LogoReferendumSocialiÈ iniziata sabato 9 aprile la campagna di raccolta firme, che proseguirà fino al 20 giugno, per permettere l’indizione dei nuovi referendum.
A Ferrara, come nel resto d’Italia, l’inizio è stato caratterizzato da una presenza straordinaria di persone ai banchetti, da una forte domanda di democrazia e da un desiderio enorme di partecipazione.

In piena campagna elettorale per il Sì al Referendum contro le trivelle in mare, anche il “Coordinamento NOTriv, Referendum Sociali e Stop TTIP” di Ferrara si è presentato sulle piazze per chiedere 7 firme:
– 1 per fermare le trivelle ovunque in Italia;

– 4 contro la riforma scolastica che prevede una scuola-azienda diretta da un preside manager che ha il potere di scegliersi gli insegnanti sulla base di criteri soggettivi e di ricompensare l’obbedienza di pochi di loro con quattro spiccioli, una scuola cosiddetta “buona” che invece finanzia ulteriormente le scuole private e che avvia precocemente al lavoro gli studenti;
– 1 sull’aumento degli inceneritori come sistema di smaltimento dei rifiuti;
– infine una firma per una petizione contro le definitive privatizzazioni dei servizi pubblici, acqua compresa. [1]
Ai banchetti si raccolgono le firme dei residenti nei comuni della provincia e sarà necessario presentarsi con un documento d’identità valido.
Le persone non residenti a Ferrara che, domenica 17 aprile, vogliano votare in città sono invitate a iscriversi come rappresentanti di lista presso: Altra Europa per Tsipras, Movimento 5 Stelle e SEL, scrivendo all’indirizzo referendumsociali.ferrara@gmail.com o telefonando al numero 347/1340481.
Comunque la pensiate, buone firme!

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: inizio a tamburo battente della raccolta firme per i !

è la città della , quindi si può firmare per i anche su due ruote!

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IL 17 APRILE VOTA SÌ PERCHÈ…..
Il tempo delle fonti fossili è scaduto: in Italia il nostro Governo deve investire da subito su un modello energetico pulito, rinnovabile, distribuito e democratico, già affermato nei Paesi più avanzati e innovati del nostro Pianeta.

Le ricerche di petrolio e gas mettono a rischio i nostri mari e non danno alcun beneficio durevole al Paese. Tutto il petrolio presente nei fondali del mare italiano basterebbe a coprire solo 7 settimane di fabbisogno energetico, e quelle di gas appena 6 mesi.
L’estrazione di idrocarburi è un’attività inquinante, con un impatto rilevante sull’ambiente e sull’ecosistema marino. Anche le fasi di ricerca utilizzando la tecnica dell’airgun (esplosioni di aria compressa), hanno effetti devastanti per l’habitat e la fauna marina.
In un sistema chiuso come il mar Mediterraneo un eventuale incidente sarebbe disastroso e l’intervento umano è pressoché inutile, come dimostra l’incidente avvenuto nel 2010 nel Golfo del Messico alla piattaforma Deepwater Horizon che ha provocato il più grave inquinamento da petrolio mai registrato nelle acque degli Stati Uniti.
Trivellare il nostro mare è un affare per i soli petrolieri, che in Italia trovano le condizioni economiche tra le più vantaggiose al mondo. Il “petrolio” degli italiani è ben altro: turismo, pesca, produzioni alimentari di qualità, biodiversità, innovazione industriale ed energie alternative.
Oggi l’Italia produce più del 40% della sua energia elettrica da fonti rinnovabili, con 60mila addetti tra diretti e indiretti, e una ricaduta economica di 6 miliardi di euro.
Alla Conferenza ONU sul Clima tenutasi a Parigi lo scorso dicembre, l’Italia – insieme ad altri 194 paesi – ha sottoscritto uno storico impegno a contenere la febbre della Terra entro 1,5 gradi centigradi, perseguendo con chiarezza e decisione l’abbandono dell’utilizzo delle fonti fossili. Fermare le trivelle vuol dire essere coerenti con questo impegno.

fineFERMA LE TRIVnew

[1] QUESITO TRIVELLE ZERO
Bloccare nuove attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi
Il quesito sulle trivelle vuole cancellare i riferimenti a certe zone dell’Italia che limitano le attività petrolifere esclusivamente in quei luoghi, in modo da render applicabile il divieto di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi a tutta Italia, per i nuovi interventi in terraferma e in mare al di fuori delle 12 miglia. Dopo il referendum del 17 aprile contro le concessioni già esistenti in mare nelle prime 12 miglia, un quesito sui progetti nella restante parte del territorio italiano.

Non riguarda le concessioni già assegnate dallo Stato, perché colpirle lo avrebbe reso inammissibile.
Votare “Sì” significa voler bloccare tutti i nuovi progetti di perforazione e estrazione, ridurre devastazioni e problemi di salute connessi ai progetti petroliferi e rispondere alle analisi di scienziati di tutto il mondo: estrazione e combustione degli idrocarburi causano sconvolgimenti climatici, con grave rischio per la vivibilità della Terra. Le attuali richieste dei petrolieri per nuove concessioni in terraferma e in mare sono oltre 100, su vastissime aree del Paese. Fermiamole!

QUESITO INCENERITORI
Bloccare il piano per nuovi e vecchi inceneritori
Il quesito sugli inceneritori vuole cancellare:

– la loro classificazione come infrastrutture strategiche di preminente interesse nazionale;
– il potere del governo di decidere localizzazione e capacità specifica di 15 nuovi impianti e quello di commissariare le Regioni inottemperanti;
– l’obbligatorietà di potenziamento al massimo carico termico e di riclassificazione a recupero energetico degli inceneritori esistenti;
– la possibilità di produrre rifiuti in una Regione e incenerirli in un’altra;
– il dimezzamento dei termini di espropriazione per pubblica utilità e la riduzione dei tempi per la Valutazione di Impatto Ambientale.
Votare SÌ significa schierarsi per la tutela di salute e ambiente; restituire ai cittadini il diritto di decidere sul territorio e alle Regioni il potere di programmazione e gestione in merito ai rifiuti; puntare sul riciclo e sull’Economia Circolare.

QUESITI SCUOLA
1 – Abrogazione di norme sul potere discrezionale del dirigente scolastico di scegliere e di confermare i docenti nella sede

2 – Abrogazione di norme sul potere del dirigente di scegliere i docenti da premiare economicamente e sul comitato di valutazione
3 – Abrogazione di norme sull’obbligo di almeno 400-200 ore di alternanza scuola-lavoro
4 – Abrogazione di norme sui finanziamenti privati a singole scuole pubbliche o private
I 4 quesiti sulla scuola vogliono cancellare:
i poteri discrezionali del dirigente di scegliere i docenti, di confermarli o mandarli via dopo un triennio e di premiarli per un presunto “merito”, con il pericolo di gestioni clientelare delle assunzioni e di limitazione della libertà di insegnamento;
l’obbligo per le scuole di fare almeno 400/200 ore di alternanza scuola-lavoro, che riduce l’insegnamento a favore di attività che spesso diventano lavoro gratuito e imposizione agli studenti di prestazioni dequalificate;
la possibilità di effettuare donazioni a singole scuole, con il rischio di finanziamenti privatistici, competizione tra le scuole, disuguaglianze e favori fiscali a coloro che frequentano istituti privati.
Votare SÌ significa schierarsi a favore di pluralismo di idee e metodologie, collaborazione democratica negli organi collegiali,
piena autonomia delle scuole nel decidere il proprio Piano dell’Offerta Formativa, erogazioni di fondi all’intero sistema nazionale di istruzione.

PETIZIONE POPOLARE ACQUA
Petizione popolare per legiferare in materia di diritto all’acqua e di gestione pubblica e partecipativa del servizio idrico integrato
Il governo Renzi vuole privatizzare servizio idrico e servizi pubblici locali, contro il risultato del referendum del 2011.

Il Parlamento sta eliminando ripubblicizzazione e gestione partecipativa del servizio idrico dalla nostra legge d’iniziativa popolare sulla gestione pubblica dell’acqua.
Il decreto attuativo della legge Madia sulla riorganizzazione della PA riduce la gestione pubblica dei servizi ai casi di stretta necessità e la vieta per quelli a rete; rafforza i soggetti privati; promuove la concorrenza; reintroduce l’adeguatezza della remunerazione del capitale investito nel calcolo delle tariffe.
Firmare significa schierarsi per il riconoscimento del principio per cui l’acqua è un bene comune, il ritiro dei decreti attuativi su aziende partecipate e servizi pubblici locali, l’approvazione del testo originario della nostra LIP nel nostro testo originario, il diritto all’acqua in Costituzione.

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