Qualche anno fa, a scuola, inventammo una storia in classe seconda nel periodo natalizio. Ci lavorammo dopo una scoperta: tutti i bambini della classe scrivevano una lettera a Babbo Natale per chiedere regali ma, una volta ricevuti, nessuno poi lo ringraziava scrivendogli di nuovo. Visto che qualcuno dei bambini ordinava i giocattoli come se facesse la lista della spesa, quindi senza preoccuparsi di chiedere a Babbo Natale come stava o di raccontare qualcosa di sé, ho chiesto ai bambini se pensassero che Babbo Natale fosse un gestore di un supermercato di giocattoli a cui ordinare senza preoccuparsi dei costi o magari fosse un servizio di consegna doni per corrispondenza. Questa riflessione provocata per far ragionare sui rischi dell’ignoranza dei riti di cortesia è diventata una scusa per parlare di come piccoli gesti gentili o parole come “grazie”, “prego”, “per favore”, “permesso”, “scusa” e altre possano facilitare la comunicazione e di conseguenza rendere le relazioni umane meno conflittuali. Ho provato a sintetizzare la trama di quella storia in rima.  Non so se piace o se dà pace ma a me piace se la leggi.

È quasi arrivata la notte di Natale
e qualcuno si sente un po’ male.
Non ha mica il raffreddore o l’influenza:
ma di un grazie non riesce a star senza.
Non è una bambina o un bambino
ma è Stancolomeo, un elfo piccino.
Lavora senza sosta e non si sazia
poi però mai nessuno lo ringrazia:
né genitori, né elfi, né Babbo Natale
così elfo Stancolomeo ci rimane male.
Pensa allora di fare una cosa strana,
la studia con cura per una settimana.
Sui libri di magia impara una rima,
va in montagna e la dice dalla cima.
Come fosse dietro ad un altare,
le parole inizia a pronunciare.
Con la voce forte del frastuono
urla l’elfo che sembra il tuono:
“Bambini, imparate a ringraziare
o come trottole vi faccio girare.
Non ringraziate e girate le spalle?
Ed io vi trasformo in tante palle!
Se lo vorrò, comincerete a saltare
e forse mai più vi potrete fermare”
Subito dopo, iniziò la trasformazione
e, per i genitori… che delusione.
Sia i bambini e anche le bambine
diventarono delle grosse palline.
Poi l’elfo suonò una musichetta
per farli saltare più di un’oretta.
Gli piaceva farli zompare e ballare
e si divertiva come essere al mare.
I bambini dapprima erano contenti
ma dopo un po’ rimasero sgomenti.
Capirono la lezione ma per rimediare
non sapevano proprio come fare.
Provarono a scrivere a Babbo Natale
per vedere se era poi così ospitale.
Si scusarono per non aver ringraziato
non era per cattiveria, tutto sommato.
Il vecchio Babbo Natale aprì e lesse;
vista la loro sincerità, si commosse.
Disse di offrire la sua collaborazione
in cambio di un’altra bella emozione.
Sulla sua slitta trainata da renne,
studiò lì in quel ghiaccio perenne.
Ebbe finalmente chiara la situazione
e decise di preparare una pozione.
Era un intruglio alquanto speciale
preparato per quella notte di Natale.
Lo soffiò con tutto il fiato dei polmoni
e la magia arrivò nel cuore dei buoni.
Tutti capirono quel che aveva detto:
“Ringraziare vuole dire rispetto”.
Tornati bambini si preser per mano:
sentirono il calore salire piano piano.
Ecco che gli stava venendo un’idea bella:
volevano preparare una fantaciambella.
Decisero di andare nell’orto fantastico
rimediando in modo poco scolastico:
lo concimarono con rispetto e calore
e raccolsero i frutti dopo alcune ore.
Trovarono nella dispensa dell’anima loro
l’occorrente per preparare un capolavoro
e poi scaldarono nel forno del loro cuore
una cibo delizioso fatto di tanto amore.
Babbo Natale arrivò e li aiutò a montare:
tutti sulla slitta, attenti a non scivolare.
Quando arrivarono dopo questa impresa
fecero agli elfi proprio una gran sorpresa.
Così Stancolomeo visse una notte speciale
fecero pace: bambini, elfi e Babbo Natale.

La storia è finita, se vuoi batti le mani
a chi sogna e desidera un altro domani.