Talvolta nel nostro paese succede che, quando in un certo ambito le cose vanno bene, qualcuno avverta il bisogno di farle andar male.
Talvolta i motivi per cui le cose vanno bene dipendono dal fatto che le persone che si impegnano per farle andar bene rispettano la Costituzione, tengono conto dell’interesse collettivo, mettono a disposizione le proprie idee e la propria creatività, sentono che ci si sta occupando di un bene comune, immaginano una società più giusta provando a realizzarla, credono a tal punto in quello che fanno che sono disposte ad impegnarsi anche come volontari.
Talvolta le cose che vanno bene sono di meno di quelle che vanno male e questo viene visto da alcuni, non come uno stimolo a fare meglio ma, come un ostacolo al mantenimento dello status quo.
Talvolta le cose che continuano ad andar male regalano a molti la sicurezza di non dover affrontare la paura di un cambiamento.
Talvolta, quando certe persone vogliono far andar male le cose che vanno bene, lo fanno parlando del bisogno di risparmiare, di una presunta razionalizzazione, dell’esigenza di ammodernamento, di un adeguamento all’Europa, della necessità di maggior sicurezza ma, in realtà, hanno in mente motivi molto diversi.
Talvolta questi interessi possono andare dal vantaggio economico, al bisogno di potere, all’ansia distruttiva, alla fame di rivalsa, alla necessità di protagonismo.
Talvolta succede che le persone, che vogliono far apparire cattive anche le cose che vanno bene, arrivino anche alla diffamazione e alle bugie pur di mettere in cattiva luce qualcuno che ha fatto bene.
Talvolta, quando succedono cose del genere, le persone che pensano che le cose che vanno bene siano patrimonio di tutti decidono di mostrare la propria vicinanza a chi è sottoposto a simili nefandezze firmando un appello per testimoniare che credono nella bontà dell’impegno, nel movimento che crea la partecipazione e nella forza della solidarietà.
Talvolta bisogna difendere le cose che vanno bene per dimostrare che un futuro diverso è possibile.
Talvolta, mettendosi insieme e partendo dalle cose che vanno bene, si può costruire un domani migliore.
Ogni volta che si valorizzano le cose che vanno bene si fa una buona educazione.

Ornella FaveroSo che questa premessa può adattarsi a diverse situazioni della vita del nostro bel paese, comprese quelle scolastiche; però, in questo caso, la mia intenzione era quella di alludere alla scandalosa campagna denigratoria che si è scatenata sul carcere “Due Palazzi” di Padova e che ha colpito Ornella Favero di Ristretti Orizzonti, Nicola Boscoletto della cooperativa “Giotto“, e l’ex direttore del carcere, dott. Salvatore Pirruccio.
Per far capire meglio la situazione che si è creata, vi invito a leggere questo editoriale apparso sul Corriere del Veneto dal titolo:  Carcere, l’inchiesta e la sfida e questa lettera al Gazzettino di Ornella Favero: L’onore di una persona, l’onore di un giornale, l’onore di vent’anni di un’esperienza come Ristretti.
Nicola BoscolettoScrive Alessandro Pedrotti, vicepresidente della Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia: “Sembra che il vero obiettivo, neppure molto celato, dietro queste indagini sia proprio lo smantellamento di un sistema carcerario che è tra i pochi in Italia che funziona. Non è un carcere modello, quello di Padova, non un’isola felice, perché sempre di carcere stiamo parlando, ma un carcere dove vi sono opportunità di studio, di lavoro, di crescita culturale, dove i detenuti possono riflettere sui reati commessi, accompagnati da volontari che si impegnano quotidianamente al loro fianco. Un carcere dove gli incontri con gli studenti sono occasione di confronto, di approfondimento, di relazione, e per i detenuti anche di “farsi interpellare dallo sguardo dell’altro”, di chi tra i ragazzi o gli insegnanti magari ha subito un furto e non si sente più sicuro in casa propria.
Pirruccio & De Benedetti carcere PadovaRiflessioni che entrano sotto la pelle e permettono un cambiamento, una comprensione di ciò che il reato causa, dell’effetto che può produrre su chi ne è vittima.”

Invito tutti a leggere l’appello seguente e, coloro che lo ritengono, a diffonderlo, ad inviare una firma di adesione ed eventualmente una frase di solidarietà a: info@ristretti.it  oppure a redazione@ristretti.it .
Sono stato ospite un paio di volte nel carcere di Padova, sia presso la redazione di Ristretti Orizzonti che partecipando ad uno fra i numerosissimi incontri con gli studenti; in entrambi i casi ho potuto vivere una realtà straordinaria basata sul rispetto, sull’impegno, sulla collaborazione, sul senso di appartenenza. Una realtà costruita a partire da un enorme lavoro svolto sulla propria identità, sulla propria storia e sulle relazioni umane. Uno straordinario esempio di cambiamento nelle persone e nelle istituzioni.
Anche per questo, nel mio piccolo, in qualità di maestro elementare e di curatore di Astrolabio, il giornale del carcere di Ferrara, ho inviato questo breve scritto: Aderisco in maniera convinta all’appello perché le esperienze che siete riusciti a costruire insieme dal basso sono diventate un faro indispensabile che illumina il panorama carcerario italiano. Il cambiamento culturale che riuscite a provocare con così tanto impegno e cura nei numerosi incontri con gli studenti ed i professori è davvero potente. Le attività che avete realizzato e le conseguenti aperture mentali, frutto del vostro lavoro, sono un esempio concreto che “un altro carcere è possibile”. Abbiamo tutti un grandissimo bisogno di continuare a coltivare un futuro diverso che possa nascere dal terreno che così appassionatamente siete riusciti a coltivare, fino a farlo diventare un bene comune.
Comunque la pensiate buona lettura, buona firma e buona diffusione.

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APPELLO ALLA SOCIETÀ CIVILE, ALLE ASSOCIAZIONI E AGLI ENTI PUBBLICI E PRIVATI DEL TERRITORIO, ALLE SINGOLE PERSONE CHE DA TANTISSIMI ANNI HANNO AVUTO MODO DI CONOSCERE IL BUON FUNZIONAMENTO DELLA CASA DI RECLUSIONE “DUE PALAZZI” DI PADOVA.

Senza il contributo di tutti la Casa di Reclusione di Padova non sarebbe quella che oggi tutti siamo ormai abituati a conoscere. È grazie a persone responsabili e di buona volontà presenti in tutte le realtà, pubbliche e private, che oggi il carcere “Due Palazzi” è noto in tutto il mondo. Quello di un carcere è un mondo tanto complesso quanto ricco di esperienze, ricco di diversità, basti pensare al personale di Polizia penitenziaria, alle varie direzioni che dal 1989 ad oggi si sono succedute, alla magistratura di sorveglianza, all’area trattamentale educativa, all’area socio sanitaria, all’area scolastica (basti pensare che Padova ha visto nascere in carcere uno dei primi Poli Universitari d’Italia), alle associazioni di Volontariato pioniere a livello nazionale, le cooperative sociali, alle realtà culturali, sportive, formative. Ognuna di queste con la propria specificità ha dato vita, in questi lunghi e faticosi ma anche belli anni a quell’autentico laboratorio di sperimentazione di un carcere rispettoso fino in fondo della Costituzione.
Tutto questo, che è un patrimonio di tutti, oggi lo vediamo messo fortemente a rischio.
Il lavoro di anni, svolto da tutti sempre attraverso un confronto aperto e serrato con le Istituzioni, ha avuto una caratteristica sopra ogni altra: la trasparenza.

Padova ha una ricchezza di esperienze nell’ambito della rieducazione e del recupero delle persone detenute davvero straordinaria, attività mai smessa anche quando la dovuta attenzione in merito alla carenza del personale di polizia penitenziaria, dell’area trattamentale educativa e dirigenziale, non veniva adeguatamente affrontato in quantità oltre che in qualità.
In queste settimane, più o meno tutti, stiamo subendo un attacco sia mediatico che concreto nel vivere quotidiano. Ogni fatto anche teso a mettere ordine al proprio interno (vedi ad esempio il ritrovamento vari di cellulari) è usato da qualcuno sempre in modo strumentale.

Grazie a una straordinaria collaborazione tra istituzioni e società civile anche negli anni del sovraffollamento più bestiale si è riusciti a fare davvero miracoli.
Quello in atto è un grave tentativo di tornare al passato (ante 1990), a un carcere chiuso alla società civile e chiuso alla speranza.
La nostra preoccupazione è dettata anche dal fatto che il “Sistema carcere Padova” è nato realmente dal basso, dall’impegno e dalla risposta positiva data negli anni dall’Amministrazione, in particolare quella locale.
Ora temiamo che il lavoro di tutti non venga sufficientemente tutelato, questo chiaramente non è solo a danno di Padova, in quanto in questi anni Padova ha rappresentato un monito, ricordando a tutti che con un unico ordinamento penitenziario si può gestire un carcere, progettando davvero il cambiamento o invece arroccandosi nella difesa di un passato che, come tutti oggi si riempiono la bocca, ha invece fruttato il 70% di recidiva.
Ci rivolgiamo a tutti quelli che conoscono bene che cosa prevedono la nostra Costituzione, le leggi, l’Ordinamento ed il Regolamento penitenziario e non da ultimo le direttive europee che impongono l’umanizzazione della pena per quanto riguarda le persone private della libertà a causa dei reati commessi.
Ci rivolgiamo a chi conosce altrettanto bene tutte le attività che da decenni sono presenti presso la Casa di Reclusione Due Palazzi di Padova.

La mancanza di rispetto, di aiuto, di difesa ci preoccupano moltissimo.
Quello che ci preoccupa è dunque che ad essere attaccato sia il sistema “carcere Padova” nella sua totalità, e per di più in maniera poco chiara e incomprensibile.
Ne va della credibilità delle istituzioni e della dignità delle persone.
Una città intera, e non solo, ha conosciuto in questi 25 anni questa esperienza: ogni anno migliaia di studenti, scuole, aziende, istituzioni italiane e di ogni parte del mondo, enti di ogni ordine e grado, università italiane ed estere, etc. etc. sono entrati a contatto con tutte le attività di questo istituto, attività in molti casi fiore all’occhiello a livello nazionale ed internazionale.
Quello del carcere di Padova non è patrimonio di qualcuno in particolare, è patrimonio di tutti, è un patrimonio pubblico di cui tutti noi e Padova ne andiamo fieri.
Vi chiediamo una firma e, se volete, una frase che esprimano la vostra solidarietà e la vostra simpatia.
 

Fonte: Appello per la Casa di Reclusione Due Palazzi di Padova: è un patrimonio comune

 

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