Sciopero_sxCar@ collegh@, cari genitori,
come già saprete il 20 maggio prossimo i sindacati FLC CGIL,  CISL Scuola, UIL Scuola, SNALS Confsal hanno proclamato uno sciopero nazionale generale della scuola.
Di motivi per proclamarlo ce ne sono tanti: il contratto di lavoro non rinnovato da 7 anni; la falsa valorizzazione del merito che vedrà premiati i docenti più obbedienti ad un Dirigente Supermanager che li sceglierà a proprio uso e consumo; la precarietà imposta per legge tramite il non riconoscimento di chi ha maturato titoli validi per la stabilizzazione; il personale amministrativo tecnico ed ausiliario reso invisibile per poterlo sacrificare a piacere: riducendolo e non sostituendolo in caso di malattia oppure caricandolo di lavoro inutile; i Dirigenti Scolastici obbligati ad agire in maniera dispotica e mortificati da una valutazione inadeguata; la competizione e la conflittualità eletti a valori positivi; la collegialità e la libertà di insegnamento condizionate da un’impostazione autoritaria.

Di motivi per proclamare uno sciopero anche in altri momenti ce ne sono stati.
Di motivi per proclamarlo anche insieme ad altre sigle sindacali pure.
Di motivi per non condividere alcune iniziative sindacali ce ne sono stati e ce ne possono essere più di uno.
Ma di motivi per non aderire a questo sciopero non ne vedo… o meglio vedo soltanto quelli di chi accetta l’impostazione della scuola renzusconiana e di conseguenza si rende complice.
Nel rispetto delle diverse idee di scuola che possiamo avere e delle reciproche appartenenze sindacali e politiche, vorrei provare a spiegare brevemente come io consideri questo un momento decisivo per la storia della scuola della Repubblica.
scuola_segnale_sciopero-351x330La legge 107 (quella che è stata chiamata presuntuosamente da chi l’ha proposta:  buona scuola), imposta in maniera arrogante in un contesto paradossale, contiene elementi molto pericolosi che stravolgono la scuola della Repubblica.
Soprattutto per questo la legge 107 è la legge della “cattiva scuola” ed è inemendabile.
Vale la pena ricordare che contro la legge della “cattiva scuola” hanno scioperato, manifestato, obiettato, disapprovato così tante persone, associazioni, sindacati, partiti, comitati, coordinamenti e movimenti di diversa natura culturale e politica, come non ce ne sono mai stati prima.
Nonostante ciò per molti “non c’è più niente da fare”.
… e invece NO!!! Non è così!!! Non è assolutamente vero!!!
Da fare ce n’è eccome!!!

Se non ci stanno bene le cose, così come sono state imposte dai modi e dai contenuti della legge 107, occorre mostrarlo… anche con lo sciopero.
Se vogliamo davvero che qualcosa cambi, bisogna farlo vedere e sentire… anche con la mobilitazione.
Se vogliamo dire che abbiamo un’altra idea di scuola, è necessario spiegarlo… anche scendendo in piazza per far capire da che parte stiamo.
Sono consapevole che lo sciopero non sia l’unico strumento di opposizione ma esso può diventare ancor più potente quando è associato ad altre forme di comunicazione e di impegno.
Ad esempio saprete tutti che, da un mese circa, le piazze italiane sono piene di banchetti dove si stanno raccogliendo le firme per i referendum sociali, sul lavoro e per dire “NO” alla riforma costituzionale.
scuola_sciopero_300x252_800_800Fra questi  ce ne sono quattro che riguardano l’abrogazione di pilastri fondamentali della “cattiva scuola”:
i poteri del dirigente scolastico per eliminare la chiamata diretta degli insegnanti da parte del dirigente scolastico sugli ambiti territoriali per incarichi solo triennali;
la
valutazione del merito allo scopo di ripristinare le funzioni precedenti del comitato di valutazione e per l’attribuzione del fondo per la valorizzazione dei docenti alla contrattazione;

l’alternanza scuola-lavoro lasciando le scuole libere di organizzare tali attività come hanno sempre fatto;
lo school bonus per cancellare un beneficio di fatto riservato alle scuole private e perché le erogazioni liberali non debbano più essere riservate alle singole scuole, ma all’intero sistema scolastico.
La proposta di questi quattro referendum è unica e straordinaria.
Non ci sono mai stati prima referendum che si occupassero di scuola.
Non ci sono mai stati prima perché non c’è mai stato prima un attacco così massiccio alla scuola della nostra Costituzione.
Abbiamo un’occasione incredibile: una volta raccolte le firme necessarie, nel 2017 i cittadini italiani potranno esprimersi rispetto alla scuola che vogliono.
È un’opportunità grandissima: in questo paese si potrà parlare di scuola nelle piazze, in televisione, nelle radio, nelle riunioni degli organi collegiali, nelle sale, nelle aule, nelle scuole.
Questi referendum potranno portare all’attenzione del Paese una discussione vitale per il suo futuro.
Perché ciò accada occorre mobilitarsi: scioperando, firmando, invitando a firmare, parlando, scrivendo, leggendo, raccontando, coinvolgendo, diffondendo.
sciopero_StainoLa mobilitazione deve partire da noi perché solo noi possiamo riuscirci.
Siamo noi che possiamo essere il motore del cambiamento: noi con l’onestà e la fatica del nostro lavoro, noi che tutti i giorni siamo a scuola e che ci mettiamo la faccia, noi che insegniamo e che impariamo, noi che sbagliamo e che ci correggiamo, noi che parliamo e che spieghiamo, noi che ci impegniamo e che ci teniamo, noi che pensiamo che la scuola sia un organo costituzionale e non un’azienda.
L’instancabile Marina Boscaino scrive in un suo bellissimo pezzo su MicroMega, del 9 maggio scorso, che “La mobilitazione è pazienza e generosità”: condivido l’articolo ed ogni singola lettera di questa frase; mi permetto di aggiungere che la mobilitazione è anche la consapevolezza della pericolosità del momento, la dignità di chi non vuol vedere calpestato il senso del proprio lavoro, il coraggio di non aver tornaconti personali, l’umiltà della partecipazione, la trasparenza di non essere ipocriti, la forza di chi crede in un futuro diverso.
In sintesi, provo a dirlo a chiare lettere e anche a chiari numeri: “Basta fr8le! Se non scioperi non hai al3 scuse: 6 crumiro e di20 complice!
Comunque la pensiate, buona adesione allo sciopero e buona mobilitazione.

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