Pace_03_smallCi sono molti bambini che, dopo un litigio, fanno subito la pace perché quello che gli interessa di più è tornare a giocare e non rimanere arrabbiati.
A loro basta scambiarsi un sorriso, una gentilezza o qualche parola di scuse per tornare ad essere felici come prima.

Altre volte invece hanno bisogno di un adulto che faccia da mediatore e che provi a far pensare alle ragioni dell’altro: allora si accorgono di un punto di vista diverso che non avevano considerato, cominciano a sbollire la rabbia e poi sembrano perdere le proprie convinzioni un poco alla volta.
A questo punto quei bambini capiscono che un po’ di ragioni ce le ha anche l’altro quindi, se sono invitati a far la pace, si danno la mano e spesso perfezionano questa formalità con la pronuncia all’unisono di una formula solenne: “Pace pace, mille patate” a cui, se il litigio precedente è stato più grave del solito, aggiungono anche un augurio per il futuro: “e scoregge profumate!”.
Pace_01_smallCi sono invece certi adulti che, dopo un qualsiasi litigio, non vogliono fare la pace perché quello che gli interessa di più è difendere, a tutti i costi, il proprio punto di vista continuando a credere che sia l’unico e quindi anche quello giusto.
A loro basta l’arroganza e la prepotenza per credersi forti e coltivare la paura e l’infelicità.
Ci sono altri adulti che, dopo un qualsiasi conflitto, non vogliono che ci sia la pace perché quello che gli interessa di più è guadagnare tanti soldi ed avere più potere.
A loro basta che le industrie del proprio paese vendano le armi ad altri paesi per essere soddisfatti della ripresa dell’economia; infatti questi adulti non si preoccupano delle conseguenze delle proprie azioni ma solo di accrescere la propria quota di azioni in certe società di capitali.
Ci sono anche coloro che, dopo tragedie di proporzioni inimmaginabili, si addolorano in maniera inversamente proporzionale alla distanza che intercorre fra i propri interessi ed il luogo della tragedia: più la distanza è breve più sono alte la sofferenza e l’indignazione, più ci sono migliaia di chilometri di mezzo meno ci sono dolore e rabbia.
PACEA loro basta che il proprio orto non venga calpestato ma non si preoccupano di aver cura delle proprie piante o se l’acqua con cui le irrigano sia inquinata o meno.
Poi ci sono anche adulti scomodi che, rivolgendosi agli ipocriti, dicono quello che certi politici non riescono a dire:Siamo vicini al Natale: ci saranno luci, ci saranno feste, alberi luminosi, anche presepi… tutto truccato: il mondo continua a fare la guerra, a fare le guerre. Il mondo non ha compreso la strada della pace. Questi che operano la guerra, che fanno le guerre, sono maledetti, sono delinquenti. E mentre i trafficanti di armi fanno il loro lavoro ci sono i poveri operatori di pace che soltanto per aiutare una persona, un’altra, un’altra, un’altra, danno la vita. Ci farà bene anche a noi chiedere la grazia del pianto, per questo mondo che non riconosce la strada della pace. Che vive per fare la guerra, con il cinismo di dire di non farla.” [1]
In più ci sono adulti che, avendone viste di tutti i colori, sono sicuri del fatto che noi non possiamo rinunciare alla speranza e scrivono:Abbiamo perso la misura di chi siamo, il senso di quanto fragile ed interconnesso sia il mondo in cui viviamo, e ci illudiamo di poter usare una dose, magari “intelligente”, di violenza per mettere fine alla terribile violenza altrui.[2]
Tiziano Terzani, dopo aver risposto per iscritto e per le rime ad Oriana Fallaci, la salutò in questo modo: “Ti auguro di tutto cuore di trovare pace. Perché se quella non è dentro di noi non sarà mai da nessuna parte.
Ovunque la stiate cercando, buona ricerca. Comunque ne abbiate dentro, buona diffusione.

TIGGITALIA 05 - ARMI

P.S. I disegni li hanno fatti i bambini e le bambine della classe prima che sto frequentando.

[1] Papa Francesco, nell’omelia della messa celebrata a Casa Santa Marta il 19 novembre 2015.

[2] Tiziano Terzani, nella lettera a Oriana Fallaci

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