Proprio nel momento in cui la mobilitazione per il NO a qualunque progetto di regionalizzazione dell’istruzione stava crescendo in tutto il Paese, assemblee e conferenze di centinaia di persone si riunivano, comitati di preparazione allo sciopero del 17 maggio si costituivano in molte zone, decine di migliaia di firme venivano raccolte sull’appello sindacati/associazioni e la coscienza del pericolo stava finalmente diffondendosi nella scuola e nel Paese, i dirigenti di CGIL, CISL, UIL, SNALS e GILDA hanno siglato un’Intesa con il governo nella notte del 23 aprile e hanno dunque sospeso lo sciopero.
Per poter valutare la situazione è necessario partire dai fatti, cioè da ciò che nell’Intesa c’è e da ciò che non c’è.
C’è nell’Intesa il ritiro dei progetti di Autonomia differenziata?

C’è almeno la sospensione del processo?
C’è lo stralcio di questa parte dal DPEF?
C’è quantomeno il ritiro dei progetti presentati da Veneto, Lombardia e Emilia-Romagna?
C’è il ritiro di qualunque processo di acquisizione del “residuo fiscale”?
Letta l’Intesa, la risposta è no.
Addirittura, in nessun punto si parla di autonomia differenziata, come se il processo in corso non esistesse e i pericoli non fossero concreti, reali e imminenti. Una rimozione alquanto significativa.
Regioni_SeparateUna prima constatazione è evidente: senza questi ritiri il processo non solo va avanti, ma subisce un’accelerazione, tanto più presumibile considerando i possibili e variati equilibri politici che verrebbero a definirsi in seguito alle imminenti elezioni europee e il fatto che l’Autonomia differenziata è già inserita appunto nel DPEF.
Che cosa c’è invece nell’Intesa?
Il Punto 4) si intitola genericamente: “La scuola del Paese”. In esso si legge che:

“Il governo si impegna a salvaguardare l’unità e l’identità culturale del sistema nazionale di istruzione e ricerca…”: sono esattamente le parole con le quali tutte le “autonomie differenziate” presentate vengono introdotte; parole vuote, senza alcun impegno e contenuto concreto, che hanno il solo intento di “mettere le mani avanti” per i possibili rilievi costituzionali, per poi far passare la divisione che si persegue;
“…garantendo un sistema di reclutamento uniforme…”: anche qui, nessuna “autonomia differenziata” annunciata ha mai messo direttamente in dubbio il reclutamento nazionale. Semplicemente, le Regioni Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna prevedono di integrarlo con assunzioni regionali che andrebbero a differenziare le condizioni di accesso e di lavoro e aprirebbero un cuneo irreversibile nel sistema! “Uniforme” è significativo: non è “unico”…;
… “lo status giuridico di tutto il personale regolato dal CCNL …”: come tutti sanno, nessun governo dirà mai apertamente che distrugge i contratti nazionali, né che li elimina!
Semplicemente, verranno ridotti all’osso (aumenti ridicoli e legislazione comune minima), lasciando il campo a poco a poco a contratti regionali integrativi sempre più importanti, che potranno prevedere aumenti dei carichi di lavoro e condizioni diverse come in Trentino, fino a quando il contratto nazionale si sarà svuotato del tutto e nessuno intenderà più mobilitarsi per esso!;
“… e la tutela delle unitarietà degli ordinamenti, dei curricoli e del sistema di governo delle istituzioni scolastiche autonome…”: tutte le bozze delle Regioni ripetono questa identica frase. D’altra parte, cosa c’è di più semplice dell’applicare l’Autonomia differenziata appoggiandosi sull’Autonomia scolastica, come hanno fatto tutte le peggiori riforme dal 2000 ad oggi?
Per contro, nell’Intesa non c’è traccia della difesa del valore legale nazionale dei titoli di studio, della possibile regionalizzazione/privatizzazione di interi settori dell’istruzione (come nel caso dell’istruzione professionale), della questione gravissima dei fondi e del “residuo fiscale”.
taglio-provinceÈ un fatto: questa Intesa contiene vaghe dichiarazioni di principio che possono essere utilizzate dal governo per procedere speditamente sulla sua strada e disarticolare l’intero sistema, naturalmente in nome della “difesa della sua unitarietà”, esattamente come in questi anni si è proceduto ad attaccarlo in nome del suo “rinnovamento”.
Con quali motivazioni i sindacati hanno sottoscritto l’Intesa?
I comunicati spiegano: “Si è giunti alla definizione di un testo che muove da una chiara e condivisa considerazione del ruolo assegnato alla scuola”.

Come possa esserci “una chiara e condivisa considerazione” con la Lega e con il M5S, che hanno appena inserito nel DPEF l’ “Autonomia differenziata” e che hanno condiviso l’istanza nel “contratto di governo”, rappresenta un quesito al quale è difficile rispondere sulla base dei contenuti dell’Intesa.
Perché poi, se esiste questa “chiara e condivisa considerazione”, i sindacati hanno rilanciato la raccolta firme sull’appello condiviso con le associazioni?
Interroghiamoci: perché il governo ha convocato d’urgenza, in notturna, alla presenza del premier Conte, i sindacati per cercare questa Intesa?
Non è forse per il timore di ciò che lo sciopero avrebbe significato, a poche settimane dalle elezioni UE?
Non è forse per il timore che il mondo della scuola, e dietro esso l’intera popolazione, cominciasse a prendere coscienza dei reali progetti micidiali di questo governo?
Come si può accettare che alla vigilia del 25 aprile, Festa emblema dell’unità della Repubblica e delle conquiste democratiche e sociali, i sindacati siglino un’Intesa di questo tipo che oltretutto, mentre a parole salva anche il loro ruolo, di fatto lo rimette in causa totalmente?
Un’intesa che configura di fatto una riforma istituzionale in piena regola, che fa carta straccia dei principi enunciati nella prima parte della Costituzione repubblicana?
Non c’è dubbio, ci troviamo di fronte ad un accordo molto grave.
La mobilitazione del mondo della scuola sul tema dell’autonomia differenziata avrebbe potuto innescare un processo virtuoso che avrebbe potuto coinvolgere gli altri settori nevralgici (sanità, ambiente, beni culturali, ecc.) implicati da questa riforma.
La sospensione dello sciopero ci ha sorpreso e le reazioni a ciò sono state di uno spaesamento che indebolisce la nostra comune iniziativa contro la regionalizzazione/autonomia differenziata.
Peraltro, qualunque impegno possa aver assunto il Governo, se non è seguito dall’immediata rettifica del DEF, non può essere credibile.
Per questi motivi chiediamo che l’Intesa venga annullata dai sindacati per tutto ciò che in qualche modo riguarda il tema della regionalizzazione/autonomia (Punto 4 in primis) e si riprenda la discussione con tutto il tavolo unitario nell’incontro a cui parteciperemo il prossimo 2 maggio.
Chiediamo poi la conferma dello sciopero e della manifestazione nazionale del 17 maggio e un maggiore impulso alle iniziative unitarie per la raccolta delle firme contro il regionalismo.

26 aprile 2019

Le associazioni promotrici: Appello per la Scuola Pubblica – Associazione Nazionale Scuola della Repubblica – Assur – Autoconvocati della Scuola – Comitato meridionalista “G. Salvemini” – Comitato Nazionale Scuola e Costituzione – Coordinamento per la Democrazia costituzionale, Roma – Coordinamento per la democrazia costituzionale, Brescia – Coordinamento No all’Autonomia differenziata – Coordinamento scuole 27 maggio Urbino, Pesaro, Fano – Gruppo No Invalsi – Comitato 22 marzo per la difesa della scuola pubblica – Lipscuola – Manifesto dei 500 – Officina dei saperi – Osservatorio del Sud – Scuola e Costituzione Bologna
autonomia

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