In occasione dell’anniversario della nascita del maestro Alberto Manzi (3 novembre 1924), pubblico la lettera di risposta che scrisse al suo direttore didattico, il quale lo sollecitava a provvedere alla compilazione e alla consegna delle pagelle agli alunni della sua classe.
In questo periodo in cui si discute tanto di competenze chiave, di valutazione formativa, di percorsi educativi globali senza però mai mettere in discussione l’assurdità di mantenere il voto numerico alla scuola primaria, io penso che la scelta provocatoria del maestro Manzi di voler timbrare le pagelle di tutti gli alunni della sua classe con la dicitura “Fa quel che può. Quel che non può non fa” rappresenti una sonora sberla in faccia a chi continua a parlare di valutazione a vanvera ed un esempio da conoscere per approfondire seriamente questo tema così difficile.
In fondo per farlo, come diceva il titolo della trasmissione televisiva che lo ha reso famoso, “Non è mai troppo tardi”.
Comunque la pensiate, buona lettura

Roma, 26 aprile 1976
Al direttore didattico dr. Alberto Fulvi
Scuola elementare Fratelli Bandiera
ROMA

manzi-tardiSignor direttore,
la risposta alla sua lettera del 14 aprile 1976, n°740/B3 avente per oggetto “pagelle del 2 trimestre”, è ovvia: non darò, come sempre ho fatto, le pagelle. Consegnerò le pagelle soltanto alla fine dell’anno scolastico, perché così vuole il regolamento e perché solo in tale momento esse diventano atti d’ufficio. Durante l’anno scolastico le pagelle, così come sono concepite e come debbono essere compilate, sono un insulto alla intelligenza umana, e pertanto un atto ineducativo per eccellenza. È mai possibile realizzare un atto ineducativo in una scuola che vuole educare? Sembra di sì, anche se le pagelle (con la relativa classificazione) distruggono il rapporto che intercorre tra insegnante e ragazzi, impediscono di realizzare ogni azione di recupero degli elementi disadattati e realizzano quel tipo di scuola distributrice di semplici informazioni che ogni educatore disapprova, dato che il compito fondamentale della scuola è di aiutare la formazione degli individui (credo che sia scritto nei programmi ministeriali). Ora, poiché anch’io, così, umilmente, ritengo che la scuola debba essere il luogo dove l’individuo viene educato a pensare, non posso accettare una classificazione che distrugge ciò che intendo realizzare.
Per farmi meglio comprendere, dovrei risalire ad un certo signor Kant che affermava che il maestro non deve insegnare pensieri, ma deve insegnare a pensare. Se non sbaglio questa affermazione è in uno di quei libretti scritti da questo signore, un qualcosa simile ad una critica di non so quale ragione. Ma non voglio tediarla con cose che lei senz’altro sa, per cui mi limito a chiederle:
1°- La scuola tradizionale faceva immagazzinare conoscenze, allenava soltanto la memoria, ma trascurava di coltivare l’abitudine al ragionamento. È lei d’accordo che la scuola deve favorire le occasioni per porre gli alunni di fronte a problemi da risolvere per acuire il loro senso critico, per abituarli a riflettere, a giudicare obbiettivamente sulla base delle informazioni, i fatti e gli avvenimenti che accadono?
Se è d’accordo, pensa che si possa classificare da 0 a 10 l’abitudine al ragionamento, il senso critico e così via?
2°- È d’accordo che l’intelligenza, alla nascita, non è uno strumento completo al quale manca soltanto il SAPERE per entrare in funzione, ma è un POTERE di adattamento che cambia e si perfeziona attraverso l’esperienza, l’attività, i contatti con gli altri?( psicologia genetica
È d’accordo pertanto che esperienza, attività, contatti, sono pertanto scambi che provocano degli accrescimenti intellettuali?
Se è d’accordo, pensa che si possa classificare questo accrescimento intellettuale? E se sì, in base a che cosa? Ad un medium, un qualcosa di inesistente realizzabile soltanto sulla carta?
O forse ritiene che ogni qualsiasi classificazione possa distruggere e il desiderio e le capacità di realizzare esperienze, attività, contatti
È d’accordo che ogni essere ha una propria individualità, un ritmo personale di crescita, una sua intelligenza, un suo carattere, un suo temperamento?
Se è d’accordo, ritiene possibile classificare un individuo in base ad un sistema che non tiene conto né della personalità, né del ritmo di crescita, né del temperamento e di tutto il resto?
O ritiene che è meglio classificare così si può distruggere tranquillamente l’individualità e realizzare un tipo medio dotato della stupidità necessaria per vivere accettando ogni imposizione?
3°- È d’accordo che la scuola deve educare alla collaborazione, ossia, per essere chiaro, educare ad essere socievoli, solidali, sentirsi parte della comunità?
Ritiene che possa sussistere una collaborazione in un ambiente dove si tende ad ottenere, in qualsiasi modo, una votazione più alta di quella del compagno?
Signor direttore, lei sa che non ho mai classificato nessun compito, e pertanto i ragazzi hanno appreso a lavorare perché è bello scoprire cose nuove; hanno appreso ad aiutarsi perché – data la mancanza di ogni tipo di classificazione hanno scoperto che dà più gioia il dare che il ricevere; hanno appreso ad essere coscienti delle loro possibilità perché non hanno mai avuto il terrore di dimostrare la loro ignoranza.
Ed io ho potuto tranquillamente rimproverare il ragazzo che sbagliava una inezia, ma che POTEVA non sbagliare, ed ho potuto dire bravo a chi sbagliava quasi tutto il lavoro, perché non riusciva ancora, per il suo ritmo personale di crescita, a COMPRENDERE. Solo così ho potuto recuperare elementi che erano stati definiti irrecuperabili, o che sarebbero stati veramente irre­cuperabili se il voto fosse piombato loro addosso come strumento di tortura e catena che avrebbe impedito di proseguire ad andare avanti.
Non ho mai dato voti, pertanto non ho dato mai pagelle.
Tutte le pagelle, consegnate ogni fine anno, come attesta la dichiarazione  allegata alle consegne di fine anno, sono state realizzate d’ufficio. Tutti i ragazzi hanno avuto la medesima votazione, perché il compilatore non poteva giudicare. Il documento serviva ad attestare la promozione alla classe superiore. Ho firmato queste pagelle perché questo dovere non distorce il rapporto tra i ragazzi e me. Ora se qualcuno mi dimostrerà che dare i voti e compilare una classificazione (sia pure a parole) è un mezzo che aiuta i ragazzi a crescere in intelligenza, in solidarietà, in amicizia, allora darò i voti, e le relative pagelle.
Ma questo qualcuno deve dimostramelo.
Altrimenti, rimango fermo nella mia decisione di non classificare un individuo soltanto perché un regolamento superato lo afferma. Penso che sia più importante difendere l’uomo, che non le cose vecchie dell’uomo.
Lei mi chiede di assicurare in proposito. Credo di averla assicurata.
Cordialmente,
Alberto Manzi

N.B. Questa è la copia del documento originale

Per approfondire:
Centro Alberto Manzi
Alberto Manzi, storia di un maestro
Articolo del Corriere della Sera sulla sospensione del maestro Manzi (23/5/1981)

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