GianniniTwitterNon l’ho letto il romanzo di Louisa May Alcott quindi non son capace di scrivere delle quattro sorelle March.
Non alludevo però a quelle “Piccole Donne” quando ho pensato al titolo di questo post, ma alle “donne” seguenti che possono definirsi “piccole” per alcune loro dichiarazioni parecchio significative sulla scuola.
Le tre donne di cui riporto alcune frasi sono anche accomunate dall’appartenenza ad un partito, il cui acronimo è lo stesso del titolo di questo post: PD.
1) Stefania Giannini, ministro dell’istruzione
Era il 24 aprile 2015 quando il Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini veniva contestata “Vivaddio, solo verbalmente” a Bologna. Queste le sue dichiarazioni rilasciate il giorno dopo: “Mi hanno insultata, parolacce irripetibili. Non mi hanno permesso di parlare, in un luogo pensato per discutere: una Festa dell’Unità. Erano disinteressati ad ascoltare quello che avevo da dire. Come li vuole chiamare, quei cinquanta di Bologna. Squadristi. Insegno linguistica da tempo e non trovo altro termine. Sono stata aggredita da cinquanta squadristi. Vivaddio, solo verbalmente“.

Ieri invece (28 giugno 2015) in un’intervista a Sky TG24, il ministro ha dichiarato: Il preside-sceriffo? Una fantasma che va fugato“.
Gentile Ministro dell’Istruzione, vorrei dirle che, proprio in quanto linguista e glottologa, la scelta delle sue parole è grave.
Nel primo caso ha adoperato un termine “pesante” preso dal vocabolario fascista per abbinarlo a chi la contestava “Vivaddio, solo verbalmente“; mi piacerebbe chiederLe: secondo il suo criterio, a quale vocabolario dovremo far riferimento noi che vi abbiamo sentiti raccontare bugie, che vi abbiamo visti evitare il confronto e che vi abbiamo guardati mentre votavate la fiducia, senza fiatare, ad un provvedimento che piace soltanto a voi?
Forse al vocabolario “pinocchiese-italiano, quello che traduce le bugie dei politici nella nostra lingua?
Nel secondo caso, Lei ha falsato la realtà; viene da domandarLe se abbia fatto in tempo a leggere gli articoli 78-79-80 e 81 del maxiemendamento [1] che il Senato ha approvato qualche giorno fa.
Per la giusta documentazione allego gli articoli nelle note a questo post.
Premesso che, a livello linguistico, nel testo del maxi-emendamento la parola “Dirigente” è ripetuta 30 volte, l’espressione “senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica” è riprodotta 12 volte mentre la parola “Costituzione” è usata una sola volta (in riferimento alla formazione professionale), le chiedo: come può essere in grado di “fugare fantasmi” a proposito del “preside-podestà” quando lei stessa crede all’esistenza del fantasma della democrazia, unico testimone di una presenza evanescente nel suo partito in questa vicenda del DdL scuola?
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2) Maria Elena Boschi, Ministro per le riforme costituzionali e per i rapporti con il Parlamento
Queste le sue dichiarazioni del 22 luglio scorso, alla vigilia dell’approvazione del DdL scuola: “Ho sentito alcuni parlare di svolta autoritaria. Questa è una allucinazione e come tutte le allucinazioni non può essere smentita con la forza della ragione. Non c’è niente di autoritario. Parlare di svolta illiberale è una bugia e le bugie in politica non servono“.

Gentile Ministro per le riforme costituzionali e per i rapporti con il Parlamento, se “non c’è niente di autoritario“, ci dica in quale vocabolario occorre cercare il termine alternativo, visto che:
1) prima di Renzi, il PD voleva un altra riforma della scuola (confronta i programmi elettorali),
2) senza essere stato scelto dalla base, Matteo Renzi è arrivato alla segreteria del PD,
3) Renzi ha cambiato il programma sulla scuola del PD senza discuterne in un congresso,
4) una volta diventato Presidente del Consiglio ha impostato una riforma della scuola osteggiata dalla stragrande maggioranza del Paese,
5) si è evitata la discussione non solo nel paese ma anche nelle Commissioni parlamentari, imponendo un voto di fiducia su un maxi emendamento assemblato all’ultimo momento ed in tutta fretta.
Forse nel vocabolario “pinocchiese-italiano“?
Puglisi
3) Francesca Puglisi, Responsabile nazionale Scuola del PD
Queste le sue dichiarazioni del 25 giugno scorso, giorno di approvazione al Senato del DdL scuola: “Per noi l’ascolto, il confronto non finisce qui, non lasceremo la scuola sola di fronte al cambiamento, continueremo a lavorare per valorizzare e diffondere le belle esperienze di scuola, per sanare le incomprensioni e i contrasti di questi mesi anche nella Conferenza annunciata dal Presidente del Consiglio… La scuola è più avanti degli slogan che l’hanno rappresentata nelle piazze“.

Gentile senatrice, nel vocabolario “pinocchiese-italiano” alle voci: “ascolto e confronto” c’è solo il rimando a: Confindustria e Compagnia delle Opere perché il mondo della scuola statale non ha avuto certo la possibilità di partecipare, di confrontarsi e di essere ascoltato attivamente.
Lei parla di “incomprensioni” e facendolo sottovaluta ancora il mondo della scuola; continuate a dirci che non abbiamo capito, a spiegarci le cose alla lavagna ironizzando sulla nostra professionalità, a sminuire le nostre critiche e a sottovalutare le nostre proposte.
Per un momento ho sperato che vi interrogaste sui motivi della contrarietà della scuola alla quasi totalità delle vostre proposte ma constato che dimostrate di non avere le “competenze” per una corretta interpretazione della realtà e che non vi si può attribuire il “merito” di saper fare autocritica.
Regalo un consiglio a tutte e tre (naturalmente potete farne l’uso che volete), consultate il vocabolario “pinocchiese-italiano“, vi accorgerete che alla voce PD c’è scritto: Poco Dialogo.

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[1] 78. A decorrere dall’anno scolastico 2016/2017, per la copertura dei posti dell’istituzione scolastica, il dirigente scolastico propone gli incarichi ai docenti di ruolo assegnati all’ambito territoriale di riferimento, prioritariamente sui posti comuni e di sostegno, vacanti e disponibili, al fine di garantire il regolare avvio delle lezioni, anche tenendo conto delle candidature presentate dai docenti medesimi e della precedenza nell’assegnazione della sede ai sensi dell’articolo 21 e dell’articolo 33, comma 6, della legge 5 febbraio 1992, n. 104. Il dirigente scolastico può utilizzare i docenti in classi di concorso diverse da quelle per le quali sono abilitati, purché posseggano titoli di studio validi per l’insegnamento della disciplina e percorsi formativi e competenze professionali coerenti con gli insegnamenti da impartire e purché non siano disponibili nell’ambito territoriale docenti abilitati in quelle classi di concorso.
79. Il dirigente scolastico formula la proposta di incarico in coerenza con il piano dell’offerta formativa di cui al comma 14. L’incarico ha durata triennale ed e rinnovato purché in coerenza con il piano dell’offerta formativa. Sono valorizzati il curriculum, le esperienze e le competenze professionali e possono essere svolti colloqui. La trasparenza e la pubblicità dei criteri adottati, degli incarichi conferiti e dei curricula dei docenti sono assicurate attraverso la pubblicazione nel sito internet dell’istituzione scolastica.
80. Nel conferire gli incarichi, il dirigente scolastico e tenuto a dichiarare l’assenza di cause di incompatibilità derivanti da rapporti di coniugio, parentela o affinità, entro il secondo grado, con i docenti assegnati al relativo ambito territoriale.
81. L’incarico è assegnato dal dirigente scolastico e si perfeziona con l’accettazione del docente. Il docente che riceva più proposte di incarico opta tra quelle ricevute. L’ufficio scolastico regionale provvede al conferimento degli incarichi ai docenti che non abbiano ricevuto o accettato proposte e comunque in caso di inerzia del dirigente scolastico.

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