assembleaQuando ero piccolo e disubbidivo ai miei genitori, mia madre mi sgridava minacciandomi così: “Se non fai il bravo ti mandiamo in collegio!!!
Ho sempre creduto che lei alludesse al collegio come a un posto terribile dove i bambini poveri stavano senza i loro genitori, dove si mangiavano schifezze e dove tutti gli adulti erano severissimi.
Da un po’ di tempo sto cominciando a pensare che mia madre, con le sue minacce, alludesse ad un tipo di collegio che ancora non poteva conoscere: il Collegio dei Docenti.

Per chi non lo sapesse il Collegio dei Docenti è un’assemblea composta dal Dirigente Scolastico e da tutti i docenti dello stesso Istituto che ha la responsabilità dell’organizzazione didattica ed educativa di quella scuola.
Un organo collegiale pensato per essere luogo di confronto, discussione e proposta ma che, dopo l’avvento della cosiddetta “buona scuola renzusconiana“, sta diventando sempre più un luogo condizionato dal cosiddetto “preside sceriffo”: cioè il Dirigente Scolastico a cui la legge 107, quella imposta dal governo Renzi nel 2015, affida larghi poteri.
Una brava collega mi ha inviato una bella cronaca di un recente Collegio dei Docenti a cui ha partecipato.
Lo pubblico molto volentieri perché riflette l’atmosfera, a volte davvero surreale, che si respira in queste assemblee.
La diffondo anche perché, nonostante la situazione allucinante che descrive, termina il suo racconto con un messaggio fondamentale: “LA SCUOLA SIAMO NOI”.
Siamo noi infatti che siamo in classe tutti i giorni, siamo noi che ci aggiorniamo, siamo noi che ci formiamo, siamo noi che partecipiamo alle riunioni e alle assemblee, siamo noi che parliamo con i genitori, siamo noi che conosciamo i nostri studenti, siamo noi collaboriamo con il personale, siamo noi che teniamo i rapporti con gli Enti Locali.
La scuola siamo noi… con la nostra pazienza e la nostra resistenza, con la nostra rabbia e la nostra passione, con il nostro impegno e con le nostre idee.
Siamo noi quelli che hanno la credibilità per proporre un’idea di scuola e di società coerente con la nostra Costituzione.
Comunque la pensiate, buona lettura.
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UN COLLEGIO DEI DOCENTI A CASO NELL’EPOCA DELLA 107
Mettiamo che un collegio dei docenti sia convocato per deliberare sui criteri che il Dirigente Scolastico dovrebbe adottare per selezionare il personale.

Mettiamo che ci sia qualcuno fra i docenti che sappia di che si tratta e che ce ne sia almeno uno convinto che il contratto integrativo sulla mobilità sia una gran figata dei sindacati rispetto alla 107.
Mettiamo che questo sia l’ultimo punto all’ordine del giorno di un collegio serale in cui alle orecchie docenti, oltre gli scambi di ricette, le lamentele sugli alunni teppisti, il ticchettìo compulsivo al cellulare e il mantra ossessivo su quanto manca alla pensione, siano giunti come una ninna nanna gli echi di relazioni sui libri di testo, prove di terza media, Invalsi, verifiche finali, valutazioni, certificazione delle competenze e comunicazioni varie.
Mettiamo che il DS si decida nottetempo a leggere la circolare sulla mobilità, sottovoce per non svegliare chi sta già al primo sonno.
Mettiamo che i criteri che propone siano stati presi un po’ a caso, chessò: tutti quelli pari; e mettiamo pure che lui si sia concesso un guizzo di creatività per gli ex aequo: a parità di titoli sceglierebbe la più giovane, “che questa scuola sta diventando un cimitero di elefanti”.
Mettiamo che abbia detto proprio così.
Mettiamo che la cosa non sia presa con entusiasmo e che alcune insegnanti “contrastive” e insonni contestino criteri, circolare, contratto, legge 107 e tutto l’armamentario della “buona scuola”, e che propongano invece il punteggio della graduatoria come unico criterio.
Mettiamo che si voti e che la proposta del DS venga bocciata.
Mettiamo che qualcuno lo soccorra e proponga l’annullamento del voto e una nuova convocazione, e mettiamo che il collegio acconsenta, ciascuno desideroso solo e finalmente di essere restituito ai propri affetti.
Mettiamo che nella convocazione successiva il DS proponga i criteri dispari, e che a pari merito sceglierebbe la più anziana: così, giusto per vedere l’effetto che fa.
Mettiamo che questa volta le elefantesse si presentino orgogliose e insolitamente impettite, benché, ad essere sinceri, un po’ troppo su di giri.
Mettiamo che le insegnanti contrastive insistano sull’unico criterio accettabile: il punteggio; altrimenti ci si rifiuta di votare quest’operazione-contentino.
Mettiamo che ne scaturisca un delirio: che gli spalti impazziscano quasi fossimo al Parlamento italiano e che le gradinate ondeggino come un Titanic fra le onde.
Mettiamo che il caldo africano cominci a produrre davvero una strana eccitazione, che il DS si accasci sfinito su una sedia e che qualcuno inizi a pretendere di votare anche se non sa su che cosa: la qualunque purché sia a favore del DS.
Mettiamo che si voti e che i criteri del DS siano bocciati e che invece prevalga il criterio del punteggio della mobilità.
Mettiamo lo spreco di tutto questo tempo e di tanto tempo ancora.
Mettiamo che ci guardiamo chiedendoci avviliti come è stato possibile ridurci cosi.
Noi e il DS.
Noi e lui.
Noi e loro.
Noi e tutti.
E infine mettiamo che ci sia una legge d’iniziativa popolare scritta in onore della Costituzione.
Che serva farla camminare sulle nostre gambe.
E che non ci sarà nessuno ad aiutarci se non cominciamo a farlo noi stessi.

Una maestra contrastiva, elefantessa orgogliosa. 

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