Durante la recente assemblea tenuta dai sindacati confederali, è stato chiesto ai partecipanti un mandato per trattare col governo per il rinnovo del contratto del personale della scuola, ormai scaduto da quasi dieci anni.
Nel mio breve intervento ho dato mandato ai rappresentanti sindacali di non scendere a compromessi imbarazzanti: in sintesi di non accettare di barattare la “funzione docente” per una “finzione docente”.
Provo, in questa sede, a spiegare meglio quel che ho detto…
Se la funzione docente “realizza il processo di insegnamento/apprendimento volto a promuovere lo sviluppo umano, culturale, civile e professionale degli alunni, sulla base delle finalità e degli obiettivi previsti dagli ordinamenti scolastici definiti per i vari ordini e gradi dell’istruzione [1], la “finzione docente” realizza il processo di mistificazione della scuola intesa come organo costituzionale che forma la coscienza critica di buoni cittadini a vantaggio di una cosiddetta “buona scuola” che in realtà forma l’incoscienza conformista di consumatori condizionabili.
Se la “funzione docente” si fonda sull’autonomia culturale e professionale dei docenti, la “finzione docente” affonda la stessa autonomia dei docenti.
Se la “funzione docente” si esplica nelle attività individuali, nelle attività collegiali e nella partecipazione alle attività di aggiornamento e formazione in servizio, la “finzione docente” si esplica nelle attività funzionali alla subordinazione e ad un servizio di formazione di ruffiani che sperano di ricevere le attenzioni del dirigente scolastico in modo che possa elargir loro qualche spicciolo di mancia spacciandolo per merito.
Se la “funzione docente” si basa su un profilo costituito da competenze disciplinari, psicopedagogiche, metodologico-didattiche, organizzativo-relazionali e di ricerca, documentazione e valutazione tra loro correlate ed interagenti, la “finzione docente” si basa su un profilo attraente che possa piacere al dirigente scolastico.

Se nella “funzione docente” rientra la preparazione delle lezioni e delle esercitazioni, la “finzione docente” impone di sottoporre gli alunni a una serie di prove standardizzate ai fini di una loro spudorata medicalizzazione.
Se nella “funzione docente” rientra la correzione degli elaborati, la “finzione docente” costringe gli insegnanti a tabulare assurdi test predisposti dall’Invalsi.
Se nella “funzione docente” rientrano i rapporti individuali con le famiglie, la “finzione docente” non si prende il tempo di raccontare ai genitori i “volti” degli alunni ma accetta di classificarli con dei “voti”.
Se nella “funzione docente” rientra la partecipazione ad attività collegiali, la “finzione docente” considera i Collegi dei Docenti luoghi di culto in cui si rispetta il precetto del silenzio e si santifica il dirigente scolastico consultando il proprio smartphone alla ricerca di una distrazione seria che porti all’oblio.
Se nella “funzione docente” rientra la formazione in servizio, la “finzione docente” vende ai docenti costosi pacchetti formativi da comprare via internet e a cui assistere a casa da soli senza possibilità di confronto.
Se la “funzione docente” pretende un giusto riconoscimento, anche economico, della propria professionalità, la “finzione docente” accetta volentieri 80 euro lordi di aumento dopo 10 anni senza contratto, in presenza di un aumento del costo della vita di gran lunga superiore.
Io non so come finirà questa difficile partita contrattuale, so però che siamo noi docenti che possiamo fare la differenza.
Siamo noi che possiamo accettare silenziosamente di subire una paradossale “finzione docente” e siamo sempre noi che possiamo scegliere, nel nostro piccolo, di esercitare coerentemente, fino in fondo e in maniera convincente la nostra “funzione docente” intesa come “esplicazione essenziale dell’attività di trasmissione della cultura, di contributo alla elaborazione di essa e di impulso alla partecipazione dei giovani a tale processo e alla formazione umana e critica della loro personalità”. [2]

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[1] Vedi qui la parte sulla Funzione Docente del CCNL comparto Scuola

[2] Art. 395 del D.Lgs. 16-4-1994, n. 297 (T.U. delle leggi sull’Istruzione)

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