Un ragazzo, che ho conosciuto in questi anni di partecipazione alla redazione di Astrolabio (il giornale del carcere di Ferrara), definiva il carcere come una piccola città con le sue mura dentro una grande città con altre mura.
È un’immagine che rende bene l’idea di un mondo a parte, separato, nascosto; uno spazio che è sempre stato oggetto di stereotipi e pregiudizi duri da smontare; un luogo che nessuno immagina lo possa mai riguardare .
Parlare di carcere infatti non è mai facile, provare a raccontarlo lo è ancor meno perché c’è il rischio di vedere con occhi condizionati e di conseguenza di restituire trame condizionanti. 

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Ha provato ad affrontare questa sfida Eugenio Melloni con un suo film dal titolo “Sezione Femminile” in cui ha coraggiosamente provato a sperimentare nuove forme produttive con contenuti di fiction.
Il film è nato da un laboratorio di cinema diretto dal regista nella Sezione Femminile del carcere della Dozza di Bologna. Non racconta direttamente questa esperienza, ma ne è il risultato. Un risultato che ci mette in contatto non solo con le condizioni concrete del vivere in prigionia delle detenute (peraltro spesso raccontate) ma con il recupero di una immaginazione forse perduta nei meandri di una tragica e stordente esperienza. Lo sguardo dello spettatore, non è quindi solo esterno, ma prevalentemente interno. In ragione di ciò quello a cui assistiamo non è solo quanto espresso narrativamente, ma è anche un percorso rieducativo, nel senso che mostra il cammino di chi dopo aver superato certi confini, fa un percorso a ritroso che non può non essere che profondo e che il recupero di una immaginazione creativa rende forse compiutamente possibile. Fino, dopo aver attraversato  meandri e ambiguità della finzione, a guardare a viso aperto la realtà, quella che dolorosamente pesa su quelle detenute, non poche, che nascondono o non hanno il coraggio o la forza di dire ai figli di essere in prigione.

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Sezione Femminile è un lungometraggio della durata di 82 minuti; la regia, la sceneggiatura ed il montaggio sono di Eugenio Melloni, la musica di Danusha Waskiewicz  (con un contributo musicale di Andrea PoltronieriPaolo Marzocchi e Andrea Rebaudengo). Partecipano Donatella Allegro, Irene Guadagnini, Giada Pieroni e alcune detenute del Laboratorio Cinema del carcere  di Bologna, le volontarie Stefania Ferri, Alessandra Bettini, Romina Carla Pucci.
Sezione Femminile verrà proiettato a Ferrara al cinema Santo Spirito il 22 febbraio prossimo alla presenza del regista Eugenio Melloni, di Luisa Garofani direttore Servizio dipendenze patologiche AUSL Fe e di Marina Zappaterra per un omaggio a Gianni Pirani, architetto.
Le proiezioni continueranno sabato 23 febbraio alle ore 18 e domenica 24 febbraio alle ore 16.30 sempre presso il cinema Santo Spirito di Ferrara.
Se non fosse l’ennesimo gioco di parole, vi consiglierei calorosamente la visione perché “ne vale la pena“.  In questo momento più che mai, abbiamo bisogno di opere coraggiose che raccontino storie vere le quali ci aiutino a vedere, ascoltare, condividere i nostri pensieri e ad affrontare insieme la complessità di questi anni affollati.
Comunque la pensiate, buona partecipazione e buona visione.

P.S. Il giorno 8 marzo invece la proiezione del film “Sezione Femminile” avverrà per le persone detenute presso la casa circondariale “Costantino Satta” di Ferrara.

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