jSyNR1ANessuno ti conosce quando sei povero e disperato” dice il titolo di un blues del 1923, scritto da Jimmy Cox ma reso famoso da Bessie Smith.
Nel titolo ho evidenziato la parola “DOWN” che, nel caso specifico, non ha niente a che vedere con il medico inglese John Langdon Down che nel 1866 descrisse la sindrome che poi prese il suo nome.

Ho provato a collegare quella canzone con l’episodio successo in un asilo nido di Ferrara in cui una mamma ha ritirato il proprio figlio da scuola perché una delle assistenti di quella struttura è affetta da sindrome Down.
Nel brano musicale ci si riferisce agli amici che ti stanno vicini finché ti va tutto bene ma che spariscono quando stai male, proprio nel momento in cui avresti più bisogno di loro; nel caso di cronaca invece si tratta di persone che non appena ti vedono ti giudicano senza conoscerti, si spaventano guardandoti e decidono di allontanarsi da te, magari proprio quando tu sei riuscito faticosamente a conquistarti una difficile autonomia.
In entrambi i casi il protagonista si sente “down and out ” cioè: “povero e disperato”.

L’episodio discriminante si commenta da sé.
Nel mio piccolo aggiungo solo una filastrocca scritta l’anno scorso da Bruno Tognolini per una mamma di un ragazzino con sindrome Down e poi le parole del Comitato Ferrarese Area Disabili di cui faccio parte.

Comunque siate orgogliosi di non essere come vi vogliono gli altri, buona lettura.

Down-Syndrome-Fact-vs-FictionFILASTROCCA DI CIÒ CHE NON SEI
Tu non sei abile

Però sei nobile
Tu non sei abile
Però sei buono.
E tutti gli abili
Che sono simili
Neanche lo sanno
Cosa non sono.
Tu non sei abile
giornata-down-590x442Tu non sei simile
Però sei unico
E sai perché?
Perché anche gli abili
Perché anche i simili
Perché anche i fulmini
Non sono te.
Tu sei mio figlio
Con doppio nodo
Mai con nessuno
Ti scambierei
dodoPerché ti voglio
Allo stesso modo
Per ciò che sei
E ciò che non sei

(Bruno Tognolini, settembre 2014)

Di seguito il comunicato del Comitato Ferrarese Area Disabili.
Vorremmo esprimere alcune riflessioni in merito all’articolo apparso sulla stampa recentemente, circa una vicenda incresciosa che vede “protagonista” una madre, che ha ritirato la figlia dall’asilo nido di Ferrara perché una delle assistenti, un’ausiliaria, è affetta dalla sindrome di Down.
È quanto mai deprimente dover assistere per l’ennesima volta ad un fenomeno di “tentata emarginazione”, dopo innumerevoli battaglie e sforzi volti a promuovere l’inclusione sociale di persone con disabilità e a divulgare ogni tipo d’informazione circa la possibilità di integrare tali persone, in un mondo talvolta a loro ostile, non per una loro incapacità sociale o lavorativa, ma per l’ignoranza, in senso buono, di coloro i quali non riescono o non vogliono vedere oltre l’apparenza.
Alla responsabile dell’asilo nido, va il nostro plauso per aver difeso, sia diritti della propria ausiliaria in quanto lavoratrice, che la sua dignità in quanto persona umana.
Alla madre che ha ritirato la propria figlia dall’asilo nido, invece, rivolgiamo l’auspicio di potersi ricredere, magari questa domenica 11 ottobre in occasione delle Giornata Nazionale delle persone con sindrome di Down, cercando di conoscere più da vicino queste persone, così da non perdere l’occasione per scoprire la loro capacità di fare, amare e dare al prossimo.
In virtù del fatto che giustamente, si preoccupa tanto per la crescita di sua figlia, non permetta che questa diventi in futuro una persona superficiale, in grado solo di diffidare di tutti coloro che sembrano diversi ed incapace di cogliere le vere potenzialità delle persone con cui si dovrà rapportare durante la propria vita.
Visto che a quanto pare, non finiremo mai di doverlo ripetere, è bene ricordare che avere un’incapacità, non significa essere incapaci ed infine che, la diversità nella maggior parte dei casi e soprattutto quando si parla di persone, non è una condizione di cui diffidare, ma bensì se approfondita, un’opportunità di crescita.

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