16sciopero_buona_scuola_1di Bruno Moretto del Comitato bolognese Scuola e Costituzione

La lotta della scuola contro la legge 107 è stata sconfitta?
C’è un non detto dietro la domanda su cosa sbagliano gli insegnanti.
Il non detto è la valutazione sull’esito della lotta contro la “buona scuola” di Renzi.
Alcuni pensano che sia stata una sconfitta totale. Io penso proprio di no.

La posta in gioco era altissima. Il governo Renzi voleva portare a compimento il processo di smantellamento della scuola della Repubblica iniziato 20 anni fa con l’introduzione dell’autonomia delle singole istituzioni scolastiche e della figura del dirigente.
Ricordo che allora al documento di Berlinguer e altri del 1994 “Una nuova idea di scuola” che fu l’atto di nascita dell’idea della scuola che doveva entrare sul “mercato” si contrappose quello “Dalla scuola del Ministero a quella della Repubblica” che fu l’atto di nascita dell’omologa associazione.
Il fatto che il mondo della scuola abbia retto per 20 anni questa offensiva dovrebbe rendere chiaro a tutti che la lotta continuerà.
Renzi_Proteste_Buona_Scuola-590x368La posta in gioco sono i principi di uguaglianza e solidarietà
Il modello di riferimento del governo è stato quello della scuola statunitense, una scuola governata a livello di territorio, con insegnanti scelti in modo discrezionale dal dirigente, in competizione con le altre per il reperimento delle risorse materiali e umane.
La scuola delle diseguaglianze territoriali e censitarie che tende a precarizzare il presente degli insegnanti e il futuro degli studenti in sintonia con la precarizzazione e dequalificazione del mondo del lavoro.
Renzi ha più volte ripetuto che la vera riforma in grado di cambiare il paese era quella della scuola riconoscendo che la sua funzione di organo costituzionale ne fa il “cuore” stesso del modello di società.
La lotta degli insegnanti è stata forte e duratura, basti pensare allo sciopero al 70% del 5 maggio, ma poi anche alle manifestazioni di giugno sotto il Senato e sotto alla Camera, gli scioperi della fame, i presidi con i lumini.
A mio avviso il progetto renziano è stato molto ridimensionato: è stata riconfermata la gestione collegiale delle scuole, è stato eliminato il progetto del 5 per mille alle singole scuole, è stata rinviata di un anno la chiamata dei docenti assunti da parte delle singole scuole.
Il 12 luglio e il 6 settembre si sono svolte due assemblee con grande partecipazione, che hanno evidenziato la volontà di proseguire nella lotta nella consapevolezza che il mondo della scuola è ancora in campo.
Ora che siamo entrati in una inevitabile fase di stanca si deve riflettere su come sia andata quali siano stati i punti di forza e quelli deboli.
Il ruolo sociale della scuola e il ruolo delle alleanze
Un milione di lavoratori della scuola, 8 milioni di studenti. Con i partner e le famiglie, fanno 26 milioni di persone.” Ci si è chiesti più volte come mai questa massa critica non riesca a incidere sulle politiche nazionali. È una giusta considerazione che però presuppone che questi 26 milioni vedano il tema della scuola come quello di loro interesse principale.
In realtà sappiamo tutti bene che non è così storicamente e l’idea che ogni tanto appare di un “partito della scuola” non è realistica perché la questione scuola è sommersa da tante altre più impattanti sia per le famiglie che per gli insegnanti, come la crisi economica o quella del welfare assistenziale.
Vero è che la scuola pubblica è ancora in tutti i sondaggi una delle istituzioni più apprezzate, ma non è ancora vista dalle une e dagli altri come il tema al centro dei loro interessi sociali.
le-proteste-contro-il-ddl-sulla-scuola_262755A me sembra però che questa visione si sia fatta largo fra i docenti durante la lotta degli ultimi mesi.
L’assemblea del 6 settembre a Bologna ha evidenziato una grande consapevolezza sul fatto che la scuola non possa lottare da sola e sulla necessità di trovare alleanze con il mondo del lavoro, quello che lotta per la difesa ambientale del territorio, quello che si impegna sui temi della democrazia costituzionale.
La presenza di diversi rappresentanti di questi movimenti dimostra che la lotta della scuola è stata colta nella sua dimensione sociale.
Non c’è alcun dubbio invece sul fatto che ci sia stato uno scollamento con una parte consistente dell’opinione pubblica che ha ormai introiettato la visione del mondo liberista e individualista e non riesce a comprendere che esista uno spazio libero e democratico in cui operare non in modo individualistico ma collettivo. È assolutamente necessario che gli insegnanti parlino con i genitori, non in quanto militanti politici ma proprio in quanto insegnanti che hanno come funzione principale la formazione di cittadini consapevoli.
Le parole d’ordine ora renziane, ma già berlingueriane e morattiane di merito, valutazione, efficienza sono passate anche fra i genitori.
Occorre far capire che sono le stesse parole che stanno distruggendo il lavoro, la sanità, l’assistenza sociale lo sfruttamento del territorio.
D’altra parte io penso che gli insegnanti siano ormai l’unico corpo sociale che combatte apertamente contro la deriva liberista e che sarebbe necessario, invece di denigrarli, sostenerli con forza.
I dati a disposizione da parte di OCSE Pisa evidenziano che nella scuola italiana l’incidenza sui risultati scolastici del fattore socio economico famigliare è ampiamente sotto la media dei paesi più sviluppati per non parlare degli esempi ampiamente discriminatori di Stati Uniti e Germania presi invece a modello dalla classe dirigente del nostro paese.
Per un’alleanza sociale tra insegnanti, genitori e studenti
Il vero problema che abbiamo di fronte è come costruire un’alleanza sociale fra insegnanti, genitori, studenti e cittadini.
Che questa alleanza passi per il riconoscimento del ruolo sociale della scuola è assolutamente necessario.
scuola-alunni450Occorre creare la consapevolezza che l’attacco alla scuola pubblica degli articoli 33 e 34 della Costituzione costituisce l’attacco definitivo ai principi fondativi di uguaglianza e solidarietà posti a sua base e che se perdiamo la scuola della Repubblica perderemo tutto.
Non perderanno solo gli insegnanti ridotti, come negli Stati Uniti a dipendenti dei genitori, che così avranno assicurato temporaneamente il successo dei loro figli, ma soprattutto gli studenti a cui verrà privato il diritto di diventare cittadini liberi e consapevoli, capaci di dare un futuro al nostro paese.
Questo ad esempio è stato ben compreso dagli studenti che non a caso sono stati in campo nella lotta degli scorsi mesi e stanno riproponendo nei prossimi giorni nuovi momenti di mobilitazione.
Per loro la scuola è uno dei pochi spazi in cui riescono a riconoscersi come soggetto politico collettivo attraverso i momenti di democrazia che hanno a disposizione: assemblee mensili, elezioni dei membri dei consigli di istituto e di classe, ecc.
Difendere tutti il principio della libertà di insegnamento
Il principio della libertà di insegnamento, come afferma l’art. 1 del testo unico Dlvo 297/94, che non è stato né abrogato né modificato dalla legge 107, ha lo scopo di “promuovere, attraverso un confronto aperto di posizioni culturali, la piena formazione della personalità degli alunni”.
La libertà delle nuove generazioni e di tutti passa quindi per la battaglia per la libertà di insegnamento. Questo occorre far capire a tutta la cittadinanza e il compito è comune.
Il tema delle risorse è determinante
La seconda questione da far capire è quella del continuo taglio delle risorse pubbliche per l’istruzione (meno 20% dal 2008) che ha portato l’Italia ad essere il paese europeo all’ultimo posto per investimenti.
La frase chiave per capire il progetto renziano è quella per cui “Le risorse pubbliche non saranno mai sufficienti a colmare le esigenze di investimenti nella nostra scuola.”.
Il vero scopo del progetto governativo è di ratificare la situazione di scarsità di risorse pubbliche e indurre i genitori a farsi carico delle spese di funzionamento tramite il contributo volontario ormai obbligatorio e l’ingresso degli sponsor privati.
Preoccupante è l’adesione di tanti genitori al progetto di Unindustria di Bologna che eroga un finanziamento di 75.000 euro ad alcune classi di scuole medie collocate in territori industrializzati per permettere un tempo pieno dotato di mense, laboratori linguistici e informatici finalizzato a orientare le scelte future degli alunni verso gli istituti tecnici e professionali.
E poi l’adesione alla campagna dei bollini per la scuola di Coop, Esselunga e Conad.
Su questo occorre costruire una campagna che sveli il progetto renziano teso alla dismissione dell’impegno costituzionale a garantire a tutti una scuola di qualità laica e gratuita.
Conclusioni
Aiutiamo tutti gli insegnanti a diventare davvero protagonisti, pretendendo innanzitutto che facciano bene il loro mestiere.
Il problema di insegnanti, studenti, genitori e cittadini è difendere questo spazio sociale sviluppando un’alleanza fra tutte le componenti in grado di far prevalere il meglio che c’è nella scuola, non buttare via il bambino con l’acqua sporca
Gli insegnanti devono parlare molto di più con i loro studenti e genitori perché devono capire fino in fondo che il loro compito non è solo quello di insegnare a leggere, scrivere e far di conto ma di favorire la crescita di cittadini consapevoli.
Genitori e studenti devono capire che la libertà di scelta del proprio futuro è la garanzia per una società libera e democratica e che la scuola è l’unico luogo in cui ancora si vive nella socialità, in uno spazio democratico praticabile.
Proviamo a costruire insieme la praticabilità di una grande stagione referendaria “sociale che investa i temi del diritto all’istruzione, della democrazia, della sostenibilità ambientale, del lavoro certo e dignitoso per invertire la tendenza liberista imperante e dare la speranza a tutti che c’è un modello di società libera e solidale alternativo a quello imposto dai mercati e della finanza.
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