Uno fra i diversi aspetti devastanti della cosiddetta “buona scuola renzusconiana” è proprio l’idea di scuola che intende trasmettere ai cittadini.
Essa infatti non è più considerata un vero e proprio “organo costituzionale”, prioritario e vitale per il Paese, ma viene trasformata in una sorta di associazione di volontariato bisognosa verso la quale indirizzare la carità compassionevole dei cittadini.
Come interpretare diversamente infatti quella frase inserita nel documento di presentazione “Facciamo crescere il Paese” del settembre 2014: “Le risorse pubbliche non saranno mai sufficienti a colmare le esigenze di investimenti nella nostra scuola” o l’altra inserita nel documento di sintesi: “Ogni cittadino viene incentivato a contribuire al miglioramento del sistema.”
Sono frasi terribili da cui è possibile dedurre che quel governo, nonostante i proclami, ha scelto di rinunciare ad investire davvero nell’istruzione e nella scuola pubblica.
Ciò, insieme al clima generale di svilimento dei beni comuni, ha aperto la strada ad un panorama culturale paradossale: quello che invita i cittadini, oltre al pagamento delle tasse, ad investire direttamente nella scuola attraverso erogazioni liberali.
Inoltre non è un caso che, da allora, il Ministero all’Istruzione dia il suo assenso e talvolta il suo sostegno alla diffusione di iniziative a sostegno della scuola pubblica, pubblicizzate dai supermercati, dai distributori di benzina, dalle catene di negozi di abbigliamento, ecc…
Insieme per la scuola”, “Love Scuola”, “In viaggio per la scuola”, “Per la scuola”, “La scuola che mi piace” sono solo alcune delle diverse iniziative commerciali che si basano tutte sullo stesso principio: più il cittadino consumatore spenderà, più riceverà bollini e più la scuola da lui indicata avrà la possibilità di ricevere premi.
Riassumendo, passa il concetto che la scuola statale debba essere finanziata sempre meno dalle tasse dei cittadini e sempre più dalla benevolenza di certi consumatori.
In sintesi, passa il concetto che la scuola statale si finanzia comprando banane, benzina, biscotti, bomboloni e budini.
Che idea si darebbe del nostro Paese se si facesse qualcosa di simile alla nostra giustizia, alla nostra sanità, alla nostra difesa?
Che effetto farebbe fermarsi a far benzina con l’auto e ricevere bollini per donare marche da bollo ai tribunali? Sarebbe come scambiare cancelli per cancellieri.
Che effetto farebbe recarsi in un negozio di abbigliamento per acquistare un paio di pantaloni e vedersi consegnare punti per elargire bisturi e stetoscopi ai medici degli ospedali? Sarebbe come scambiare attici per ottici.
Che effetto farebbe andare a fare la spesa e, dopo aver comprato cavoli, cefali e cioccolata, ricevere delle tessere il cui completamento è finalizzato a regalare fucili e carri armati all’esercito? Sarebbe come scambiare bomboloni per bombe.

È sconvolgente pensare come ciò sia potuto accedere alla scuola della Costituzione.
È deprimente riflettere sulla violenza compiuta ai danni di una fra le migliori scuole primarie del mondo.
È tragico constatare come ciò non risulti semplicemente assurdo anche agli occhi di coloro che continuano a chiamarla “buona scuola”.

P.S. Il presente post è stato pubblicato qui: Nun te reggae più
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