LogoPaceParisNon credo a pochi minuti di silenzio in ricordo di chi non c’è più.
Credo a ore e ore di dialogo che servano a costruire consapevolezza su chi e cosa è venuto a mancare, chi e cosa manca, chi e cosa non dovrebbe mai mancare a nessuno.
Non credo alle giornate di lutto.
Credo ad anni di impegno, ad esempio, per far vivere la scuola come una palestra di democrazia, una fabbrica di relazioni, un’officina di saperi, un laboratorio di speranze, una bottega di progetti e di creatività.

Non credo alle preghiere e ancor meno a chi le vede come l’unica soluzione.
Credo nella partecipazione, nella responsabilità, nell’altruismo, nel dialogo e nell’educazione alla cura dei beni comuni.
Non credo ai politici necrofagi.
Credo alle persone  che sono capaci di condividere l’intensità di un silenzio, di mettersi in disparte e di compiere azioni altruistiche senza ricavarne profitto.
Non credo a chi propone la chiusura delle frontiere e l’innalzamento dei muri.
VauroParigiCredo a chi traccia sentieri impensati e a chi costruisce ponti sorprendenti.
Non credo a chi si autoproclama “Libero” e poi grida “Bastardi islamici ”. [1]
Credo alla libertà come strumento di liberazione sociale, politica ed economica, all’uguaglianza come elemento di giustizia e alla fratellanza come obiettivo di civiltà.
Non credo a chi si dichiara “Democratico” e scrive che “Emergency è un’organizzazione politica antioccidentale mascherata da ospedale ambulante, che va isolata e boicottata”. [2]
Credo in una democrazia che sappia creare le condizioni per una completa espressione delle potenzialità individuali e collettive.
Non credo alle armi e al loro commercio, nemmeno per aiutare l’economia nazionale.
Credo nella nonviolenza, nella ricerca del dialogo e nella capacità di ascolto che può derivare solo dal bisogno di conoscere gli altri.
Non credo alle frasi di circostanza.
Credo nelle parole di pace pronunciate da persone coerenti.
Anche per questo diffondo il comunicato del Movimento Nonviolento relativo ai tragici fatti di Parigi. [3]

Ed eccola qui, la guerra.
È arrivata anche alla porta accanto.
Con il suo orrore, il terrore, il sangue, i corpi morti. Quando la vedi con i tuoi occhi capisci davvero perché è “il più grande crimine contro l’umanità”.
È un’unica guerra che si mimetizza in varie forme, che si ciba dello stesso odio e defeca la stessa violenza.
È sempre la stessa cosa, compiuta da eserciti addestrati, ben armati, finanziati, le cui vittime sono soprattutto i civili innocenti.
Ormai è una matassa ingarbugliata. Il bandolo non lo si trova più.

Mauro Biani per il Manifesto
Mauro Biani per il Manifesto

Non serve sapere chi ha iniziato per primo, le ragioni sono scomparse e rimangono solo i torti.
È una spirale perversa che si autoalimenta: guerra-terrorismo-violenza-odio-vendetta-terrorismo-guerra…
A Parigi abbiamo assistito in diretta ad un’operazione militare: un gruppo di soldati in armi che ha agito come un plotone di esecuzione, attaccando civili inermi, sequestrandoli, decimandoli, come facevano i nazisti nella Francia del 1940, violando ogni convenzione internazionale, fuori da ogni regola… d’altronde la guerra non ha regole, se non quella di eliminare fisicamente il nemico.
Ed è proprio questo che i mercenari dell’odio vogliono: che ognuno di noi si senta nemico all’altro, per innalzare il livello dello scontro, dove alla fine rimarrà solo chi è più spietato, chi spara l’ultimo colpo.
Già troppe volte abbiamo detto “mai più!”.
Dopo la guerra del Golfo, dopo le Torri Gemelle, dopo l’attacco in Iraq, dopo gli attentati di Londra e di Madrid, dopo la strage di Charlie Hebdo, dopo quella del Bardo, dopo i bombardamenti su Libia e Siria, dopo il raid sull’ospedale di Kunduz in Afganistan, dopo il massacro all’Università di Garissa in Kenya, dopo le bombe sul corteo pacifista di Ankara … ed oggi dopo gli attentati suicidi di Beirut e di Parigi.
Piangere i morti ed esprimere solidarietà è importante, ma non basta se poi tutto continua come prima.
Dobbiamo reagire.
Non farci piegare dal dolore e dalla paura. Non accettare lo stato delle cose.
Reagire. Reagire per spezzare la spirale, ed aprire una strada nuova.
La violenza ha fallito e se perpetuata peggiorerà ulteriormente una situazione già tragica.
La via da seguire è quella della nonviolenza. Sul piano personale e su quello politico.
nonviolenza o barbarie FR_medioLa via del diritto, della cooperazione, del dialogo, delle alleanze con chi in ogni luogo cerca la pace, della riduzione drastica della produzione e del traffico di armi, dei Corpi civili di pace per affrontare i conflitti prima che diventino guerre, della polizia internazionale per fermare chi si pone fuori dal contesto legale dell’Onu.
Il terrorismo e la guerra (che è una forma di terrorismo su vasta scala) si contrastano con strumenti altrettanto forti, ma con spinta contraria.
Siamo anche noi dentro il conflitto, e lo dobbiamo affrontare con soluzioni opposte a quelle perseguite finora.
L’alternativa oggi è secca: nonviolenza o barbarie.

Movimento Nonviolento


[1] Copertina di Libero (14/11/2015)

[2] Fabrizio Rondolino su Twitter (14/11/2015)

[3] Qualcosa con un incipit simile lo avevo scritto nel 2012 a proposito di un altro tragico fatto di cronaca successo in Puglia.

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