniziate le audizioni ed esperiti vari tentativi per avanzare proposte diverse, il presidente Renzi ha immediatamente messo in atto il solito meccanismo. Ha cominciato tranquillamente, come se niente fosse, a denigrare il mondo della scuola.
Il meccanismo di propaganda messo in atto è stato quello di cominciare a dire che gli insegnanti si volevano sottrarre a qualsiasi tipo di valutazione e non volevano essere giudicati. Si è cominciato a dire, quando si sono posti i problemi seri sulla stabilizzazione, sulla questione delle assunzioni, che, in realtà, non si doveva fare assistenzialismo. Si è tentato di mettere gli uni contro gli altri. Si è tentato e si è cercato – per questo si è propagandato lo strumento di fiducia – in maniera del tutto strumentale di dire che si trattava dell’unico modo per far passare le assunzioni.
In realtà, voi non soltanto avete messo in atto strumenti di propaganda, che sono stato sbugiardati in tutti questi giorni e nelle ultime ore, ma vi siete anche completamente disinteressati – questa è la cosa più grave – delle esigenze vere della scuola. Negli ultimi venti anni la scuola è stata afflitta da varie riforme, ma tutti i tentativi di maldestre riforme cosa hanno provocato? Hanno provocato una svalutazione della figura sociale dell’insegnante; una precarizzazione che non ha eguali in Europa; una svalutazione degli stipendi ed una riduzione delle risorse costante alla scuola. Quindi, invece di affrontare questi problemi, avete messo in atto un progetto che non soltanto risolve detti problemi, ma purtroppo – ahimè – li aggrava per sempre.
E veniamo adesso a tutte le bugie che avete detto. Sul piano assunzionale ci siamo sgolati nel dire di affrontarlo ricorrendo allo stralcio, con un piano serio, di buon senso e pluriennale, così finalmente da sanare e chiudere definitivamente la stagione di precariato degli ultimi vent’anni. Voi avete, invece, prodotto un piano assunzionale che – come sapete meglio di me – non risponde alle esigenze vere della scuola, perché tutte le quote di nuovi assunzioni previste in questo disegno di legge non basteranno nemmeno a coprire l’esigenza di posti consolidati. (Applausi della senatrice Bignami). E tutti gli altri? Tutti gli altri che lasciate fuori? Tutti quelli che, secondo i vari Governi che si sono succeduti, si sono inventati vari titoli abilitativi? Tutti quelli a cui avete fatto prendere il TFA e il PAS? (Applausi delle senatrici Bignami e Simeoni). Tutti gli abilitati di seconda fascia? Tutti gli altri che, in questi anni, hanno garantito che la scuola italiana andasse avanti, che hanno insegnato, che si sono presi una o due lauree e che hanno fatto la formazione a spese loro? Tutti questi fuori. (Applausi della senatrice Bignami). Tutti questi devono rifare poi un altro concorso, come se non fossero bastati tutti gli anni di formazione, i titoli abilitativi ed i processi selettivi a cui si sono dovuti sottoporre, sacrificando e anche pagando (Applausi della senatrice Bignami). Ripeto, lo hanno fatto anche pagando e spesso con grandi sacrifici. (Applausi delle senatrici Bignami e Simeoni).
Di questo a voi non importa nulla. Siete solo pronti a dire che dovevate propagandare le 100.000 assunzioni, che sapete perfettamente che non copriranno affatto le esigenze vere per far funzionare la scuola. E questo è quanto avvenuto sul piano delle assunzioni.
Vi siete imbarcati. Noi cosa vi diciamo? Siamo persone di buon senso e affrontiamo questo nodo e facciamo un piano, sanando finalmente la piaga del precariato. No, la buona scuola che cosa fa? Signor Presidente, la buona scuola, invece di affrontare i nodi veri e le sfide del futuro e dell’innovazione per la nostra scuola, per preparare davvero le future generazioni, che cosa fa? Si inventano procedimenti e gerarchizzazioni. Ieri ho sentito il senatore Martini dire che è andato a vedere delle sperimentazioni innovative sulla chiamata diretta. Magari potrebbe dirlo anche a noi. Non vorrei si fosse magari recato in qualche università di Roma, dove qualche rettore di altri tempi faceva molto la chiamata diretta con i suoi parenti per quanto riguardava le docenze. Purtroppo, la chiamata diretta – lo dico ai compagni del Partito Democratico – nasconde un’idea chiara della società gerarchizzata. (Applausi delle senatrici Bignami, Mussini e Simeoni). Si tratta di una società in cui un preside, con un colloquio, dovrebbe fare la selezione e scegliere. Voi capite perfettamente a che cosa si va incontro: clientelismo e poca trasparenza. La nostra preoccupazione è la costruzione di scuole di serie A e scuole di serie B. Tutt’altro di quello che avete scritto! Questo meccanismo e molte altre misure contenute nel disegno di legge produrranno disuguaglianze sociali. (Applausi delle senatrici Bignami e Simeoni).
Mi sono soffermata sui problemi di costituzionalità. La libertà di insegnamento – parole scritte nella maglietta che indosso – viene messa in discussione con l’idea della chiamata diretta. Voi volete una scuola gerarchizzata, ma questa non sarà una scuola che potrà affrontare le sfide del futuro. Sarà una scuola che, purtroppo, metterà in discussione quello che era il sogno dei nostri Padri costituenti e, per tanto tempo, lo strumento anche di avanzamento sociale. (Applausi delle senatrici Bignami e Simeoni). (Richiami del Presidente).
Signor Presidente, mi faccia dire una cosa.
PRESIDENTE. Gliela faccio dire, ma si avvii alla conclusione.
DE PETRIS (Misto-SEL). Questa notte, mentre ascoltavo il dibattito in Assemblea, pensavo che probabilmente, per ognuno di noi, ci sono stati dei professori che hanno avuto davvero un ruolo importante e che ci hanno accompagnato negli anni del liceo e nella nostra esperienza scolastica. Penso ai miei professori, a due o tre in particolare, alla loro dedizione e alla loro capacità: io sono quello che sono, come molti qui dentro, anche per la grande capacità di quei professori (Applausi dal Gruppo Misto-SEL e delle senatrici Bignami Mussini e Simeoni). La scuola ha bisogno di collegialità. La scuola è comunità e il rapporto tra docente e discente è complesso, ma tutto questo non l’avete voluto affrontare. Eppure, avevamo delle proposte – penso anche a quelle della senatrice Mussini, che vedo qui presente – ed era stata depositata la legge di iniziativa popolare. (Applausi dal Gruppo Misto-SEL e delle senatrici Bignami, Mussini e Simeoni).
Abbiamo messo in campo tutta la nostra buona volontà, ma ancora una volta avete voluto dare uno schiaffo a noi e a questa Assemblea. La cosa più importante è, però, lo schiaffo che avete inferto al mondo della scuola. Invece di rivalutare il ruolo degli insegnanti, ancora una volta li volete destinare all’umiliazione. Il mondo della scuola, però, non ve lo perdonerà. Lo dico al Partito Democratico: non si può essere stati all’opposizione e aver combattuto alcune scelte scellerate e oggi fare peggio di prima. Questo non vi sarà concesso: il mondo della scuola ve lo ha già detto e non vi lascerà in pace. (Applausi delle senatrici Bignami, Mussini e Simeoni). Continueremo a combattere, non ci rassegniamo e troveremo insieme, con gli insegnanti, con i docenti, con tutto il mondo della scuola, il modo per andare avanti e cancellare la vergogna di disegno di legge sulla scuola. Non abbiate più il coraggio di chiamarla buona scuola: le vostre menzogne sono finite. (Applausi dal Gruppo Misto-SEL e dei senatori Bignami, Molinari, Mussini, Nugnes, Pelino e Santangelo).
CONTE (AP (NCD-UDC)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CONTE (AP (NCD-UDC)). Signor Presidente, signora Ministro, onorevoli colleghi, inizio la mia dichiarazione di voto richiamando l’iter di questo provvedimento che ha preso il via circa un anno fa, con la fase di consultazione sul documento intitolato «La buona scuola», sottoposto all’esame e aperto alle proposte di tutte le componenti scolastiche: docenti, dirigenti, genitori, studenti, ma anche società civile. Si è trattato di una forma partecipativa sicuramente innovativa, forse non ben compresa nella sua potenzialità di dare voce a tutti coloro che avevano idee e proposte da avanzare.
Ricordo questo per due motivi: il primo, non condividendo la critica avanzata da più parti sulla mancata partecipazione e sul non ascolto; il secondo motivo, per riconoscere il lavoro che è stato fatto dalle scuole italiane. A tale proposto voglio ricordare, come esempio, il lavoro che conosco bene, fatto dalle scuole del Veneto, coordinato dall’ufficio scolastico regionale, riportato nel documento conclusivo trasmesso al Ministero, che mette a fuoco le varie criticità ed avanza proposte, molte delle quali sono contenute nel disegno di legge iniziale; e questo significa ascolto.
Anche le altre realtà scolastiche italiane hanno, però, operato con lo stesso spirito e nello stesso modo, consentendo di presentare un disegno di legge che affronta varie tipologie di problemi: compiti e funzioni del dirigente scolastico, reclutamento del personale, valutazione e aggiornamento dello stesso, alternanza scuola-lavoro, edilizia scolastica, scuole paritarie, school bonus, recupero del ruolo degli organi collegiali, anche se l’attenzione durante l’ultima fase dei lavori si è concentrata soprattutto su alcuni di questi temi, quelli riguardanti il personale.
Il fatto che si giunga all’approvazione ponendo la fiducia non sminuisce il lavoro fatto dalla 7a Commissione permanente, che ritengo abbia ben lavorato, con spirito collaborativo e al di là delle diverse concezioni ed appartenenze politiche. Lo testimonia il testo che stiamo per approvare, che è il testo finale proposto dai relatori, facendo la sintesi di molte proposte emendative avanzate durante i lavori in Commissione. Il testo che esce dal Senato è diverso, molto diverso, da quello trasmessoci dalla Camera dei deputati, non tanto nell’impianto generale e nei principi orientativi, quanto invece nelle diverse declinazioni dei numerosi temi che vengono affrontati.
Si è avuta, nelle varie fasi, la sensazione che, al centro dell’attenzione, non fosse il destinatario del servizio, l’alunno, lo studente, ma soltanto la componente docenti. Ma una scuola, per essere buona, deve essere tale in tutte le sue componenti: dai dirigenti ai docenti, dagli studenti alle famiglie, dalle strutture, che devono essere in primo luogo sicure, alle attrezzature, che devono essere moderne ed efficienti, ai rapporti interpersonali tra le varie componenti, che devono essere fluidi e collaborativi, al funzionamento dei suoi organi.
Questo disegno di legge non entra nel merito degli ordinamenti e degli indirizzi scolastici né dei programmi. Afferma, tuttavia, la necessità di ampliare l’offerta formativa con il rafforzamento di alcuni insegnamenti, per rendere la scuola più aderente alla società attuale, per recuperare le competenze di alcuni settori, quali le lingue, l’informatica, le arti e l’educazione motoria. La sua approvazione dovrà dare ora il via al Ministero perché vengano fornite le direttive per attuare queste linee di indirizzo.
È una scuola dell’inclusione e non dell’esclusione, con forti caratterizzazioni educative e formative, oltre che didattiche, in modo particolare, per la scuola dell’obbligo e – entro subito nel merito di questo aspetto – per alunni e studenti meno fortunati, che necessitano di interventi specifici per acquisire maggiore autonomia personale per un più facile inserimento nella società e nel mondo del lavoro al termine del percorso di studi.
L’organico dell’autonomia, assegnando una dotazione aggiuntiva rispetto a quella curriculare, consente ai dirigenti di assumere importanti iniziative per dare risposta a queste necessità: dal curriculum personalizzato per il singolo allievo alla riduzione del numero di alunni per classe. Il curriculum dello studente va sicuramente nella direzione di portarlo ad esprimere al meglio le sue potenzialità.
È opinione diffusa e comune che la scuola ha bisogno di una nuova legge, e ora una nuova legge avrà, magari non perfetta, magari non come tutti la vorrebbero, ma sicuramente è una legge che affronta molte delle criticità attualmente presenti, in primis il precariato, una situazione anomala, stratificatasi nel tempo per il susseguirsi di norme per l’accesso all’insegnamento negli ultimi anni non sempre coerenti ed omogenee.
Questa legge consente ora la stabilizzazione di oltre 100.000 precari e prevede che, in futuro, l’accesso all’insegnamento avvenga esclusivamente mediante concorso, che è la modalità prevista dalla Costituzione ed è quella seguita dagli altri settori della pubblica amministrazione. I 100.000 che verranno assunti non sono certo tutti gli attuali precari della scuola, ma entro il 2015 è previsto un nuovo concorso per ulteriori posti, preventivabili in circa 60.000, con anche la valutazione dei titoli abilitativi delle altre fasce di precariato – a tutela di chi nella scuola c’è già – che consentirà di stabilizzare buona parte degli attuali precari, con beneficio innegabile per la continuità didattica e la qualità dell’insegnamento.
L’organico dell’autonomia è effettivamente un’importante potenzialità, che crea i presupposti perché il piano dell’offerta formativa possa effettivamente essere aderente alla realtà territoriale (che è diversa da un’area geografica all’altra) e possa essere coerente con i bisogni educativi individuali. All’interno di questo organico potranno essere individuate le esperienze professionali più idonee, sia per tradurre in pratica gli obiettivi legati ai curricula sia per dare vita ad iniziative formative extracurriculari, che potranno essere programmate in collaborazione che le altre realtà territoriali, con gli enti locali, con le associazioni che operano nei vari settori del sociale, della cultura, dello sport, del mondo del lavoro.
Si tratta di una scuola aperta al territorio e che con il territorio dialoga e si integra. Il rafforzamento del ruolo e delle funzioni del dirigente scolastico consente un modello organizzativo più moderno ed efficiente, dove siano facilmente individuabili, oltre alle funzioni, anche le responsabilità; dove soprattutto ci sia chi risponde di quello che non funziona, ed anche il dirigente, dopo le modifiche apportate, è soggetto a valutazione. È un rafforzamento del ruolo, tuttavia, nel rispetto della collegialità, soprattutto per la definizione del piano dell’offerta formativa, che sarà il collegio dei docenti ad elaborare e il consiglio d’istituto ad approvare.
Veniamo alla valutazione: un termine che è sempre stato un assillo nella scuola; una valutazione rivolta agli alunni, quella di vecchio stampo, mentre ora viene riferita ai docenti: altro tema lungamente discusso e oggetto di forti contestazioni.
Ma una buona scuola non ha paura della valutazione, come un buon docente non ha paura della valutazione. Non sono mie queste ultime considerazioni, bensì l’affermazione di un rappresentante sindacale durante una delle tante audizioni al Senato, a dimostrazione di come i sindacati non siano tutti graniticamente contrari a questo provvedimento. Naturalmente, per ben valutare, dovranno essere individuati criteri rigidi ed oggettivi. La presenza di rappresentanti dei genitori e studenti nel comitato che li individua va a garanzia della necessità di oggettività, e per i docenti viene previsto in maniera più stringente l’obbligo dell’aggiornamento professionale, anche con incentivo economico.
L’alternanza scuola-lavoro va nella direzione di rendere più agevole l’inserimento nel mondo del lavoro per gli studenti, introducendo una durata minima dei percorsi di stage e tirocinio in azienda, ampliando il bacino di aziende ed enti che potranno mettersi a disposizione per offrire possibilità di esperienze lavorative concrete.
Questa legge affronta anche il problema dell’edilizia scolastica. Molte scuole italiane sono ospitate in edifici che presentano carenze strutturali, limiti di accessibilità per portatori di handicap, hanno spazi insufficienti, carenza di laboratori, condividono palestre. Siamo tutti consapevoli, colleghi, che, con le risorse messe a disposizione da questa legge e da precedenti provvedimenti, potranno essere risolte solo in parte le criticità. E allora voglio fare una richiesta forte al Governo, rendendomi interprete della richiesta di molti amministratori di enti locali che hanno a disposizione risorse proprie da destinare a interventi sugli edifici scolastici, ma che si trovano nella impossibilità di spenderle per rispettare il vincolo del Patto di stabilità. La richiesta è quella di far uscire, con la prossima legge di stabilità, dal vincolo di rispetto del Patto le spese sostenute nel settore dell’edilizia scolastica.
Con l’iniziativa delle scuole innovative si avvia un percorso per stimolare la realizzazione di scuole che, oltre ad essere capienti e sicure, rispondano anche alle nuove esigenze educative e didattiche.
La previsione dello school bonus offre alle istituzioni scolastiche la possibilità di contare su risorse provenienti da fonti private, previsione molto importante per l’attuale limitatezza di quelle pubbliche. La previsione di costituire un fondo perequativo del 10 per cento tutela le aree che potrebbero trovare minori disponibilità.
Questa legge afferma il sistema duale della scuola italiana: quello delle scuole statali e quello delle scuole paritarie è un principio introdotto con la legge n. 62 del 2000, che si rafforza con l’attuale previsione di detrazione fiscale nella misura di 400 euro per le spese di frequenza. È una previsione limitata, che riteniamo debba essere aumentata nei prossimi anni perché – colleghi – non è vero che la scuola paritaria è la scuola dei ricchi, né è vero che è una scuola confessionale. Al di là delle ideologie, bisogna riconoscere che le scuole paritarie, soprattutto in alcune Regioni, offrono un servizio educativo di qualità, laddove non esistono sufficienti istituzioni scolastiche statali, soprattutto nella scuola dell’infanzia, e sono stati più volte citati i dati forniti dal Ministero sui costi unitari per frequentante di una scuola statale e di una scuola paritaria.
PRESIDENTE. La invito a concludere.
CONTE (AP (NCD-UDC)). Mi avvio a terminare. Da persona che per tanti anni ha vissuto dall’interno i problemi della scuola, consentitemi di recuperare un aspetto più dignitoso e più realistico della scuola italiana rispetto al quadro a tinte fosche dipinto in queste ultime settimane. Non risponde alla realtà che, nella scuola italiana, tutto non funzioni: sarebbe ingeneroso nei confronti di quella decine di migliaia di docenti e di dirigenti che nella scuola operano con dedizione, con competenza, con passione, interpretando il loro ruolo come missione. Di questi docenti noi dobbiamo essere orgogliosi, perché sono questi che fanno la qualità della scuola italiana.
Di una legge la scuola italiana aveva bisogno e, se verrà votata la fiducia, una nuova legge ora avrà, ed è una buona legge, che affronta in materia globale e non parziale o settoriale o di parte i problemi che affliggono la scuola italiana. Ed è per questo che Area Popolare la voterà con convinzione (Applausi dal Gruppo AP (NCD-UDC). Congratulazioni).
BLUNDO (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BLUNDO (M5S). Signor Presidente, era il 3 settembre 2014 quando il signor Renzi annunciava il più grande bluff della legislatura: la riforma della scuola. Quel giorno da Palazzo Chigi disse: «Vi propongo un patto educativo con l’ennesima riforma, una cosa diversa. Abbiamo un anno di tempo per rivoluzionare la scuola italiana, ma soprattutto per darle importanza». Il patto, però, lo aveva già stretto e di certo non con il mondo della scuola, se, dopo nove mesi e apparenti disponibilità al dialogo, voterete oggi in Aula un testo che è riuscito a scontentare tutti (Applausi dal Gruppo M5S): docenti, studenti, genitori e personale scolastico, come da lui stesso dichiarato a seguito della recente ed evidente sconfitta elettorale.
Oggi avrei preferito, colleghi, non fare questa dichiarazione di voto, perché il provvedimento in esame, figlio di un processo assurdo e surreale, rischia di segnare la fine della specificità della scuola pubblica, quella scuola che ho vissuto da allieva e che, dopo un lungo percorso, mi ha visto diventare parte attiva della comunità educante, inizialmente come precaria e di seguito come titolare di cattedra. (Brusio in Aula. Richiami del Presidente).
PRESIDENTE. Non era per lei, senatrice. Intendevo farla ascoltare meglio e diminuire il brusio dell’Aula.
BLUNDO (M5S). La ringrazio, Presidente, proprio dell’ascolto abbiamo bisogno, ma non vorrei che mi venisse ridotto il tempo.
Ho iniziato questo mio percorso in una scuola pubblica valorizzata dai decreti delegati del 1985, con deleghe rientranti in un quadro normativo di riferimento ben circostanziato e alle porte di un cambiamento che avrebbe trasformato nella scuola primaria l’insegnante unico in un team docente. Ricordo le resistenze delle colleghe più anziane per il cambiamento, ma quel cambiamento, Ministro, era supportato da studi pedagogici, sociologici e normativi di alto valore.
Questo testo invece, imposto dal Partito Democratico, culturalmente povero e non rappresentativo dell’universo scolastico, tradisce tristemente quei valori. Non servono a nulla, senatore Russo, interventi pedagogici a tampone, successivi. Non c’è nulla di democratico né nel metodo utilizzato né nel merito, nulla di condivisibile. Ancora una volta alla base c’è solo l’esigenza di sgravare economicamente lo Stato da qualsiasi minimo impegno economico sulla scuola pubblica (Applausi dal Gruppo M5S), come avvenne per le precedenti riforme – pseudoriforme – Moratti e Gelmini, non ancora pienamente valutate per i danni prodotti, ministro Giannini.
Per garantire una buona scuola si sarebbe dovuto intervenire per ridurre il numero di alunni per classe e per ripristinare le ore d’insegnamento del ciclo completo di storia, nonché garantire anche nei licei lo studio della nostra Costituzione, quella Costituzione che voi non rispettate.
Privilegiate la scuola non pubblica con detrazioni fiscali per le scuole paritarie, attingendo però ai fondi pubblici e svendendo il futuro della scuola pubblica e dei nostri figli al mondo del mercato con le sue logiche perverse ed una facile corruzione (Applausi dal Gruppo M5S).
Colleghi, gli italiani hanno finalmente capito che siete dei giocatori di poker e che anche sulla scuola, in questi mesi, non avete fatto altro che bluffare, cercando tenacemente di raggiungere un unico risultato: liberarvi del peso economico della scuola pubblica, sordi e incapaci di capire che, invece, investire sulla scuola significa investire sul futuro del Paese, e l’Italia resta ancora al 3,8 per cento del PIL investito sulla scuola, contro percentuali ben diverse in tutta Europa. (Applausi dal Gruppo M5S).
Avete bluffato, fin dall’inizio, sui numeri delle assunzioni dei precari, interpretando a vostro uso e consumo la sentenza dalla Corte di giustizia europea del 26 novembre 2014, che ha chiesto la stabilizzazione del personale docente con trentasei mesi di servizio. Avete puntato sul consueto schema di potere rappresentato dalla guerra tra poveri, ma questa volta il giochino non vi è riuscito, perché i precari sono stati uniti grazie a noi del Movimento 5 Stelle, che ci siamo adoperati per salvaguardare i diritti da loro acquisiti in tutti questi anni e da tutte le categorie dei precari.
Voi, Governo delle favole, avete promesso l’assunzione di 148.000 precari, e poi siete progressivamente scesi a 120.000 e infine 100.000. Ma il bluff non si è fermato qui, perché con questo vostro maxiemendamento, sul quale avete osato porre la trentasettesima questione di fiducia, gli insegnanti assunti da subito saranno solo 40.000, e la loro assunzione avverrà secondo le ordinarie procedure del turn over previste nell’articolo 399 del testo unico. Volevate scavalcare questo testo, mentre le modalità che avevate previsto in quel disegno di legge non erano fattibili per quest’anno e, quindi, è prevista solo un’assunzione di tipo giuridico per i restanti 60.000, con cattedra e stipendio rinviati, nella migliore delle ipotesi, all’anno scolastico 2016-2017. Ancora una volta non avete recepito, ma strumentalizzato quello che il Movimento 5 Stelle proponeva per tutelare tutti gli aventi diritto, e non per fare questa ennesima porcata. (Applausi dal Gruppo M5S).
Siete dei fabbricatori di balle, perché le assunzioni per l’anno scolastico 2015-2016 saranno fatte con procedura ordinaria, mentre nel testo che avete proposto si parla di procedure straordinarie e di straordinarie assunzioni, ma non c’è nulla di straordinario, nulla di eccezionalmente differente e di profondamente discontinuo rispetto al passato. Ciò dimostra ancor più che questa riforma non era urgente e non sarebbe servita. Sarebbe stato meglio ritirare questo testo.
Continuando a parlare delle 100.000 assunzioni a partire da settembre 2015, dimostrate – colleghi – tutta la vostra malafede politica e disonestà intellettuale. (Applausi dal Gruppo M5S). Ogni giorno, cari signori del Governo, vi dimostrate sempre più esperti in giochi di prestigio e, quando rischiate di veder fallire il vostro numero migliore, per evitare accuratamente quei voti che in Commissione avrebbero bloccato o trasformato in modo sostanziale questo testo, voi vi imponete con la forza e l’autorità. (Applausi dal Gruppo M5S).
Gli insegnanti, gli studenti, le famiglie e la società sono gli agnelli sacrificali di questa riforma, che mira a distruggere la libertà d’insegnamento del docente e il diritto dello studente a sviluppare un proprio spirito critico. Il combinato disposto che riconosce al dirigente scolastico la possibilità di definire gli indirizzi del piano di offerta formativa, nonché quella di individuare direttamente il personale al quale assegnare i posti dell’organico dell’autonomia, violano i principi di trasparenza e imparzialità che dovrebbero disciplinare l’assunzione nel pubblico impiego ed esautora irrimediabilmente la figura del docente, piegando il suo valore e la sua libertà di insegnamento alla volontà del dirigente scolastico e alla suprema unica esigenza di salvaguardare il proprio posto di lavoro.
Questo disegno di legge privilegia erroneamente la valutazione individuale del docente da parte di un apposito comitato, composto dal dirigente scolastico (che potrà arbitrariamente valutare l’operato dei docenti), da tre docenti (che dovranno giudicare un collega), da rappresentanti dei genitori (che, per timori di ritorsioni verso i figli, non valuteranno il docente in piena libertà, ma saranno soggetti a condizionamenti), e da un componente esterno designato dall’ufficio scolastico regionale.
Noi oggi non vi diamo alcuna fiducia perché riteniamo inopportuno assegnare al Governo deleghe che vi permetteranno di poter unilateralmente intervenire in settori e materie che, invece, necessitano di un confronto aperto e costruttivo, come la garanzia del diritto allo studio l’organizzazione delle scuole dell’infanzia e del sistema integrato di istruzione da zero a sei anni, che non può essere ridotta a mero servizio, la revisione del trattamento economico del personale docente.
Noi questa fiducia non la voteremo, e mi rivolgo direttamente a coloro che in quest’Aula, ammesso che ci siano, hanno il coraggio e la dignità di liberarsi dalle catene del potere: fermate questo scempio prima che sia troppo tardi! Per il futuro dei vostri figli e per il bene dei vostri ragazzi, dei figli dei vostri figli, vi chiediamo uno scatto d’orgoglio, vi chiediamo ancora una volta di non privilegiare il mantenimento dello scranno parlamentare rispetto all’interesse del Paese. (Commenti delle senatrici Cardinali e Fabbri).
In questo caso l’interesse del Paese è quello di non far passare questa riforma e di non dare questa fiducia. Colleghi, non abbiamo bisogno di un Governo che fa danni. Abbiamo bisogno di persone intellettualmente oneste e libere, che abbiano la forza di non fare più da stampella ad un potere, assoggettato alle banche, alla trojka, a Confindustria e all’ENI. Abbiamo bisogno che vi sappiate distaccare dal potere del Premier e dei suoi amici e cortigiani, che da oggi, peraltro, praticamente non esiste più. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni).
MARIN (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
AIROLA (M5S). Signor Presidente, ma qui tutti gridano e parlano! Adesso grido io, come facevate voi! Vergognatevi! E si vergogni anche lei, signor Presidente! Non è neanche capace di tenere l’ordine! Mi dia la parola! (Proteste dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Senatore Airola, ho fatto parlare per quattordici minuti la senatrice Blundo. Non ha che di lamentarsi.
AIROLA (M5S). Ma se l’NCD stava facendo una riunione di Gruppo!
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire, senatore Marin.
MARIN (FI-PdL XVII). Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, il Presidente… (Vivaci proteste dal Gruppo M5S).
SANTANGELO (M5S). Allora adesso ci facciamo i fatti nostri. Adesso teniamo qui una riunione del Gruppo, perché si fa così in questo posto!
PRESIDENTE. Invito i senatori del Movimento 5 Stelle ad accomodarsi fuori dall’Aula per fare le loro discussioni.
GIARRUSSO (M5S). Ma facci parlare! Stiamo facendo una riunione: fanno tutti così! (Vivaci commenti del senatore Airola).
PRESIDENTE. Senatore Airola, la prego di contenersi. Voi volete provocare l’incidente e salire agli onori della cronaca.
AIROLA (M5S). Oggi mi sono contenuto anche troppo!
PRESIDENTE. Senatore Marin, lei ha la parola e non altri. Può riprendere il suo intervento.
MARIN (FI-PdL XVII). Il 24 febbraio 2014 il presidente del Consiglio Renzi veniva a chiedere la fiducia al Senato e diceva che questo Governo avrebbe proceduto con scadenze precise e tappe concrete, a partire dalla scuola, perché è nella scuola che «nasce la credibilità di un Paese» e non c’è politica alcuna «che non parta dalla centralità della scuola». Affermava anche che occorreva restituire valore sociale agli insegnanti.
Beh, se questo è il risultato, già queste poche parole, ricordando quello che dicevano, portano ad esprimere un giudizio totale su quello che in questi sedici mesi è stato il Governo Renzi. Non per nulla, Renzi in quella replica ringraziava tutte le forze politiche per quello che avevano risposto al suo discorso di insediamento, dicendo: «Grazie, terremo presente tutto quello che dite»; ringraziava il senatore Paolo Romani, si lanciava in proclami importanti; si sentiva in quel momento il dominus della politica italiana.
Oggi pone invece la quarantesima fiducia in sedici mesi, svilendo quello stesso Parlamento ed impedendo ad esso di discutere e dare un contributo su riforme fondamentali come questa della scuola, ma non solo, umiliando il lavoro delle Commissioni. Voglio dirlo a tutti i colleghi parlamentari, prima di tutto a quelli della maggioranza (e dopo parleremo di questa riforma): non è possibile che lavoriamo nelle Commissioni, votiamo emendamenti e discutiamo, poi arriva qui il solito Ministro con la solita vocina a porre la questione di fiducia per la quarantesima volta in sedici mesi e annulla il lavoro di tutte le Commissioni e di tutti i parlamentari. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII e dei senatori Bignami e Giarrusso). Io credo che questo la dica lunga sul modus operandi di questo Governo.
Sul modus operandi adottato per questa riforma, invece, voglio ricordare com’è andata: come ha ricordato prima un collega di un altro Gruppo, il presidente Renzi disse di essere da un anno in fase di ascolto del mondo della scuola. Sono andati alla Camera con un testo preciso, che, dopo un anno di lavoro, avrebbe dovuto risolversi con un voto quasi unanime, secondo loro (che però non ascoltano le voci del Paese, perché la protesta, prima di tutto del mondo della scuola, è altissima in tutta Italia). Detto questo, il testo è andato alla Camera, che l’ha votato; poi è arrivato al Senato, dove la Commissione non ha potuto lavorare: nonostante gli sforzi compiuti – abbiamo votato nove emendamenti, ci siamo riuniti decine di volte senza poter lavorare e dare il nostro contributo – siamo stati incolpati di non aver migliorato questa riforma, perché le opposizioni – facendo il loro lavoro – hanno presentato 2.100 emendamenti ad una riforma che in tutta evidenza non va bene a nessuno, lo sottolineo.
Poi, una sera, Renzi ha deciso di dire in televisione che avrebbe sospeso tutto e avrebbe riunito il mondo della scuola. Era in ascolto dal settembre 2014, secondo lui, perché nel discorso di insediamento aveva detto che era il perno di tutto; nonostante ciò, ha detto: «Sospendiamo tutto e blocchiamoci»; qualcuno gli ha spiegato che non funziona così. Lui, per la verità, ha anche detto che sarebbe diventato professore: questa frase, «io farò il professore» (e vedremo dopo il merito e la qualità), dice tutto quello che pensa di scuola e università, perché non ha specificato se sarà professore di scuola o di università. (Commenti del senatore Giarrusso). Ha detto: «Farò il professore». Si è dimenticato di come avvengono i percorsi formativi e selettivi che sono quelli che vogliamo noi. Rispetto a questa riforma, non siamo contro le assunzioni, ma siamo per assunzioni che avvengano per concorso, per percorsi selettivi e formativi. Sono due cose diverse: non siamo favorevoli alla nomina di idonei, per poi andare a prendere dopo vent’anni persone che magari ormai fanno un altro lavoro e hanno poche possibilità di insegnare, perché la scuola è messa in questo modo.
Anche sulle assunzioni, con il nuovo maxiemendamento, non avete mantenuto le promesse: avrebbero dovuto esserci 100.711 assunzioni e saranno circa 48.000, molte delle quali saranno per il turnover, signor Presidente: lo dico ai colleghi del Partito Democratico, perché questa è la riforma del Partito Democratico.
Detto questo, nessuno nomina né parla, a proposito di merito e qualità, degli insegnanti che hanno fatto il tirocinio formativo abilitante (i famosi TFA): erano 8.000 ad oggi, se ne sarebbero aggiunti altri 16.000 in una riforma che prevede 160.000 assunzioni, secondo voi, se così sarà; ma com’è possibile che chi si impegna e fa percorsi formativi non viene assunto, mentre chi magari è diventato idoneo ad un concorso vent’anni fa viene assunto? Onestamente, non è questa la scuola che vogliamo, quella che premia il merito e la qualità, forse perché sulla formazione abbiamo un’idea diversa da Renzi e dal ministro Giannini su questa riforma.
Come tutti sapete, verranno dati 500 euro all’anno ai professori per la formazione, che potranno essere spesi anche per il cinema ed il teatro. Guardate che i professori sono persone per bene e serie, non li si conquista con una mancia. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII e della senatrice Bignami). Loro credono di fare percorsi formativi perché devono insegnare ai nostri ragazzi e sono affezionati al loro lavoro e oggi protestano anche i professori che verranno assunti per difendere i loro colleghi, perché difendono – pur da posizioni diverse rispetto a noi – quello che manca davvero in questo disegno di legge, ossia il merito e la qualità. Non ci sono i ragazzi al centro del mondo di questa riforma c’è altro – come vedremo in seguito – ed è politico.
Un’altra cosa che non possiamo accettare è relativa alle scuole paritarie: si potrà ridurre l’imposta del 19 per cento fino ad un massimo di 400 euro. Riteniamo che questo non sia sufficiente.
Bisogna intanto che le scuole paritarie vengano coinvolte in tutto il ciclo formativo, dall’inizio alla fine, sia i licei che le scuole precedenti, medie ed elementari; punto numero uno. Questa cifra poi va alzata almeno a 1.000-2.000 euro, altrimenti quel 19 per cento non equivale nemmeno ai famosi 80 euro di cui Renzi si vanta e che gli hanno permesso di “vincere” le elezioni europee.
Ancora: perché chi va nelle scuole paritarie non deve essere nel portale del MIUR? Per quale motivo deve esserci questa discriminazione? Inoltre, come verranno assunti i docenti nelle scuole paritarie? Ricordo che i 48.000 docenti che verranno assunti ora nelle scuole statali non lo saranno per chiamata del preside ma con i vecchi metodi. Voi dite che bisogna fare una cosa ma intanto ne fate un’altra. Perché? Perché non siamo capaci e poiché non lo siamo – altro aspetto che non ci piace – in questa legge vengono date nove deleghe al Governo.
Come dicevamo prima, il Parlamento è delegittimato: le Commissioni lavorano e non sono considerate; noi, in questa sede, votiamo un disegno di legge e diamo una delega in bianco al Governo, che farà tutto ciò che vuole su temi importantissimi come quello del ciclo da zero a sei anni. Sono deleghe che consegniamo in bianco. Delle due l’una: o il Governo non è in grado di presentarci il proprio programma (o il Parlamento non lavora bene e le Commissioni non danno idee), oppure è proprio l’uomo solo al comando che decide e dice di voler fare tutto quello che vuole senza discussioni. D’altronde il presidente Renzi è professore, è Presidente del Consiglio, è segretario del Partito Democratico. Recita tre ruoli in commedia.
Per quale motivo arriva sempre la fiducia, e questa è la quarantesima? Perché si sta consumando un congresso permanente del Partito democratico, e in questo caso si consuma sulla scuola, sulle famiglie, sui ragazzi. Il motivo per cui viene posta la fiducia è perché non si fidano neanche fra loro. Renzi dice: «Ti do questo però metto la fiducia perché voglio vedere come voti». Ormai è un rapporto perverso. Il Paese aspetta riforme serie.
Nel suo discorso di insediamento aveva detto che avrebbe fatto una riforma al mese. Sono passati sedici mesi e avremmo dovuto vedere sedici riforme. Purtroppo per il Paese non è proprio così. Come dicevo, siamo di fronte al congresso permanente del Partito Democratico, un congresso in cui i compromessi sono sempre al ribasso, in cui non si riesce a discutere e si arriva come oggi con questo maxiemendamento in cui c’è l’obbligo di votare perché comanda lui. Intanto il Paese va a fondo e non c’è nulla di concreto.
C’è un motivo molto semplice, Presidente. Il Presidente del Consiglio è anche segretario del Partito Democratico – oltre ad essere, o sarà, professore, come ha detto lui – e quando deve scegliere tra Presidente del Consiglio e segretario del Partito Democratico la scelta cade sempre su quest’ultimo. Lo dico alle altre forze politiche che lo sostengono (d’altronde penso che il ministro Giannini sia iscritta al Gruppo del Partito Democratico). Questo è il Governo del segretario del Partito Democratico. È il Governo del PD, non è un Governo di tipo diverso. Renzi sceglie di essere sempre quello.
Anche in questo caso, nella riforma della scuola, poteva scegliere fra la qualità, il merito, poteva prendere alcune nostre proposte e di altri Gruppi che andavano in questo senso, poteva scegliere i ragazzi, le famiglie. Ma lui ha scelto la ditta, come gli ricordano esponenti autorevoli del suo partito, già PC, PDS, DS e PD. Tra le famiglie e i ragazzi, da un lato, e la ditta, dall’altro, Renzi ha scelto la ditta ed è per questo, signor Presidente, che noi votiamo no, perché noi, invece, scegliamo gli italiani. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII e del senatore Campanella. Congratulazioni).
PUGLISI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PUGLISI (PD). Signor Presidente, cara ministra Giannini, onorevoli Sottosegretari, innanzitutto grazie per il lavoro comune di questi mesi, e ci dispiace davvero per le accuse ingenerose che le sono state rivolte, Ministra.
Cari colleghi, tra poco voteremo la fiducia al Governo Renzi su quella che forse è la più difficile e la più importante delle riforme. Il 24 febbraio 2014 questo Governo si è insediato chiedendo un mandato: cambiare questo Paese nel profondo, restituendo agli occhi del mondo credibilità all’Italia, orgogliosi delle bellezze e delle sue potenzialità, tenaci nel voler combattere precarietà e diseguaglianze, operando per abbattere la corruzione e diffondere la legalità.
In quest’Aula il Presidente del Consiglio, nel suo discorso di insediamento, ha parlato a lungo, come mai nessuno prima, della funzione determinante della scuola per il cambiamento, della fiducia che abbiamo negli insegnanti. Perché come furono i maestri e le maestre a creare davvero l’Italia unita, così saranno loro, più di qualsiasi politico o governante, a determinare ciò che sarà l’Italia di domani. (Commenti della senatrice Montevecchi).
Abbiamo mantenuto la promessa che avevamo fatto in campagna elettorale di non calare dall’alto una legge, ma di coinvolgere il mondo della scuola. Così il Governo, il 15 settembre scorso, ha messo in discussione le linee guida della buona scuola. Una discussione che in due mesi ha coinvolto oltre due milioni di italiani in oltre 2.000 incontri aperti in tutto il Paese. Finalmente un Paese che si confronta, anche in modo aspro, sui temi dell’educazione.
Abbiamo ascoltato veramente: basta confrontare i contenuti delle linee guida con il testo che oggi stiamo per votare, dopo oltre nove mesi di confronto, e guardare al punto più controverso, quello della valutazione degli insegnanti. (Commenti della senatrice Paglini).
Siamo rimasti l’unico Paese in Europa ad avere come unico sistema di avanzamento stipendiale dei docenti l’anzianità di servizio. Il documento iniziale proponeva di passare a scatti di merito, basati su criteri oggettivi, fatti di crediti formativi, professionali e didattici, introduceva la figura del docente mentor. Esattamente ciò che ieri nel suo intervento auspicava il collega Tocci. Ma gli insegnanti italiani ci hanno detto no con forza a quella proposta. Come avevano detto no al concorsone di Berlinguer. E dunque il Governo ha ascoltato, come promesso, e ha messo a disposizione delle scuole 200 milioni di euro (sono in media 22.000 euro per ogni scuola), per premiare l’impegno degli insegnanti.
Doveva essere il dirigente scolastico ad assegnare le risorse, ma, dopo la manifestazione del 5 maggio e un nuovo confronto, la Camera ha affiancato al dirigente un comitato che deve stabilire i criteri su come ripartire le risorse, che qui al Senato, dopo altre 40 audizioni ed un ricco dibattito in Commissione abbiamo ulteriormente migliorato nella composizione: tre docenti, di cui due scelti dal collegio dei docenti, un genitore e uno studente, un membro esterno. Non solo. Il Ministro dopo due anni raccoglierà i criteri che si sono dati, nella loro autonomia, le scuole e da lì, con un comitato tecnico scientifico, emanerà le linee guida. Si tratta, quindi, di un metodo davvero partecipato, che coinvolgerà le scuole nella costruzione, finalmente, dei criteri per la valutazione degli insegnanti.
Ma, tra la protesta di una parte dei precari e le rivendicazioni sindacali, forse rischiamo di perdere di vista il vero motivo per cui il Governo Renzi, dopo molti anni di tagli, ha deciso di investire tre miliardi all’anno nella scuola, realizzando un piano straordinario di assunzioni di oltre 100.000 insegnanti, 50.000 in più rispetto a quanti stanno lavorando oggi. Altri 60.000 abilitati saranno assunti tramite concorso che verrà bandito entro questo anno.
Vogliamo che la scuola torni ad essere la più potente leva contro le disuguaglianze, combattendo la dispersione scolastica degli studenti e accompagnando tutti al successo formativo e scolastico. È questo il senso di questo straordinario investimento. Nella perfetta collegialità di oggi, tutti responsabili, nessuno responsabile, di chi è la responsabilità quando un ragazzo, bocciato una, due, tre volte, scoraggiato, abbandona la scuola? (Applausi dal Gruppo PD).
Non possiamo guardare inermi il 18 per cento delle ragazze e dei ragazzi, che in alcune aree del Paese raggiunge punte del 26 per cento, che ogni anno abbandona la scuola o non fare nulla di fronte agli sconfortanti esiti delle rilevazioni internazionali, che vedono i nostri ragazzi in fondo alle classifiche dei Paesi OCSE nelle materie matematico-scientifiche, nella comprensione dei testi. (Applausi dal Gruppo PD).
È un’emergenza educativa che non ci può vedere immobili. È per questo che, insieme agli investimenti, alle risorse umane e finanziarie stabili, si è deciso di individuare un responsabile degli esiti della scuola: il dirigente scolastico. Non è né lo sceriffo, né il manager che è stato dipinto nelle piazze; è piuttosto colui che sarà responsabile degli esiti dei piani di miglioramento triennale che ogni scuola, da quest’anno, ha iniziato ad elaborare. (Applausi dal Gruppo PD). E su questi sarà valutato. Sarà valutato ogni tre anni sulla capacità di contribuire a far crescere tutto il personale scolastico, facendo lavorare bene le persone nella dimensione individuale e collegiale in cui noi crediamo.
Abbiamo coinvolto le esperienze più innovative ed avanzate della scuola italiana, le abbiamo osservate. Ieri il senatore Martini citava la «Pestalozzi» di Firenze; conosco l’esperienza della scuola «Rinascita» di Milano; si tratta di scuole statali di qualità in zone complicate delle nostre aree metropolitane, che già da anni fanno la chiamata diretta. Sono scuole che hanno messo al centro i valori dell’inclusione e della multiculturalità. Perché aver paura della possibilità… (Applausi dal Gruppo PD. Commenti dal Gruppo M5S).
PUGLIA (M5S). Giù le mani dalla scuola!
PUGLISI (PD). …di far incontrare esperienze professionali con i bisogni didattici delle scuole, permettendo autocandidature delle insegnanti e al dirigente di scegliere? Tutti sono selezionati e assunti a tempo indeterminato dallo Stato, tutti saranno utilmente coinvolti. (Commenti dai Gruppi M5S e LN-Aut).
PRESIDENTE. Lasciate parlare, come avete parlato voi.
Senatore Giarrusso, la richiamo all’ordine. (Commenti del senatore Cioffi).
PUGLISI (PD). Ben altra cosa era il progetto di Valentina Aprea in Lombardia di far scegliere al preside chi assumere tra i precari. Chi continua a mistificare la realtà dei fatti sbaglia. Crediamo negli insegnanti. (Commenti dal Gruppo M5S).
PUGLIA (M5S). State esportando il vostro modello di clientelismo!
PUGLISI (PD). È per questo che il Governo investe 40 milioni di euro nella formazione in servizio di docenti, dopo parecchi anni in cui nessuno metteva più un euro… nella Carta del docente… (Vivaci proteste dal Gruppo M5S).
PUGLIA (M5S). Giù le mani dalla scuola pubblica!
PRESIDENTE. Allora, io sono qua per farvi parlare. Ho fatto parlare la senatrice Blundo. (Applausi ironici dal Gruppo M5S).
VOCI DAL GRUPPO M5S. Bravo!
PRESIDENTE. Grazie.
AIROLA (M5S). Siete ridicoli!
PRESIDENTE. Per quattordici minuti nessuno l’ha interrotta. Prego, consentite che…(Proteste dal Gruppo M5S).
Avete detto quello che dovevate dire.
AIROLA (M5S). Senza i lavori della Commissione! Siete penosi!
PRESIDENTE. Vedo che qualcuno non vuole partecipare al voto. (Vivaci proteste dal Gruppo M5S).
AIROLA (M5S). Fate schifo!
PUGLIA (M5S). Scuola pubblica! Scuola pubblica!
PRESIDENTE. Invito i Questori ad intervenire e richiamo all’ordine.
Prego, senatrice Puglisi.
PUGLISI (PD). Crediamo negli insegnanti. È per questo che il Governo investe 40 milioni di euro… (Proteste dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. In quest’Aula ciascuno ha la possibilità di dire quello che pensa, nel momento in cui si può dire.
Prego, senatrice Puglisi.
PUGLISI (PD). …è per questo che il Governo investe 40 milioni di euro nella formazione in servizio dei docenti, dopo parecchi anni in cui nessuno ci metteva più un euro, e nella Carta del docente 500 euro all’anno per i consumi culturali (libri, tecnologia, ingressi a musei e teatri). (Commenti dal Gruppo M5S).
Crediamo che gli insegnanti siano il più grande esercito di intellettuali di cui può disporre il nostro Paese; per questo è giusto questo riconoscimento. Non ci stanchiamo di dirlo: la buona scuola c’è già, grazie al lavoro di innovatori silenziosi, insegnanti e dirigenti scolastici coraggiosi (Applausi dal Gruppo PD. Commenti dal Gruppo M5S), che chiedono di rilanciare l’autonomia, perché la scuola delle circolari che arrivano da Roma non li ha mai aiutati a far appassionare allo studio i ragazzi. Quegli innovatori… (Vivaci proteste dal Gruppo M5S).
PUGLIA (M5S). Scuola pubblica!
PRESIDENTE. Senatore Puglia, la richiamo all’ordine, anzi al silenzio.
Prego, concluda, senatrice Puglisi.
PUGLISI (PD). Quegli innovatori, che sanno accendere la passione negli studenti, che sanno aiutare i ragazzi a trovare e a scegliere la strada per la propria vita, vanno sostenuti e valorizzati. Sono i don Milani e le Maria Montessori del nuovo millennio, che si ribellano alla scuola fatta di disciplina e lezioni frontali che hanno aperto già da tempo le porte delle scuole alla collaborazione con imprese ed istituzioni culturali del territorio. (Vivaci commenti del senatore Santangelo). Questi insegnanti e dirigenti scolastici sanno che oggi, come allora, occorre una scuola che sappia buttare per aria cattedre e banchi, soprattutto nella scuola secondaria di primo e secondo grado, dove perdiamo per la strada troppi ragazzi. La scuola è più avanti degli slogan che l’hanno rappresentata nelle piazze (Applausi dal Gruppo PD. Vivaci commenti dai Gruppi M5S e LN-Aut), realizza già esperienze di alternanza scuola-lavoro e, dove nel Mezzogiorno non ci sono imprese, crea essa stessa spin-off di impresa con i ragazzi, come ha saputo fare molti anni fa la mia Regione, l’Emilia-Romagna, che dalle scuole professionali comunali ha fatto nascere la rete di piccole e medie imprese che primeggiano oggi nel mercato mondiale della meccanica e dell’elettronica. (Vivaci proteste dal Gruppo M5S).
CRIMI (M5S). Basta!
PRESIDENTE. Scusate un attimo. Salutiamo le insegnanti che sono presenti nelle tribune su richiesta della Lega. (Applausi).
Prego, adesso concludiamo.
VOCI DAL GRUPPO M5S. Onestà! Onestà!
PRESIDENTE. Prego i Questori di ripristinare l’ordine in Aula.
Richiamo all’ordine. Prego la senatrice Questore Bottici e il capogruppo responsabile del Gruppo di ripristinare l’ordine. Adesso diamo la possibilità di completare l’intervento alla senatrice Puglisi. (Commenti del Gruppo M5S).
Senatore Cioffi, senatore Santangelo, vi richiamo all’ordine per la seconda volta. Dopo sapete cosa succede. Riconoscete il diritto di completare l’intervento.
PUGLISI (PD). Per noi il confronto non finisce qui. Non lasceremo la scuola sola di fronte al cambiamento. Continueremo a lavorare per valorizzare e diffondere le belle esperienze di scuola e per sanare le incomprensioni e i contrasti di questi mesi. Voglio ringraziare i colleghi che con le loro critiche ci hanno aiutato a migliorare questo provvedimento e che oggi hanno scelto di votarlo.
VOCI DAL GRUPPO M5S. Scuola pubblica!
PRESIDENTE. Senatore Marton, io provvedo allora. Non volete votare? Non volete partecipare al voto? Non volete dare la vostra rappresentanza? Ditemi cosa dobbiamo fare. Bisogna lasciare parlare. Ognuno ha avuto il diritto di parlare. (Commenti del senatore Airola).
Possiamo continuare. Chiedo ai senatori Questori di segnalare chi parla perché da qui io non riesco a percepire le voci.
PUGLISI (PD). Voglio ringraziare il presidente Marcucci, Franco Conte e tutti i membri della Commissione istruzione che hanno lavorato seriemente.
MARTELLI (M5S). Ma chi?
PUGLISI (PD). Era il 7 dicembre quando don Milani venne mandato in esilio ecclesiastico a Barbiana a 31 anni. Memori di quel «I care», scritto sul muro, con la scuola vogliamo cambiare l’Italia perché a noi la scuola sta a cuore. La sinistra è cambiamento. Non può essere conservazione e il cambiamento del Paese ha bisogno della scuola. Per questo il Partito Democratico voterà la fiducia a questo provvedimento. (Commenti dal Gruppo M5S. Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Senatore Marton, non posso più sopportare questa situazione. Adesso basta. Non date uno spettacolo di dignità e da senatori nemmeno a chi vi segue e vi appoggia. Basta. (I senatori del Gruppo LN-Aut espongono cartelli con le scritte: «Ecco servita la vaselina della “buona” scuola»; «La scuola non è di Renzi e il preside non si chiama Agnese»). Rimuovete i cartelli. (Gli assistenti parlamentari si affrettano per rimuovere i cartelli).
RUTA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.
RUTA (PD). Signor Presidente, intervengo in dissenso dal mio Gruppo perché non voterò la fiducia richiesta sul testo della cosiddetta buona scuola. (Vivaci applausi dai Gruppi M5S, LN-Aut, FI-PdL XVII e Misto-SEL).
Ho chiesto con altri colleghi di separare il provvedimento per le assunzioni dal resto della riforma. Ho detto «sì» all’assunzione di 100.000 precari, ma ho chiesto invano di prevedere un piano triennale di assunzioni per evitare discriminazioni verso i docenti del TFA, dei PASS o i docenti cosiddetti immobilizzati. Ho detto «sì» alla valutazione dei docenti, ma ho proposto che venissero introdotti criteri oggettivi per assegnare le premialità stipendiali, criteri nazionali definiti in legge o definiti dall’Agenzia per la rappresentanza negoziale per le pubbliche amministrazioni (ARAN).
Ho detto sì alla possibilità per i presidi di scegliere i docenti, ma solo per il potenziamento dell’organico, lasciando le graduatorie come strumento aureo per l’assegnazione delle cattedre ai docenti. (Applausi dal Gruppo Misto-SEL). In tal senso, ho depositato emendamenti e sono intervenuto più volte in Commissione istruzione, per spiegare, da docente, le ragioni del dissenso registrato da chi vive quotidianamente la scuola, manifestato con l’adesione quasi unanime allo sciopero del 5 maggio scorso.
In tal senso, voglio dire con forza una cosa con riferimento al programma elettorale di Italia Bene Comune, coalizione PD-SEL, al quale mi sento vincolato perché su quello abbiamo chiesto il consenso popolare. (Applausi dai Gruppi M5S e Misto-SEL). In questo programma abbiamo scritto testualmente: «Vogliamo cambiare la scuola insieme agli insegnanti – insieme e non contro – per combattere la dispersione scolastica, fenomeno che è il vero nemico della crescita economica, della legalità e del successo formativo personale». (Applausi dai Gruppi M5S, FI-PdL XVII e Misto-SEL e dei senatori Bignami, De Pin e Campanella).
In tal senso, avrei investito quei 200 milioni di euro di premialità, dandoli alle scuole di aree urbane disagiate, dove forte è la dispersione scolastica perché, come mirabilmente detto da don Lorenzo Milani «Se si perdono i ragazzi più difficili la scuola non è più scuola: è un ospedale che cura i sani e respinge i malati».
La scuola non ha bisogno di autoritarismo, ma di autorevolezza. (Applausi dai Gruppi M5S, LN-Aut e Misto-SEL e della senatrice Bignami). I docenti devono essere assegnati alle scuole in base alle graduatorie e valutati in base a criteri oggettivi e non in base ad una valutazione arbitraria del dirigente scolastico. La scuola deve compiere il proprio percorso su basi democratiche, affidandosi non alla bontà delle persone e, nello specifico, dei presidi, ma alla bontà delle regole.
La scuola è la formazione sociale più importante dopo la famiglia. Piero Calamandrei sottolineava quanto segue: «Si può ben dire che a lungo andare la scuola è più importante del Parlamento, della magistratura e della Corte costituzionale, perché trasformare i sudditi in cittadini è miracolo che solo la scuola può compiere». Per questo, deve vedere esaltati il dettato costituzionale della responsabilità in quanto comunità educante, così come quello della libertà di insegnamento. Semplicemente e grandemente. (Applausi dai Gruppi M5S, LN-Aut e Misto-SEL, delle senatrici Bignami e De Pin e del senatore Campanella).
Votazione nominale con appello
PRESIDENTE. Indìco la votazione dell’emendamento 1.9000 (testo corretto), presentato dal Governo, interamente sostitutivo degli articoli del disegno di legge n. 1934, sull’approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia, cui potrà assistere anche il pubblico presente in tribuna.
Ai sensi dell’articolo 94, secondo comma, della Costituzione e ai sensi dell’articolo 161, comma 1, del Regolamento, la votazione sulla questione di fiducia avrà luogo mediante votazione nominale con appello.
Ciascun senatore chiamato dal senatore Segretario dovrà esprimere il proprio voto passando innanzi al banco della Presidenza.
I senatori favorevoli alla fiducia risponderanno sì; i senatori contrari risponderanno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza.
Estraggo ora a sorte il nome del senatore dal quale avrà inizio l’appello nominale.
(È estratto a sorte il nome del senatore Crimi).
Invito il senatore Segretario a procedere all’appello, iniziando dal senatore Crimi.
DI GIORGI, segretario, fa l’appello.
(Applausi ironici e commenti dal Gruppo M5S all’indirizzo dei senatori che votano a favore).
PRESIDENTE. Non voglio commenti ad ogni voto. Non voglio influenze sul voto. (Commenti dal Gruppo M5S). Il voto deve essere libero! Non voglio commenti sul voto: mi sono spiegato? (Vivaci commenti dal Gruppo M5S). Gli assenti non possono manifestare la propria presenza in altro modo! (Reiterati applausi ironici e commenti dal Gruppo M5S). Allora non mi sono spiegato! Non siamo allo stadio. (Commenti dal Gruppo M5S).
(Applausi ironici dal Gruppo M5S all’indirizzo dei senatori che votano a favore. Reiterati richiami del Presidente. Il senatore Santangelo viene richiamato all’ordine).
(Scambio di battute tra senatori del Gruppo PD e senatori del Gruppo M5S che sostano al centro dell’emiciclo).
Prego i senatori Questori e gli assistenti di intervenire. Si provveda a far allontanare le persone dal centro dell’Aula. (Proteste dal Gruppo M5S). Non si possono scattare fotografie in Aula. Spegnete i lumini. (Reiterate proteste dal Gruppo M5S). Proseguiamo con la chiama. (Reiterati applausi ironici e commenti dal Gruppo M5S all’indirizzo dei senatori che votano a favore). Ho detto che non ammetto commenti ad ogni voto.
(Al momento dell’espressione del voto dei senatori Anitori e Battista applausi ironici e fischi dal Gruppo M5S).
Colleghi, non sono accettabili queste manifestazioni di intolleranza verso la libertà di voto e di mandato. Quella libertà che voi volete difendere.
Tutti noi vogliamo difenderla, democraticamente, e poi la buttiamo via in questo modo.
MONTEVECCHI (M5S). Ma tu non difendi la libertà di nessuno!
PRESIDENTE. Invito i colleghi a far silenzio, soprattutto quelli che risultano assenti quando sono chiamati.
(Applausi dal Gruppo M5S all’indirizzo dei senatori che votano contro, alcuni dei quali, al momento del voto, mostrano la fascia nera che indossano al braccio o dei lumini votivi).
Il discorso di prima vale anche per il no, non solo per il sì. (Commenti dal Gruppo M5S. Applausi dal Gruppo LN-Aut). Allora non mi sono spiegato: vale anche per la Lega. (I senatori Candiani e Centinaio fanno il gesto di cucirsi la bocca).
(Al momento del voto la senatrice Montevecchi grida «No! No! No!». Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. Senatrice Montevecchi, lei deve dire solo sì o no.
(Al momento del voto il senatore Centinaio si rivolge alle tribune).
CENTINAIO (LN-Aut). Cosa devo votare?
VOCI DALLE TRIBUNE. No!
PRESIDENTE. Senatore Centinaio, si vede che ha bisogno di qualche suggerimento.

maglietta per photoshop

Rispondono i senatori (in grassetto i cognomi dei senatori PD, ndr)
Aiello, Albano, Albertini, Amati, Angioni, Anitori, Astorre, Augello, Azzollini
Battista, Bertuzzi, Bianco, Bianconi, Bilardi, Bondi, Borioli, Broglia, Bubbico, Buemi
Caleo, Cantini, Capacchione, Cardinali, Casini, Cassano, Chiavaroli, Chiti, Cirinnà, Cociancich, Collina, Compagna, Conte, Corsini, Cucca, Cuomo
D’Adda, Dalla Tor, Dalla Zuanna, D’Ascola, Davico, De Biasi, De Poli, Del Barba, Della Vedova, Di Biagio, Di Giacomo, Di Giorgi, Dirindin, D’Onghia
Esposito Stefano
Fabbri, Fasiolo, Fattorini, Favero, Fedeli, Ferrara Elena, Filippi, Filippin, Finocchiaro, Fissore, Formigoni, Fornaro, Fravezzi
Gatti, Gentile, Giacobbe, Giannini, Ginetti, Gotor, Granaiola, Gualdani, Guerra, Guerrieri Paleotti
Ichino, Idem
Lai, Langella, Laniece, Lanzillotta, Latorre, Lepri, Lo Giudice, Lo Moro, Lucherini, Lumia
Manassero, Manconi, Mancuso, Maran, Marcucci, Margiotta, Marinello, Marino Luigi, Marino Mauro Maria, Martini, Mattesini, Maturani, Merloni, Micheloni, Migliavacca, Minniti, Mirabelli, Morgoni, Moscardelli, Mucchetti
Naccarato, Napolitano, Nencini
Olivero, Orrù
Padua, Pagano, Pagliari, Palermo, Parente, Pegorer, Pezzopane, Pignedoli, Pinotti, Pizzetti, Puglisi, Puppato
Quagliariello
Ranucci, Repetti, Ricchiuti, Romano, Rossi Gianluca, Rossi Luciano, Rossi Maurizio Giuseppe, Russo
Sacconi, Saggese, Sangalli, Santini, Scalia, Schifani, Silvestro, Sollo, Sonego, Spilabotte, Sposetti, Susta
Tomaselli, Tonini, Torrisi, Tronti, Turano
Vaccari, Valdinosi, Valentini, Vattuone, Verducci, Vicari, Viceconte
Zanda, Zanoni, Zavoli, Zeller.
Rispondono NO i senatori:
Airola, Alicata, Amidei, Amoruso, Aracri, Arrigoni, Auricchio
Barozzino, Bellot, Bernini, Bertacco, Bertorotta, Bignami, Blundo, Bocca, Bocchino, Bonfrisco, Bottici, Bruni, Buccarella, Bulgarelli
Calderoli, Campanella, Candiani, Cappelletti, Cardiello, Carraro, Casaletto, Castaldi, Centinaio, Ceroni, Cervellini, Ciampolillo, Cioffi, Comaroli, Consiglio, Cotti, Crimi, Crosio
D’Alì, D’Ambrosio Lettieri, De Cristofaro, De Petris, De Pin, De Siano, Donno
Endrizzi
Fasano, Floris, Fucksia
Gaetti, Galimberti, Gasparri, Giarrusso, Gibiino, Giro, Girotto
Iurlaro
Liuzzi, Lucidi
Malan, Mandelli, Mangili, Marin, Martelli, Marton, Matteoli, Mauro Giovanni, Mauro Mario Walter, Messina, Milo, Minzolini, Molinari, Montevecchi, Moronese, Morra, Munerato, Mussini
Nugnes
Orellana
Paglini, Pagnoncelli, Palma, Pelino, Pepe, Perrone, Petraglia, Petrocelli, Piccinelli, Piccoli, Puglia
Razzi, Romani Paolo, Rossi Mariarosaria
Santangelo, Scibona, Scilipoti Isgrò, Scoma, Serra, Sibilia, Simeoni, Stefani, Stefano
Tarquinio, Taverna, Tosato
Uras
Vacciano, Villari
Zin, Zizza, Zuffada.
Se non ci sono altri senatori che devono ancora votare, dichiaro chiusa la votazione e invito i senatori Segretari a procedere al computo dei voti.
(I senatori Segretari procedono al computo dei voti).
DONNO (M5S). (Rivolgendosi alle tribune). Avete visto? Avete visto?
PRESIDENTE. Senatrice Donno, non si rivolga al pubblico presente nelle tribune. Non mi costringete a far uscire il pubblico. (Vivaci proteste dal Gruppo M5S).
DONNO (M5S). Hanno già visto tutto!
PRESIDENTE. Senatrice Donno, la prego. (Commenti dal Gruppo M5S).
Proclamo il risultato della votazione nominale con appello dell’emendamento 1.9000 (testo corretto), presentato dal Governo, interamente sostitutivo degli articoli del disegno di legge n. 1934, sull’approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia:

Senatori presenti 273
Maggioranza 136
Senatori votanti 271
Favorevoli 159
Contrari 112
Astenuti 0

Il Senato approva. (Applausi dai Gruppi PD e AP (NCD-UDC). Vivaci proteste dai Gruppi M5S e Misto).
Risultano pertanto ritirati o preclusi tutti gli emendamenti e gli ordini del giorno riferiti al testo del disegno di legge. (Vivaci proteste dalle tribune).
VOCI DALLE TRIBUNE. Vergogna! Vergognatevi!
AIROLA (M5S). Fuori li stanno manganellando, Presidente; ci sono disordini!
VOCI DALLE TRIBUNE (all’indirizzo dei senatori del Gruppo PD). Bella ciao! Non vi votiamo più. Fate schifo! Assassini, assassini!

Fonte: Repubblica on line
Fonte: Repubblica on line

AGGIORNAMENTO. Ecco la lista dei senatori che non hanno partecipato al voto:
Barani (GAL), Bonaiuti (AP), Colucci (AP), Esposito Giuseppe (AP), Giovanardi (AP), Berger (AUT), Cattaneo (AUT), Ciampi (AUT), Longo Fausto (AUT), Panizza (AUT), Piano (AUT), Rubbia (AUT), Di Maggio (CRI), Falanga (CRI), Longo Eva (CRI), Bruno (FI), Caliendo (FI), Conti (FI), Fazzone (FI), Ghedini Niccolò (FI), Mazzoni (FI), Rizzotti (FI), Sciascia (FI), Serafini (FI), Verdini (FI), Caridi (GAL), Compagnone (GAL), D’Anna (GAL), Ferrara Mario (GAL), Ruvolo (GAL), Scavone (GAL), Tremonti (GAL), Divina (LN), Stucchi (LN), Volpi (LN), Catalfo (M5S), Fattori (M5S), Lezzi (M5S), Bencini (Misto), Bisinella (Misto), De Pietro (Misto), Gambaro (Misto), Mastrangeli (Misto), Monti (Misto), Romani Maurizio (Misto), Casson (PD), Mineo (PD), Ruta (PD), Tocci (PD).

Annunci