Tre settimane fa, anche io sono andato a votare.
Non ho votato per chi ha vinto, quindi ho perso.
Come era facile prevedere, hanno vinto le idee della coalizione di destra.
Pur non essendo un’analista politico, non credo sia stato votato un programma elettorale di destra bensì le parole d’ordine della destra.
Chi ha vinto non mi ha convinto per diversi motivi, soprattutto perché credo che il vero cambiamento sia quello che non si fa con gli slogan ma con le proposte, i ragionamenti, i confronti, le mediazioni ed i fatti.
3887331025_5bb2f14bd9Nonostante certi giornali e certe televisioni abbiano preparato la vittoria della destra, lasciando da anni ampio spazio ad ogni piccola uscita dei cacciatori di zingari, dei  predatori di immigrati o dei cercatori di senzatetto, non penso che questa gente abbia la capacità di governare, anche se ne ha il diritto.
Governare vuol dire “guidare, condurre, aver cura” ed io non credo che chi ha fatto della divisione e della separazione la sua parola d’ordine, possa riuscire a prendersi cura delle donne, degli uomini e dei bambini del nostro Paese.
Sono convinto invece che chi mette in classifica le persone non sia in grado di occuparsi del loro benessere.
Nonostante la consapevolezza della situazione quasi da medioevo, credo nelle persone che sanno mettersi nei panni dell’altro ma soprattutto credo negli uomini e nelle donne che sanno ascoltare.
Nonostante la sconfitta, non ho perso la speranza che si possa restare umani e che ciascuno, nel proprio piccolo e con azioni concrete, possa piantare i semi di una rivolta culturale di cui sento l’urgenza ed il bisogno.
Non ho mai creduto nei cavalcatori dell’ onda, nelle soubrette da barricate, negli sciacalli da città e ancor meno nelle nuove camicie nere, pardon… verdi.
Anche per questo ieri, nel mio piccolo, dopo aver letto un articolo di giornale riguardante la polemica sui lavori al ponte di Cocomaro, mi è “scappato di scrivere” questa filastrocca.

lega-scissioneSotto il ponte di Cocomaro
c’è una specie di corsaro:
il suo veliero è uno slittino,
poco fumo il suo bottino.
Con la faccia un po’ di bronzo
fa il barbiere in corso Isonzo:
cerca di far diventare bello
chi ha un diavolo per capello.
Usa forbici, pettini e rasoi
ma campa come gli avvoltoi:
dove c’è un disgraziato
lui si nutre indisturbato,
dove c’è uno straniero
ruspe-tank-cervellolui lo caccia per davvero,
dove c’è un senzatetto
a lui spunta un sorrisetto.
Non mi piace, lo sai già,
il razzismo nella mia città.
Non mi piace, l’ho già detto,
chi si muove in modo abietto.
Non mi piace, e l’ho scritto,
chi ci campa col conflitto.
Non mi piaccion gli agitati
che allontanan gli immigrati
e mi piace ancor di meno
chi sa sputar solo veleno.

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