165119951-9982193f-521c-4834-80e1-225a389e7890Il PD, dopo “avere fatto la festa” alla scuola della Costituzione, ha intitolato la sua iniziativa nazionale a Ferrara: LA SCUOLA IN FESTA.
Ci vuole del coraggio a chiamare “festa” una simile rassegna autoreferenziale in cui gli organizzatori non hanno previsto il confronto, non hanno proposto un solo dibattito e, soprattutto, non hanno ipotizzato di far parlare chi la scuola la vive quotidianamente
.”

Comincia così il volantino condiviso da FLC CGIL – CISL SCUOLA – UIL SCUOLA – SNALS-CONFSAL – GILDA-UNAMS – RETE degli STUDENTI – UNIONE degli STUDENTI – Comitato a sostegno della Legge di Iniziativa Popolare per una Buona Scuola per la Repubblica Ferrara – ANPI Provinciale Ferrara – MCE Ferrara – PROTEO FareSapere Ferrara.
Proprio per questo motivo, almeno alla serata di apertura del 17 settembre alla presenza del Ministro Stefania Giannini e della senatrice Francesca Puglisi, ciascuno di noi, oltre a mostrare inizialmente cartelli con slogan contro la cosiddetta “Buona scuola”, era pronto a chiedere di intervenire nel merito confidando che in una simile occasione almeno questo sarebbe stato concesso.
Ma dopo mesi di non ascolto e dopo una “riforma” della scuola imposta con la negazione del dialogo, anche nella serata ferrarese col ministro e con la responsabile scuola del PD, abbiamo assistito alla scelta di non far intervenire le persone della platea che affollavano la piazzetta.
Infatti, nel tentativo di calmare gli animi di chi ha dato il benvenuto al ministro invitandola a dare le dimissioni e a vergognarsi, il segretario regionale del PD Paolo Calvano ha…. ma è meglio che lo racconti Repubblica on line che non può certo definirsi un quotidiano anti-renziano: “Calvano, tra i fischi, ha proposto prima un incontro con una delegazione dei manifestanti alla fine del discorso del ministro, poi, visto l’insuccesso dell’idea, ha chiesto a uno dei precari di farsi portavoce e di dialogare con la Giannini“.
Esattamente le parole del segretario regionale sono state: “Per rispetto delle persone che sono venute per ascoltare, i
o vi chiedo, con cortesia, se volete organizzare una delegazione rappresentativa di voi e della protesta che state facendo, noi siamo pronti, subito dopo l’iniziativa, ad incontrarci per ascoltare quello che avete da dire.
E qualche minuto dopo:Siccome ho visto che qualcuno di voi chiede di poter parlare, allora ne faccio un’altra di proposte: se c’è uno di voi che rappresenta la protesta, noi gli chiediamo di venire qua, di palesare e raccontare i problemi, noi e tutti ascoltiamo, dopodiché quelli che sono di qua: quindi la nostra responsabile scuola e la ministro, raccontano la riforma dal loro punto di vista
“. (Fonte: Video del CorriereTV)
Ciò naturalmente ha surriscaldato gli animi di qualcuno proprio perché la nostra intenzione era quella di ascoltare per poi intervenire in diversi, davanti alla platea e non dopo, a parte, separati, ancora una volta senza poter essere ascoltati.

Foto da Estense.Com
                          Foto da Estense.Com

In più il “precario” scelto, a detta di molti, probabilmente era già stato selezionato fra i giovani del partito organizzatore e non certo fra le persone con una visione contraria alla “buona scuola” (la dimostrazione si è avuta nei suoi pochi minuti di intervento).
L’ANSA ha riassunto così quello che è successo dopo: “Circa un centinaio di persone hanno contestato stasera a Ferrara il ministro Stefania Giannini, intervenuta alla festa dell’Unità. “Vergogna” e “dimissioni” gridavano i manifestanti. A seguito della contestazione gli organizzatori hanno sospeso il dibattito previsto sulla scuola e il ministro ha lasciato il luogo dell’incontro“.
Quello che pensiamo in tanti lo abbiamo riassunto nel volantino distribuito durante la serata.
Quello che risponderei a chi, facendo di tutta l’erba un fascio, ci ha apostrofato come “fascisti” (e ancor prima come “squadristi“) è di riflettere un po’ di più sui termini che si usano perché c’è il rischio, come scriveva Stefano Benni, di finir con l’assomigliare alle parole che si dicono.
Quello che avrei voluto chiedere al ministro e al responsabile scuola del PD se ci fosse stata l’occasione per intervenire è scritto nelle righe seguenti.

Nell’introduzione al libretto curato dai senatori PD: “La Buona Scuola: istruzione per l’uso” si legge che esso “testimonia la discussione appassionata e a tratti anche aspra che ha accompagnato il passaggio del provvedimento al Senato. È quel confronto vivace che ha permesso di migliorare il testo, in un rapporto aperto e costante con la società italiana.”
Vi chiedo: di quale discussione parlate, visto che avete drasticamente ridotto le occasioni utili per farlo? Di un inutile questionario on-line, di incontri blindati in cui sono state escluse le proposte contrarie alla vostra, di commissioni parlamentari in cui avete eliminato la possibilità di presentare emendamenti?
Cosa intendete per confronto, considerato che non avete voluto confrontarvi con una Legge di Iniziativa Popolare che, anche se non perfetta, era e rimane un’ottima base da cui partire perché prodotta e condivisa dal mondo della scuola?
A quale miglioramento del testo vi riferite, dato che la vostra proposta ha subìto la più grande contestazione da parte del mondo della scuola a cui la società italiana abbia mai partecipato?
Cosa vuol dire per voi rapporto aperto e costante, appurato che non avete ascoltato nemmeno i pedagogisti ma, una volta ottenuta l’approvazione della legge, ci avete tenuto a portare i vostri omaggi al meeting di Comunione e Liberazione e a quello di Confindustria (le sole realtà a cui la vostra cosiddetta “buona scuola” è dedicata)?
Sempre nel vostro opuscolo c’è scritto: “Finalmente non si è discusso di tagli, ma di un grande investimento e di un piano straordinario di assunzioni, …”
Quale sarebbe il grande investimento, considerato che l’organico dei posti di sostegno è gravemente insufficiente per le esigenze di inclusione, i tagli al personale ATA sono enormi, le loro mancate sostituzioni manderanno in black out le scuole, l’organico funzionale non c’è ed il piano straordinario di assunzioni era una carta facile da giocare per qualunque governo e siete riusciti a giocar male pure quella?
Infine scrivete: “È una sfida positiva che ogni comunità scolastica dovrà sapere giocare assieme”.
A quale comunità scolastica alludete, dato che l’avete minata alla base con un’idea di autonomia che ha messo le singole scuole in competizione fra loro, con una logica conflittuale sulla valutazione che si preoccupa più di far classifiche fra docenti che di valutarli ai fini di un loro miglioramento, con la trasformazione del diritto all’istruzione in una merce da acquistare in base al reddito, con la forte riduzione della democrazia nella scuola pubblica dello Stato?
Quando prendete le parole del vocabolario della scuola democratica e, cambiandogli contesto, le svuotate di significato Voi vi assumete la responsabilità di diventare dei “ladri di parole“, dei “sequestratori di significato“, dei “falsari della comunicazione“, ma soprattutto fate una scelta grave e non coerente con l’importante ruolo che ricoprite: di conseguenza, la vostra credibilità viene meno.
Agli occhi di chi vive la scuola tutti i giorni, voi non siete più credibili.
Per questo, visto che non avete il buon senso di dimettervi, dovreste avere almeno il coraggio di guardarvi allo specchio.
Per imparare da lui, proprio dallo specchio che, prima di “pubblicizzare” una scuola antidemocratica e discriminatoria spacciandola per “buona” solo perché truccata con “parole rubate” [1], bisognerebbe riflettere molto di più e meglio!
Voi avete vinto ma non avete convinto e noi non siamo affatto rassegnati; al contrario continueremo a lottare tutti i giorni per dimostrare che la vera scuola buona può essere solo quella di “sana e robusta COSTITUZIONE“!

Mauro Presini, maestro elementare

Ferrara, 17 settembre 2015

Cartoline_Ferrara

[1] Il riferimento è alla parola “buona” già usata nel 2006 per la Legge di Iniziativa Popolare per una Buona Scuola per la Repubblica.

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